Strage di cervi e caprioli: ‘Ennesimo regalo ai cacciatori’

Abruzzo. Non c’è speranza in Abruzzo se i vertici regionali riescono a fare incavolare persino la mascotte dei bambini, un capriolo come Bambi mite e delizioso soprattutto per i cacciatori e i consiglieri regionali. La modifica alla legge regionale (n.10 del 2004) che tra gli animali d’ammazzare aggiunge ora cervi e caprioli, è l’ennesimo regalo ai cacciatori, tuona il Wwf che chiede l’immediato ritiro del provvedimento, un decreto presidenziale sottoscritto dal governatore d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso.

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Bambi arrabbiato

Quella che si definisce opposizione ambientalista, in Regione questa volta ha fatto cilecca: m5s e sel (quest’ultima assente dalla votazione). Così il testo che condanna a morte cervi e caprioli è arrivato in commissione lo scorso 11 agosto sostituito da un unico emendamento a firma dei consiglieri Lorenzo Berardinetti, Sandro Mariani, Lorenzo Sospiri, Mauro Di Dalmazio, Pietro Smargiassi, Mauro Febbo e Gianluca Ranieri. Dunque Piddì forza Italia, la civica di centro destra Abruzzo futuro e i grillini hanno presentato l’emendamento per la caccia a cervi e caprioli. Nel voto di approvazione, all’unanimità, del testo si sono aggiunti l’ex-m5s Leandro Bracco e il consigliere Idv Lucrezio Paolini (Verbale seduta). “A discutere del provvedimento sono stati convocati in commissione i rappresentanti dei cacciatori e degli agricoltori ma non associazioni ambientaliste e animaliste, cosa che in passato avevamo sempre imposto come doverosa per avere un quadro completo delle problematiche e dei punti di vista” fa notare Maurizio Acerbo già consigliere regionale e parlamentare di Rifondazione comunista. (Video combattimento tra cervi)

Con la modifica del regolamento degli ungulati la Regione Abruzzo di Luciano D’Alfonso ha di fatto aperto la strada alla strage di cervi e caprioli, due specie che fino ad oggi sono state tutelate e salvate dai fucili dei cacciatori” interviene con una nota l’associazione del Panda. “Non possiamo che definirci sconcertati da questa scelta del Governo regionale del Presidente D’Alfonso” dichiara Luciano Di Tizio, Delegato Wwf Abruzzo. “In piena estate, senza nessun confronto, senza valutarne minimamente le ripercussioni, la Regione decide di fare questo ennesimo regalo ai cacciatori. È veramente paradossale che aprire la caccia a due specie che solo pochi anni fa erano scomparse dalla nostra regione proprio a causa della caccia e che sono tornate a popolare i nostri territori grazie a interventi di reintroduzione condotti dalle aree naturali protette. Oggi cervi e caprioli stanno tornando a vivere in Abruzzo, ma le loro popolazioni sono assolutamente lontane dal determinare danni tali da giustificarne la caccia. Inoltre la Regione Abruzzo sceglie di abdicare al proprio compito di pianificatore e di affidare la gestione della fauna, che è un patrimonio di tutti e non di chi la vuole uccidere, al mondo venatorio: un nuovo fallimento annunciato. Esattamente come è accaduto per i cinghiali l’aver affidato la gestione di questa specie solo ai cacciatori ha portato a situazioni ingestibili perché affrontate, non attraverso metodi scientifici, ma esclusivamente nell’interesse di chi prova piacere nel cacciare o di chi fa affari rivendendo, spesso in nero e senza nessun controllo sanitario, i capi abbattuti a ristoranti e agriturismi”. Il Wwf chiede ai consiglieri regionali di rivedere immediatamente l’atto che ha portato alla modifica del Regolamento Ungulati e di cancellare questa vergogna.

Bambi da cacciare come i cinghiali: “Uno sbaglio” per Acerbo che bacchetta M5S e Sel

10.09.2015 Cervi e caprioli accostati all’emergenza cinghiali in Abruzzo e anche per questo cambia il Regolamento ungulati (Legge regionale n. 10 del 2004), modifica tentata anche dal governo di centro destra in Regione che con l’allora assessore Mauro Febbo provò ad introdurre la caccia a cervi e caprioli. Oggi l’impresa è riuscita e purtroppo nella lista nera degli Ambiti territoriali di caccia finiscono anche cervi e caprioli. Alcuni imprenditori agricoli, molti con l’hobby della caccia, lamentavano da tempo una massiccia presenza di questi ungulati sui terreni coltivati e di loro proprietà. 

La modifica del Regolamento per la gestione faunistico venatoria degli ungulati è stata pubblicata sul Bura n. 33 del 9 settembre con Decreto del presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso. Eppure nel Piano di azione tutela dell’Orso bruno marsicano (Patom) le aree a maggior densità di cervidi sono proprio quelle sottoposte a tutela, ma per alcuni agricoltori, anche nell’aquilano, la popolazione di cervi rappresenterebbe un problema perché in alcune aree dell’entroterra i cervidi sarebbero in soprannumero a tal punto d’avvicinarsi, per  problematicità, all’emergenza  cinghiali.

Maurizio Acerbo
Maurizio Acerbo

Cervi e caprioli sono specie che un tempo la caccia in Abruzzo aveva praticamente decimato e sono state reintrodotte dagli anni Settanta nei parchi e nelle riserve naturali. Oggi  comunque non è raro incontrare, per le strade e anche al di fuori delle aree protette, questi animali e molti agricoltori dell’aquilano denunciano i danni alle colture agricole che sarebbero causati dalla massiccia presenza dei cervi e soprattutto a causa dei palchi, le ramificazioni ossee erroneamente definite corna che l’animale rinnova ogni anno e che finirebbero per strada, nel fieno e tra i cingoli dei mezzi impiegati per i lavori nei campi e nelle attrezzature degli allevamenti. Maurizio Acerbo, già consigliere regionale di Rifondazione comunista, attacca il Movimento 5 Stelle e Sinistra ecologia e libertà che, in Regione, si lascerebbero passare sotto il naso questi provvedimenti: “C’è da domandarsi cosa stiano facendo partiti che si dicono ambientalisti, come M5S e Sel che è addirittura in giunta, se gli passano sotto il naso cose di questo genere” il  segretario di Rifondazione dichiara inoltre che “In nessun modo si possono accostare cervi e caprioli all’emergenza cinghiali visto che il processo di ricolonizzazione è ancora in atto” da contraltare gli agricoltori che ritengono problematica la presenza di questi miti animali documentata nell’aquilano sia in valle Peligna, a Pacentro e in valle Subequana. “Si tratta di una decisione sbagliata, vergognosa, non a caso assunta alla chetichella – conclude Acerbo – Invito il presidente D’Alfonso a cancellare immediatamente un provvedimento demenziale di puro clientelismo venatorio”. mariatrozzi77@gmail.com

Modifica della legge regionale 10 del 2004

“Art. 1 ter 

(Piani di gestione dei cervidi)

  1. La Provincia o gli Atc, delegati ai sensi del comma 15 dell’articolo 1, entro sei mesi dall’approvazione del presente regolamento, adottano un Piano quinquennale di gestione dei cervidi. Per i cervidi nella tabella sottostante vengono fornite le superfici ottimali dei comprensori cui fare riferimento per la gestione di una popolazione.
Superficie (ha)
Capriolo 1.500-5.000
Cervo 25.000 – 60.000

Per quanto riguarda i cervidi per ogni comprensorio faunistico di gestione devono essere identificati delle densità ottimali (dette densità obiettivo), espresse come numero di capi ogni 100 ettari di territorio, intese e calcolate rispetto alla superficie territoriale idonea alla specie di ciascuna unità di gestione. Nella tabella sottostante vengono forniti i valori di riferimento delle densità obiettivo per cervo e capriolo (i valori possono variare in funzione delle condizioni locali e degli obiettivi delle specifiche strategie di gestione adottate).

Densità di riferimento indicative

Capriolo 10 -30 capi /100 ha
Cervo 1,5 – 6 capi/100 ha
  1. I Piani quinquennali devono contenere:
  2. a) la carta della vocazione faunistica;
  3. b) l’individuazione dei comprensori faunistici di gestione;
  4. c) gli obiettivi del piano;
  5. d) l’indicazione delle modalità per gli interventi di miglioramento ambientale;
  6. e) l’indicazione e la localizzazione degli eventuali danni causati dai cervidi e gli interventi di prevenzione da adottare;
  7. f) l’indicazione delle modalità dei censimenti delle popolazioni;
  8. g) le indicazioni per la modulistica relativa alle varie fasi di gestione della specie.

  9. I Piani quinquennali di gestione dei cervidi sono subordinati, per la loro adozione, al parere dell’Ispra.
  10. Ai fini di un’ottimale gestione faunistica delle popolazioni di cervo, la Regione, le Province o gli Arc, possono stipulare tra loro o con altre regioni e province non abruzzesi interessate, nonché con gli enti gestori delle aree protette, specifici protocolli per la gestione della specie in ambiti territoriali omogenei. Gli Atc per l’espletamento di tali funzioni devono avvalersi di tecnici con qualifiche definite dall’articolo 1, comma 8, lettera a).

Aggiornamenti

Su Cervi e Caprioli Berardinetti a Caccia di scuse 15.09.2015

3 risposte a "Strage di cervi e caprioli: ‘Ennesimo regalo ai cacciatori’"

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