Chiusura Punti nascita. Lorenzin firma il Decreto che salverà anche Sulmona

Sulmona (Aq). Traballano i numeri che garantirebbero lo standard di sicurezza e si decreta che può essere rispettato anche sotto i 500 parti. È questa la strada che farà presto salvi dalla chiusura alcuni dei punti nascita montani. Perché? Semplice, qualcuno si è finalmente accorto che il numero dei parti per ospedale non è l’unico elemento che decreta la sicurezza, lo standard è legato piuttosto alla formazione e alla elevata casistica delle equipe mediche ed infermieristiche del servizio. Da tempo lo hanno capito all’estero e gli ospedali montani di Svizzera, Austria e Germania fanno finalmente scuola in Italia.

Punto nascita presidio Pescara Report-age.com 2015La ministra della salute, Beatrice Lorenzin, rivoluziona il principio e l’11 novembre firma il decreto che apre alla possibilità di sperimentazione, in aree montane, di punti nascita inferiori ai 500 parti annui, a condizione che vengano mantenuti gli standard di qualità e di sicurezza previsti dalla normativa. Abracadabra, la logica supera i calcoli statistici ispirati dai tagli della Spending review.

La cifra tonda, 500 parti, sinora ha penalizzato centinaia di Punti nascita in Italia che, al di sotto del minimo stabilito, sono stati chiusi o rischiano. In Abruzzo sono quelli di Penne (Pe), Atri (Te), Ortona (Ch) e Sulmona. Se il ravvedimento sullo standard di sicurezza vale per le aree montane, lo stesso discorso potrebbe valere anche per i Punti nascita periferici. È questione di medicina quantistica o di professionalità e capacità? Così i numeri cominciano a perdere importanza anche per la città dei confetti. Sulmona può salvarsi se mantiene gli standard di qualità e sicurezza previsti, ma non al terzo piano di un immobile inagibile, a prescindere dal fatto che sia riuscita a far nascere solo 333 piccoli nel 2013 e appena 215 nel 2014. E questo non perché mancano le mamme, ma semplicemente perché vengono convinte a partorire altrove. È assolutamente necessario ricordare che si delinea una procedura per richiedere la deroga. A quanto pare, il Comitato punto nascita locale, composto da primari e professionisti, dovrà presentare con la Regione una richiesta di deroga al ministero della salute che sarà valutata poi dal Comitato percorso nascita nazionale. La procedura per la fase tecnica è stata definita per le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano da cui è partita l’azione che ha fatto fare marcia indietro al ministero. Spetterà al Comitato nazionale chiarire se la sicurezza sia garantita o meno, anche sotto i 500 parti, nelle località che abbiano fatto richiesta di deroga per i Punti nascita dei loro presidi ospedalieri. 

Il decreto recepisce le istanze dell’integruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna e affida al Comitato percorso nascita nazionale il compito di esprimere un motivato parere su eventuali richieste di mantenimento in attività di punti nascita con volumi di attività inferiori ai 500 parti annui, in deroga a quanto previsto dall’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010. Lo scopo di dare mezzi e opportunità alle aree montane dovrebbe attivare il neo assessore regionale alle aree interne, Andrea Gerosolimo, per rendere applicabile la deroga anche nell’entroterra abruzzese. Il decreto ministeriale introduce in Italia modelli sperimentali di erogazione del servizio di ostetricia esistenti in altre aree montane d’Europa: Svizzera, Austria o Germania. L’integruppo parlamentare per la montagna, con un incontro tenutosi a Trento lo scorso 9 febbraio, ha chiarito che lo standard non è legato al numero dei parti per singolo plesso ospedaliero, ma è affidato alla formazione e alla elevata casistica delle equipe mediche ed infermieristiche che svolgono il servizio, consentendo in tal modo il contemperamento tra il diritto di nascere in montagna e il diritto di farlo in condizioni di assoluta qualità e sicurezza.

Punti nascita a rischio in Abruzzo 2013 – 2014

Provincia dell’Aquila, il direttore generale della Asl numero 1, Giancarlo Silveri, intende chiudere il punto nascite di Sulmona, 333 parti nel 2013 e 225 nel 2014, salvando quelli del capoluogo di regione e di Avezzano, circa mille nascite l’anno.

Provincia di Chieti,Asl numero 2 diretta da Francesco Zavattaro, avrà l’obbligo di chiudere il centro nascite di Ortona, che all’attivo ha 554 parti annui, lasciando aperti i centri nascita di Chieti (1.500 parti), Lanciano (800), e Vasto (950).

Provincia di Teramo, Asl numero 4 diretta da Roberto Fagnano, chiuderà il punto nascite di Atri, 467 parti nel 2013 e nel 2014 è arrivato a quota 500, salvando quello di Teramo (900 parti) e Sant’Omero (850).

Provincia di Pescara, Asl numero 3 diretta da Claudio D’Amario, resterà operativo solo il punto nascite dell’ospedale di Pescara, dove i parti superano i 2.000 l’anno e sarà chiuso il punto nascite di Penne che conta   340 parti.

Aggiornamenti

Deroga Lorenzin. Di Giandomenico: “Occorre Operare sul serio” nel Punto nascita di Sulmona 30.11.2015

Di Giandomenico a Gerosolimo: “Non ci sono più scuse” per il Punto nascita di Sulmona 25.11.2015

3 risposte a "Chiusura Punti nascita. Lorenzin firma il Decreto che salverà anche Sulmona"

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