Come muore un Parco nazionale. Addio al Parco dello Stelvio, 80 anni e 5 di agonia

Ad 80 anni suonati il Parco nazionale dello Stelvio è in dirittura d’arrivo. Il governo Renzi ha dato il via alla nuova governance dell’ente parco che tradotto significa: soppressione. Per l’esattezza, si tratta di cancellazione del Consorzio del parco istituito con Decreto del presidente del consiglio dei ministri nel 1993 e smembrato, or ora, in 2 parchi provinciali speciali e un parco regionale ordinario, quello lombardo.

<a title="Sorgente immagine" href="http://www.Report-age.com/" target="_blank">Foto Maria Trozzi ©Report-age.com</a>
Foto Maria Trozzi © Report-age.com

Dopo 80 anni dalla sua istituzione muore così un Parco Nazionale, tra i più antichi in Italia. L’agonia, durata 5 anni, è stata provocata, in primis, dal ministero dell’ ambiente che non ha mai rinnovato gli organi collegiali e non ha mai approvato il Piano del Parco. A chi attribuire le responsabilità? Salvatore Ferrari, Consigliere della sezione trentina di Italia nostra, risponde: “Vanno distribuite tra le forze politiche regionali (Svp, Parr e Pd) che nel patto elettorale,  firmato a gennaio 2013 da Bersani e dai segretari dei partiti autonomisti, avevano inserito la provincializzazione dello Stelvio. Vanno al Parlamento italiano che nella Finanziaria 2014, approvata a dicembre 2013, ha di fatto posto le basi giuridiche per questa controriforma dell’Ente parco”. Come sarà il nuovo assetto istituzionale del Parco dello Stelvio? “Non ci sarà più una Direzione scientifica unitaria, il futuro Piano sarà il risultato di un collage di piani redatti in autonomia dalle 2 province autonome e da Regione Lombardia in base a normative differenti. Ben poco potrà fare il Comitato di coordinamento, di nomina politica, per verificare verificare la coerenza delle azioni nelle 3 porzioni dell’ ex area protetta nazionale e non ho alcuna fiducia della capacità e nelle volontà di controllo da parte del ministero dell’ ambiente” chiarisce l’ambientalista sull’incantevole area protetta che si sviluppa nelle vallate alpine della Lombardia, del Trentino e dell’Alto Adige. “Credo che Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non potrà che ratificare il decreto del consiglio dei ministri in presenza di un voto parlamentare (2013), dell’Intesa tra Regione Lombardia, Province autonome e ministero (febbraio 2015) e della norma di attuazione approvata dalla Commissione paritetica (dei 12) nell’agosto di quest’anno – conclude Ferrari di Italia nostra – Come associazioni di protezione ambientale, credo, abbiamo il dovere di continuare a promuovere il progetto di Parco europeo delle Alpi centrali, puntando alla collaborazione e al coordinamento delle aree protette alpine italiane, svizzere e austriache. Certo, oggi con un Parco nazionale in meno e allora questa prospettiva  mi pare un po’ più lontana”.

K. C.

6 risposte a "Come muore un Parco nazionale. Addio al Parco dello Stelvio, 80 anni e 5 di agonia"

  1. quando si tratta di fare delle porcate sono tutti presenti, destra e sinistra. In Liguria il serafico Toti vuole cementificare i Parchi, come se non lo avessero fatto abbastanza i suoi similsoci-predecessori, Alla faccia delle alluvioni, frane e quant’altro.

  2. quando si tratta di attaccare l’ambiente sono tutti uguali, tutti facce di gomma, tutti figli di buona donna: la ghigliottina sul Parco Nazionale era il prezzo pattuito da Berlusconi per l’aiuto dei Tirolesi a stampellarlo, la corda l’ha preparata Bersani e ora la cala il boia, Renzi. Una congrega di imbecilli a caccia del consenso di altri loro simili

  3. Disfare e rifare gli enti locali (province, consorzi, enti parco…) è un esercizio che produce solo extra costi; da evitare come la peste in tempo di crisi. L’obiettivo di queste manovre è abbastanza ovvio: distrarre i cittadini, creare loro nuovi problemi. Una vera e propria guerra dell’informazione che finora purtroppo ha funzionato benissimo.

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