Stop trivellazioni, risanamento fiumi e tutela del suolo: ‘D’Alfonso passa ai fatti’ chiedono gli operatori turistici

Pescara. Gli operatori turistici della costa abruzzese ribadiscono il no alle trivellazioni. Sono per il risanamento dei fiumi, per la tutela del suolo e delle spiagge. Sono contro ogni tentativo di ‘conciliazione territoriale’ degli industriali riuniti a Pescara con il  governatore Luciano D’Alfonso e gli amministratori locali.

Operatori turistici costa Trabocchi Report-age.com 2015E’ una prospettiva senza futuro accostare l’Abruzzo agli idrocarburi. Guardando alla politica, per gli operatori turistici della costa è il momento della scelta perché è impossibile la convivenza tra una economia fossile a base di idrocarburi e una che valorizza il territorio con un turismo sostenibile e un’agricoltura di qualità. Meritevoli di attenzione gli interventi che nella conferenza stampa di questa mattina di Pasquale Cacciacarne, presidente dell’associazione B&B Parco Maiella, Costa dei Trabocchi, Riccardo Padovano, presidente nazionale Sib balneari, Carlo Nicoletti, Confcommercio, Angelo Sissa gestore dello stabilimento balneare Il Pirata Pescara, Massimo Bianco coordinatore di InTour e Tamara Cipriani del gruppo Bellandare. In occasione dell’incontro organizzato da Confindustria e Assomineraria: “L’Abruzzo e gli Idrocarburi: realtà e prospettive” gli operatori turistici, tra i circa 60 mila cittadini che hanno manifestato contro il progetto della piattaforma Ombrina mare 2, chiedono al presidente d’Abruzzo D’Alfonso di uscire dall’ambiguità e di fare una scelta chiara e definitiva sul futuro dell’Abruzzo Regione Verde d’Europa. A Confindustria chiedono invece di valutare seriamente i dati dell’economia abruzzese e di prendere atto che l’Abruzzo è una regione vocata al turismo non all’industria petrolifera. Tutti gli studi economici indicano nel turismo, nella tipicità alimentare e nella sostenibilità delle risorse come veri comparti su cui puntare per il futuro.

Inoppugnabile il contenuto dell’ultimo rapporto del Centro regionale di studi e ricerche economico-sociali (Cres): “Sempre più il mercato premia la qualità ambientale e la cultura dell’accoglienza. In anni difficili come quelli che stiamo attraversando non ci sono alternative alla sostenibilità coniugata allo sviluppo come miglior via che possa intraprendere un territorio fragile come l’Abruzzo…Per uscire dall’empasse sostanziale degli ultimi anni ed imprimere una svolta decisiva verso la crescita del settore, è necessario che il turismo acquisti centralità nelle politiche regionali di sviluppo, che esso venga raccordato con altri ambiti che lo influenzano ed alimentano (agricoltura, ambiente, trasporti, cultura) e che il suo sviluppo sia basato su modelli sostenibili fondati sull’esaltazione dell’identità del territorio…” Dai più recenti dati del Buy tourism online di Firenze sono in aumento i viaggi verso i piccoli centri, gli itinerari alternativi e soprattutto ecosostenibili. Insieme alla globalizzazione si sta sviluppando, come antidoto, la ricerca di esperienze vere, locali e autentiche. Sono attrattori turistici proprio i territori, le città ed i paesi meno conosciuti con grandi qualità ambientali e paesaggistiche. Tutto ciò che il nostro territorio può offrire e che qualcuno dall’alto vuole cancellare. L’economia turistica Abruzzese con il comparto balneare, l’agricoltura, la pesca rappresentano già oggi l’ossatura portante del Prodotto interno lordo regionale. Mille imprese balneari, 800 alberghi, solo la Costa dei Trabocchi consta di 3 mila aziende con 15 mila occupati senza contare il settore agrituristico. Sono moltissimi i margini di sviluppo in tutti i comparti, ad esempio il cicloturismo, le cui infrastrutture sono ancora lontane dagli standard europei. Prendiamo il progetto della ciclabile costiera (Bike to Coast – 131 km da Martinsicuro a San Salvo, in raccordo con la VeLe Venezia-Lecce) che finalmente pare stia per essere messo in cantiere. Allora è lecito chiedersi: che senso ha finanziare un progetto come questo, che certamente incrementerà il flusso turistico (in Trentino il cicloturismo e il suo indotto oggi producono 100 milioni l’anno di fatturato) e nel contempo lasciare che in mare continuino ad essere istallate (anche sotto costa) piattaforme petrolifere? L’esempio della Basilicata è lampante: nessuna crescita economica, l’emigrazione è ricomparsa massicciamente e l’economia turistica si è ridotta a Matera, a discapito di un territorio ad alto potenziale turistico ma ormai cosparso di pozzi e raffinerie petrolifere. Proprio di questi giorni, a scuotere sono le notizie tragiche di esplosioni di piattaforme petrolifere con decine di morti e disastrose conseguenze per l’ambiente ed i territori. Come pure non si può sottovalutare il problema dell’erosione costiera incrementata dal fenomeno della subsidenza, cioè il lento e progressivo sprofondamento del fondo di un bacino marino dovuto all’estrazione di fluidi dal sottosuolo. L’incidenza di questo fenomeno sull’erosione delle spiagge è stato accertato e denunciato dagli operatori balneari dell’Emilia Romagna tanto che l’Agenzia regionale per la tutela ambientale deve monitorare costantemente il fenomeno, riscontrabile anche sulla nostra costa. Il tempo è scaduto e gli operatori turistici chiedono, a gran voce al governatore e alla maggioranza regionale, di passare ai fatti: “La tutela delle nostre risorse ambientali deve essere messa al primo posto nella scaletta dei prossimi interventi: stop trivellazioni, misure finanziarie per il risanamento dei fiumi, tutela del suolo e delle spiagge. Come d’altra parte promesso in campagna elettorale”.

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