Molise alle trivelle. L’ombra delle Teste di cavallo sulla provincia di Campobasso

Campobasso. Chissà perché alle concessioni petrolifere si riferiscono sempre più spesso denominazione di natura religiosa. Santa Croce, ad esempio, è la concessione programmata in Molise, già al vaglio del ministero dell’ambiente. Dopo L’Enciclica Laudato sì di Papa Francesco, come minimo, dovrebbero evitare  di pescare certi nomi dalle località in cui intendono allungare la profondità degli inferi invece di alleggerire il peso inquietante delle trivelle ricorrendo a santi, beati e persino canonizzati. Appropriarsi del nome delle località colpite e cadute in battaglia mette a nudo il deficit di fantasia e immaginazione di chi il futuro migliore lo vede solo allargando le proprie tasche.

Si chiamano ispezioni nella terra ferma e sonderanno i terreni del Molise, di proprietà privata. Finisce nel mirino delle compagnia petrolifere purtroppo anche la provincia di Campobasso, quasi al confine con la Puglia. La Irminio srl prenderà contatto con i proprietari dei fondi che si raccolgono negli appetitosi 87 km² della concessione Santa Croce. Che un segno illumini il petroliere di turno come accadde per l’imperatore Costantino sulla strada dei Comuni di Campodipietra, Cercepiccola, Cercemaggiore, Ferrazzano, Gildone, Mirabello Sannitico, San Giuliano del Sannio e Vinchiaturo, anni fa già esaminati, oggi da sondare e domani, come minimo, preda della testa di cavallo delle trivelle a terra. Progetto Santa Croce Campobasso Irminio srl Report-age.com Nemmeno a dirlo, rilievi sismici strategici e di pubblica utilità, per la società a responsabilità limitata che così si copre le spalle col paravento dello Sblocca Italia mentre Parlamento e Governo non ne vogliono proprio sentire parlare di ridare un senso a certe parole. Ai proprietari dei fazzoletti di terra saranno elargiti pochi spiccioli con accordi in via bonaria riguardo il diritto di accesso temporaneo ai fondi, la riduzione del disturbo per le persone/attività in esso presenti, il ripristino dei luoghi e la valutazione delle eventuali e legittimi richieste di ripristino dei luoghi e delle cose in diretta dipendenza dell’esecuzione del rilievo geofisico. “Ditegli di No – è l’invito che la docente e ricercatrice Maria Rita D’Orsogna rivolge ai titolari delle terre e ai cittadini del Molise e aggiunge – si comincia con poco e poi tra 10, 20 anni si finisce come la Basilicata”. La litania è sempre la stessa. L’impatto della ricerca di petrolio, in barba agli 87 km² , sarà limitato, trascurabile, nullo ed ininfluente eppure la compagnia petrolifera paragona quest’area a quella dei pozzi di Castelpagano (Be) e la stessa Benevento, in Campania, trapanati sino a 4 mila 500 metri di profondità. Un po’ come le scoperte lucane nella val D’Agri e il progetto Tempa Rossa gestito da Total e&p Italia. Nel suo blog, Maria Rita D’Orsogna  spiega il sistema di ricerca – Nelle zone di difficile accesso, nei boschi o laddove la pendenza è maggiore, vicino a scarpate e cosi via, useranno non meglio specificate piccole cariche” ossia esplosivi che in  pozzetti di scoppio saranno fatti esplodere nei boschi dove la vegetazione è fitta. Si tratta dunque di un sistema di ricerca vecchio quasi 70 anni: Vibroseis. Abracadabra per i fluidi di perforazione composti da acqua e argilla. Come Cassandra al mercatino dell’antiquariato, nel progetto, la società Irminio srl anticipa che l’operazione avrà, al massimo, magnitudo 1.  “Che significa? Hanno la sfera di cristallo per predirlo? Che ne sanno del sottosuolo? – tempesta di domande della ricercatrice di origine abruzzese”. Entro Natale è possibile inviare delle osservazioni al progetto Santa Croce della Irminio srl. Anche in Molise il momento per dire No alle trivelle è arrivato. mariatrozzi77@gmail.com

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