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Custodia cautelare per il boss Mallardo che gestiva il clan a Sulmona con affari anche in Marsica

Sulmona (Aq). Il boss Francesco Mallardo, in libertà  vigilata,  ha continuato a gestire  il suo clan  anche da Sulmona dove si era sistemato con tanto di residenza. La Polizia però lo ha tenuto sotto controllo anche nei suoi spostamenti in valle Peligna. Il boss della camorra è stato  arrestato dalla Squadra mobile di Napoli. La scelta di Sulmona come luogo di dimora del boss, in libertà vigilata, ha garantito a Mallardo un luogo tranquillo e non molto distante da Giugliano in Campania, la più popolosa città italiana non capoluogo, sede principale dei suoi affari. La cittadina peligna, che ospita anche il carcere di alta sicurezza di via Lamaccio, è stata luogo d’incontri e di attività per il boss che vi ha abitato per 2 anni. 

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Francesco Mallardo detto Ciccio’e Carlantonio conosceva il carcere di Sulmona, così come il fratello Giuseppe. Con il cugino Feliciano i due fratelli fondarono il clan Giugliano che riuscì vincitore dalla guerra con il cla Maisto e i cutoliani, controllando così la periferia Est di Napoli

La polizia ha eseguito oggi l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per associazione di tipo mafioso (ex art. 416 bis c.p.), nei confronti di Francesco Mallardo, capo del clan Mallardo, vicino ai casalesi. Contemporaneamente sono state effettuate numerose perquisizioni sia a Napoli che a Sulmona, luogo in cui era in regime di libertà vigilata. A far partire le indagini sarebbero state le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Francesco Mallardo, nonostante la detenzione, continuava a dirigere il clan, riferivano.  Così è emerso che Mallardo ha svolto una vita normale, ha continuato a fumare nonostante la malattia, si è messo alla guida di automezzi, nonostante non abbia la patente, ha gestito e coordinato le attività del clan. Il boss, consapevole di avere strumentalizzato le patologie di cui è affetto (soprattutto quelle al cuore), ha utilizzato i suoi spostamenti per le visite mediche in altre regioni (Puglia), ma senza autorizzazione dell’autorità giudiziaria e soprattutto anche per incontrarsi con i vertici di altri clan. Quando si recava presso gli uffici della Polizia simulava condizioni di salute ben diverse da quelle che teneva ordinariamente, come risultava dalle stesse intercettazioni. Le indagini, condotte dal personale della Squadra mobile di Napoli, sarebbero partite dal momento in cui il boss è stato ammesso alla detenzione domiciliare per motivi di salute. Risulta che Mallardo, non appena uscito dal carcere, ha ripreso le redini del clan dando precise istruzioni agli affiliati. Uno dei primi atti compiuti dal capo clan sarebbe stato quello di vietare agli affiliati di svolgere attività di spaccio di droga nel territorio giuglianese, pena l’adozione di severi provvedimenti. Nelle conversazioni intercettate dalla Squadra mobile di Napoli, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli e il giudice per le indagini preliminari del Tribunale partenopeo, Mallardo parla esplicitamente di affari del clan, di estorsioni, di reimpieghi, di pestaggi ed attentati, di pagamento degli stipendi agli affiliati, di sovvenzionamento delle famiglie dei detenuti affiliati e delle dinamiche interne ai vari gruppi operativi nel clan. Diversi gli argomenti intercettati e tutti di chiaro contenuto camorristico, tra questi le discussioni per la corresponsione delle spese legali per le difese degli affiliati e per il recupero crediti.

Polizia Sulmo Report-age.com 2015 (4)I dialoghi tra Mallardo e i responsabili di altri clan riguardano investimenti del boss in attività economiche, il pagamento degli stipendi, estorsioni, l’attività di riciclaggio e di investimento del boss, la competenza territoriale del gruppo e l’amministrazione delle risorse economiche in cassa, delle agenzie di gioco scommesse, il contrabbando di sigarette, i progetti di edilizia residenziale, il controllo delle attività economiche nelle aree controllate dove, a quanto pare, vige il divieto di apertura di esercizi commerciali senza il benestare dei vertici camorristici. E ancora le discussioni vertevano sull’organizzazione interna e persino del ruolo delle donne nel clan e di quello dei parenti dei detenuti da impiegare come messaggeri. Non solo, vengono intercettati dialoghi sul sostegno ai detenuti affiliati coprendo le spese legali di chi è sotto processo, della gestione del mercato della frutta a Giugliano (Na), dei rapporti con rappresentanti di altri clan e delle eventuali ritorsione nei confronti del collaboratore di giustizia Giuliano Pirozzi.

La residenza a Sulmona (Aq) e gli affari anche in Marsica. Sulmona deve essere piaciuta alla famiglia Mallardo, molto più dell’Aquila dove il boss era stato in carcere per alcuni mesi, quando già risultava malato di cuore. In valle Peligna, appena uscito dall’istituto di pena, Francesco Mallardo si è trasferito con il fratello Feliciano che 2 annetti acquistò un capannone nell’area del nucleo industriale peligno. L’attività è stata chiusa poco dopo. I Mallardo sembrano aver fatto affari anche nel capoluogo Peligno, oltre che in Marsica, interessandosi all’acquisto di terreni e attività produttive. Da indiscrezioni sembra che il boss avesse intenzione di rilevare anche una pizzeria della cittadina. Ciccio e Carlantonio ha abitato nella periferia Sud Est di Sulmona, in un villino tra via Alcide De Gasperi e via Antonio di Renzo. Il 21 luglio un’imponente operazione della Direzione investigativa antimafia in Italia chiama in causa anche il mercato ortofrutticolo del Fucino che sarebbe interamente piegato al clan Mallardo. Anche per questo non mancò, nel corso dell’operazione della scorsa estate, l’esecuzione degli ordini di arresto della Dia proprio nella conca del Fucino. Negli atti dell’inchiesta di allora s’è fatto riferimento ad una telefonata nella quale un imprenditore di Luco dei Marsi  (Aq) veniva convinto a rivolgersi all’organizzazione di trasporto tenuta dal cartello Casalesi-Mallardo.  I trasportatori imponevano un prezzo agli agricoltori che, intimoriti e per non restare con la merce invenduta, cedevano al ricatto. Una quota del servizio trasporto e dei profitti finiva al clan e la rete di trasportatori, caricatori, mediatori si allungava in molte regioni.

Che la polizia lo tenesse sotto controllo risulta dal sequestro di  un motorino guidato proprio dal boss, vicino casa,senza patentino e assicurazione a quanto pare. Tra il primo e il 2 gennaio di quest’anno sembra si dovesse sottoporre ad un intervento chirurgico ad Ancona, nelle Marche, ma dopo questo singolare ricovero di lui non si era saputo più nulla, almeno a Sulmona.

Il ruolo centrale ricoperto dal clan Mallardo, negli equilibri criminali dell’intera Regione Campania, appare evidente agli investigatori considerando le risultanze delle indagini e i rapporti di stretta alleanza tra lo stesso e le organizzazioni criminali vincenti che operano nel Casertano e a Napoli. Proprio questi legami hanno il loro comune denominatore storico nell’appartenenza del clan alla Alleanza di Secondigliano. Francesco Mallardo ha così assunto una posizione apicale non solo sul territorio di Napoli, ma in un ambito ben più vasto di quello entro il quale il clan aveva tradizionalmente cominciato ad operare. Comunque controllato  da molto tempo dalla Mobile di Napoli, la presenza di Mallardo sul territorio sulmonese non è sfuggita alla Polizia di Sulmona che l’ha segnalata, 2 anni fa, alla Squadra mobile dell’Aquila. Da allora è partita una proficua collaborazione tra i 3 uffici ed è stato rilevante l’apporto della Squadra mobile aquilana, ma soprattutto del Commissariato di Sulmona, con numerosi servizi di appostamento e pedinamento effettuati in questi anni di indagine. Il personale della polizia giudiziaria del Commissariato è stato un punto di riferimento e di ausilio sul territorio, costante e presente per la Squadra Mobile di Napoli, durante tutta la fase delle indagini, mentre la Squadra Mobile dell’Aquila è intervenuta ed ha collaborato per i servizi più complessi e lunghi.

mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

Camorra: siamo alla frutta da Giugliano alla Marsica 21.07.2015

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