La piattaforma petrolifera Ombrina si farà. Addio Costa dei Trabocchi

Roma. Un colpo di mano, deciso dal dirigente del ministero dello sviluppo economico, pare abbia sbloccato la conferenza dei servizi per il progetto petrolifero Ombrina a favore dei petrolieri. Per gli abruzzesi la condanna è a 24 anni di estrazioni di petrolio di qualità discutibile, olio nero che servirà all’Italia per essere autosufficiente per non più di un mese, in tutto. 

In campagna elettorale il candidato presidente Luciano D'Alfonso dichiarò battaglia agli Ufo riferendosi alla piattaforma petrolifera Ombrina mare 2:
In campagna elettorale, da candidato presidente della regione Abruzzo, il governatore Luciano D’Alfonso dichiarò battaglia agli ufo riferendosi alla piattaforma Ombrina: “Il mare Adriatico sarà il più grande parco di cui disporrà l’Abruzzo. E noi lo rispetteremo, come è giusto che accada, sia dalle invasioni degli Ufo, perché ci sono Ufo che si sono messi in cammino, ma poi riconcilieremo l’acqua salata del mare con l’acqua dolce dei fiumi”

Un giorno nero per l’Abruzzo e il mare Adriatico, così commentano l’esito della conferenza dal Comitato No Ombrina. “Siamo abruzzesi, siamo pastori non siamo pecore, cari signori. Pane e olio, senza petrolio. C’è l’Abruzzo da rispettare, via i pirati dal nostro mare” questo lo slogan urlato davanti alla sede del ministero dai manifestanti.
«E’ davvero un giorno buio per il nostro Abruzzo – a caldo il Sottosegretario regionale con delega all’Ambiente, Mario Mazzocca denuncia le violazioni commesse dal ministero dello sviluppo economico – Oggi si è registrato un fatto grave ed inaudito, un evento a metà fra il raro e l’unico da quando esiste in Italia l’istituto della Conferenza dei servizi. Un dirigente di un Ministero, dunque agente per conto del Governo, che si arroga il diritto di valutare e determinare su temi di competenza di un diverso organo costituzionale dello stato. Una decisione, quella di dichiarare conclusa la conferenza a meno che emergano nuovi elementi che portino a riaprirne i lavori, che lascia increduli -si domanda Mazzocca – Nuovi elementi ? E gli elementi evidenziati sia il 14 ottobre scorso, che oggi, non sono forse nuovi elementi? Fino a prova contraria, e tale prova non può essere fornita da un Ministro, ad oggi sono vigenti sia la legge regionale di divieto di ricerca, estrazione e altre attività petrolifere entro le 12 miglia, che quella istitutiva del parco marino dei Trabocchi. Due leggi che, con il verbale odierno, il Ministero dimostra di infrangere. Un comportamento grave ed inqualificabile in una Conferenza dei Servizi che, al contrario, andava immediatamente chiusa per manifesta sopravvenuta improcedibilità – continua Mazzocca – è che, alla luce delle vigenti disposizioni di legge regionali, il Governo centrale si trova ad un bivio: o si affretta ad impugnarle attendendo il giudizio sulla relativa costituzionalità (probabilmente consentendo, però, il pronunciamento sulla legittimità dei referendum promossi da 10 regioni), ovvero provvede ad emanare un proprio decreto (non sarebbe la prima volta), come suol dirsi mettendoci la faccia e assumendosi l’intera responsabilità morale e politica della vicenda. Non sono ammesse puerili scorciatoie come quella odierna; noi non ce ne staremo con le mani in mano. Fin da venerdì, per tramite della Avvocatura Regionale, riuniremo tutte le professionalità legali dei Comuni interessati per attivare tutti gli strumenti di legge per far valere le ragioni del nostro territorio – chiosa Mazxocca – Oggi più che mai occorre lavorare tutti uniti per continuare la battaglia contro le trivellazioni e per uno sviluppo del nostro territorio realmente sostenibile, oltre che procedere nell’avvio di tutte le procedure per opporsi a tale decisione; dalla previsione dell’ormai più che probabile ennesimo ricorso alla magistratura amministrativa, alla valutazione del profilo strettamente procedimentale in ordine al mancato rispetto di vigenti disposizioni di legge».
Gli ambientalisti non si arrendono perché credono sia un vero e proprio sopruso quello che oggi a Roma ha portato alla decisione finale per costrure la piattaforma e i nuovi 6 pozzi a pochi chilometri dalla spiaggia. Vorrebbero ribaltare il risultato gli attivisti, contano sull’impegno degli abruzzesi e per avere giustizia presenteranno esposti e ricorsi in campo penale e amministrativo passando anche per la Commissione europea. Una riunione difficile quella di oggi al Mise, resa ancora più complicata dalle nuove leggi regionali, approvate in queste settimane in Abruzzo, in antitesi alle trivelle e alla politica governativa. “Sarà interessante leggere il verbale per scoprire chi e con quali argomenti ha superato le innumerevoli criticità del procedimento e le norme di salvaguardia vigenti del parco marino – scrivono in un comunicato i No Ombrina – Ovviamente metteremo sotto la lente di ingrandimento il comportamento dei singoli funzionari che hanno partecipato all’iter. Con i ricorsi e con la continua azione dei cittadini vedremo di affondare Ombrina prima che compaia all’orizzonte del nostro mare. Resta il problema di un Governo tutto votato alla causa dei petrolieri, con un’azione che stride sempre di più con gli allarmi che gli scienziati da tutto il mondo stanno lanciando sull’uso dei combustibili fossili. Proprio oggi l’Associazione Mondiale di Meteorologia ha lanciato un vero e proprio monito. Se non si tagliano le emissioni di gas climalteranti provenienti da carbone, petrolio e gas il nostro pianeta sarà reso, testualmente, più pericoloso e inospitale per le future generazioni“. Il Comitato No Ombrina consiglia di leggere questo comunicato sulle concentrazioni di gas serra dell’Organizzazione metereologica mondiale (clicca qui per la traduzione in italiano del testo del comunicato) per comprendere l’urgenza di bloccare ogni altro progetto petrolifero. Il Presidente degli Stati uniti d’America Barack Obama ha bocciato pochi giorni fa l’oleodotto Keystone perché una volta costruito avrebbe vincolato le politiche di taglio delle emissioni per troppi anni. “Invece secondo il Ministero del cosiddetto Sviluppo Economico, l’Abruzzo dovrà ospitare Ombrina per i prossimi decenni affossando l’economia turistica della bellissima Costa dei Trabocchi e quella dell’agricoltura di qualità – concludono i No Ombrina –  Evidentemente per il governo Renzi tutto ciò deve passare in secondo piano perché gli interessi dei petrolieri sono strategici, al contrario di quelli della comunità”. Gli abruzzesi non ci stanno: “Resisteremo ad oltranza! Non lasceremo niente di intentato”.

Il petrolio d’Abruzzo. In terra e in mare è poco ed è di pessima qualità l’olio nero abruzzese. Non cambierà lo scenario energetico nazionale. Le stime fornite dai petrolieri sono di 20/40 milioni di barili di petrolio da Ombrina.  In Italia ne consumiamo 1.5 milioni al giorno. Nella migliori delle ipotesi e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina basterà a soddisfare 2 o al massimo 4 settimane di fabbisogno nazionale di energia e questo sarà il risultato complessivo dopo 24 anni di estrazioni. La spesa non vale l’impresa. Il petrolio dell’Adriatico è di qualità  scadente, zeppo di impurità sulfuree, l’indice Api è 17 (indica il peso specifico rispetto all’acqua. Un grado Api superiore a 10 (es. 40 °API, ovvero densità 0,825) indica che il petrolio è più leggero dell’acqua e perciò vi galleggia sopra. Un grado inferiore a 10 (es. 8 °API, densità 1,014), al contrario, indica che il petrolio è più pesante dell’acqua e, di conseguenza, affonda in essa). Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione nel luogo della estrazione.

20070616-EN-FPSO_Firenze-016Una Nave Fpso fatta apposta per la costa Teatina. La piattaforma Ombrina mare 2 sarà installata a circa 6 km dalla spiaggia e a 10 km sarà piazzata la Fpso, Floating production storage and offloading unit, ovvero una unità galleggiante di stoccaggio, necessaria per il trattamento e scarico idrocarburi. Operazioni da eseguire con una delicata eliminazione di scarti sulfurei, e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. L’insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80 mila kg al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi e questo ogni giorno. La ricercatrice italo americana Maria Rita D’Orsogna spiega che la reazione chimica di base è il processo Claus, una reazione all’equilibrio, che non è mai completa al 100% e che porta a scarti collaterali fra cui il pericoloso idrogeno solforato (H2S) che sarà  bruciato. In Italia i limiti di H2S sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di H2S , mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite tollerato in  atmosfera è di 0.00065 ppm. I petrolieri dicono che lo Zolfo sarà  utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma nel mondo esiste una sovrapproduzione di Zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L’industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo. Ombrina ne produrrà 500 Kg al giorno. Come li smaltirà? Nel mondo lo si stocca a cielo aperto o lo si sotterra perché non si sa cosa farne. Oltre alle emissioni atmosferiche, ci sono i rilasci di scarti in mare, accidentali o volontari, di materiale di perforazione e di acque di produzione che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo della Norvegia parlano di 3 mila tonnellate l’anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Lo studio Goomex commissionato dal governo americano nel golfo del Messico accertò che i tassi di Mercurio, nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme, erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Studi norvegesi e inglesi riportano situazioni simili. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, per di più l’Agenzia regionale per la tutela ambientale accertò l’inquinamento “medio” attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l’inquinamento era rimasto “basso”, questo dopo solo 3 mesi di operazione. All’interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall’Unione europea. Si chiude il mare ai pescatori per lasciarlo ai petrolieri. Durante le prove del 2008, denuncia D’Orsogna, i petrolieri usarono fanghi a base di oli diesel, vietati nei mari del Nord dal 2000. In Abruzzo saranno liberi di fare ciò che è vietato, in aptria, alla Rockhopper. Agli investitori viene spiegato che il pozzo necessita di stimolazione artificiale fra cui acidificazione e fratturazione, tecniche invasive, inquinanti e pericolose. Agli Abruzzesi non viene detto niente, naturalmente.

Aggiornamento

Ombrina. Il ministero si muove per la sospensione della petroliera autorizzata 21.12.2015

No Ombrina. I parlamentari abruzzesi affilano le armi. Si lavora sull’emendamento alle Legge di stabilità 24.11.2015

Incontro No Ombrina. Parlamentari abruzzesi al confronto: verso l’emendamento alla legge di stabilità 21.11.2015

Via libera alla piattaforma Ombrina: operatori turistici sul piede di guerra 10.11.2015

Approfondimento

Barriera di trivelle sull’Adriatico: Ombrina, Elsa, Rospo mare. A rischio persino la navigazione da diporto 25.05.2015

 

Via libera dal Ministero dello Sviluppo Economico alla Piattaforma Ombrina Mare 2

Wwf: ‘Totale scollamento tra governo  nazionale e intera Regione’

La battaglia continuerà in tutte le sedi 

L’approvazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico della piattaforma petrolifera con annessa nave di prima raffinazione “Ombrina Mare 2” a poche miglia dalla costa teatina in Abruzzo per il WWF è il segno del totale scollamento tra il Governo nazionale e il territorio. 

“Il Governo nazionale, e in particolare il Ministero dello Sviluppo Economico, ha colpevolmente ignorato la volontà di una intera regione – dichiara Dante Caserta, Vicepresidente del WWF Italia – Ha considerato carta straccia gli atti ufficiali della Regione Abruzzo che ha approvato due leggi tese a vietare la realizzazione dell’opera, non ha tenuto conto della volontà di Enti locali e Associazioni imprenditoriali del turismo, pesca e produzioni agroalimentari che da sempre si sono opposti a quest’opera. Si vuole mettere a tacere la voce di migliaia e migliaia di cittadini che, attraverso le Associazioni ambientaliste e in prima persona, da anni manifestano il proprio dissenso contro un’opera deleteria per l’ambiente e la salute. Oggi  il Ministero dello Sviluppo Economico non ha certo assicurato lo “sviluppo economico” di chi vive in Abruzzo e sulle coste del Mare Adriatico, ma esclusivamente quello della lobby dei petrolieri: davvero un pessimo segnale a meno di tre settimane dall’avvio della COP 21 di Parigi sul clima. Nonostante questo atteggiamento di chiusura, la battaglia contro Ombrina Mare 2 non è certamente finita per il WWF: la procedura e le modalità seguite dalla Conferenza di servizi convocata dal Ministero offronoulteriori motivi di ricorso davanti alla giustizia italiana ed europea. Il WWF ha già impugnato il decreto di autorizzazione sulla Valutazione di Impatto Ambientale e non lascerà nulla di intentato per fermare questo vero scempio ai danni del Mare Adriatico e del rispetto della volontà dei cittadini.


Trivelle: in piazza contro Ombrina 

Roma Ombrina Trivelle legambiente Report-age.com 2015Legambiente: “L’ostinazione del ministero dello sviluppo economico nel voler a tuti i costi perseguire nell’iter autorizzativo di Ombrina è assolutamente inconcepibile e irresponsabile e conferma la deriva petrolifera del Governo Renzi”

“Il comportamento del Ministero dello sviluppo economico è inconcepibile e irresponsabile. Oggi ci saremmo aspettati quantomeno una sospensione dell’iter autorizzativo, se non la revoca, viste le due leggi regionali vigenti che di fatto vietano la costruzione della piattaforma a largo della costa teatina. Ci sembra assurdo che non sia stato minimamente tenuto conto del contenuto di due norme che sono state regolarmente votate e approvate dal consiglio regionale abruzzese, sulla cui illegittimità dovrà esprimersi nel caso la corte costituzionale e non di certo i funzionari del ministero stesso. Nonostante inoltre il parere contrario delle regioni, dei comuni, dei cittadini e delle tante associazioni ambientaliste scese oggi in piazza a Roma contro Ombrina Mare, la piattaforma petrolifera che dovrebbe sorgere a largo della costa abruzzese, il Mise pur non avendo oggi rilasciato il nulla osta definitivo al progetto, di certo, non ha dimostrato nessun interesse nel voler fermare questo progetto.” Così commenta Giuseppe Di Marco, presidente di Legambiente Abruzzo presente alla manifestazione organizzata sotto al ministero dello Sviluppo Economico a Roma, dove si è tenuta la Conferenza dei Servizi sul progetto “Ombrina Mare”. La piattaforma farà male all’ambiente, al territorio, alla salute dei cittadini e alle attività come il turismo e la pesca. Legambiente continuerà a battersi con tutti i mezzi che ha a disposizione, e nel caso del rilascio dell’autorizzazione, anche facendo ricorso alla giustizia amministrativa, viste le numerose lacune sia nel progetto che nell’iter procedurale. “L’ostinazione che sta dimostrando il Ministero dello sviluppo economico – aggiunge Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente – è la stessa che sta avendo il Governo Renzi in materia di trivellazioni petrolifere, decidendo di non ascoltare la voce dei tanti cittadini e delle associazioni che si dicono contrarie a questa assurda scelta. Pensare che il futuro energetico del Paese possa essere legato al petrolio e alle trivelle vuol dire riproporre un modello vecchio, insensato e inefficace. Oggi è evidente l’urgenza di abbandonare la deriva petrolifera e investire finalmente in energie rinnovabili, risparmio ed efficienza energetica. Non sono solo le associazioni a chiederlo ma anche le stesse Regioni, visto che nei mesi scorsi da ben 10 amministrazioni hanno richiesto un referendum per l’abrogazione delle norme pro trivelle, che, a questo punto, rappresenterà ancora di più un importante strumento per un futuro energetico diverso.”


Progetto Ombrina. I manifestanti davanti al Mise per la piattaforma atto finale

Roma ore 10 del 9.11.2015  Da un’ora davanti al ministero per lo sviluppo economico oltre un centinaio di ambientalisti Wwf, No Ombrina e No Triv manifestano in attesa di sapere che cosa ne sarà dell’Abruzzo.

Poco trapela dalle segrete stanze dove, voci di corridoio riferiscono che gli amministratori della costa dei Trabocchi stanno dando filo da torcere ai rappresentanti della Rockhopper, la società che progetta la piattaforma petrolifera a circa 6 km dalla spiaggia, a 10 km verrebbe piazzata la nave desolforante Fspo per stoccare e trattare il petrolio, di bassa qualità, estratto dai 6 pozzi della Compagnia petrolifera che insiste nel mare Adriatico e in Abruzzo. A quanto pare i vertici governativi avrebbero rigettato la richiesta di sospensione della Conferenza di servizi presentata per il vigore delle leggi regionali sul divieto di trivellazioni entro le 12 miglia dalla spiaggia e sulla istituzione del Parco regionale marino Trabocchi del chietino.
Ancora un ultimo passaggio, un ultimo Sì, è necessario per questa ennesima trivellazione nell’Adriatico. Potrebbe trattarsi dell’atto finale? Gli attivisti, numerosi anche quelli del Wwf Abruzzo, non ne sono convinti. C’è speranza, non è ancora decisa l’ultima per il progetto. In attesa di sapere cosa ne sarà dello sviluppo eco-sostenibile dell’Abruzzo e del turismo sulla costa dei Trabocchi, le immagini de questa mattinata ambientalista capitolina dinanzi al Mise.

Le immagini della manifestazione della mattinata degli ambientalisti dinanzi al Mise

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Aggiornamento

No Ombrina. I parlamentari abruzzesi affilano le armi. Si lavora sull’emendamento alle Legge di stabilità 24.11.2015

Incontro No Ombrina. Parlamentari abruzzesi al confronto: verso l’emendamento alla legge di stabilità 22.11.2015

Approfondimento 04.11.2015

Report Ombrina: 24 anni di estrazioni per un totale di 4 settimane di fabbisogno soddisfatto


La trivellopoli sulla Costa dei trabocchi

Già Rospo mare ingrassa il mare d’Abruzzo con altri 3 nuovi pozzi verso la riva, quelli del progetto Edison, la multinazionale scampa, per il momento, la bonifica della discarica dei veleni più grande d’Europa che nel cuore d’Abruzzo conoscono tutti col nome di Polo chimico Bussi (Pe). Del trio petrolifero che costeggia la regione verdognola d’Europa le 3 trivelle si aggiungono ai produttivi 31 rospi, ossia 31 pozzi della piattaforma Rospo mare che trivellano a 18 km dalla riva.

Elsa 2 per la ricerca di idrocarburi aggiunge, alle sue vecchi e attempate trivelle, un altro pozzo esplorativo a soli 7 km dalla battigia, a due passi insomma dalla Riserva naturale regionale Ripari di Giobbe, il permesso di ricerca di idrocarburi in mare è denominato B.R268.RG, per complessivi 126.68 km2, di cui sono titolari Petroceltic Italia srl e Cygam energy Italia spa, già Vega oil srl. Il pozzo è a poche decine di metri da Elsa 1, altra perforazione partita nel 1992 ad opera dell’Agip. Navi al seguito e un gran traffico navale comprometteranno per sempre la navigazione da diporto.

La Trivellopoli del chietino. La costa dei trabocchi che erediterà dalle sorelle della terra ferma inquinamento e problemi di circolazione tra immancabili gimcane per le imbarcazioni con divieti di passaggio, limiti di accesso, di sosta e parcheggio con navi, installazioni, tubi, cavi e galleggianti ovunque. Una bolgia dantesca brutta copia dell’inferno nel ravennate. Il groviglio descritto non è affatto una esagerazione. Sono evidenti le ricadute negative sul turismo e sulla pesca. Perché questo andirivieni di cavi e condutture, inclusa la piattaforma Ombrina mare e la nave Fpso, comporterà divieti di ancoraggio, pesca a strascico nonché di qualsiasi attività che possa interessare il fondo marino come già accade nell’area di mare racchiusa dal poligono contraddistinto dal progetto Medoil/Ombrina sea line 463 m a dritta e a sinistra lungo tutte le condutture, divieto di pesca e ancoraggio per motivi di sicurezza. Non solo, è da rispettare il divieto (1 miglio dalla testa di pozzo Ombrina Mare 2 Dir.) di transito, ormeggio, pesca con qualsiasi mezzo, a nuoto, in immersione e pesca subacquea. Idem per le navi di perforazione posizionate provvisoriamente, è vietato sostarvi e transitare entro il raggio di 500 m, lo stesso per le piattaforme mobili. mariatrozzi77@gmail.com

Comunicato Organizza metereorologica mondiale

Interazione tra CO2 e vapore acqueo amplifica il riscaldamento

Ginevra 9 nov 2015 (WMO) La quantità di gas a effetto serra nell’atmosfera ha raggiunto un  nuovo record nel 2014, proseguendo una crescita inarrestabile che alimenta i cambiamenti climatici e renderà il pianeta più pericoloso e inospitale per le generazioni future. Il Bollettino dei gas serra dell’Organizzazione del meteorologica mondiale indica che tra il 1990 e il 2014 c’è stato un aumento del 36% di riscaldamento sul clima a causa dei gas a lunga durata ad effetto serra, come il biossido di carbonio (CO2), il metano (CH4) e il protossido di azoto (N2O) derivanti da attività industriali, agricole e domestiche. Il rapporto del Wmo evidenzia l’effetto di interazione e di amplificazione tra i livelli crescenti di CO2 e vapore acqueo, quest’ultimo uno dei principali gas a effetto serra anche se di breve durata. L’aria calda contiene più umidità e il crescere delle temperature superficiali causate da CO2 porterebbe ad un aumento dei livelli di vapore acqueo totale che si aggiunge all’effetto serra. Con l’aumento della concentrazione di CO2 si arriverà ad incrementi spropositati di energia termica e di riscaldamento dal vapore acqueo. “Ogni anno riportiamo un nuovo record di concentrazioni di gas serra – dischia il segretario generale Omn, Michel Jarraud – Ogni anno si dice che il tempo sta per scadere. Dobbiamo agire ora per ridurre drasticamente le emissioni di gas, a effetto serra, se vogliamo avere la possibilità di mantenere l’aumento delle temperature a livelli gestibili”. Le concentrazioni atmosferiche di CO2, gas serra più longevo, hanno raggiunto 397,7 parti per milione (ppm) nel 2014. Nell’emisfero boreale hanno superato il livello di guardia, di 400 ppm, a Primavera 2014. Nella Primavera del 2015, la concentrazione media globale di CO2 ha superato ancora il limite massimo di 400 ppm. “Presto la media a livello mondiale dei livelli di CO2 sarà superiore a 400 parti per milione e sarà una realtà permanente – ha dichiarato Jarraud – La C=2 non si vede, è una minaccia invisibile, ma molto reale. Significa temperature più calde a livello globale, eventi meteorologici estremi come ondate di calore e inondazioni, scioglimento dei ghiacci, con l’innalzamento del livello del mare e una maggiore acidità degli oceani. Questo sta accadendo ora e ci stiamo muovendo in un territorio inesplorato a una velocità spaventosa – conclude Jarraud – L’eccesso di energia intrappolata da CO2 e da altri gas serra che come effetto il riscaldamento della superficie terrestre che porta ad aumentare il vapore acqueo atmosferico. Quest’ultimo, a sua volta, intrappola ancora più calore. L’anidride carbonica rimane nell’atmosfera per centinaia di anni e nel mare ancora più a lungo. Passato, presente e emissioni future avranno un impatto cumulativo per il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani globale. Le leggi della fisica non sono negoziabili”. The Greenhouse Gas Bulletin WMO riferisce sulle concentrazioni atmosferiche e non sulle emissioni di gas serra. Le emissioni rappresentano ciò che accade nell’atmosfera. Le concentrazioni rappresentano invece ciò che rimane in atmosfera dopo il complesso sistema di interazioni tra l’atmosfera,la biosfera, la criosfera e gli oceani. Circa 1/4 delle emissioni totali è raccolto dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera, riducendo in questo modo la quantità di CO2 nell’atmosfera. Il Bollettino Greenhouse gas fornisce una base scientifica per il processo decisionale. Wmo rilancia i negoziati sui cambiamenti climatici delle Nazioni unite a Parigi, incontro che si terrà dal 30 novembre all’ 11 dicembre. L’organizzazione presenterà anche un rapporto sulle emissioni (Gap) separato dal Programma delle Nazioni Unite che si concentra sulle emissioni annue di CO2. Concentrazioni atmosferiche. L’anidride carbonica (CO2) rappresentava circa il 83% del totale incremento del forcing radiativo da gas longevi serra negli ultimi 10 anni. Il livello pre-industriale di circa 278 ppm ha rappresentato un equilibrio tra l’atmosfera, gli oceani e la biosfera. Le attività umane, come la combustione di fossili ha alterato l’equilibrio naturale e nel 2014, la media a livello globale era del 143% rispetto ai livelli pre-industriali. Nel 2014, la concentrazione media annua globale di CO2 ha raggiunto 397,7 ppm con un aumento annuo vicino a quello in passato registrato in 10 anni. La media annuale globale rischia di passare a 400 ppm già nel 2016.

Il metano CH4 è il secondo più importante gas a effetto serra a lunga durata. Circa il 40% del metano viene emesso nell’atmosfera da fonti naturali (ad esempio, zone umide e termiti), e circa il 60% proviene da attività umane, quali allevamento di bestiame, riso agricoltura, lo sfruttamento dei combustibili fossili, le discariche e combustione della biomassa. Metano atmosferico ha raggiunto un nuovo massimo di circa 1833 parti per miliardo (ppb) nel 2014 ed è ora 254% del livello pre-industriale.

Il protossido di azoto (N2O) viene emesso in atmosfera sia naturali (circa il 60%) e da fonti antropiche (circa il 40%), compresi gli oceani, il suolo, la combustione della biomassa, l’uso di fertilizzanti e vari processi industriali. La sua concentrazione atmosferica nel 2014 era di circa 327,1 parti per miliardo. Si tratta di 121% dei livelli pre-industriali. Essa gioca un ruolo importante nella distruzione dello strato di ozono stratosferico che ci protegge dai raggi ultravioletti nocivi del sole.

Vapore acqueo e CO2 sono i 2 principali gas ad effetto serra. Ma è CO2 è il principale motore del cambiamento climatico. Modifiche vapore acqueo sono i cosiddetti meccanismi di feedback e si verificano in risposta al cambiamento di CO2. Per uno scenario in considerazione il raddoppio di è concentrazione di CO2 da condizioni pre-industriali, vale a dire da circa 280-560 ppm, il vapore acqueo e le nubi a livello globale porterebbe ad un aumento del riscaldamento atmosferico che è circa 3 volte superiore a quello dei gas serra che durano di più, in base al Bollettino.

A livello globale media di CO2, CH4, N2O e frazione molare (a) e il suo tasso di crescita (b) dal 1984 al 2014. Le differenze nelle medie annue successive sono mostrati come colonne ombreggiate (b).

Note per i redattori Il Wmo globale Atmosfera Guarda Programme (www.wmo.int/gaw) coordina osservazioni e analisi dei gas a effetto serra e di altre specie di traccia sistematiche. 50 paesi hanno contribuito a produrre i dati del Bollettino Gas serra. I dati di misura sono segnalati dai paesi partecipanti , archiviati e distribuiti dal Centro mondiale di dati per Gas serra (Wdcgg) presso l’Agenzia meteorologica del Giappone. (http://ds.data.jma.go.jp/gmd/wdcgg). Per ulteriori informazioni contattare Chiara Nullis, Wmo addetto stampa. Tel 41-22-7308478. Telefono cellulare 41-79-7091397. Cnullis Email (at) wmo.int

Dossier. Ai confini delle calamità: i prossimi saranno Profughi Climatici

Dossier Wwf Italia

Milioni di Regali

Trivelle in vista dossier 2013

Aggiornamenti

Ombrina: a dicembre il Tar Lazio discute sul ricorso di Regione e Comune di Vasto  17.11.2015

6 risposte a "La piattaforma petrolifera Ombrina si farà. Addio Costa dei Trabocchi"

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