Bussi. La verità finora nascosta dei Tunnel tombati. I terreni delle officine presto al Comune. Le prime immagini della galleria della morte

di Maria Trozzi

Bussi sul Tirino (Pe). Semplicemente ufficiosa, la notizia di un accordo di programma tra il Comune di Bussi e la Solvay (società che gestisce il polo chimico), da sottoscrivere entro poche ore, fa scattare l’allarme e suona l’ora per i misteriosi tunnel tombati, molti ne parlano e uno lo abbiamo scovato. L’accordo sta per essere concluso in sordina, ma vista la materia del contendere, l’intesa imporrebbe, come minimo, una delibera di giunta comunale, ma non funziona così nel Comune di Bussi sul Tirino. L’incognita sull’oggetto dell’accordo potrebbe essere il preliminare per il passaggio dei terreni del sito industriale della società al comune di Bussi sul Tirino? Se fosse, ma anche se non fosse, cedere a Bussi la proprietà dei terreni delle officine ora sarebbe un grosso errore, uno sbaglio imperdonabile in questa situazione di estrema incertezza. Il comune diventerà proprietario di un’area in cui si nascondono ancora troppi misteri e terribili segreti. Un passo falso sulla vicenda della bonifica del sito dell’entroterra Abruzzese potrebbe riguardare proprio le analisi svolte per conoscere quanto e come è stato inquinato il sito, caratterizzazioni si chiamano in gergo. Non mancheranno i rimorsi per chi firmerà l’accordo che è una condanna a morte anche alla luce della scoperta del primo dei tanti tunnel tombati che sarebbero stati scavati a Bussi Officine e di cui non si sa assolutamente nulla, o quasi. Cosa c’è di vero? Anzitutto l’esclusiva di Report-age.com che pubblica 2 immagini incredibili (Foto Trozzi) di una galleria mastodontica, oggi usata come rimessa, lì dentro però non è dato sapere cosa è stato nascosto e tombato per quasi un secolo. A quanto pare la caratterizzazione di questi spazi underground è inesistente, non è indicata nella mole di documentazione che tratta delle analisi per la messa in sicurezza e la bonifica del sito a cui partecipa anche l’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente. I tunnel tombati non sono menzionati in nessuna delle recenti carte e ricerche rese note sul caso Bussi. 

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Tunnel tombato Foto Maria Trozzi ©Report-age.com

Almeno un tunnel esiste, lo abbiamo trovato e documentato. Fermi allora, perché in pochi conoscono la galleria dietro l’impianto Paap, l’impianto chimico di produzione dei detersivi per il lavaggio a freddo (la molecola venne brevettata proprio a Bussi). Ne pubblichiamo le immagini per non dover scrivere poi “non sanno quello che fanno”. Documentiamo per la prima volta proprio l’esistenza di uno dei Tunnel tombati (Fig. 1) che nei ricordi di alcuni abitanti del posto lasciava un alone di mistero tipico delle leggende metropolitane. Abbiamo individuato un ingresso tombato che dà sulla montagna nell’area interna all’industria chimica. Non sappiamo ancora con certezza per quale motivo quella galleria è stata costruita, per quale recondita ragione fu tombata, ma ne immaginiamo i presupposti. Se davvero quel tunnel è diventato rifugio durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, non può essere questa la cagione della sua costruzione che risale, a detta di alcuni vecchi operai delle officine sul Tirino, agli anni Trenta, proprio ai tempi in cui il Regno D’Italia cominciò a produrre i gas nervini, tra questi l’Iprite (se ne produceva a Bussi 10 tonnellate al giorno per la guerra in Abissinia). Figli e nipoti dei minatori, originari della città della pietra, dicono che dai discorsi dei loro nonni, di Lettomanoppello, nel sito della val Pescara si lavorava anche per costruire delle gallerie e per una ragione legata sempre all’industria bellica. Alcuni che hanno lavorato in fabbrica riferiscono che un’altra galleria, scavata dopo anni dall’impianto per le condotte forzate, sarebbe stata praticamente sepolta con la costruzione della  turbogas, la centrale che fornisce energia agli impianti ancora in vita.

A confortare queste rivelazioni è una recente missiva di Giovanni Diamante, assessore all’ambiente del comune di Popoli, città confinante con Bussi sul Tirino. A luglio scorso Diamante ha scritto all’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente e ha inviato la stessa lettera, per conoscenza, a tutti gli enti che, in materia, possono intervenire e fare luce sui tunnel in questione. L’amministratore è ancora in attesa di risposte sui chiarimenti demandati:

All’intensificarsi del dibattito sulle sorti del sito industriale in oggetto e della discarica Montedison in località Tremonti continuano a pervenire a questa assessorato, soprattutto da parte di vecchi lavoratori dello stabilimento di Bussi Officine, richieste di intervento in merito a non meglio specificate gallerie presenti dagli anni trenta nel sito in questione. Dette gallerie, a detta dei citati lavoratori venivano utilizzate per le produzioni belliche nel periodo a cavallo tra le 2 guerre mondiali: c’e il sospetto (o la leggenda metropolitana) tra questi lavoratori che, all’interno di dette gallerie, potrebbero essere stati abbandonati rifiuti di non meglio precisata natura prima di procedere alla loro chiusura con muratura inaccessibile. Poiché dalle ricerche fatte da questo assessorato sul materiale consegnato da codesto Ente al Ministero per l’Ambiente non compare traccia né in termini di caratterizzazione né in termini di localizzazione geografica di dette aree, con la presente si viene a richiedere:

  • se vi e una ricognizione e conseguente localizzazione di dette gallerie;
  • se la proprietà ne ha comunicato la presenza, la localizzazione, la loro consistenza ed il loro contenuto;
  • se le dette gallerie presentano caratteristiche di tenuta e non consentano la dispersione di quanto eventualmente contenuto.

Le informazioni richieste potranno consentire alla nostra Amministrazione comunale di poter rispondere, a ragion veduta ed informata sui fatti, alle preoccupazioni crescenti dei nostri concittadini soprattutto alla luce di quanto verbalizzato nell’ultima conferenza di servizi sulle comunicate volontà di Solvay di abbandonare il sito industriale lasciandolo in proprietà al Comune di Bussi sul Tirino.

https://reportagedotcom.files.wordpress.com/2015/08/tunnel-tombati-bussi-foto-maria-trozzi-report-age-com-2015.jpg
Foto Maria Trozzi © Report-age.com

Tortuosa storia chimica quella del polo industriale a Bussi stazione che attraversa oltre un secolo di vita dell’entroterra, uno sviluppo sensazionale per un passato agricolo che avrebbe altrimenti segnato le sorti dell’Abruzzo interno. Oggi però la fine del Polo chimico di Bussi suona il requiem solo per l’industria chimica, ma non per un sistema che si rivela intramontabile e che subdolamente sacrifica uomini e sfrutta l’ambiente per gli affari dei potenti. Nella discarica dei veleni più grande d’Europa anche i tunnel tombati devono essere presi in considerazione, individuati, censiti, aperti e bonificati, per la sicurezza della comunità abruzzese e di Bussi, la città potrebbe presto diventare proprietaria del sito e dunque di quest’altra inquietante presenza nel sottosuolo. Un breve riferimento ai tunnel di Bussi non manca nel blog di Giovanni Lannes tra i suoi articoli sulla vicenda dell’inquinamento del Polo chimico.

L’amministrazione rischia un errore clamoroso con la sottoscrizione dell’Accordo di programma, a scatola chiusa. Il pericolo non è solo la discarica Tremonti ancora in ammollo ai margini del fiume Pescara con compromissioni della falda profonda, così come dichiarano alcuni deputati durante i lavori della Commissione parlamentare d’inchiesta e in alcune interrogazioni al ministro dell’Ambiente, ma è il fatto che l’Agenzia regionale per la tutela ambientale abbia validato solo una parte delle analisi dei terreni del Sito d’interesse nazionale per la bonifica. Resta infatti ancora l’incognita sugli inquinanti e la quantità di sostanze nocive esistenti nel sito per il 20% della caratterizzazione eseguita dalla Solvay e non validata dall’Arta per le aree dismesse. Manca qualsiasi riferimento poi alla galleria ermeticamente chiusa da uno spesso strato di mattoni, cosa nasconde nelle sue viscere? È il caso di rivedere la cifra preventivata per la bonifica del Sin Bussi, sulla stima dei costi si evocavano cifre da capogiro, oltre 7 miliardi di euro secondo una perizia prodotta, nel processo in Corte d’Assise celebrato a Chieti, dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra). I sotterranei con ingressi simili a quelli delle gallerie ferroviarie non sono contemplati nelle relazioni, conosciute, dell’Ispra, figuriamoci per quanto potrebbe essere nascosto nel loro antico ventre. Oltre le discariche 2A e 2B, incluse nel progetto di bonifica del commissario governativo Adriano Goio, al di là della discarica Tremonti che resta in ammollo anche per il direttore tecnico dell’Arta Giovanni Damiani, nell’area di circa 10 ettari di terreno inquinato perimetrata nei Siti di interesse nazionale e regionale, occorre aggiungere qualcosa di spaventosamente invisibile che va indagato, rintracciato, riscoperto, caratterizzato e bonificato. mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Bussi. Le rogne irrisolte del Polo chimico con tanto di Accordo di Programma 20.10.2015

Tunnel tombati  al Polo chimico di Bussi negano l’evidenza 08.10.2015

Bussi. Trovata un’altra misteriosa galleria. L’Arta verificherà l’esistenza dei Tunnel tombati 01.09.2015

Da Bussi a Crotone Montedison l’ha fatta da Padrone 11.09.2015

Approfondimenti

Questione di chimica. Trip a Bussi Officine nella discarica dei veleni più grande d’Europa 27.03.2015  aggiornato ad Agosto 2015

Bussi: fabbrica segreta dei gas nervini del duce Mussolini 14.04.2015

12 risposte a "Bussi. La verità finora nascosta dei Tunnel tombati. I terreni delle officine presto al Comune. Le prime immagini della galleria della morte"

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