Centrale Snam. Gli ambientalisti chiedono un Consiglio comunale aperto ai cittadini, La Civita e Leone propongono un tavolo per le vertenze del territorio

Sulmona (Aq). Un consiglio comunale straordinario aperto alla partecipazione dei cittadini per ascoltare anche loro, questo chiedono i Comitati cittadini per l’ambiente dopo aver appreso delle riunioni svolte, in queste ultime settimane, dai rappresentanti locali che sarebbero ora “tutti” d’accordo sulla installazione di una centrale di spinta Snam alimentata ad elettricità. Al coro dei no alla centrale di compressione del metano, a prescindere da come venga alimentata, si aggiunge la proposta  dei consiglieri comunali di Sulmona e Pratola, Luigi La Civita e Antony Leone, che propongono un tavolo nazionale interministeriale dove alla vicenda metanodotto vengano poste e risolte, in un’unica discussione, le grandi vertenze del territorio Peligno: sanità con salvaguardia dell’ospedale di 1° livello, giustizia con salvaguardia del tribunale, sviluppo e occupazione. 

Sul dietro front della politica nostrana, per la vicenda Snam i Comitati sulmonesi commentano caustici: “Per la tradizione popolare toscana i ladri di Pisa litigano di giorno per poi mettersi d’accordo di notte – comincia così il comunicato degli ambientalisti – Questo appellativo è ben meritato dai nostri rappresentanti politici ed istituzionali che, prima hanno detto in coro no alla centrale di compressione e al metanodotto e ora, di nascosto, si stanno mettendo d’accodo con la Snam per dare il via libera ad un’opera dannosa e pericolosa che non porterà  alcun beneficio al nostro territorio, ma che serve solo per i profitti della multinazionale dell’energia. Naturalmente questi “signori” non hanno il coraggio di agire alla luce del sole: così convocano incontri riservati con la Snam, senza far sapere nulla ai cittadini. Tale è stato l’incontro, svoltosi a Pescara venerdì scorso e che ha visto la partecipazione, oltre che della Snam, di D’Alfonso, Mazzocca, Gerosolimo, Ranalli, De Crescentiis e dei capigruppo di maggioranza e minoranza dei Comuni di Sulmona e Pratola. Un incontro preparatorio, con gli stessi personaggi, ma senza la Snam, si era svolto a Pratola sabato 5 ottobre. Ora, a parte il fatto che non si comprende come mai vengono invitati a simili incontri i capigruppo di Pratola e non di altri Comuni del comprensorio direttamente coinvolti come Popoli (Pe), ci chiediamo se è accettabile che decisioni così importanti per il nostro futuro vengano prese, in gran segreto, da poche persone e sulla testa dei cittadini. Queste persone ogni giorno si riempiono la bocca di parole molto belle come “democrazia”, “trasparenza”, “partecipazione”, per poi disconoscerle quando si tratta di metterle in pratica. Perciò chiediamo che venga convocato, sulla questione Snam, un Consiglio comunale straordinario aperto alla partecipazione dei cittadini, in modo da consentire ai rappresentanti della società civile (comitati, associazioni, componenti sociali, economiche e di categoria) di esprimere la loro opinione. Da un articolo pubblicato ieri sul Messaggero emerge che sarebbero “tutti” d’accodo per la centrale di compressione alimentata elettricamente da realizzarsi sempre a Case Pente. Su quel “tutti” abbiamo qualche dubbio, visto che solo pochi giorni fa i capigruppo di opposizione al Comune di Sulmona avevano dichiarato che, elettrica o a gas, loro restano comunque contrari ad ogni tipo di centrale sul nostro territorio. Ci aspettiamo, pertanto, delle smentite a quanto affermato dal “Messaggero” così come ci attendiamo che i rappresentanti dei medici (uno di essi, il dott. Proietti, ha preso parte all’incontro di Pescara) chiariscano la loro posizione. D’Alfonso, Mazzocca, Gerosolimo, Ranalli, De Crescentiis e altri, improvvisamente convertiti sulla via di Damasco della Snam, hanno già cominciato a raccontarci la favola della “centrale ad impatto zero”. Ma è davvero così? Ammettiamo che venga costruita una centrale alimentata elettricamente e non a gas (della quale, ad oggi, non esistono esempi nel nostro Paese). Ciò consentirebbe di eliminare uno degli impatti, quello delle emissioni in atmosfera, ma non tutti gli altri, che invece rimarrebbero invariati. Con un sì, quello alla centrale, se ne dicono di fatto due perché ciò significa accettare anche il metanodotto che la Snam realizzerebbe esattamente dove ha deciso, cioè lungo le aree altamente sismiche della Valle Peligna, dell’Aquilano e dell’intera dorsale appenninica, in totale spregio delle lotte delle istituzioni locali e dei cittadini di Abruzzo, Marche e Umbria che da anni stanno lottando con noi contro questo ecomostro, proprio per i conseguenti elevati rischi  per l’incolumità pubblica ( i metanodotti possono esplodere, anche solo per uno smottamento di terreno, come è avvenuto a Mutignano di Pineto il 6 marzo scorso) e il pesante impatto sulle economie locali e sull’ambiente naturale. I rischi di incidenti, per cause naturali o umane, di una centrale in zona sismica di massimo grado, resterebbero tutti. La zona di Case Pente, finora a verde agricolo, verrebbe trasformata in una seconda area industriale, proprio all’ingresso del Parco nazionale della Majella, con il rischio  concreto di attirare proprio qui altri insediamenti industriali potenzialmente pericolosi ed inquinanti: ricordiamo agli attuali amministratori ed ai cittadini che è proprio a fianco dell’area Snam che Toto voleva realizzare il suo cementificio e la mega cava. L’impatto sul paesaggio sarà ancora più pesante in seguito alla costruzione, annunciata dalla stessa Snam, di due nuovi elettrodotti per alimentare la centrale: l’inquinamento elettromagnetico è un elemento nuovo,  prima inesistente. I rischi e le limitazioni sul cimitero resteranno tutti. Quattro enormi tubi, da un metro e 20 l’uno, con gas ad altissima pressione, costituiranno una minaccia permanente per la sicurezza del luogo sacro e dei suoi visitatori. Il cimitero, inoltre, per il il futuro non potrà più essere ampliato. Invitiamo i “nostri” politici e rappresentanti istituzionali  a considerare un semplice fatto: chi può assicurare che in futuro (impianti del genere sono destinati a durare almeno 50 anni) una centrale che oggi nasce ad alimentazione elettrica non venga poi riconvertita e trasformata in centrale a gas? Hanno riflettuto, i “nostri”, che oggi si fanno propagatori del verbo Snam, che dire sì alla centrale elettrica significa aprire le porte ad un “cavallo di troia” attraverso il quale sul nostro territorio può arrivare di tutto?” concludono dubbiosi i cittadini.

Centrale elettrica Snam. La Civita e Leone: “Pistola alla tempia”

Valle Pelgina. Chiedono un tavolo nazionale interministeriale i consiglieri comunali di Pratola Peligna e Sulmona Antony Leone e Luigi Lacivita, un tavolo per trattare e risolvere in un ‘inca discussione la vicenda del metanodotto e le altre grandi vertenze dell’entroterra asbruzzese: sanità con salvaguardia dell’ospedale di 1° livello, giustizia con salvaguardia del tribunale, sviluppo e occupazione. 

“Questa improvvisa accelerata sulla vicenda  centrale di compressione alimentata ad energia elettrica non ci trova convinti e disponibili a fornire un affrettato parere nell’arco di pochissime ore – scrivono in una nota Luigi La Civita e  Antony  Leone, consiglieri comunali di Sulmona  e Pratola Peligna –  Sembra essere l’ennesima pistola messa alla tempia di una classe politica priva di autonomia. La Valle Peligna e il Centro Abruzzo non possono piegarsi ad una svilente discussione sulle mere differenze tecnologiche tra le 2 tipologie di centrale, fermo restando il permanere delle condotte di distribuzione del gas metano in una zona ad alto rischio sismico. Non può essere una centrale elettrica la panacea di tutti i nostri mali. In questo momento storico la questione centrale Snam, dopo un dibattito e un dispendio di energie durato diversi anni, la si vuol fare apparire come risolutiva dei problemi legati al nostro sviluppo. Chiediamo che si apra un tavolo nazionale interministeriale dove, unitamente alla vicenda metanodotto, vengano poste e risolte in un’unica discussione le grandi vertenze del nostro territorio: sanità con salvaguardia dell’ospedale di 1° livello, giustizia con salvaguardia del tribunale, sviluppo e occupazione. Le misure compensative per la centrale proposte unilateralmente dalla Snam rete gasnon fanno altro che mortificare il territorio e  con esso l’intera classe dirigente. Siamo fermamente convinti che, ora più che mai, è necessario uscire dalle dispendiose discussioni per anni condotte a compartimenti stagni, con la politica locale che troppo spesso è rimasta prigioniera di scelte preconfezionate calate dall’alto che hanno solo procurato laceranti e scientifiche divisioni al nostro interno. La politica deve ora alzare il tiro. Non c’è più spazio e tempo per sottostare ai soliti giochi di potere interni ai partiti che appaiono merce di scambio per pochi. Vogliamo che in questo momento storico il nostro territorio ritrovi le sue certezze. Per questo, al Sindaco di Sulmona, ai parlamentari abruzzesi,  al Presidente della Regione Luciano D’Alfonso, al Presidente della Provincia di L’Aquila ed ai rappresentati politici locali,  chiediamo di compiere un significato e concreto passo in avanti attraverso la pretesa di un tavolo nazionale interministeriale dove, unitamente alla vicenda metanodotto, vengano poste e risolte in un’unica discussione le grandi vertenze del nostro territorio. Il Centro Abruzzo deve riprendere a correre progettando politiche di sviluppo concrete ed attuabili”.

Approfondimenti

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5 risposte a "Centrale Snam. Gli ambientalisti chiedono un Consiglio comunale aperto ai cittadini, La Civita e Leone propongono un tavolo per le vertenze del territorio"

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