Scovata la bozza di Decreto di istituzione del Parco Teatino: 9 le criticità

Chieti. In questi mesi si sono consumate le aspre polemiche sulle mappe, piuttosto datate, utilizzate per la perimetrazione del costituendo Parco nazionale della Costa teatina, ma è proprio il decreto d’istituzione del Parco, con le norme di salvaguardia, a rappresentare il cuore del provvedimento istitutivo dell’area protetta che racchiuderà la disciplina per gestire, nei prossimi anni, il Parco riconosciuto nel 2011.

Lo sanno bene negli altri perimetri protetti dove si va avanti, da anni, con le norme di salvaguardia transitorie. Sono 20 gli anni di vigenza per la disciplina transitoria del Parco nazionale del Gran Sasso, per fare un esempio, questo perché manca il Piano del Parco. La bozza di decreto d’istituzione del Parco, predisposta dal Commissario Pino De Dominicis, è stata finalmente recuperata nel sito della Conferenza unificata. Secondo l’analisi della bozza fatta da alcuni della Stazione ornitologica abruzzese sarebbero almeno 9 i punti di criticità rilevati, in particolar modo si rischierebbe di allentare i vincoli già esistenti alla cementificazione. Gli ambientalisti chiedono di rendere pubblici tutti i documenti attinenti la procedura di istituzione del Parco nazionale della Costa teatina ed elencano le 9 criticità dell’atto esaminato:

La via Verde con corteggio di edifici. Il caso della Via Verde ha del clamoroso. Attualmente la Legge regionale 5/2007 ha imposto un vincolo per 150 metri a monte e a valle dell’ex tracciato ferroviario. Secondo la proposta di perimetrazione molte delle aree a monte ricadrebbero in zona 2, dove, in base alla bozza di Decreto, sarà permessa la nuova edificazione in aree agricole. Si rischia, quindi, di costruire una bella ciclabile chiamata “via verde” con a fianco un susseguirsi di nuove case. Basterebbe far salvo il vincolo della Legge 5/2007 per evitare tutto ciò ma il Decreto dimentica di richiamare questa legge.

Strade e porti in Zona 1 a massima tutela. L’Art.4 comma 1 impone il divieto di realizzazione di nuove strade facendo salva, ovviamente, la possibilità di realizzare la pista ciclopedonale “Via Verde Costa dei Trabocchi”. Alla fine del comma è aggiunta un’ulteriore esenzione dal divieto per le opere necessarie per “la mobilità della popolazione” aprendo alla possibilità di realizzare, volendo, anche autostrade! Una frase di questo genere è assente nei Decreti istitutivi degli altri parchi. Ipotesi remote? Ricordiamo che la proposta di Piano regionale dei trasporti che giace nei cassetti della regione prevede, ad esempio, la costruzione di un tunnel sotto l’attuale Riserva della Lecceta di Torino di Sangro che ricadrebbe nel Parco! Le cabinovie che stanno autorizzando in Abruzzo le stanno facendo passare come trasporto pubblico locale! Figuriamoci se in questo paese qualche potente di turno non possa svegliarsi e pretendere di scavare una strada nel Parco. Si chiede di escludere questa deroga.

Resort a San Vito Chietino e altre edificazioni sulla costa. per la stazione ornitologica occorre uno Lo scorso 28 maggio il Comune di San Vito chietino ha approvato una variante puntuale al proprio PRG destinando un’enorme superficie, oltre 12 ettari, precedentemente avente destinazione agricola e posta a pochi metri dal SIC “Fosso delle Farfalle”, all’attività turistico-ricettiva con indice 1mc/1mq. Poche settimane or sono è stato presentato il relativo piano di lottizzazione che prevede oltre 100.000 mc di nuovo edificato per un insediamento per circa 1.200 abitanti. Ebbene, il Decreto, facendo salve dappertutto le previsioni dei PRG, non pone alcun freno a tale incredibile intervento che è in evidente contrasto con le finalità di salvaguardia di un’area individuata come Parco Nazionale fin dal 2001.
Le attività di costruzione di nuovi edifici proseguono senza sosta anche in altre aree continuando a svuotare il territorio dei valori naturalistici e paesaggistici che il parco dovrebbe tutelare. Si chiede, quindi, di introdurre immediatamente, anche in un’ottica di consumo di suolo zero: 1)una fascia di inedificabilità da 1 km dalla linea di costa; 2)una fascia di inedificabilità in un’area buffer attorno ai SIC/Riserve di almeno 300 metri.

Consumo di suolo zero,ma si costruisce nelle aree agricole della Zona 2. Nella zona 2, oltre agli interventi di ristrutturazione edilizia, si potrà continuare a costruire ex novo nelle aree agricole, tra l’altro, incredibilmente, senza neanche l’autorizzazione dell’Ente Parco. In maniera del tutto illogica i cittadini che vogliono ristrutturare dovranno ottenere l’autorizzazione dell’Ente Parco; chi vuole costruire ex novo no. Si propone, dunque, di introdurre l’autorizzazione dell’Ente Parco anche per gli interventi di edificazione in aree agricole o, meglio ancora, di vietarle tout court nelle zone 2.

Le riserve di Punta Aderci e Lecceta di Torino di Sangro inglobate nel Parcoe vincoli. Con l’arrivo del Parco nazionale le riserve esistenti decadono per venir inglobate nel parco. I vincoli delle riserve attualmente vigenti sono stati definiti nei rispettivi Piani di assetto dopo un lungo processo di pianificazione e partecipazione. Quello della Lecceta è stato approvato solo 5 mesi fa dal Consiglio regionale. I Piani in parte decadranno perché il Decreto non li fa salvi se non indirettamente richiamando i Piani regolatori vigenti, dove i Piani dovrebbero essere stati recepiti. Ciò varrà esclusivamente per le norme urbanistiche e non per gli altri vincoli posti a tutela di fauna e flora, A quel punto, però, anche le norme urbanistiche, come quelle sul Demanio marittimo comunale, potranno essere modificate dai comuni con l’assenso del parco. Ipotesi remote? Se si guarda a cosa sta accadendo sulla seggiovia di Campo Imperatore con il Consiglio del Parco che sconfessa i suoi stessi funzionari pur di far fare una nuova seggiovia…non vorremmo che tra qualche tempo a Punta Aderci iniziassero a sorgere stabilimenti balneari, sempre ecocompatibili per carità! Serve assolutamente far salvi nel Decreto questi due piani di assetto e prevedere una norma di transizione anche per salvaguardare i servizi finora assicurati grazie ai fondi regionali.

I Piani dei Siti di interesse comunitario. Il Decreto non accenna in alcun modo ai siti S.I.C. presenti nel perimetro proposto. La questione è assai rilevante perché per diverse aree S.I.C. (Osento, Lecceta, Fosso delle Farfalle, Marina di Vasto) questi piani sono stati elaborati recentemente con un grosso esborso economico da parte della Regione Abruzzo. Tali eleborati sono attualmente depositati presso la regione per l’adozione che li deve approvare il prima possibile per poter accedere ai fondi comunitari per la gestione. A nostro avviso sarebbe importante introdurre nel Decreto una norma di raccordo che possa salvare il grosso lavoro svolto in questi tre anni sulla pianificazione dei S.I.C., peraltro con l’utilizzo di cospicui fondi comunitari.

Questione fitofarmaci. La bozza di Decreto in zona 1 e 2 pare introdurre dei divieti sull’uso dei fitofarmaci. Poi, però, fa salvo quanto prevede il Piano nazionale sui fitofarmaci che sostanzialmente non pone alcun vincolo sull’uso dei prodotti fitosanitari. Quindi, così com’è scritta, è una norma del tutto inutile ai fini di una maggiore tutela e pleonastica, visto che il Piano vale già ora su tutto il territorio nazionale. A nostro avviso è auspicabile una norma precisa e maggiormente vincolante almeno nelle aree 1.

Edificazione ed effetto “Legge ponte”. La decisione di far salvi gli strumenti urbanistici vigenti per un tot di anni senza prevedere adeguate contromisure rischia di far scatenare una vera e propria corsa all’edificazione, oltretutto con strumenti urbanistici attualmente del tutto sovradimensionati, perché i proprietari cercheranno di anticipare l’entrata in vigore di altre regole. E’ assolutamente necessario introdurre nel Decreto vincoli più stringenti rispetto all’edificabilità almeno nelle zone 1 e 2, visto che in quest’ultima, tra l’altro, si potranno costruire nelle aree agricole nuovi edifici secondo le pessime norme regionali (con il famigerato lotto minimo).

Tutela della Foce del Sangro. Alcuni giorni fa abbiamo appreso dalla stampa di una proposta di riperimetrazione da parte della Regione Abruzzo. In attesa di poter prendere visione degli elaborati, abbiamo letto che essa riguarderebbe anche la zona della stazione ferroviaria di Fossacesia. Auspichiamo che tale proposta riguardi esclusivamente il manufatto e non già i campi tra la stazione e la SS16 in quanto questi ultimi rivestono un enorme importanza come sito di stop-over per l’avifauna in migrazione, con plurime osservazioni di specie protette a livello comunitario.

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