Bussi. Trovata un’altra misteriosa galleria. L’Arta verificherà l’esistenza dei Tunnel tombati.

di Maria Trozzi

Bussi sul Tirino (Pe). Un altro muro di mattoni a ridosso del monte di Bussi officine che annuncia una costruzione ad arco (immagini inedite di Maria Trozzi) a margine di una strada pubblica, in un’area che rientra a malapena nel Sito di interesse nazionale per la bonifica. E’ proprio questa la parte del Sin che hanno chiesto ed ottenuto di restringere perché il terreno non sarebbe contaminato dai residui della produzione chimica. Cos’è quella galleria verso la città di Bussi, proprio nel Sin ridefinito da poco con una perimetrazione che ora affranca un ettaro di terreno adiacente alle officine per poco ancora di proprietà dell’azienda belga Solvay. Lo spicchio nero contornato di mattoni è piantato tra la centralina del metano e la centrale Turbogas a cosa può essere servito in passato.

Foto Maria Trozzi ©Report-age.com
Foto Maria Trozzi

Una fessura ad arco realizzata con mattoni, una muraglia insolita che non sembra servire a contenere la terra del monte anche perché è al di sotto del manto stradale, ora completamente nascosta da una fitta vegetazione e praticamente sotterrata, ma dagli scatti del 2007 la struttura appare simile alla galleria tombata rintracciata nel Polo chimico, dietro l’impianto Pap. Difficile confermare che si tratti di un altro tunnel, di quelli realizzati negli anni Trenta, a chiarire forse saranno i tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente perché è partito oggi l’ordine di servizio per l’Arta Chieti chiamata a verificare l’esistenza dei Tunnel tombati, disposto dal direttore Arta Damiani. A comunicarlo  è l’assessore all’ambiente del Comune di Popoli, Giovanni Diamante. Ad individuarne uno, con documentazione fotografica,  è il blog inchieste Report-age.com. L’assessore di Popoli (Pe) Diamante ieri mattina ha raggiunto telefonicamente il direttore tecnico dell’Arta, Giovanni Damiani, il quale ha riferito di aver ordinato una prima verifica sulle gallerie del sito. A luglio l’assessore comunale all’ambiente chiese chiarimenti e spiegazioni, con una lettera destinata all’Agenzia regionale per l’ambiente, preoccupato dalle innumerevoli richieste d’intervento presentate dai vecchi lavoratori dell fabbrica della val Pescara in merito a non meglio specificate gallerie presenti, dagli anni Trenta. Oggi quelle leggende metropolitane stanno diventando realtà con delle immagini che svelano almeno la prima galleria tombata e aleggia lo spettro di una seconda costruzione dello stesso genere, immortalata nel 2007. Gallerie da riscoprire e verificare, la caratterizzazione in questi spazi non sembra prevista anche perché, sino a ieri, dei tunnel tombati non si sapeva nulla.

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Foto Maria Trozzi ©Report-age.com

Sorvolando la val Pescara, Bussi officine si confonde nella fitta vegetazione, scavalcata la montagna sbuca il polo chimico. Troppo tardi per uno scatto perché quel che resta di Bussi officine è già in coda all’elicottero. Il sito industriale si nasconde tra i monti. Un luogo ideale in tempo di guerra, poco visibile dai cacciabombardieri. A ridosso del monte è la parte più segreta del sito, un tempo militarizzata. Dall’ingresso principale delle officine, attraversato il ponticello sul fiume Tirino, una cuccetta incastonata nella roccia resta a documentare, ancora oggi, l’area un tempo sorvegliata, ma ci sono molti altri indizi che richiamano all’industria bellica degli anni Trenta. Percorrendo la strada pubblica dove le reti metalliche restringono il percorso.

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Foto Maria Trozzi ©Report-age.com

Si fiancheggia a destra la centrale Turbogas e dopo alcuni scavi per la caratterizzazione, dei teloni neri coprono il terreno rimosso, si apre il varco. Un paradosso, dei cartelli di divieto di scarico installati proprio al confine della discarica autorizzata, dal terreno però sbucano dei copertoni, infondo, il fosso non sembra affatto in condizioni di sicurezza.

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Foto Maria Trozzi

Con l’auto si tira dritto, poi la curva e si gira a spirale, a parte le immondizie al margine, si intravede un terreno dove sono state eseguite delle opere di sbancamento per la nascita del nuovo nucleo industriale, a pochissimi metri dal fiume Tirino che in quel tratto è stato risparmiato, il corso d’acqua ancora non s’immette nel sito. Si ripercorre così la stessa strada, a ritroso e si torna indietro nel tempo, esattamente a 8 anni fa quando sul bordo sinistro della carreggiata la pala meccanica di una ruspa spunta, dal fango, un occhiolino nero. Sembra il punto più alto di un arco, è una galleria inaccessibile e lo spicchio compare proprio nel corso di alcuni interventi eseguiti del 2007. All’epoca non fu possibile visitare il tunnel perché gli operai del cantiere dissero che era completamente allagato, ora il punto è invisibile ingurgitato anche dalla fitta vegetazione, ma di cosa si tratta? Sul fianco della stessa montagna molto più a Sud-Est, all’interno del sito industriale, c’è una galleria immortalata dietro l’impianto Pap dove si producevano detersivi.

Foto Maria Trozzi ©Report-age.com
Foto Maria Trozzi

Il periodo di costruzione dei tunnel tombati corrisponderebbe al periodo in cui la gestione del sito era nelle mani della Dinamite Nobel, società che dal 1927 era parte del gruppo Montecatini e poteva contare su una importante produzione bellica non solo a Bussi, ma anche nell’aquilano. Si tratta del dinamitificio di colle San Cosimo, la polveriera di Pratola Peligna (Aq) distante un quarto d’ora di auto dal polo chimico dove, a cavallo tra le due guerre mondiali, si producevano gas nervini. In una lista destinata al duce Benito Mussolini sono segnati 10 tonnellate di Yprite, 1a tonnellata di Fosgene e ancora 1a di Difogene da produrre quotidianamente e a ritmo serrato nelle fabbriche sul fiume Tirino che fanno capo alla Dinamite Nobel (Archivio dell’ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito – Fondo H/9 , busta 7 – indicato anche nel libro I gas di Mussolini di Angelo Del Boca, Editori riuniti), proprio in quel periodo si consumava la campagna d’Africa. Parlano dei Tunnel tombati alcuni anziani del posto, operai del sito, altri originari di Lettomanoppello ricordano di averli costruiti, così indicano anche i nipoti degli operai passati a miglior vita. Gli spazi underground potrebbero nascondere molto, il fatto che siano stati tombati la dice lunga su quanto potrebbero contenere. Nella caratterizzazione del Sin per la bonifica della val Pescara non sono mai stati contemplati, non risultano nei documenti pubblici e, a quanto pare, non esistono sulle piantine e nelle recenti cartine. L’assessore comunale di Popoli ne chiede l’individuazione, il censimento, l’apertura, la caratterizzazione e naturalmente la bonifica. Questo anche alla luce del paventato passaggio di proprietà del sito dalla Solvay al Comune di Bussi che altrimenti acquisirebbe a scatola chiusa.

La Monteadison (nata dalla fusione di Montecatini – Edison) gestì Bussi officine dagli inizi degli anni Ottanta, ottenendo il sito da Ausimont, società controllata dalla Monecatini che tempo addietro aveva assorbito la Dinamite Nobel. Ausimont rimase controllata dal gruppo Montedison sino al 2002 anno in cui la fabbrica fu ceduta ed assorbita dal gruppo chimico Solvay solexis, società industriale belga che opera nel settore chimico e delle plastiche.

Immagini a confronto

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Aggiornamenti

Bussi. Le rogne irrisolte del Polo chimico con tanto di Accordo di Programma 20.10.2015

Tunnel tombati al Polo chimico di Bussi i vertici negano l’evidenza 08.10.2015

Approfondimento 

Bussi. La verità finora nascosta dei Tunnel tombati. I terreni delle officine presto al Comune. Le prime immagini della galleria della morte 29.08.2015

14 risposte a "Bussi. Trovata un’altra misteriosa galleria. L’Arta verificherà l’esistenza dei Tunnel tombati."

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