Nel Paese dei prescritti. Bussi bis: prescrizione non è assoluzione

Pescara. Sembra un film già visto, ma quest’altra sentenza suscita ancor più amarezza della prima, a distanza di un anno. La Corte d’assise di Chieti il 19 dicembre 2014 mandava assolti i 19 imputati, quasi tutti dipendenti della Montedison, nel primo processo Bussi, quello sulla discarica dei veleni più grande d’Europa.

Foto Maria Trozzi
I pozzi della Solvay sembra non siano sufficienti a garantire la depurazione necessaria e prescritta dalla legge

Oggi, nel processo Bussi bis sulla mega discarica dei veleni, un’altra sentenza replica. Il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Pescara, Maria Carla Sacco, ha assolto l’ex presidente dell’Aca, Bruno Catena e ha deciso per la derubricazione del reato di distribuzione di acqua avvelenata, da doloso a colposo, per gli altri 4 imputati, reato così prescritto per Giorgio D’Ambrosio, ai tempi dell’inquinamento delle acque presidente dell’Ato, Bartolomeo Di Giovanni, direttore generale Aca, Lorenzo Livello, direttore tecnico dell’Aca spa, Roberto Rongione, responsabile del Servizio Sian della Asl di Pescara.

La reazione a questa ennesima sentenza non si fa attendere. Per Maurizio Acerbo, già deputato della Repubblica e oggi segretario di Rifondazione: “Siamo ormai nel paese dei prescritti che non rinunciano mai alla prescrizione che però va ricordato che non equivale a un’assoluzione. Una cosa è certa: se non era per noi,Rifondazione Comunista, Wwf, Forum Acqua, quelli lì ci avrebbero fatto bere l’acqua che veniva da quei pozzi inquinati chissà per quanti altri anni. Quando rendemmo pubblici, con la mia interrogazione parlamentare – per la prima volta i dati frutto delle analisi da noi commissionate fummo accusati di dire cose non vere. Quei pozzi oggi sono chiusi, l’Istituto superiore di sanità ha chiarito che avevamo ragione su tutto e la sentenza che attendiamo di leggere non cancella le responsabilità politiche di chi gestiva Aca (Azienda comprensoriale acquedottistica) e Ato (Ambito territoriale ottimale).

Archivio 19.12.2014 Assolti i 19 imputati che, in Corte d’assise a Chieti, erano chiamati a rispondere dei reati di avvelenamento delle acque e, per quanto riguarda l’altro capo di imputazione, il disastro ambientale, la Corte ha derubricato il reato di disastro da doloso a colposo, così è sopraggiunta la prescrizione. Sulla vicenda processuale delle  discariche dei veleni della Montedison, scoperte a Bussi sul Tirino (Pescara) nel 2007, il Wwf commenta aspramente la sentenza di assoluzione: “E’ uno schiaffo agli abruzzesi”. 

Avvelenamento delle acque. Le acque del Tirino attraversano il Polo chimico e confluiscono nel fiume Pescara e i veleni di fabbrica scaricati nel canale potrebbero aver viaggiato, per un quarto di secolo, sino al punto in cui attingevano, dal fiume Pescara, i 5 pozzi Sant’Angelo realizzati nel 1982 in prossimità della discarica Tremonti per rafforzare le capacità dell’acquedotto Giardino e dell’acqua proveniente da Capo Pescara. Il liquido dei pozzi Sant’Angelo si miscelava così all’acqua purissima dell’acquedotto Giardino, a servizio di 700 mila persone residenti nella val Pescara. I pozzi Sant’Angelo vennero chiusi 25 anni dopo la loro fondazione per inquinamento da clorometani, contaminazione che potrebbe essere stata determinata dalla discarica Tremonti i cui veleni interrati potrebbero aver raggiunto ormai le falde. Anche se un tecnico di laboratorio della Montedison, operativo nell’azienda dal 1968 al 2002, insiste nell’affermare che l’avvelenamento deriverebbe solo dall’impianto di produzione dei clorometani in funzione, sino al 2006, nel polo chimico Montedison. La società ex Ausimont un tempo scaricava proprio quei residui di lavorazione nelle acque del Tirino, direttamente, perché per certi quantitativi la legge Merli lo consentiva. Eppure l’inquinamento nel fiume resta e, ad  oggi, non sembra diminuire, anzi.

mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

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Dossier

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