Colate di cemento sui Parchi nel masterplan della regione verde d’Europa

Una bufera di cemento presto si abbatterà sul polmone verde d’Europa, per l’esattezza nei Parchi nazionali e nelle aree tutelate dall’Unione europea. Sei associazioni di EmergenzAmbiente Abruzzo corrono ai ripari e chiedono alla Regione di riesaminare il pacchetto degli interventi previsti e di abbandonare, una volta per tutte, l’idea di distruzione di ambienti preziosi ed insostituibili allo scopo di diventare, nella migliore delle ipotesi, l’imitazione povera delle grandi località sciistiche delle Alpi. 

Foto Maria Trozzi Report-age.com
Foto Maria Trozzi Report-age.com

A bocciare il masterplan presentato dal governatore Luciano D’Alfonso sono le Associazioni Salviamo l’orso, Lipu (Lega italiana protezione uccelli), Mountain wilderness, Pro natura, Wwf e Touring club italiano. Nel Piano è programmato anche il progetto di collegamento scioviario con 5 nuovi impianti a fune per connettere i complessi sciistici di Roccaraso e Rivisondoli a quelli di passo Godi e Scanno. Tutto da realizzare “In Siti di interesse comunitario e Zone di protezione speciale tutelate a livello europeo – fanno sapere le associazioni ambientaliste –  con interventi per lo sviluppo del turismo invernale nelle aree montane del Parco nazionale del Gran Sasso e di quello della Majella. Interventi a tappeto nel settore del wellness (benessere) con la realizzazione di nuove attività ricettive in tutto il comprensorio settentrionale del Parco nazionale della Majella”. Sono dunque queste le previsioni inserite nel piano di programmazione da finanziare con oltre 100 milioni di euro a quanto pare recuperati dal riassestamento di bilancio del governo nazionale.

Nel capitolo della tutela del territorio, nel piano, sarebbe prevista la regimazione delle acque a scopo irriguo e qualche generico intervento contro il dissesto idrogeologico, la riduzione del rischio idraulico e l’erosione costiera. “In pratica, soltanto interventi che mirano ad arginare gli effetti, senza agire mai sulle cause dei problemi – dichiarano le associazioni ecologiste riunite nel cartello EmergenzAmbiente Abruzzo e aggiungono – chiediamo alla Regione un incontro urgente per riesaminare insieme tutto il pacchetto, sotto il profilo della tutela ambientale, così come proficuamente avvenuto per il Piano di sviluppo del Gran Sasso con il vice Presidente Lolli” questo per evitare il muro contro muro nella fase operativa del progetto che farebbe perdere solo tempo e soldi. “Insistere su interventi pesanti nelle aree protette, a livello nazionale ed europeo, significa infilarsi in un vicolo cieco che non potrà che portare al totale immobilismo ed alla perdita di questi ingenti finanziamenti – scrive in una nota il gruppo ambientalista – I nuovi interventi di infrastrutturazione sciistica proposti sono infatti vietati dalla normativa europea e nazionale posta a tutela di habitat e specie di grande valore ecologico, come l’orso marsicano, il lupo, il camoscio d’Abruzzo e l’aquila reale. Senza considerare che il masterplan di D’Alfonso è in palese contrasto con il rilancio del progetto Ape (Appennino parco d’Europa), con il Patom, strumento voluto anche dalla Regione Abruzzo per la tutela dell’Orso marsicano e con il percorso teso a far riconoscere dall’Unesco le nostre montagne come Patrimonio mondiale dell’umanità. Il rilancio delle attività economiche legate al turismo deve invece procedere di pari passo con il miglioramento della qualità dell’ambiente e del turismo stesso, con relativo aumento del valore dei servizi forniti dall’ecosistema e dell’occupazione locale – aggiungono le associazioni – Un’alternativa verde, insomma, basata su piccoli investimenti diffusi sul territorio a vantaggio di un turismo più moderno e di maggiore qualità, in crescita ovunque, basato sui valori naturali unici del cuore verde d’Europa. Attraverso la riqualificazione in chiave ecologica dei complessi turistico-sciistici, l’attuazione di interventi di risanamento e rinaturalizzazione del territorio e la realizzazione di mille micro-interventi si potrebbe finalmente sviluppare un turismo indipendente dalla presenza di neve sulle piste, in grado di rivitalizzare l’economia delle aree montane in modo durevole, fornendo lavoro ad un gran numero di persone per decenni e migliorando e non peggiorando la qualità del nostro preziosissimo ambiente naturale- conclude il gruppo – Si scommetta invece sulla loro vera valorizzazione perché la nostra regione diventi finalmente un punto di riferimento internazionale nell’ottica di una fruizione sostenibile dei grandi valori ambientali delle nostre montagne,che possono, se ben gestiti, diventare oggetto di grande interesse da parte di crescenti flussi di un turismo qualificato ed importante, sia nazionale che internazionale”.

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