S.O.S Parco D’Abruzzo: esposto del Centro Parchi per scongiurare la catastrofe

Roma. Durissima la denuncia del Centro parchi internazionale sugli insuccessi, i fallimenti, le inadempienze e le inadeguatezze che segnano la situazione di crisi del Parco nazionale d’Abruzzo questioni affrontate nelle recenti iniziative parlamentari in cui si sollecita un intervento per scongiurare la rovina del Parco, il campanello d’allarme da tempo suonato ha mosso approfondite indagini a livello europeo, ma non è stato sinora sufficiente a dare concretamente avvio ad un’inchiesta parlamentare.

In una nota il Centro parchi internazionale si impegna a fare luce sulle particolari vicende del Parco nazionale e a renderle note al pubblico facendo appello ai vertici nazionali perché pongano concreti ed efficaci rimedi alle inefficienze del Pnalm: “Un tempo unanimemente ritenuto il più antico, importante e famoso d’Italia e considerato all’avanguardia a livello internazionale e dopo aver ripetutamente constatata l’incapacità delle autorità preposte a porre rimedio a tale rovina, riteniamo di non poter continuare a limitare la nostra azione a singoli interventi, ma di doverci rivolgere alle istanze politiche e mediatiche nazionali e sovranazionali, con l’auspicio che ciò possa risvegliare le energie migliori per scongiurare la catastrofe, il cui simbolo evidente sta oggi nel progressivo declino delle preziosissime specie animali per cui all’inizio del secolo scorso questo parco era stato istituito: l’Orso marsicano e il Camoscio d’Abruzzo. Il primo endemismo, infatti, è giunto ormai alle soglie dell’estinzione (oltre una cinquantina di individui perduti nell’ultimo tredicennio, malgrado enorme dispendio di fondi pubblici ed europei, a causa del bracconaggio, del pascolo abusivo, dell’inconcludenza di costosi progetti di ricerca e dei continui diluvi di chiacchiere); mentre il secondo sta diminuendo nel parco e addirittura, a causa di gravi errori di gestione, nella val di Rose di Civitella Alfedena che  per lungo tempo ne era stata il rifugio inviolabile (anche se per fortuna, grazie alle provvide reintroduzioni del periodo d’oro del Parco, risulta invece in forte incremento nelle altre montagne d’Abruzzo) –  l’organizzazione che raccoglie il Comitato parchi e il Centro studi appenninici snocciola le criticità riscontrate nella storica area protetta – Venuto meno un adeguato controllo del territorio da parte del servizio di sorveglianza; soppressi gli itinerari alto-montani festivi e notturni e i presìdi nei rifugi in quota; eliminata la campagna alimentare a sostegno della fauna nei periodi critici; subìta una conduzione etero-diretta da politica nemica, tecno-burocrazie ministeriali e poteri occulti, anche attraverso dipendenti infedeli e pseudo-direttori illegittimi; cancellata la memoria storica e dimenticati i riconoscimenti ai benemeriti del parco; disgregata la squadra atletica che aveva portato il nome del parco fin nei luoghi più remoti (Imalaya, Ande, Sahara, Kenya), effettuati ingiusti allontanamenti e illegittimi prepensionamenti; immiserito un personale sempre più demotivato, senza alcun corso di formazione e di aggiornamento, forzatamente trascinato nelle più assurde controversie; scardinata la rete dei centri visita e delle aree faunistiche che avevano introdotto in Italia un nuovo esempio dinamico di parco nazionale; soppresso il multidisciplinare centro studi ecologici appenninici; abolita l’università dei parchi dove si erano formati i migliori amministratori e gestori di aree protette; trascurati il giardino appenninico e l’arboreto che costituivano il miglior biglietto di presentazione e il fiore all’occhiello del parco; smantellato l’efficiente servizio urbanistico e ridotto a penosa e interminabile telenovela il piano del parco; mai effettuati gli imprescindibili abbattimenti di costruzioni abusive, e non utilizzati, né alienati gli immobili di pregio; dispersa la copiosa produzione scientifica e divulgativa d’avanguardia che aveva fatto del parco un positivo modello di riferimento europeo e mondiale; decomposto il servizio commerciale che assicurava crescenti introiti diretti e indiretti; isteriliti gli eccezionali rapporti a livello internazionale, dal gemellaggio con i massimi parchi stranieri (Adirondack-USA, Bwindi-Uganda, Kruger-Sud Africa, Foresta Bavarese-Germania), all’alleanza con Yellowstone-USA, padre di tutti i parchi; traditi gli alti obiettivi legati al prestigioso Diploma europeo del Consiglio d’Europa; e l’elenco di insuccessi, fallimenti, inadempienze e inadeguatezze potrebbe continuare… Sintomatico il fatto che, come espressamente  lamentato dai vertici dell’ente parco, in questa profluvie di inattività la situazione finanziaria non risulti affatto migliorata, ma peggiorata. In questo quadro desolante, reso ancor più fosco dal pervicace silenzio di gran parte delle associazioni para-ambientaliste (alcune delle quali evidentemente complici, o compiaciute dello sfacelo del parco) appare non solo opportuno, ma doveroso e urgente richiamare tutte le meritorie  iniziative e  interrogazioni recenti (Bonelli, Zanon, Melilla e Zaratti), le indagini e verifiche europee avviate, ma non concluse, sollecitando la più volte auspicata inchiesta parlamentare, chiamando in causa le forze politiche attive e risvegliando il senso civico del mondo della cultura anche a livello internazionale, attraverso documentazione inequivocabile diffusa in più lingue, in tempi e modi appropriati. Questo documentato esposto verrà indirizzato alle varie autorità competenti, inclusa quella giudiziaria e contabile, ai media, alle associazioni ambientaliste, al mondo della cultura e alle organizzazioni sovranazionali. Le loro reazioni o i loro perduranti silenzi saranno la più eloquente dimostrazione della effettiva situazione del parco, dei parchi, della natura, del paesaggio, dell’ambiente e dell’ecologia nella fase storica attuale. Tutti gli sviluppi di queste vicende verranno documentati e resi di pubblico dominio, come vivo e vero paradigma dell’Italia di oggi”.

Comunicato Centro parchi internazionale

Approfondimento

I misteri del Parco nazionale d’Abruzzo e le torbide vicende della storia recente 05.09.2015

Abusi e bracconaggio: qual è la vera storia del Pnalm? Sel interroga il ministro

Roma 12.08.2015 “Ripetuti avvelenamenti dell’orso marsicano, abusi edilizi e bracconaggio” sembrano crescere le preoccupazioni per il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per quanto denunciato da 2 deputati di Sinistra ecologia e libertà che, con una Interrogazione parlamentare, a firma degli onorevoli Gianni Melilla e Filiberto Zaratti, provano ad avere dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti chiarimenti su una situazione che aggraverebbe ulteriormente la condizione del Pnalm.

Chiedono una risposta scritta per l’interrogazione (4-10137), i parlamentari di Sel il 5 agosto domandano chiarezza e nella  seduta n. 476 al ministro dell’ambiente rivolgono dei quesiti puntuali. Voglio sapere, soprattutto, se il Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise possa mantenere gli obiettivi prefissati un tempo e oggi ingialliti dietro la minaccia di cementificazione selvaggia. Il Pnalm era votato all’ecoturismo, ma sembra non sia munito nemmeno di un Piano per il Parco completo e valido. La premessa dell’atto parlamentare va rintracciata nella lunga e non sempre facile storia dell’area protetta che ha rappresentato per lungo tempo un essenziale baluardo e punto di riferimento per la conservazione della natura in Italia, tracciando con chiarezza la strada da seguire per conciliare gli imperativi della conservazione con gli obiettivi nazionali e le esigenze delle comunità locali.

Nell’atto parlamentare si ricostruirebbe la storia del Pnalm: “Grazie alla collaborazione progressivamente instaurata tra istituzioni, organizzazioni e popolazioni locali, il Parco aveva promosso la progressiva rinascita del territorio fondata sull’ecoturismo anche a livello internazionale, respingendo gli abusi, la speculazione edilizia, il malaffare politico, la devastazione forestale, il bracconaggio. Questa strategia si era affermata come valido modello di assetto territoriale, con un piano fondato su intese con i comuni d’Abruzzo, attuando per la prima volta quella zonizzazione, che avrebbe poi ispirato la nuova legge quadro sulle aree protette.  Alle soglie del terzo millennio, questo parco storico creato nel lontano 1922, che aveva ampiamente dimostrato i benefici concreti derivanti dalla oculata conservazione dell’ambiente, del paesaggio e della natura, salvando le foreste più importanti dell’Appennino e la preziosa fauna in pericolo, riportando il Camoscio d’Abruzzo alla Maiella e al Gran Sasso, era unanimemente considerato il più famoso, innovativo e apprezzato parco d’Italia. Tuttavia, negli anni successivi, mutata la situazione politica, questo percorso positivo si era interrotto e purtroppo la situazione appare ormai completamente ribaltata: si sono disgregati l’assetto, il piano e la zonazione del parco, sono in aumento gli abusi e gli atti di efferato bracconaggio, è in crisi l’organizzazione e in declino il prestigio, anche per il ripetuto avvelenamento dell’animale simbolo, l’orso marsicano:

– se il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise disponga di un Piano per il Parco completo e valido, in grado di disciplinare l’assetto territoriale e l’attività edilizia in un comprensorio tanto importante, delicato e normativamente tutelato, e nel caso quali ne siano le ragioni, del Regolamento del Parco e del Piano pluriennale economico e sociale (Ppes);
– se sia vero che l’Ente aveva adottato e approvato all’unanimità nell’anno 2000 un «Piano» che recepiva in modo corretto ed equilibrato gli imperativi della conservazione, le più avanzate impostazioni internazionali e le istanze locali (la zonazione del parco era stata infatti riconosciuta nell’anno 2004 come modello virtuoso a livello internazionale dalla stessa Iucn – Unione mondiale della natura), anche attraverso le intese sottoscritte democraticamente dai comuni d’Abruzzo con centri abitati ricadenti nel parco;
– per quali ragioni e con quali provvedimenti detto piano sia stato abbandonato;
– se l’ente parco, avendo ricevuto, allo scopo di abbattere le non poche opere abusive, ben chiare disposizioni e adeguati finanziamenti da parte del Ministero, abbia provveduto durante l’ultimo decennio;
– se sia vero, così come risulta all’interrogante, che l’Ente Parco abbia smantellato il servizio urbanistico che avrebbe potuto contrastare efficacemente la cementificazione nel territorio;
– se trovino fondamento le notizie circa l’esistenza di ingente contenzioso in essere, proveniente in gran parte da gestioni pregresse. (4-10137)

Aggiornamenti

Parco nazionale d’Abruzzo: confermata in appello la condanna dell’ex direttore Tassi 01.09.2015

2 risposte a "S.O.S Parco D’Abruzzo: esposto del Centro Parchi per scongiurare la catastrofe"

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