Legambiente e Wwf: il Parco della Costa teatina deve essere Nazionale

Piattaforma rospo mare a Punta Aderci Report-age.com 2015

L’idea di un parco regionale marino per fronteggiare la lotta contro la petrolizzazione, in alternativa al costituendo Parco nazionale della costa teatina, non piace in provincia di Chieti e in Abruzzo. Il Parco deve essere nazionale perché è l’unico vero baluardo contro la petrolizzazione, la istituenda area protetta nazionale sulla costa dei Trabocchi garantirebbe un modello di green economy. Per Wwf e Legambiente il punto di svolta è il Parco Nazionale della Costa teatina pronto per essere decretato e la sua forza è proprio nella sua valenza nazionale. 

“Non c’è più tempo né alternative, è arrivato il momento di essere tutti responsabili e credibili – ammoniscono le due associazioni – Ci aspettiamo l’immediata chiusura positiva dell’iter del Parco Nazionale della Costa. Ci lasciamo alle spalle un’estate particolarmente calda a testimonianza di quanto i cambiamenti climatici siano ormai una realtà visibile e concreta, mentre inesistenti sono le azioni per mitigare ed adattarsi a questi cambiamenti. Il governo nulla ha fatto in questa direzione, anzi con il decreto di Ombrina mare continua a perseverare nella vecchia politica delle fossili, aggravando di fatto l’alterazione climatica che viviamo. Questa politica vecchia ed antistorica, inoltre, rallenta fino a bloccarei mercati che oggi favorirebbero nuova ricchezza ed occupazione capaci di garantire qualità ambientale e sicurezza per la salute. Anche la politica abruzzese non è stata da meno, con una risoluzione in consiglio regionale (votata da tutti, anche purtroppo dai 5 Stelle, ma con il solo voto contrario dell’assessore Mario Mazzocca) volta a ostacolare l’istituzione del Parco nazionale della Costa teatina in difesa delle lobby del petrolio e del cemento” sottolineano Wwf e Legambiente.

Le associazioni ambientaliste tengono a precisare che non hanno mai inteso il parco come strumento di contrasto, ma come modello. “Il Parco nazionale rappresenterebbe l’abbandono della bad economy a favore della green economy, supera le sperequazioni sociali e tutela i territori e la loro qualità ambientale. Purtroppo, anche gli amministratori locali non hanno ancora dimostrato di essere pronti a questo salto di qualità, a mettere in campo serie politiche atte a favorire la riqualificazione energetica, urbana, zero consumo di suolo, agricoltura e turismo di qualità. Troppe non scelte, spesso legate ad una visione obsoleta dei nostri territori e meramente campanilistica. Siamo però ad un punto di svolta! Il Parco della Costa teatina è pronto per essere decretato, questioni di giorni per iniziare il corso che è quello di un potenziale nuovo modello di sviluppo per la costa dei Trabocchi e che salvi l’Abruzzo dalla deriva petrolifera e da Ombrina – concludono le 2 associazioni ambientaliste – Che ha forza proprio nella sua valenza nazionale, basti pensare che solo i parchi nazionali possono avere un perimetro protetto a mare (vedi arcipelago toscano), perché la competenza sul mare è statale (nell’elenco ufficiale sul sito del ministero dell’ambiente). Ci aspettiamo quindi un atto di responsabilità politica forte, netto e chiaro sull’immediata chiusura positiva dell’iter del Parco nazionale della Costa da parte di tutti. Non c’è più tempo né ci sono alternative”.

Di fatto non c’è, il Parco Costa Teatina non può fermare nemmeno Rospo mare

Rospo mare le piattaformeVasto (Ch) 24.04.2015 Sono le stesse considerazioni avanzate col parere positivo al progetto Ombrina2 quelle che appesantiscono il via libera ai nuovi pozzi delle piattaforme Rospo Mare. In breve, il Parco nazionale della costa teatina, di fatto, non può salvarci dalle trivelle perchè non esiste e dunque non può vincolare la petrolizzazione sin tanto che resterà aperta la partita della sua perimetrazione, per il Wwf e le altre associazioni ambientaliste.

Così i pozzi e le piattaforme riesumate dal decreto Passera avanzano mestamente sull’Adriatico selvaggio grazie al miracoloso Decreto sviluppo (del già ministro Corrado Passera) che pur prevedendo un’unica fascia di rispetto di 12 miglia dalle linee di costa, per tutte le trivellazione offshore e per il gas, fa salvi i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi in corso sino al correttivo ambientale, ossia al decreto Prestigiacomo (2010) che li aveva bloccati. Nel 2010 infatti s’impose la fascia di rispetto delle 12 miglia per le richieste di prospezione sismica, ricerca e estrazione di petrolio e gas a ridosso del perimetro esterno delle aree marine e costiere protette, ma lontane da queste, per tutte le altre  avanzate dalle compagnie petrolifere il decreto Prestigiacomo definì il limite delle 5 miglia, bloccando però tutti i progetti in itinere. Prima del 2010 non c’era alcunché e si poteva trivellare ovunque. Dunque ora è possibile che un vecchio pozzo possa spuntare anche a pochi metri dalla riva se la procedura di autorizzazione era in corso 6 anni fa. Così è per il progetto Elsa 2 che prevede un pozzo petrolifero a 7 chilometri dalla spiaggia, a ridosso della riserva naturale Ripari di Giobbe, ma a poca distanza dal futuro parco della costa teatina non si risparmiano i pozzi petroliferi di Ombrina mare (5,6 chilometri dalla riva) e logicamente i pozzi Rospo mare, 11 miglia dal bagnasciuga. L’impressione è che la legge 93/2001 sia servita solo a rabbonire gli ambientalisti come recita il comma 3, art. 8:

"Con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'ambiente, d'intesa con la regione interessata, è istituito il Parco nazionale «Costa teatina». Il Ministro dell'ambiente procede ai sensi dell'articolo 34, comma 3, della legge 6 dicembre 1991, n. 394, entro centottanta giorni a decorrere dalla data di entrata in vigore della presente legge. L'istituzione ed il funzionamento del Parco nazionale «Costa teatina» sono finanziati nei limiti massimi di spesa di lire 1.000 milioni a decorrere dall'anno 2001".

Calma piatta di petrolieri e amministratori abruzzesi. In questi lunghi anni se la sono presa con calma e hanno avuto il tempo per riflettere e coltivare altrove, senza fretta di trivellare più di tanto sulla costa abruzzese, temporeggiando con lo spauracchio del Parco e per ringalluzzire è bastato il petrolio della val D’Agri. Dalla istituzione del Parco Costa teatina, nel 2001 in Abruzzo è spuntato qualche pozzo in più, ma non a ridosso dell’area ancora da proteggere. Sono stati messi in cantiere, lontano dall’area che si dovrebbe perimetrare e appena prima della legge 93/2001, i pozzi della concessione Miglianico del permesso di ricerca Bucchianico. Appena dopo la legge che istituisce il Parco della costa dei trabocchi, a ridosso dello stesso, sono apparsi solo i pozzi della concessione Aglavizza, tra Vasto e San Salvo ( verso Cupello – Monte Odorisio).

Fabrizia Arduini Report-age.com 2015
Fabrizia Arduini

I segni premonitori della bufera petrolifera. “Nel 2013, al largo della costa vastese il cantiere galleggiante della Saipem, Perro negro 8, aveva destato preoccupazione tra i cittadini più attenti anche a seguito del decreto Passera che rimetteva in attività tutti i progetti in itinere bloccati dal precedente Decreto Prestigiacomo, compresi i nuovi pozzi in concessioni operanti entro le 12 miglia, a ridosso di aree marino costiere protette, come quelli di Rospo Mare – spiega la presidente dell’associazione Wwf zona Frentana e Costa teatina, Fabrizia Arduini  – Perro Negro 8 era per pochi mesi lì per lavori di manutenzione, ammodernamento, messa in sicurezza dei pozzi chiusi e attivazione dei 2 pozzi. Fatti premonitori, visto il Decreto ministeriale di questi giorni che dà il via libera alla perforazione e coltivazione di nuovi pozzi” ovvero 3 pozzi più uno orizzontale che presto si aggiungeranno ai 29 pozzi esistenti delle piattaforme Rospo mare. “Non sappiamo se la Regione Abruzzo vorrà perseguire la propria contrarietà anche al Tribunale amministrativo regionale visto che in sede di Autorizzazione integrata ambientale si espresse negativamente, come non sappiamo perché ancora oggi non si costituisca un tavolo di confronto, tra associazioni e Regione, per ottimizzare le iniziative di contrasto alle politiche di insediamento petrolifero – sono i legittimi dubbi della presidente Arduini perché, dopo Ombrina che rischia di diventare concessione ed il pozzo esplorativo Elsa 2, i nuovi pozzi per la concessione operante dal 1984 di Rospo Mare rischiano di diventare realtà.

Un altro Rospo da ingoiare. “La vicenda Rospo Mare si definisce con l’Autorizzazione integrata ambientale che si avvia nel 2012 a seguito dei pareri positivi della Comitato valutazione di impatto ambientale del 2009 e del 2010 che erano stati momentaneamente congelati dal Decreto legislativo Prestigiacomo dalla vita breve – il decreto vietava di trivellare entro le 12 miglia dalle aree marine protette. “Dopo un contenzioso in specie con il Comune di Vasto, tra osservazioni e controdeduzioni, nel 2014 arriva il parere positivo Aia/Via integrate. Partono le Conferenze unificate ed il 15 aprile 2015 il via libera con Decreto ministeriale a conclusione dell’iter di insediamento delle piattaforme Rospo Mare. Il seguente passaggio, tratto dal decreto ministeriale su Rospo Mare, rende bene l’idea di quanto tempo è stato perso dalla politica: ‘omissis…per quanto riguarda eventuali modifiche ambientali in relazione del Parco Nazionale della Costa Teatina, si rileva ad oggi che il Parco non è stato istituitochiarisce Arduini.

La risposta al problema Ombrina, secondo il costituzionalista Enzo Di Salvatore, è anche quella di una modifica legislativa al decreto sviluppo 2012 e prima che il procedimento Ombrina mare 2 si concluda. Con il via libera ai pozzi Rospo mare l’unico tentativo rimasto per evitare i pozzi è solo il ricorso al giudice amministrativo impugnando la concessione dinanzi al Tribunale amministrativo regionale del Lazio.

Striscione sul parco della costa teatina
Parco costa teatina foto Trozzi

Storia di un fantasma: il Parco della costa teatina. Si potrebbe cominciare scrivendo c’era una volta, eppure le vicissitudini del Parco della costa teatina di cui ci rende partecipe la presidente dell’ associazione Wwf Frentana – Costa teatina non si possono raccontare a mo’ di una fiaba, ma sono parte di un incubo interminabile per la costa dei Trabocchi.

“Con l’ articolo 4 della Legge 344 dell’8 ottobre 1997 quella del Parco viene inserita tra le aree di reperimento prioritarie (individuate dall’art. 34, comma 6. della Legge Quadro sulle Aree Protette, L.6 dicembre 1991 n° 394), per queste si prevedeva di istituire Parchi nazionali o riserve. Con la legge n. 93 del 2001 articolo 8, comma 3, il Parlamento decise di istituire il Parco nazionale della Costa teatina. La Regione cambiò casacca – centro destra – e si rivolse alla Corte costituzionale, il 3 maggio 2002, per richiedere una dichiarazione d’illegittimità costituzionale della norma istitutiva del Parco, ritenuta lesiva delle prerogative e delle attribuzioni della Regione stessa. In pendenza di tale ricorso e in attesa di un suo esito, l’attivazione del procedimento istituivo del Parco fu sospesa. In seguito la suprema Corte si pronunciò per la non fondatezza della questione di incostituzionalità della norma (sentenza n. 422 del 7 ottobre 2002) poiché di fatto il Parco non era istituito, ma se ne prevedeva l’istituzione ad opera del presidente della Repubblica su proposta del ministro dell’ambiente, d’intesa con la Regione.

http://www.piazzarossetti.it/
Fonte Immagine

La Direzione per la Protezione della natura del ministero dell’ambiente ha convocato una riunione, il 16 gennaio 2003, per avviare il procedimento amministrativo di istituzione del Parco nazionale della costa teatina. I rappresentanti di Regione e Provincia parteciparono all’incontro dichiarandosi disponibili ad avviare una concertazione solo nell’ipotesi di lavorare ad un Progetto speciale territoriale, così come previsto nel documento quadro di riferimento regionale, deliberato dal Consiglio regionale e pubblicato sul Bollettino Ufficiale regionale il 24 marzo 2000. Dunque, non erano favorevoli ad avviare il procedimento di istituzione del Parco.

Il 4 aprile 2003 la Direzione per la protezione della natura inviò al ministro dell’ambiente pro tempore una nota: “Un ente Parco nazionale, secondo lo schema normativo, non può prescindere dall’intesa con la Regione territorialmente interessata. Ogni attività tendente alla realizzazione del Parco cessava in tale data. Un nuovo interesse al Parco è stato rappresentato dalla Regione con l’amministrazione regionale insediatasi nel 2005, così provando ad attivare una fase della perimetrazione, non semplice, trattandosi di un territorio urbanizzato e di una costa sulla quale insistono diversi centri urbani, di competenza dei Comuni.

E’ un iter complesso e burrascoso quello della definizione dei confini del Parco arricchito di importanti tentativi per salvare dai pruriti cementificatori i luoghi più belli della Costa Teatina. Tra questi le obiezioni del Coordinamento per la tutela della costa teatina, i fatti ampiamente provati e circostanziati sull’inadeguatezza delle previsioni del disegno Disposizioni urgenti per la tutela e la valorizzazione della Costa Teatina (Orlando, La Morgia, Tagliente, Caramanico) ha indotto ad integrare questa proposta con altre del Coordinamento: Fascia esterna di protezione 150 metri a valle e 150 m a monte, lungo il tracciato ferroviario dismesso e l’aggiunta di altre riserve: Acqua Bella, Ripari di Giobbe, Marina di Vasto non vengono accettate: Pinetina Casalbordino – ora andata in fumo – e Postilli Riccio per via della litoranea che di fatto è un troncone infrastrutturale per implementare il traffico con i Paesi dell’Est Europa, quindi anche la possibilità che sulle colline a ridosso di quest’ultima si potesse fermare l’arrivo del Centro Oli”. L’allora senatore Giovanni Legnini aveva disposto limiti temporali alla perimetrazione, per dare modo alla Regione di Decidere, altrimenti si sarebbe commissariata l’intera procedura per dare forma al Parco:

Parco della Costa Teatina: Emendamento Legnini approvato nel Decreto Mille Proroghe, entro settembre se gli enti locali non perimetrano i confini del Parco arriverà un commissario

I limiti però sono slittati ancora e più di una volta sino all’arrivo del Commissario Pino de Dominicis, lo scorso agosto. Nonostante la evidente accelerazione però la situazione d’empasse non è affatto superata.

Conclude la presidente ambientalista Arduini: “Dal 2007 i cittadini abruzzesi hanno espresso a più livelli il proprio dissenso allo sfruttamento fossile del proprio mare e della propria terra, ma sono in mano a diversi sindaci, che urlano no al petrolio e no al Parco della Costa Teatina, ad una politica regionale sempre più all’angolo e silenziosa ed una politica nazionale che viene alle manifestazioni a sfilare, ma poi vota a favore del Decreto Passera e dello Sblocca Italia rendendo più facile la petrolizzazione del territorio abruzzese” prendendo spunto dalla presidente dell’associazione Wwf zona Frentana concludiamo con le sue stesse parole: “Non c’è da stare allegri per niente”.

Aggiornamenti

Mailbombing ai consiglieri regionali per un Parco marino da S.Vito a Rocca S.Giovanni 19.10.2015

Parco della Costa Teatina. Wwf e Legambiente: “I sindaci escano dalla fase di stallo” 20.05.2015

Il governo fa a pezzi il divieto delle 12 miglia, i petrolieri ringraziano 30.04.2015

Piano Croato idrocarburi: a rischio 112 aree protette nel mare Adriatico. E’ deriva petrolifera 28.04.2015

Progetto Ombrina. Di Salvatore: ‘Risoluzioni, Sblocca Italia e Parco non servono, occorre modificare il decreto sviluppo’ 12.04.2015

Approfondimenti

Wwf e Legambiente: “Di fronte al parere su Ombrina sindaci senza più alibi” 03.04.2015

Dopo Ombrina anche Elsa, da Costa dei Trabocchi a costa delle trivelle 29.03.2015

I segreti di Elsa: pericoloso progetto svelato dagli ambientalisti 01.10.2014

4 risposte a "Legambiente e Wwf: il Parco della Costa teatina deve essere Nazionale"

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