La bufala dei lupi dei Carpazi nel Gran Sasso. In Abruzzo i lupi sono Appenninici doc

L’hanno di nuovo sparata grossa. Di nuovo la storiella del ripopolamento di lupi dei Carpazi in Abruzzo, tra le bufale più folli dopo quella della reintroduzione di vipere lanciate dall’elicottero, con tanto di paracadute, sulle montagne dell’entroterra. La leggenda dei lupi della Transilvania fa il giro del Web dal 2006 (verifica) e  ogni tanto qualcuno la rispolvera e qualcun altro ci casca. Stupisce che a credere alla frottola sia un quotidiano di caratura nazionale che nelle pagini regionali pubblica persino la vecchia bufala. A fare chiarezza sul presunto ripopolamento nel Parco nazionale del Gran Sasso, dei Lupi provenienti dalla Transilvania, è il Wwf: “La solita infondata leggenda metropolitana”.

Foto Maria Trozzi Report-age.com
Foto Maria Trozzi Report-age.com

Una firma, un richiamo in prima e qualche copia in più venduta a beneficio dell’editore, tanta pubblicità in stile se ne parli purché se ne parli#statuttoapposto. Senza verificare, naturalmente, senza nemmeno una telefonatina a quelli del Parco che potrebbe magari evitare la brutta figura. Anche perché nessuno si è preso la briga di far arrivare i lupi di dracula in Abruzzo. Quelli abruzzesi bastano, non fanno male a nessuno e se sono di nuovo sulle montagne non è merito di un ripopolamento. L’immagine sfocata sull’articolo del quotidiano sarebbe quella scaricata da un documentario sui lupi abruzzesi diffuso su Internet, altro che lupi carpazi! La serietà della categoria va a picco e un motivo c’è se qualcuno è ancora disposto a credere, ad occhi chiusi, alla bufala vecchia di una decina d’anni. La vecchia leggenda metropolitana questa volta però riecheggia sul Gran Sasso D’Italia. Ripopolamento che sarebbe avvenuto con animali provenienti dai Carpazi o dall’Est Europa e presumibilmente più aggressivi ad opera di una fantomatica fondazione olandese tra i cui soci spicca anche Alberto Di Monaco. Una notizia, sottolinea l’associazione del Panda, totalmente infondata. Se i lupi ci sono è perchè non li si può più cacciare e le politiche di protezione, almeno per loro hanno funzionato a perfezione, garantiamo che sono lupi doc, appenninici e di origine abruzzese.

«Si tratta di una leggenda, in tutto e per tutto paragonabile a quella delle vipere che verrebbero lanciate addirittura dagli elicotteri e per iniziativa, secondo le varie versioni della stessa infondata storiella, di volta in volta della Forestale, del Wwf o di altri ambientalisti, di tartufai che vogliono tutelare le loro aree di ricerca e quant’altro suggerisca la fantasia – chiarisce il delegato Abruzzo del Wwf Italia Luciano Di Tizio – Queste due leggende metropolitane sono note da decenni e periodicamente tornano in auge, sempre sulla base di “si dice” o di immagini che non provano alcunché. La foto circolata in questi ultimi giorni in cui si vedono 25 animali in fila indiana, ad esempio, proverebbe che sono stati avvistati 25 lupi (un numero eccezionale per l’Abruzzo), ma non certo che si tratti del frutto di un ripopolamento e meno che mai che si tratti di individui provenienti dai Carpazi. Tutto questo tralasciando il fatto che la cattiva qualità rende difficile stabilire dove sia stata scattata l’immagine e persino quali animali vi siano ritratti». Non vi sono mai stati interventi di ripopolamento con lupi provenienti dall’Est europeo o da altri Paesi. Il Lupo, specie a serio rischio estinzione in Italia negli anni ’70, ha visto aumentare il proprio numero e lo spazio occupato perché ne è stata saggiamente e giustamente vietata la caccia ed anche perché sono aumentate le sue prede e per la minore presenza dell’uomo in montagna. Dal nucleo storico che sopravviveva in Abruzzo e Calabria, il Lupo ha riconquistato gran parte dell’Appennino arrivando fino alle Alpi, ricongiungendosi con la popolazione balcanica. Ancora oggi è tuttavia una specie che ha la necessità di essere tutelata, dal bracconaggio, dal rischio di incrocio con i cani vaganti e, purtroppo, anche da notizie allarmistiche e infondate. Conclude Di Tizio: “Tra l’altro una associazione di fotografi naturalisti, Studium naturae, ha pubblicato sul Web la presunta immagine satellitare dei 25 lupi abruzzesi sovrapponendola a un fotogramma del documentario Bbc Frozen Planet che appare praticamente identico”.

Comunicato Mountain Wilderness
I lupi dei Carpazi lanciati in segreto nel Parco: una nota bufala.

“Siamo costernati, ma la storia dei lupi (ripresa da Il Messaggero del 9.12.2015 “Campo Imperatore , fotografato un branco con 29 lupi in fila”) è talmente grossa che non può che essere stata creata ad arte per contribuire a diffondere sfiducia e malcontento sul Parco . Ci spiace molto che a svolgere il ruolo di grancassa a perfidi “abruzzesi” sia stata, suo malgrado, una testata storica ed importante come Il Messaggero, ma la burla dei lupi è veramente troppo.!! “ Per rimanere in tema direi che si tratta di una polpetta avvelenata ben costruita e lanciata nella redazione del Messaggero… Crediamo che sia stato fatto con volontà per gettare discredito sul Parco e contribuire ad alimentare un malcontento che avvantaggia solo i nemici dell’ambiente e speculatori del verde – afferma Massimo Fraticelli responsabile Parchi dell’associazione Mountain Wilderness. “Il danno arrecato è grande, perché è duplice. Contribuisce ad accrescere contemporaneamente sfiducia verso i parchi e verso la stampa stessa. Due piccioni con una fava”. Certo, ad onor del vero, la stessa testata avrebbe potuto verificare con più attenzione la notizia, sarebbe bastata una telefonata all’Ente Parco Gran Sasso e Monti della Laga per comprendere la grandezza della “fesseria” che si stava scrivendo.
Il clima di opposizione al Parco che si respira nell’aquilano ha superato qualunque giusta critica all’operato dell’Ente. Non avendo molti contenuti, qualcuno, ha ben pensato di tornare ad operare come negli anni 70 e 80 accadeva contro il Parco d’Abruzzo, gettando fango sul Parco e cercando il consenso nella popolazione attraverso affermazioni forti, di grande impatto ma assolutamente false, forse anche per avvalorare uno scellerato referendum che propone l’uscita del comune di L’Aquila dal Parco, referendum quanto mai sbagliato e assolutamente inutile. “La politica stessa, in particolare quella aquilana, deve smetterla di soffiare sul fuoco e tornare a far sentire il Parco un Ente importante per un reale sviluppo sostenibile dei nostri territori. Il sistema dei Parchi è il futuro dell’Abruzzo: i Parchi rappresentano il nostro più importante capitale e devono essere difesi sempre e comunque per consegnare alle generazioni future una biodiversità unica e irripetibile. Per tutelare questo “capitale”, il nostro “petrolio verde”, occorre oggi garantire l’azione dei Parchi che in Abruzzo possono fare la differenza fra una sviluppo sostenibile del territorio e la definitiva morte.”
conclude Massimo Fraticelli. In ogni caso, sebbene lo riteniamo superfluo, ribadiamo che alcun lupo sia stato mai “reimmesso” sul territorio abruzzese e men che mai proveniente dai Carpazi o da qualsiasi altro territorio. I lupi sono il nostro capitale, spesso i turisti vengono nella nostra regione proprio perché conoscono l’Abruzzo come la terra del lupo e dell’orso, se non impariamo a farli diventare reali punti di forza non avremo mai uno sviluppo nuovo”.

Cenni storici. Negli anni ’70 la popolazione di Lupo appeninnico (Canis lupus italicus), riconosciuta come sottospecie, in Italia era ridotta a meno di 400 esemplari, sparsi in areali isolati dell’Abruzzo, delle Marche, della Calabria e nella Tolfa (Lazio). Grazie ad una solida campagna di protezione, il Lupo appenninico ha poi colonizzato l’intero Appennino, fino al Piemonte, ma solo nell’area Occidentale dell’arco alpino. Ad essere scomparso dalle Alpi, verso la metà dell’800, è probabilmente il lupo europeo (Canis lupus), più grande, come dimostrano i crani conservati a Torino provenienti dalla tenuta dei Savoia.

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