I misteri del Parco nazionale d’Abruzzo e le torbide vicende della storia recente

“Se il velo che ammanta il mistero Parco sarà un giorno sollevato, verrà alla luce una delle più torbide vicende della storia recente, dietro alla quale si celano non solo gli interessi di affaristi e palazzinari, tagliatori forestali e bracconieri, ma anche le manovre inconfessabili di politicanti e buro-tecnocrati, baronetti accademici e pseudo-ambientalisti poltronisti che stanno smantellando, a danno di tutti, uno dei più preziosi patrimoni di cui il nostro Paese disponeva” nella nota congiunta non usano mezzi termini, il Comitato Parchi d’Italia e il Centro studi ecologici appenninici, nel denunciare ciò che nell’ente parco non va anche alla luce dell’interrogazione di agosto presentata da 2 deputati di Sinistra, ecologia e libertà al ministro dell’ambiente, nella speranza che le risposte di Gian Luca Galletti siano esaurienti e non elusive, scrivono le due organizzazioni ambientaliste: “Forse finalmente la pubblica opinione potrà venire a conoscenza della vera storia del Parco quella che nessuno ha mai raccontato e sulla quale è calato, da anni, un fitto velo di preoccupante silenzio” intuibili allora, dalla nota, le ragioni del declino precipitoso del Parco d’Abruzzo, un tempo fu il più importante e amato d’Italia.

I quesiti sollevati dal Comitato e dal Centro studi non sono di poco conto e investono la vera sostanza dell’area protetta tra le più amate al mondo. Si potrebbe cominciare come in una favola per il Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise: c’era una volta il Piano del Parco e adesso non c’è più, è stato rimosso. E così è stato rimesso in discussione l’assetto territoriale di un comprensorio assediato dalla speculazione edilizia, romana e napoletana, sottolineano nella nota le due organizzazioni e anche nell’affidamento di incarichi personali, per approntare i nuovi Piani che non sono mai stati portati a termine e così sono costati fin troppo, è scritto nella nota, mentre nell’Alto Sangro ripartiva l’industria del mattone e ci si guardava bene dall’abbattere le non poche costruzioni abusive. Restano incomprensibili le ragione che hanno portato poi allo smantellamento del Servizio Urbanistico del Pnalm, l’unico presidio che, con competenza, garantiva il controllo sugli appetiti edilizi che assediano l’area protetta. Sono questi i nodi cruciali che si aggiungono alla disastrosa situazione del vero simbolo del Parco, l’Orso bruno marsicano: “Malgrado i fiumi di danaro profusi in progetti vantaggiosi, soprattutto per certi ricercatori, il plantigrade continua a morire per le cause più disparate. L’ultimo episodio è quello dell’orsetta Morena salvata, nell’occhio del ciclone di un teatrino mediatico che ha distolto l’attenzione dei media sulla sorte della madre scomparsa di cui nessuno sembra interessarsi”. Nella nota il comitato accenna alla piaga irrisolta del bestiame invadente, dei veleni criminalmente dispersi nelle aree sensibili e dell’inadeguata sorveglianza del territorio, si potrebbe aggiungere la questione dei focolai di Tbc in un’area dove il divieto di pascolo, disposto ad aprile, non viene fatto rispettare.

Comunicato Comitato parchi d’Italia e Centro studi ecologici

Aggiornamenti

S.O.S Parco D’Abruzzo: esposto del Centro Parchi per scongiurare la catastrofe 30.09.2015

Abusi e bracconaggio: qual è la vera storia del Pnalm? Sel interroga il ministro

Roma 12.08.2015 “Ripetuti avvelenamenti dell’orso marsicano, abusi edilizi e bracconaggio” sembrano crescere le preoccupazioni per il Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per quanto denunciato da 2 deputati di Sinistra ecologia e libertà che, con una Interrogazione parlamentare, a firma degli onorevoli Gianni Melilla e Filiberto Zaratti, provano ad avere dal ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti chiarimenti su una situazione che aggraverebbe ulteriormente la condizione del Pnalm.

Chiedono una risposta scritta per l’interrogazione (4-10137), i parlamentari di Sel il 5 agosto domandano chiarezza e nella  seduta n. 476 al ministro dell’ambiente rivolgono dei quesiti puntuali. Voglio sapere, soprattutto, se il Parco nazionale D’Abruzzo, Lazio e Molise possa mantenere gli obiettivi prefissati un tempo e oggi ingialliti dietro la minaccia di cementificazione selvaggia. Il Pnalm era votato all’ecoturismo, ma sembra non sia munito nemmeno di un Piano per il Parco completo e valido. La premessa dell’atto parlamentare va rintracciata nella lunga e non sempre facile storia dell’area protetta che ha rappresentato per lungo tempo un essenziale baluardo e punto di riferimento per la conservazione della natura in Italia, tracciando con chiarezza la strada da seguire per conciliare gli imperativi della conservazione con gli obiettivi nazionali e le esigenze delle comunità locali.

Nell’atto parlamentare si ricostruirebbe la storia del Pnalm: “Grazie alla collaborazione progressivamente instaurata tra istituzioni, organizzazioni e popolazioni locali, il Parco aveva promosso la progressiva rinascita del territorio fondata sull’ecoturismo anche a livello internazionale, respingendo gli abusi, la speculazione edilizia, il malaffare politico, la devastazione forestale, il bracconaggio. Questa strategia si era affermata come valido modello di assetto territoriale, con un piano fondato su intese con i comuni d’Abruzzo, attuando per la prima volta quella zonizzazione, che avrebbe poi ispirato la nuova legge quadro sulle aree protette.  Alle soglie del terzo millennio, questo parco storico creato nel lontano 1922, che aveva ampiamente dimostrato i benefici concreti derivanti dalla oculata conservazione dell’ambiente, del paesaggio e della natura, salvando le foreste più importanti dell’Appennino e la preziosa fauna in pericolo, riportando il Camoscio d’Abruzzo alla Maiella e al Gran Sasso, era unanimemente considerato il più famoso, innovativo e apprezzato parco d’Italia. Tuttavia, negli anni successivi, mutata la situazione politica, questo percorso positivo si era interrotto e purtroppo la situazione appare ormai completamente ribaltata: si sono disgregati l’assetto, il piano e la zonazione del parco, sono in aumento gli abusi e gli atti di efferato bracconaggio, è in crisi l’organizzazione e in declino il prestigio, anche per il ripetuto avvelenamento dell’animale simbolo, l’orso marsicano:

– se il Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise disponga di un Piano per il Parco completo e valido, in grado di disciplinare l’assetto territoriale e l’attività edilizia in un comprensorio tanto importante, delicato e normativamente tutelato, e nel caso quali ne siano le ragioni, del Regolamento del Parco e del Piano pluriennale economico e sociale (Ppes);
– se sia vero che l’Ente aveva adottato e approvato all’unanimità nell’anno 2000 un «Piano» che recepiva in modo corretto ed equilibrato gli imperativi della conservazione, le più avanzate impostazioni internazionali e le istanze locali (la zonazione del parco era stata infatti riconosciuta nell’anno 2004 come modello virtuoso a livello internazionale dalla stessa Iucn – Unione mondiale della natura), anche attraverso le intese sottoscritte democraticamente dai comuni d’Abruzzo con centri abitati ricadenti nel parco;
– per quali ragioni e con quali provvedimenti detto piano sia stato abbandonato;
– se l’ente parco, avendo ricevuto, allo scopo di abbattere le non poche opere abusive, ben chiare disposizioni e adeguati finanziamenti da parte del Ministero, abbia provveduto durante l’ultimo decennio;
– se sia vero, così come risulta all’interrogante, che l’Ente Parco abbia smantellato il servizio urbanistico che avrebbe potuto contrastare efficacemente la cementificazione nel territorio;
– se trovino fondamento le notizie circa l’esistenza di ingente contenzioso in essere, proveniente in gran parte da gestioni pregresse. (4-10137)

L’Abruzzo s’interroga sulla vera storia del Pnalm

Roma 10.08.2015 Nel cuore della più calda estate, mentre l’attenzione dei media si concentra sulle vicende dell’orsacchiotta Morena, curata e allevata al Parco d’Abruzzo nella speranza di poterla un giorno restituire alla libertà, c’è chi non dimentica il vero dramma dell’Orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), che lotta contro l’estinzione.

Interrogazione a risposta scritta, alla Camera dei deputati, depositata dagli onorevoli di Sel che chiedono al Ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali di accertare, attraverso il Corpo Forestale il numero esatto degli individui di Orso bruno marsicano di cui siano stati accertati i decessi nell’ultimo decennio. Non solo, al ministro chiedono anche di conoscere le cause effettive o ipotizzate dei decessi, gli eventuali responsabili e i provvedimenti adottati, sollecitando precise informazioni su una delle criticità più preoccupanti e tuttora irrisolte: “il bestiame bovino semibrado abusivamente pascolante nel Parco, le patologie riscontrate e i proprietari individuati”.
Per la prima volta, quindi, viene chiaramente puntato il dito sui nodi cruciali di una situazione non più tollerabile, finora colpevolmente trascurata, che aveva suscitato indignate reazioni internazionali, spingendo qualcuno a chiedersi se questo fosse il Parco degli orsi o delle vacche. Malgrado i ripetuti allarmi del Gruppo Orso, che aveva sempre espresso vive perplessità sulle gravi e incontrastate perdite dei preziosi animali, confermando che dal 2002 al 2015 oltre una cinquantina di individui sono stati perduti in circostanze quanto meno sospette (necrologio dell’orso di Maria Trozzi) mentre intorno ai pascoli venivano trovate carcasse di capre avvelenate, e la diffusione di esche avvelenate continuava del tutto impunita).
L’ultimo episodio dell’orsetta avvalora purtroppo queste preoccupazioni. Nulla si conosce infatti sulla vera sorte della madre, probabilmente deceduta ma per cause non accertate, malgrado sia stato proclamato a gran voce che tutti gli orsi del Parco sono stati censiti, contrassegnati e geneticamente individuati: ciò che non dovrebbe rendere impossibile il ritrovamento di ogni esemplare disperso. 
Centro Parchi Internazionale

Approfondimenti

Tbc bovina. Focolai a Bisegna e Gioia dei Marsi: pascoli ancora invasi dal bestiame 02.07.2015

Focolaio di tubercolosi nel Pnalm. Salviamo l’orso: ”Istituire zona infetta e intensificare i controlli”17.02.2015

Inchiesta Orso Bruno Marsicano dossier aggiornato

4 risposte a "I misteri del Parco nazionale d’Abruzzo e le torbide vicende della storia recente"

  1. Una volta il direttore del Parco era Franco Tassi, il quale, unico per il suo tempo, fece abbattere molti fabbricati abusivi. Sotto la sua direzione il Parco funzionava molto bene; però ha pestato i piedi a qualche palazzinaro importante, per cui fu fatto fuori e addirittura condannato da qualche giudice amico del potere. Ora il Parco si trova in queste condizioni! Grazie a tutti quegli stronzi che hanno contribuito a ciò.

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