Report Ombrina: 24 anni di estrazioni per un totale di 4 settimane di fabbisogno soddisfatto

di Maria Trozzi

Il 15 maggio 2015 la Giunta regionale abruzzese dà parere negativo al Ministero dell’ambiente per il Piano ricerca e produzione di idrocarburi nell’Adriatico proposto dalla Croazia. Parere espresso nell’ambito della procedura di Vas (Valutazione ambientale strategica). Così il Piano idrocarburi viene sospeso, i croati decidono di scommettere sul turismo. Le giustificazioni della Regione dei Parchi, per bocciare le ambizioni croate, non valgono però per fermare il progetto petrolifero Ombrina mare 2 della Rockhopper. Oltre 24 anni di estrazioni di petrolio di qualità discutibile che servirà ad accendere, magari i motori dei veicoli, solo per un mesetto.

No trivelle Report-age.com 2015Le ragioni del NO al Piano Croato di ricerca e produzione di idrocarburi. “Il parere negativo è stato espresso ritenendo che l’attuazione del Piano in esame, che pianifica, in tutta la porzione del mare Adriatico croato, esecuzioni di rilievi sismici e perforazioni esplorative, finalizzate alla ricerca di idrocarburi, determinerà rilevanti impatti negativi sull’ambiente marino dell’intero spazio Adriatico, con ripercussioni anche per la Regione Abruzzo” si legge nella delibera. Tra le altre motivazioni che vengono addotte, a sostegno delle ragioni del no, è anche la coerenza di tali attività di ricerca con le direttive europee sullo sviluppo ecocompatibile dell’ambiente marino. Si legge ancora nella delibera dell’esecutivo regionale: “La strategia di ricerca degli idrocarburi nell’Adriatico risulta antitetica rispetto alla strategia europea volta allo sviluppo delle energie rinnovabili e ad una crescita sostenibile intelligente e solidale, che favorisca un’economia basata su un nuovo sistema energetico rinnovabile, in grado di contrastare i fenomeni del cambiamento climatico”. In conclusione, l’attuazione del Programma croato, oggi completamente cancellato, comporterebbe “rilevanti impatti negativi sull’ambiente marino del Mare Adriatico, con ripercussioni anche per l’Abruzzo” (fonte).

Perimetrazione del Parco della costa teatina Report-age.com 2015
Perimetrazione Parco costa teatina

Da qui le considerazioni relative all’altro progetto petrolifero, Ombrina, che interessa la  costa abruzzese, a ridosso della quale si cerca, ormai da 14 anni, di istituire il Parco nazionale della costa Teatina. E’ la futura area protetta già prevista dal 2001 con legge nazionale e che, ufficialmente riconosciuta, fungerebbe da freno alle future mire espansionistiche dei petrolieri sull’Adriatico e alle trivellazioni progettate a ridosso della provincia di Chieti, riesumate dal decreto Passera (decreto sviluppo 2012). Si tratta di attività di perforazione, prospezione e ricerca in mare i cui procedimenti di autorizzazione sono in itinere dall’entrata in vigore del decreto Prestigiacomo (2010). Quest’ultimo è il provvedimento che impone un limite minimo di distanza dalla spiaggia (almeno 5 miglia) per i pozzi petroliferi, è il primo limite in Italia. Così chiuso e con i fondali marini bassi, a differenza degli oceani, sversamenti di petrolio e incidenti in Adriatico provocherebbero un danno irrecuperabile per il nostro mare. Un fatto come quello accaduto a maggio a Santa Barbara, in California, in Italia decreterebbe la fine per l’intera costa Orientale, la terminazione delle ambizioni di sviluppo turistico degli abruzzesi già alle prese con tanti progetti devastanti: teste di pozzo, trivelle e navi desolforanti a pochi metri dalla spiaggia, cavidotto e piattaforme operative da decenni. Un traffico che non dà più tregua nemmeno alla navigazione da diporto, quasi completamente bloccata.

Gabbiano sporco di petrolio Ombrina Elsa Report-age.com 2015
Fonte immagine

Vasto (Ch).  Il 22 gennaio 2013 tra Vasto e Termoli, a circa 12 miglia dalla costa, una macchia di idrocarburi impone l’arrivo di 2 robot Rov, uno da Ancona e uno da Napoli, e una squadra di sommozzatori della Capitaneria di porto di San Benedetto del Tronto (Ascoli Piceno). Viene allertato anche il rimorchiatore Fortitudo della Castalia, convenzionato con il ministero dell’ambiente per svolgere operazioni antinquinamento. La presenza della macchia oleosa in acqua è stata segnalata da Edison nei pressi delle piattaforme Rospo mare e della nave Alba marina adibita alla raccolta e allo stoccaggio del petrolio estratto in zona. L’allarme scatta la notte precedente, verso le 23.30, grazie all’allerta della Guardia costiera di Termoli. Lo sversamento viene individuato è circoscritto con panne di contenimento. E’ il rec-oil, sistema che separa le componenti oleose dall’acqua marina, a recuperare parte delle sostanze inquinanti finite nell’Adriatico selvaggio. Nell’area dello sversamento  non manca il posizionamento delle barriere isolanti. E’ un intervento costoso per la comunità anche e soprattutto in termini di danno ambientale.

L’istituzione del Parco nazionale della Costa teatina, per porre limiti alle estrazioni petrolifere, rimane agli sgoccioli. Il Parco sembra fatto, ma ai confini, disposti dal Commissario Giuseppe De Dominicis, si oppongono la gran parte dei sindaci della costa dei Trabocchi che, raccolti in quella perimetrazione dell’area protetta già striminzita per accontentarli, restano da tempo affascinati dai progetti di speculazione edilizia in programma sulle spiagge dei comuni che amministrano come feudatari. Insormontabili gli ostacoli all’ufficializzazione del Parco, ovvero alla firma del decreto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, disposta a settembre 2015, ma finita in un nulla di fatto.

No OMbrina si Parco, la trivella d'Abruzzo Report-age.com 2014
Foto Trozzi Report-age.com 2014

Tra le ragioni di fondo che impediscono la nascita del Parco nazionale dei Trabocchi, riparo per la biodiversità e ultima spiaggia per ridimensionare i progetti petroliferi, incluso Ombrina mare 2, ci sono le tante programmate cementificazioni. Quella prevista a San Vito Chietino (Ch) viene stanata il 29 maggio 2015 quando viene reso pubblico l’ordine del giorno del Consiglio comunale. La ferma opposizione dell’amministrazione di San Vito alla perimetrazione del Parco nazionale della Costa Teatina, istituito dalla legge n. 93 del 2011,  non è legata alla paura del solito carrozzone politico che seguirebbe al Parco. Le denunce per il presunto mancato coinvolgimento nel lavoro del commissario e le critiche alla perimetrazione che sarebbe messa a punto su carte topografiche datate,  sono capricci interessati. Basta dare un’occhiata all’Ordine del giorno dell’assise civica di fine maggio 2015 del Comune di San Vito Chietinp. Il Parco ostacolerebbe un mastodontico villaggio turistico da ergere nell’area che si dovrebbe delimitare e proteggere. E’ da sbancare un’intera collina per cementificare 140 mila m² di terreno, realizzando strutture con piscine, sale e appartamenti per ricavare in tutto oltre 600 camere. A svelare l’arcano sono i movimenti Zona22 e San Vito beni comuni, col supporto di Wwf, Legambiente, Italia nostra, Lipu e Pro natura Abruzzo. Non solo, a condizionare l’amministrazione sono le innumerevoli diffide e  richieste di risarcimento danni, dei cementificatori d’Abruzzo, per circa 7 milioni di euro, nel caso di mancata realizzazione della titanica opera.

Striscione sul parco della costa teatina
Parco costa teatina 2013 foto Trozzi

A fine settembre 2015 la commedia per la nascita formale dell’area protetta degenera in farsa. Nonostante la perimetrazione pronta e il Commissario che lascia l’incarico, assolto in pieno, dettando persino i tempi e i modi per giungere alla firma del Decreto presidenziale, la Regione fa dietrofront. Il governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, decide di rinviare il tutto alla Conferenza Stato-Regioni, dando credito agli amministratori  delle località costiere. Alle associazioni ambientaliste abruzzesi non rimane che chiedere aiuto, direttamente, alla Presidenza del consiglio dei ministri e al Capo dello Stato, Sergio Mattarella. (Arci, Italia Nostra, Fai, Legambiente, Lipu, Marevivo, Pro Natura e Wwf). Nessuno risponde all’appello, ma nella confusione la proposta di un nuovo parco, forse marino e forse regionale, semina zizzania tra gli ambientalisti della Regione. Nel gruppo Emergenza ambiente Abruzzo alcuni ritengono indispensabile concentrarsi solo sul Parco nazionale, altri invece, i No Ombrina si scollano. La loro strategia non è una reale strategia, tutto ciò che può evitare l’arrivo di ombrina è ben accetto, dal fronte che punta alla istituzionalizzazione del Parco nazionale della costa teatina sollecitano persino l’avvio della procedura per l’istituzione di un’area marina protetta che, in tutte le sue accezione, rappresenta un piano di riserva. Si chiamerà Parco marino Trabocchi del chietino, probabilmente  sarà regionale e sorgerà tra San Vito e Rocca San Giovanni, in provincia di Chieti.

Dubbi sull’area marina protetta, da istituire con legge regionale non mancano. Il 29 ottobre 2015, il progetto di legge 150/2015 recante l’Istituzione del Parco naturale regionale Trabocchi del Chietino e della costa Frentana, per iniziativa del sottosegretario alla giunta regionale, Mario Mazzocca, e del presidente della II commissione consiliare, Pierpaolo Pietrucci, è  sostenuto dalla quasi totalità della classe politica e dirigente regionale. L’obiettivo resta il Parco nazionale, al momento solo virtuale, mentre quello regionale, marino e protetto passa in II Commissione per la discussione e giovedì 5 novembre viene approvata la legge regionale, in Consiglio, che istituisce questa limitata area marina protetta. Tutto appena prima del 9 novembre, giorno in cui a Roma i vertici governativi diranno l’ultima sul progetto petrolifero Ombrina mare 2. Il Tavolo tecnico ministeriale darà, di certo, il via libera al progetto Ombrina, è sicuro. Senza tenere conto della legge regionale abruzzese sul divieto  di trivellazione nelle 12 miglia dalla costa, nonostante l’iter avanzato per la richiesta di 6 regioni, del referendum abrogativo dell’articolo 35 del decreto sviluppo (comma 1, Dl 22 giugno 2012, n. 83 Decreto sviluppo convertito con modificazioni dalla Legge 7 agosto 2012 n. 134) che di fatto rischia di trasformare l’Abruzzo in un distretto minerario per gli idrocarburi. E l’altra richiesta di abrogazione, con referendum, delll’articolo 38 del famigerato decreto, soprannominato Sporca Italia. L’Abruzzo è tra le promotrici dei quesiti referendari, ma il fronte a sostegno dell’iniziativa referendaria è cresciuto, oggi sono da 10 regioni ad organizzarsi per il referendum. Il Mise dirà sì e il secondo lunedì di novembre la piattaforma Rockhopper prenderà lo spazio inmare che si è prenotato, nonostante il Parco regionale marino Trabocchi del chietino.

A poca distanza dal Parco non si risparmiano i pozzi petroliferi già in funzione di Ombrina mare 1, sono esattamente a 5,6 km  dalla riva e ancora, le trivelle di Rospo mare a 11 miglia dal bagnasciuga. L’impressione è che la legge istitutiva del Parco nazionale (L 93/2001), sia nata solo per rabbonire gli ambientalisti, ma è rimasta lettera morta. Recita il comma 3 dell’art. 8:

“Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’ambiente, d’intesa con la regione interessata, è istituito il Parco nazionale «Costa teatina». Il Ministro dell’ambiente procede ai sensi dell’articolo 34, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, entro centottanta giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. L’istituzione ed il funzionamento del Parco nazionale «Costa teatina» sono finanziati nei limiti massimi di spesa di lire 1.000 milioni a decorrere dall’anno 2001”.

Ombrina 14 ottobre Roma Report-age.com 2015Il progetto Ombrina mare incombe. L’8 luglio 2015 la brutta notizia per l’Abruzzo è che la procedura di Valutazione di impatto ambientale per il progetto Ombrina si è conclusa con parere positivo del ministero dell’ambiente che, con decreto, lascia campo libero, nel mare Adriatico, ai 6 pozzi più nave desolforante e di stoccaggio idrocarburi proprio a due passi dalla costa teatina che può contare su un gran numero di presenze turistiche.  Per fermare le trivelle Rockhopper non bastano 60 mila manifestanti a Lanciano il 23 maggio 2015 per il No alle trivelle e i 40 mila attivisti che a Pescara, nell’aprile 2013, sfilano nel capoluogo adriatico per dire No Ombrina e Sì al Parco costa teatina.  Il ministero dell’ambiente dà il via libera alla concessione di coltivazione idrocarburi liquidi e gassosi (d30 B.C-Md) ovvero al progetto Ombrina della Rockhopper Italia Ldt. Negli atti ufficiali poi il Mina rivisita il nome della Compagnia petrolifera  indicandola erroneamente come Rockhooper. A questo punto non occorre tanta fantasia per figurarsi gli approfondimenti del decreto, parere positivo, al giacimento Ombrina Mare.

Gli ambientalisti di Emergenza Abruzzo reagiscono. Il 30 ottobre 2015 è l’associazione del Panda a presentare il ricorso al Tar Lazio per chiedere l’annullamento, previa sospensiva, sia del decreto ministeriale n. 172 del 7 agosto 2015 che dell’Autorizzazione integrata ambientale per l’esercizio della piattaforma Ombrina Mare. Il ricorso viene depositato dall’avvocato Francesco Paolo Febbo supportato anche dal lavoro elaborato, in sede di osservazioni, da un gruppo scientifico costituito da professionisti di levatura del Wwf Abruzzo. Nel corposo ricorso, articolato in diversi punti, l’avvocato Febbo ripercorre tutto l’iter, di 6 anni, sull’autorizzazione del progetto Ombrina rilevando non poche incongruenze nella procedura amministrativa. Al di fuori di ogni logica legislativa sembra la procedura lasciata a mantecare per 2 anni all’indomani del primo parere del 2010 che era stato negativo con preavviso di rigetto. La proponente, allora Medoil, avrebbe dovuto presentare una istanza ex novo se avesse voluto ripartire col progetto di perforazione. E invece, dopo il decreto Passera (2012),la multinazionale riavvia il procedimento di valutazione dal punto in cui era fermo, come se nulla fosse, ignorando persino il tempo trascorso.

Perché No Ombrina. Il petrolio d’Abruzzo, in terra e in mare, è poco e non cambierà lo scenario energetico nazionale. Le stime fornite dai petrolieri sono di 20/40 milioni di barili di petrolio da Ombrina.  In Italia ne consumiamo 1.5 milioni al giorno. Nella migliori delle ipotesi e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina basterà a soddisfare 2 o al massimo 4 settimane di fabbisogno nazionale di energia e questo sarà il risultato complessivo dopo 24 anni di estrazioni. La spesa non vale l’impresa. Il petrolio dell’Adriatico è di qualità  scadente, zeppo di impurità sulfuree, l’indice Api è 17 (indica il peso specifico rispetto all’acqua. Un grado Api superiore a 10 (es. 40 °API, ovvero densità 0,825) indica che il petrolio è più leggero dell’acqua e perciò vi galleggia sopra. Un grado inferiore a 10 (es. 8 °API, densità 1,014), al contrario, indica che il petrolio è più pesante dell’acqua e, di conseguenza, affonda in essa). Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione nel luogo della estrazione.

20070616-EN-FPSO_Firenze-016Una Nave Fpso fatta apposta per la costa Teatina. La piattaforma sarà installata a circa 6 km dalla spiaggia e a 10 km la Fpso, Floating production storage and offloading unit, ovvero una unità galleggiante di stoccaggio, necessaria per il trattamento e scarico idrocarburi. Operazioni da eseguire con una delicata eliminazione di scarti sulfurei, e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. L’insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80 mila kg al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi e questo ogni giorno. La ricercatrice italo americana Maria Rita D’Orsogna spiega che la reazione chimica di base è il processo Claus, una reazione all’equilibrio, che non è mai completa al 100% e che porta a scarti collaterali fra cui il pericoloso idrogeno solforato (H2S) che sarà  bruciato. In Italia i limiti di H2S sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di H2S , mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite tollerato in  atmosfera è di 0.00065 ppm. I petrolieri dicono che lo Zolfo sarà  utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma nel mondo esiste una sovrapproduzione di Zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L’industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo. Ombrina ne produrrà 500 Kg al giorno. Come li smaltirà? Nel mondo lo si stocca a cielo aperto o lo si sotterra perché non si sa cosa farne. Oltre alle emissioni atmosferiche, ci sono i rilasci di scarti in mare, accidentali o volontari, di materiale di perforazione e di acque di produzione che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo della Norvegia parlano di 3 mila tonnellate l’anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Lo studio Goomex commissionato dal governo americano nel golfo del Messico accertò che i tassi di Mercurio, nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme, erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Studi norvegesi e inglesi riportano situazioni simili. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, per di più l’Agenzia regionale per la tutela ambientale accertò l’inquinamento “medio” attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l’inquinamento era rimasto “basso”, questo dopo solo 3 mesi di operazione. All’interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall’Unione europea. Si chiude il mare ai pescatori per lasciarlo ai petrolieri. Durante le prove del 2008, denuncia D’Orsogna, i petrolieri usarono fanghi a base di oli diesel, vietati nei mari del Nord dal 2000. In Abruzzo saranno liberi di fare ciò che è vietato, in aptria, alla Rockhopper. Agli investitori viene spiegato che il pozzo necessita di stimolazione artificiale fra cui acidificazione e fratturazione, tecniche invasive, inquinanti e pericolose. Agli Abruzzesi non viene detto niente, naturalmente.

Le esplosioni sono eventi rari,  ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio la costa intera. Incidenti come quello del 2010 nel golfo del Messico non sono casi isolati. Al largo delle coste britanniche sono circa 15 le navi desolforanti, tutte a distanza maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Le statistiche relative al periodo 1996-2002 parlano di circa 40 incidenti l’anno per nave Fpso, inclusi ferimenti, morti, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoraggi e agli oleodotti. Considerati i rischi, gli Stati uniti d’America sul Pacifico e l’Atlantico hanno vietato le attività petrolifere da 30 anni. La fascia di rispetto è di 160 km dalla riva, in Florida addirittura 200 km. Solo il golfo del Messico è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana. E’ per questo forse che si sogna Malibu e non il mare di Galveston. Gela, in provincia di Caltanissetta, 70 anni fa, disse sì all’industria petrolifera, a Messina Taormina scelse invece lo sviluppo turistico. La riviera romagnola è soggetta a gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, cioè l’abbassamento del suolo causato anche dalle estrazioni di metano nell’area, la connessione è provata dagli studi condotti dall’Eni. In Emilia Romagna certi fondali si sono abbassati anche di 2 metri nel giro di 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.

Cartolina No Trivelle ministri Report-age.com 2015Tutto questo in cambio di che? In Italia, le royalties in mare da corrispondere allo stato sono le più convenienti per i petrolieri. Nei comunicati agli investitori delle ditte petrolifere che vorrebbero investire in Italia, si legge la dicitura excellent fiscal regime (Petroceltic) oppure Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide (Orca Exploration). In Norvegia invece, gli straordinari profitti associati all’industria del petrolio impongono una tassa addizionale del 50% alle compagnie petrolifere che estraggono. Il Paese scandinavo investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l’esaurimento dei giacimenti. A Foggia hanno più diritto alla sicurezza che in Abruzzo. “In provincia di Foggia è stato già vietato un pozzo di gas perché a circa 6 km dai confini con la città ed è ritenuto pericoloso per la sicurezza – segnala la ricercatrice italo americana – 6 km è la distanza fra Ombrina e la spiaggia. Sono 8 anni che si chiede  l’Abruzzo libero dalle trivelle”.

Foto Maria Trozzi ©Report-age.com
Foto Maria Trozzi ©Report-age.com

Pozzi e le piattaforme riesumate dal decreto Passera avanzano mestamente sull’Adriatico selvaggio grazie al miracoloso Decreto sviluppo (del già ministro Corrado Passera) che pur prevedendo un’unica fascia di rispetto di 12 miglia dalle linee di costa, per tutte le trivellazione offshore e per il gas, fa salvi i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in corso sino al correttivo ambientale, ossia le trivelle bloccate dal decreto Prestigiacomo (2010). Nel 2010 infatti s’impone per la prima volta la fascia di rispetto delle 12 miglia per le richieste di prospezione sismica, ricerca e estrazione di petrolio e gas a ridosso del perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, ma lontane da queste, per tutti gli altri permessi di trivellazione delle compagnie petrolifere il decreto Prestigiacomo definì il limite delle 5 miglia, bloccando però i progetti in itinere. Prima del 2010 non c’era alcunché e si poteva trivellare ovunque. Dal decreto passera però è possibile che un pozzo possa spuntare anche a pochi metri dalla riva se la procedura di autorizzazione del progetto era in corso d autorizzazione 6 anni fa. Così è per il progetto Elsa 2, pozzo petrolifero a 7 km dalla spiaggia, a ridosso della riserva naturale Ripari di Giobbe.

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Incontro No Ombrina. Parlamentari abruzzesi al confronto: verso l’emendamento alla legge di stabilità 21.11.2015

La piattaforma petrolifera Ombrina si farà. Addio Costa dei Trabocchi 09.11.2015

‘Stop alla Conferenza per autorizzare Ombrina’ 8 associazioni scrivono al Mise 06.11.2015

Regione approva la legge istitutiva del Parco marino Regionale Trabocchi del chietino 05.11.2015

3 risposte a "Report Ombrina: 24 anni di estrazioni per un totale di 4 settimane di fabbisogno soddisfatto"

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