Monte Greco nelle grinfie dei cementificatori che minacciano l’habitat dell’orso

Marsica. Il monte Greco (2.285 metri) è la più alta cima dei monti Marsicani, ed è di nuovo nei piani di cementificazione della Regione che prevede interventi a danno dell’ambiente nel master plan per i Parchi nazionali e le aree protette d’Abruzzo, in questo caso sul limitare del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Foto copertina  Scarponiepedali.it

 

Monte-Greco Foto ScarponiaipiediLipu, Mountain Wilderness, Pro Natura, Salviamo l’Orso, Wwf  e Touring Club Italiano chiedono un profondo cambiamento in direzione di un miglioramento della qualità del territorio e di un turismo basato sulla tutela dell’ambiente. Le 6 associazioni ambientaliste  scrivono in una nota: “Un poderoso complesso sciistico, basato su ben cinque nuovi impianti a fune, per collegare i complessi sciistici di Roccaraso e Rivisondoli con quelli di Passo Godi e Scanno e farne un’unica enorme stazione sciistica estesa oltre 200 km2, devastando per sempre gli habitat preziosi e con alto valore ambientale del massiccio del Monte Greco, direttamente nella Zona di Protezione Esterna del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, in Siti di Interesse Comunitario e Zone di Protezione Speciale tutelate a livello europeo e in importanti Foreste Demaniali Regionali gestite dal Corpo Forestale dello Stato, con la presenza di specie minacciate e sull’orlo dell’estinzione come l’orso bruno marsicano. Poi interventi per lo sviluppo del turismo invernale nelle aree montane del Parco Nazionale del Gran Sasso e di quello della Majella, interventi a tappeto nel settore del wellness (con realizzazione di “nuove attività ricettive”) in tutto il comprensorio settentrionale del Parco Nazionale della Majella. Questi i pesanti interventi contenuti nello schema di “master plan” presentato dal Presidente della Regione D’Alfonso, da finanziare con oltre 100 milioni di Euro provenienti da interventi di riassestamento di bilancio del Governo nazionale”. Cosa c’è nel master plan per il capitolo della tutela del territorio? Lecita la domanda a cui il gruppo risponde: “Solo numerosi interventi di regimazione delle acque a scopo irriguo e qualche generico intervento di lotta al dissesto idrogeologico, di riduzione del rischio idraulico e dell’erosione costiera.In pratica, soltanto interventi che mirano ad arginare gli effetti, senza agire mai sulle cause dei problemi. Le Associazioni ecologiste, riunite nel cartello EmergenzAmbiente Abruzzo, chiedono all’Amministrazione Regionale un incontro urgente per riesaminare insieme tutto il pacchetto sotto il profilo della tutela ambientale, così come proficuamente avvenuto per il Piano di sviluppo del Gran Sasso con il Vice Presidente Lolli, in modo da non dover arrivare alla fase operativa con polemiche e battaglie muro contro muro, sicuramente nell’interesse di nessuno e che farebbero solo perdere tempo e soldi a tutti. Insistere su interventi pesanti nelle aree protette a livello nazionale ed europeo significa infilarsi in un vicolo cieco che non potrà che portare al totale immobilismo ed alla perdita di questi ingenti finanziamenti. I nuovi interventi di infrastrutturazione sciistica proposti sono infatti vietati dalla normativa europea e nazionale posta a tutela di habitat e specie di grande valore ecologico, come l’orso bruno marsicano, il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale. Senza considerare che il “master plan” di D’Alfonso è in palese contrasto con il rilancio del progetto APE (Appennino Parco d’Europa), con il PATOM, strumento voluto anche dalla Regione Abruzzo per la tutela dell’Orso Marsicano, e con il percorso teso a far riconoscere dall’UNESCO le nostre montagne come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Il rilancio delle attività economiche legate al turismo deve invece procedere di pari passo con il miglioramento della qualità dell’ambiente e del turismo stesso, con relativo aumento del valore dei servizi forniti dall’ecosistema e dell’occupazione locale. Un’alternativa verde, insomma, basata su piccoli investimenti diffusi sul territorio a vantaggio di un turismo più moderno e di maggiore qualità, in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici del “cuore verde” d’Europa. Attraverso la riqualificazione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio e la realizzazione di mille micro-interventi si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia delle aree montane in modo durevole, fornendo lavoro ad un gran numero di persone per decenni e migliorando e non peggiorando la qualità del nostro preziosissimo ambiente naturale. Si abbandoni, quindi, una volta per tutte, ogni ipotesi di distruzionedi ambienti preziosi ed insostituibili che potrebbero servire unicamente a diventare, nella migliore delle ipotesi,l’imitazione povera delle grandi località sciistiche delle Alpi. Si scommetta invece sulla loro vera valorizzazione perché la nostra regione diventi finalmente un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una fruizione sostenibile dei grandi valori ambientali delle nostre montagne, che possono, se ben gestiti, diventare oggetto di grande interesse da parte di crescenti flussi di un turismo qualificato ed importante, sia nazionale che internazionale”.

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