Immissioni Terna: “Lei faccia il suo lavoro che io faccio il mio”

Sant’Onofrio di Lanciano (Ch). “Lei faccia il suo lavoro che io faccio il mio” con questo tono, durante le immissioni di oggi, un delegato Terna si sarebbe rivolto ad un Commissario di Polizia e poi ancora: “Se non vi piace denunciateci”. Tutto durante l’immissione ad un fondo per una delle tante azioni programmate dalla società che sta ultimando l’elettrodotto Villanova – Gissi e che ha proceduto, questa mattina, contro la volontà dei proprietari avvisati comunque dell’arrivo dei lictores Terna.          Approfondimento

Elettrodotto Terna Report-age.com 2015

Non si è arreso il signor Del Bello, difronte all’ennesimo tentativo di immissione, la sua terra è stata occupata attorno alle ore 10 e contro la sua volontà. Non si è fatto comprare questo padre di famiglia, non si è fatto intimorire. Oggi, contro la sua volontà, per conto di  Terna, ad occupare la sua proprietà è arrivata una ventina di persone. Procedura che nei mesi passati hanno subito, chi più chi meno, tutti i proprietari di fondi del vasto tracciato dove s’innalzano oltre 150 tralicci e monostelo per un’opera che in pochi reputano utile. Si chiede di manutenere gli impianti elettrici esistenti che alla prima ondata di maltempo cedono, ma Terna Rete Italia preferisce investire in altro modo, assai discutibile.

La legge del più forte

er conto della Società che costruisce l’elettrodotto 380 kv, tra la provincia di Pescara e quella di Chieti, questa mattina attorno alle ore 10 sono arrivati in 20 per occupare la terra della famiglia Del Bello, tra le poche che si oppone al passaggio dei pali e dei cavi. I pochi cittadini che hanno assistito all’opposizione dell’uomo, lo hanno ammirato mentre, piantato nel fango, si agitava come una quercia scossa dal ciclone. Nonostante tutto gli occupanti non son riusciti ad abbatterlo, erano tanti, stessa smorfia di sempre, erano persino scortati. “Sono entrati come stupratori nell’anima di un intero territorio” un cittadino descrive in un post l’arrivo e la violenza degli emissari.

Anche per le immissione di oggi, gli emissari di Terna non hanno comunicato, per farsi capire è bastato loro un linguaggio piuttosto colorito e azioni incredibilmente audaci. In questo posto dimenticato da Dio, nell’entroterra, loro non sembrano avere rispetto nemmeno della Polizia, figuriamoci dei diritti dei cittadini. Le ultime famiglie che si oppongono alla realizzazione dell’elettrodotto Villanova-Gissi scrivono la storia delle angherie dei potentati moderni, un racconto che resterà negli annali a ricordare che l’Italia è un Paese che si dice democratico e  sulla Carta costituzionale sono lettere morte i diritti che si definiscono fondamentali. Proprio quando si tratta di difenderli i passi del granchio si susseguono sul tracciato dell’arroganza e della prepotenza del più forte. La messa in scena è in quelle lettere morte, insignificanti e cancellabili, perché al lavoro e ai sacrifici di una vita, oggi come allora, si frappone la legge del potente, la sottomissione, la rassegnazione, la schivitù del dio denaro. Così, l’attivista Antonio Di Pasquale, 71 giorni e 71 notti in presidio dinanzi la Prefettura di Chieti, descrive gli eventi drammatici di questa mattina. Alle 8.50 partono le immissioni Terna su un fondo: “Alla presenza di numerose persone e delle forze dell’ordine, sotto una pioggia battente, si sente un delegato di Terna, qualificatosi come responsabile delle immissioni, rivolgere al Commissario della Polizia di Lanciano testuali parole: Lei faccia il suo lavoro che io faccio il mio – Di Pasquale così racconta la prima occupazione del giorno eseguita contro la volontà del proprietario del fondo. Il rappresentante della società con i suoi colleghi va a prendere possesso del terreno dopo aver detto: Se non vi piace denunciateci. “La costruzione dell’elettrodotto Villanova Gissi la si sta imponendo con la complicità dei ministeri – conclude Di Pasquale – questo Paese non ha più speranze e senza ombra di dubbio non lo si può più ritenere una Repubblica democratica fondata sul lavoro dove la sovranità appartiene al popolo”.

Sulla sicurezza delle aree in cui vengono piazzati i piloni

calanchi pali Terna 44 45 46 Report-age.com 2015Intanto a Bucchianico (Ch), il Comune ha inviato una nota a Regione, Provincia di Chieti e ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture per le presunte irregolarità nei cantieri dell’elettrodotto Villanova-Gissi. I dati raccolti nel documento dell’amministrazione, sono attinti dalla Interpellanza del Movimento 5 Stelle presentata, a settembre, dal consigliere comunale Alfredo Mantini. Nel documento notificato agli altri enti territoriali e ai ministeri viene segnalato, nello specifico, che mancano i sondaggi per arrivare alla caratterizzazione dei cantieri, già ultimati, dei piloni 40, 41 e 44. Inoltre, nelle verifiche di ottemperanza per i sostegni dal 37 al 46, si tratta di 10 degli 11 piloni ricadenti nel territorio di Bucchianico, non è possibile riscontrare la compatibilità dell’intervento con le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell’area, come affermano in diverse note l’Autorità di bacino e il Dipartimento opere pubbliche della Regione. Parliamo, nella maggior parte dei casi, di sostegni ubicati a monte di aree calanchive individuate nello stralcio della Carta geomorfologica del Piano di  assetto idrogeologico. Il M5S di Bucchianico apprezza l’azione dell’amministrazione comunale con l’appunto che l’intervento non è stato tempestivo soprattutto perché la poca rapidità nella  segnalazione interessa un intervento che lascerà un segno indelebile sul patrimonio paesaggistico. “Inoltre, non è presente una relazione di servizio dettagliata dei tempi di esecuzione delle opere” sottolinea Alfredo Mantini che con gli altri attivisti  ha provato a colmare la lacuna con una ricostruzione cronologica degli interventi, dei documenti e delle segnalazioni sul caso Terna-Bucchinico, la relazione è stata inviata all’Autorità di bacino il 18 novembre.

Tutela del Paesaggio principio fondamentale della Costituzione

Una recente sentenza ha fermato la realizzazione di un elettrodotto ad altissima tensione  previsto  da terna tra Udine e Redipuglia. La decisione del Consiglio di Stato n. 3652/2015, depositata il 23 luglio, richiama al rispetto dell’articolo 9 della Costituzione: “La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” e ribalta le precedenti pronunce del Tribunale amministrativo regionale perché la tutela del paesaggio è principio fondamentale garantito dalla Costituzione e non può essere subordinato a interessi di altra natura.

Aggiornamenti

Citata 24 volte in giudizio da Terna la madre No elettrodotto da 380 mila volt 28.11.2015

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REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Consiglio di Stato

in sede giurisdizionale (Sezione Sesta)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6347 del 2014, proposto da: 
Associazione Sportiva Dilettantistica (Asd) 77, Azienda Agricola Visentini Adriano e Enzo Stefania, Baffi Renata, Baldassi Luigi, Bernardis Giovanna in proprio e in qualità di titolare dell’azienda agricola omonima, Brugnera Franco, Brugnera Nicolò, Brusin Francesco, Cosolo Orietta, Cosolo Tommaso, March Nevio, Di Enzo Stefania, Ferro Lorenzo, Felice Sonia, Govetto Paolo, Grassi Andrea, Marangone Claudio, Marangone Daniele, Marcuzzi Agostino, Marcuzzi Tobia, Maurigh Vittorino, Menon Daniele, Menon Odilo, Miani Leda, Nonino Malvina, Pavanel Anna, Pavanel Ivana, Petrocchi Marco, Rossi Angelo, Tavano Moira, Turco Daniele, Uanetto Marco, Unterholzner Ivo, Visentini Adriano, Unterholzner Gualtiero, Fly Synthesis s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore, Società Agricola di Unterholzner Gualtiero e Ivo s.s., tutti rappresentati e difesi dagli avvocati Matteo Ceruti e Alessio Petretti, con domicilio eletto presso l’avvocato Alessio Petretti in Roma, Via degli Scipioni, 268/A; 

contro

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero per i beni e le attività culturali, Ministero dello sviluppoe, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi, 12; 
Regione Friuli-Venezia Giulia; 

nei confronti di

Terna – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Elena Buson, Mario Esposito e Filomena Passeggio, con domicilio eletto presso l’avvocato Mario Esposito in Roma, Via Lattanzio, 66; 
Terna Rete Italia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Mario Esposito, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, Via Lattanzio, 66; 

sul ricorso in appello numero di registro generale 6348 del 2014, proposto da: 
Comune di Mortegliano, Comune di San Vito al Torre, Comune di Trivignano Udinese, Comune di Lestizza, Comune di Palmanova, Comune di Basiliano, Comune di Pavia di Udine, in persona dei rispettivi legali rappresentanti pro tempore, tutti rappresentati e difesi dall’avvocato Matteo Ceruti, con domicilio eletto presso l’avvocato Alessio Petretti in Roma, Via degli Scipioni, 268/A; 

contro

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero dello sviluppo economico, Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Ministero per i beni e le attività culturali, Regione Friuli-Venezia Giulia; 

nei confronti di

Terna – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Mario Esposito, Filomena Passeggio, Giancarlo Bruno, Elena Buson, con domicilio eletto presso l’avvocato Mario Esposito in Roma, Via Lattanzio, 66; 

sul ricorso in appello numero di registro generale 6288 del 2014, proposto da: 
Giovanni Rubini, rappresentato e difeso dagli avv. Francesco Acerboni, Gabriele Pafundi, con domicilio eletto presso Gabriele Pafundi in Roma, viale Giulio Cesare, 14/4 Sc.A; 

contro

Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, Ministero per i beni e le attività culturali, Ministero dello sviluppo economico, in persona dei rispettivi Ministri pro tempore, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura generale dello Stato, domiciliataria in Roma, Via dei Portoghesi, 12; 
Regione Friuli-Venezia Giulia; 

nei confronti di

Terna – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Elena Buson, Mario Esposito e Filomena Passeggio, con domicilio eletto presso l’avvocato Mario Esposito in Roma, Via Lattanzio, 66; 
Terna Rete Italia s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dall’avvocato Mario Esposito, con domicilio eletto presso il medesimo in Roma, Via Lattanzio, 66; Comune di Santa Maria La Longa; 

per la riforma

quanto al ricorso n. 6347 del 2014:

della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione II-quater n. 03993/2014, resa tra le parti, concernente decreto di compatibilità ambientale progetto denominato “elettrodotto a 380 kv in doppia terna s.e. Udine ovest – s.e. Redipuglia”

quanto al ricorso n. 6348 del 2014:

della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione II-quater n. 03992/2014, resa tra le parti, concernente decreto di compatibilità ambientale progetto denominato“elettrodotto a 380 kv in doppia terna s.e. Udine ovest – s.e. Redipuglia”;

quanto al ricorso n. 6288 del 2014:

della sentenza del T.a.r. Lazio – Roma: Sezione II-quater n. 03994/2014, resa tra le parti, concernente compatibilità ambientale del progetto denominato “elettrodotto a 380 kv in doppia terna s.e. Udine ovest – s.e. Redipuglia”

Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, del Ministero per i beni e le attività culturali, del Ministero dello sviluppo economico, di Terna – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., di Terna Rete Italia s.p.a. della Regione Friuli -Venezia Giulia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 21 aprile 2015 il Cons. Roberto Giovagnoli e uditi per le parti l’avvocato Acerboni per delega dell’avvocato Cerruti, l’avvocato dello Stato Fabio Tortora, l’avvocato Mario Esposito;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO e DIRITTO

1. I provvedimenti impugnati nei presenti appelli riuniti attengono alla realizzazione ed esercizio di un elettrodotto a 380 Kw, in doppia terna, tra la stazione elettrica di Udine Ovest e la stazione elettrica di Redipuglia (Gorizia), della lunghezza di circa 39 chilometri, con sostegni dell’altezza di 61 metri. Precisamente, sono stati impugnati in primo grado i seguenti atti:

– il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare di concerto col Ministro per i beni e le attività culturali, del 21 luglio 2011, recante la compatibilità ambientale del progetto denominato “Elettrodotto a 380KW in doppia terna S.E. Udine ovest – S.E. Redipuglia” ed opere connesse presentato dalla società Terna s.p.a.;

– ogni altro atto connesso ivi compresi: gli atti di “generalità” n.3333 del 28 dicembre 2007 e n. 2881 della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia; il parere favorevole espresso dalla Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via-Vas n.528 del 16 settembre 2010; il parere favorevole del Ministero per i beni e le attività culturali espresso con nota n.38241 del 20 dicembre 2010 e con nota n.6440 del 24 febbraio 2011; la delibera della Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia n.1095 del 4 giugno 2010 e la nota del Presidente della Regione del 14 giugno 2010; le note del Ministero dello sviluppo economico n.9876 del 17 maggio 2012 e n.14825 del 19 luglio 2012; per quanto di necessità e nei limiti delle censure indicate in ricorso il d.P.C.M. 27 dicembre 1988 nonché il decreto del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare del 18 luglio 2007 di definizione dell’organizzazione e del funzionamento della Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale Via-Vas;

L’opera è stata progettata da Terna s.p.a. in qualità di gestore della Rete Elettrica di Trasmissione Nazionale (di seguito anche solo RTN) ed è inclusa nel Piano di Sviluppo della RTN.

2. Gli odierni appellanti, con distinti ricorsi proposti in primo grado innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, hanno impugnato la positiva pronuncia di compatibilità ambientale – a seguito di procedimento promosso a domanda di Terna s.p.a. del 22 gennaio 2009, con conferenza di servizi – dell’opera (decreto del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, di concerto con il Ministero per i beni e le attività culturali, del 21 luglio 2011) e, con successivi motivi aggiunti, l’autorizzazione alla costruzione dell’opera (decreto interministeriale n. 239/EL-146/181/2013 del 12 marzo 2013) ai sensi dell’art. 1-sexies d.-l. 29 agosto 2003, n. 239 come convertito con modificazioni dalla l. 27 ottobre 2003, n. 290.

3. Il Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, con tre sentenze di analogo contenuto, rese in pari data (11 febbraio 2014), rispettivamente numero 3992, 3993 e 3994, ha respinto i ricorsi e i motivi aggiunti proposti in primo grado.

4. Gli odierni appellanti, individuati e specificati in epigrafe, con tre distinti atti di appello di analogo contenuto hanno chiesto la riforma di tali sentenze.

5. Si sono costituiti in giudizio, chiedendo il rigetto dell’appello, il Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, il Ministero dello sviluppo economico, il Ministero per i beni e le attività culturali, la Regione Friuli – Venezia Giulia, la società Terna – Rete Elettrica Nazionale s.p.a. e la società Terna Rete Italia s.p.a..

6. All’odierna udienza di discussione gli appelli sono stati trattenuti per la decisione.

7. Occorre, anzitutto, disporre la riunione degli appelli atteso che, nonostante i ricorsi abbiano ad oggetto sentenze formalmente diverse, sussiste un’evidente connessione oggettiva e parzialmente soggettiva (stante l’identità dei provvedimenti amministrativi impugnati nei tre giudizi che vengono in decisione).

8. Occorre in via pregiudiziale esaminare alcune eccezioni di rito sollevate in particolare da Terna nei suoi scritti difensivi.

Alcune eccezioni sono comuni a tutti tre gli appelli, altre, invece, si indirizzano distintamente contro i singoli appelli.

9. Cominciando da queste ultime, con riferimento al ricorso n. 6288/2014 R.G. (proposto da Giovanni Rubini), Terna eccepisce che mentre il ricorso di primo grado è stato rivolto anche nei confronti del Comune di Santa Maria La Longa, non costituitosi innanzi al Tribunale amministrativo regionale, quello in appello non è stato notificato a detta Amministrazione, con ciò vulnerando il principio espresso dall’art. 95 Cod. proc. amm. e dall’art. 331 Cod. proc. civ..

Da qui, secondo Terna, la necessità di integrare il contraddittorio.

L’eccezione è infondata.

L’art. 95, comma 3, Cod. proc. amm. prevede che il giudice disponga l’integrazione del contraddittorio solo se l’impugnazione non è stata proposta, come doveva esserlo, nei confronti di tutte le parti necessarie. La disposizione fa testuale riferimento all’ipotesi in cui si è in presenza di una causa inscindibile o di cause tra loro dipendenti e, quindi, all’ipotesi in cui la sentenza deve essere impugnata nei confronti di tutte le parti della precedente fase.

Ricorrendo tale situazione, l’ordine di integrazione del contraddittorio (e la conseguente improcedibilità dell’impugnazione ove l’integrazione del contraddittorio non avvenga nel termine fissato) serve ad assicurare l’unitarietà dell’atto che disciplina i rapporti fra le più parti, che deve essere tale per tutte, ovvero la sentenza pronunciata in sede di impugnazione ovvero, se è mancata l’integrazione del contraddittorio, la sentenza impugnata.

Tale esigenza di integrazione del contraddittorio non sussiste nel caso in cui a non essere destinataria della notificazione dell’impugnazione in appello sia una parte che era parte non necessaria del giudizio di primo grado nel senso sopra chiarito (una parte, cioè, rispetto alla quale non si configura una causa inscindibile ovvero cause tra loro dipendenti).

È quest’ultima la situazione in cui qui si trova il Comune di Santa Maria La Longa rispetto al quale si lamenta la mancata integrazione del contraddittorio. Il Comune in questione non è parte necessaria, o legittimo contraddittore, in quanto non ha adottato gli atti impugnati e non può processualmente considerarsi controinteressato (né in senso tecnico-giuridico, né in senso sostanziale) rispetto al ricorso di primo grado. A ben vedere, il Comune di Santa Maria La Longa appare essere stato evocato in giudizio nel ricorso di primo grado per fini tuzioristici, ma in termini oggettivi non risulta dagli atti titolare di alcuna situazione giuridica sostanziale che giustifichi nei suoi confronti una necessaria integrazione del contraddittorio. La decisione, cioè, poteva essere pronunciata dal giudice senza che le situazioni giuridiche di quel Comune derivanti dall’impugnazione degli atti gravati potessero averne a risentire (cfr. art. 28, comma 1, prima parte, Cod. proc. amm.): sicché ora, in appello, non vi è necessità (ai sensi dell’art. 95, commi 1 e 3, Cod. proc. amm.) di sua evocazione in giudizio e non vale in opposto la mera circostanza che in primo grado fosse stato (solo) formalmente invitato a contraddire.

Del resto, per quanto può rilevare, l’assenza di un effettivo e sostanziale interesse a contraddire rispetto al presente ricorso risulta ulteriormente contrassegnata dalla significativa circostanza che il Comune in oggetto non si è costituito nel giudizio di primo grado, evidentemente non intendendo entrarvi perché remoto dai suoi interessi.

Non ricorrono, quindi, i presupposti per disporre una tale integrazione del contraddittorio.

10. Con riferimento al ricorso n. 6347/2014 R.G. Terna eccepisce l’inammissibilità dell’appello sul rilevo che l’impugnazione della sentenza è stata proposta solo da 37 dei 268 ricorrenti e soccombenti in primo grado. Terna sostiene, più nel dettaglio, che i ricorrenti nel giudizio di primo grado avevano agito in cumulo soggettivo determinando tra loro un vincolo litisconsortile unitario, mediante la proposizione, in un unico atto, di censure rivolte contro gli stessi provvedimenti. Secondo la controinteressata, pertanto, l’acquiescenza prestata da ben 231 degli attori iniziali alla sentenza resa nei confronti di tutti, precluderebbe l’impugnazione autonoma da parte degli altri, potendosi altrimenti verificare il rischio di giudicati difformi (valendo per alcuni la sentenza resa in primo grado e, per altri, la sentenza, in ipotesi difforme, resa in appello).

In subordine, Terna comunque rileva la necessità di disporre l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli originari ricorrenti che non hanno proposto appello.

L’eccezione è infondata.

È principio pacifico in giurisprudenza quello secondo cui il soggetto partecipe in primo grado di un ricorso collettivo non è parte necessaria nel giudizio di appello (Cons. Stato, Sez. V, 11 aprile 1988, n. 208), dovendo escludersi che la proposizione di un ricorso collettivo in prime cure comporti la possibilità di configurare le persone fisiche, che come tali hanno agito in giudizio, in modo artificiosamente e inscindibilmente unitario (Cons. Stato, Sez. V, 28 marzo 2008, n. 1334). Le loro posizioni sostanziali sono simili ma non interferenti e collegate, sicché ciascuno mantiene la disponibilità della propria azione senza condizionare l’altrui, pur di fatto avendo in prime cure esercitato tutti contestualmente le rispettive azioni. Tale situazione dà, quindi, luogo ad un litisconsorzio facoltativo (non necessario o unitario), con la conseguenza che il ricorso in appello proposto da alcuni soltanto dei ricorrenti originari è ammissibile non essendovi alcun litisconsorzio necessario tra i predetti appellanti e tutti i ricorrenti originari, che, stimando di non aver più interesse a dare ulteriore corso al giudizio, hanno ritenuto di non impugnare la sentenza.

Le medesime considerazioni escludono evidentemente la necessità di integrare il contraddittorio ex art. 95, comma 3, Cod. proc. amm..

11. Rispetto all’ulteriore eccezione di difetto di legittimazione attiva e di carenza di interesse alla proposizione del ricorso di primo grado (e, quindi, di riflesso, all’appello della sentenza) occorre evidenziare che la questione è ormai coperta da giudicato interno, atteso che la medesima eccezione, già formulata in primo grado, è stata espressamente disattesa dal Tribunale amministrativo regionale con statuizione che, non essendo stata gravata da appello incidentale, deve ritenersi ormai passata in giudicato. Ciò fermo e sufficiente, vale aggiungere che tali motivazioni meritano di essere condivise, gli atti impugnati incidendo patentemente sulle varie, dedotte situazioni soggettive dei ricorrenti.

12. Analoghe considerazioni consentono di respingere l’analoga eccezione di inammissibilità che Terna solleva anche rispetto all’appello n. 6348/2014, proposto dai Comuni di Mortegliano, San Vito al Torre, Trivignano Udinese, Lestizza, Palmanova, Pavia di Udine.

Per le ragioni già esposte, la circostanza che l’impugnazione sia stata proposta solo da alcuni dei Comune ricorrenti e soccombenti in primo grado non ha alcuna conseguenza preclusiva rispetto all’impugnazione.

Anche in questo caso, le eccezioni relative al difetto di interesse o alla carenza di legittimazione all’appello possono ritenersi coperte dal giudicato interno, a fronte della mancata impugnazione, mediante appello incidentale, della sentenza del Tribunale amministrativo regionale nei capi in cui ha respinto analoghe eccezioni formulate in primo grado. Valgono anche qui le medesime ulteriori ragioni di sostanza circa la legittimazione e l’interesse a ricorrere.

13. Terna, come sopra si accennava, ha sollevato anche alcune eccezioni di inammissibilità comuni ai tre appelli, deducendo, in particolare: 1) la violazione del principio di specificità dei motivi; 2) la preclusione per mancata impugnazione delle statuizioni reiettive di alcuni motivi (tali statuizioni, ormai passate in giudicato, precluderebbero la proponibilità e l’ammissibilità di mezzi di gravame relativi a statuizioni da quelle dipendenti o connesse).

13.1. In ordine al primo profilo (asserita genericità del gravame), ritiene il Collegio che gli appelli rispettino il requisito della specificità dei motivi, in quanto articolano specifiche critiche ai punti della sentenza di primo grado investiti del gravame, volte ad evidenziare gli errori logico-giuridici in essa contenuti, così da devolverne la cognizione al giudice dell’impugnazione. Gli appellanti, in particolare, non si sono limitati alla mera e generica riproposizione dei motivi di primo grado, ma hanno criticato la sentenza appellata denunciandone l’erroneità nella parte in cui ha respinto i motivi di ricorso di primo grado, di cui in questa sede chiedono l’accoglimento.

13.2. Nessuna preclusione deriva, infine, dalla mancata impugnazione di alcune statuizioni di rigetto degli originari motivi. Da un lato, invero, i capi impugnati sono autonomi e non meramente dipendenti o connessi con quelli non specificamente investiti dai motivi di gravame; dall’altro lato, occorre evidenziare come, in virtù dell’art. 336, primo comma, Cod. proc. civ. (applicabile anche al processo amministrativo per il rinvio contenuto nell’art. 39 Cod. proc. amm.), la riforma parziale ha effetto, operando il c.d effetto espansivo interno, anche sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte riformata o cassata.

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