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“Falange armata nei crimini della Uno bianca” i dubbi del carabiniere vittima della banda premiato a Campo Di Giove

Campo Di Giove (Aq). Comprensibilmente emozionato oggi Vito Tocci, carabiniere 50enne campogiovese, medaglia d’oro quale vittima del terrorismo, ha ricevuto dal sindaco della località turistica, Giovanni Di Mascio, una targa ricordo. Per l’agguato di cui fu vittima, il carabiniere collega la banda della Uno bianca pronunciando anche le parole Falange armata riferendosi all’organizzazione eversiva che ha rivendicato le stragi di via D’Amelio, Capaci e dei Georgofili (stragi di Firenze, Roma e Milano del ’93) la cui sigla comparirebbe anche per i delitti del 1991. Le azioni criminali della banda emiliana si consumarono già negli anni ’80 e l’auto era già cronaca dal 1987.

Aggiornamento

Tocci rimase ferito il 30 aprile 1991, con Mino de Nittis e Marco Madama, in un’agguato marchiato a fuoco dai sanguinari della Uno bianca. A ferirlo è stata una raffica di colpi sparati da un fucile calibro 12, arma già adoperata con altre pistole di grosso calibro e una mitraglietta (Beretta Sc 70 – in dotazione ai reparti speciali), in altri spietati attentati dei banditi che seminarono il terrore in Emilia Romagna. Dall’attentato di Rimini, ancora oggi Tocci sconta gravi conseguenze. Prima dei processi alla banda di criminali, tutti condannati e solo uno di loro non era poliziotto, il carabiniere originario di Campo Di Giove costituì, con altri, l’associazione Vittime della Uno bianca di cui divenne presidente.

“Parlare in pubblico non è cosa facile per me quindi vi prego di scusarmi se quello che mi sento di dire ve lo leggo – per l’appuntato scelto la targa ricordo è una grande emozione, dopo la medaglia d’oro costituisce il modo più importante per non dimenticare gli eventi criminosi seminati lungo il tragitto di morte della Uno bianca, oggi il 50enne invita all’unità per scongiurare fatti dolorosi come quelli purtroppo vissuti, da lui, in prima persona. Alla sua gente, Tocci racconta alcuni passaggi di quei tragici momenti, sono trascorsi 24 anni e al suo fianco a ricordare sono anche il primo cittadino e il Capitano dei Carabinieri, Francesco Nacca, Comandante della Compagnia di Sulmona (Aq). “In perlustrazione, alle ore 1.40 nella frazione Marebello di Rimini, dove allora prestavo servizio presso la stazione carabinieri di Miramare, la pattuglia da me capeggiata è caduta in un agguato, teso dalla banda della Uno bianca composta dai fratelli Salvi che aprirono il fuoco a distanza ravvicinatissima con la chiara intenzione di ucciderci con un fucile calibro 12, a canne mozze. Colpirono inizialmente il lunotto e il parabrezza dell’auto, cristallizzandolo, con l’intenzione di far sbandare l’auto di servizio”. Avendo capito la gravita del fatto davo ordine al mio collega che era alla guida di accelerare e con la prontezza di riflessi, benché ferito, riusciva ad evitare il muro del sottopassaggio ferroviario che divideva le corsie di marcia. Veniva svolta questa manovra di accelerazione e sganciamento per uscire fuori dall’aria di tiro, la loro trappola mortale” evitò così un’altra strage dopo quella avvenuta 3 mesi prima, il 4 gennaio, al Pilastro dove i killer(s), anche 2 poliziotti spietati, uccisero 3 carabinieri oggi medaglia d’oro al Valor civile: Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini. “Al primo colpo sparato dai malviventi veniva dato subito l’allarme alla centrale operativa – racconta Tocci all’assemblea silenziosa – Imbracciavo subito l’arma in dotazione, una mitraglietta, in caso di una risposta al fuoco, ma una volta usciti dalla linea di tiro dei malviventi la banda si è dileguata – dall’agguato i carabinieri riportarono numerose ferite d’arma da fuoco, raggiunsero l’ospedale di Rimini per avere soccorso. Tocci tiene a ricordare che – la banda della Uno bianca è una organizzazione criminale operante in Italia, in particolare nella regione Emilia Romagna nel periodo dal 1987 al 1994 tra le attività criminose: rapine, ricatti, omicidi alle forze dell’ordine, incursione nei campi nomadi e tante vittime, persone inermi, provocando la morte di 24 persone, 102 feriti e 103 atti criminosi. La banda era composta da Roberto Savi, Fabio Savi detto il lungo, Alberto Savi il buono, questi ultimi poliziotti e ancora Pietro Gugliotta, Marino Occhipinti e Luca Valicelli. I criminali della Uno bianca “sono stati tutti arrestati nel 1994 – ricorda il carabiniere campogiovese – dal magistrato Daniele Paci e dagli ispettori Costanza e Baglini del Commissariato di Rimini e i processi a carico della banda si sono conclusi nel 1996 con la condanna all’ergastolo”. Luci e ombre dell’inchiesta e un appunto del carabiniere che non risparmia dubbi: “In questa storia di crimine, a distanza di anni molte questioni rimangono da chiarire come il ruolo delle rivendicazioni fatte dalla Falange armata, tutt’oggi ancora sconosciuto. Varie sono state le telefonate di rivendicazione anche nel fatto criminoso” l’agguato in cui anche Tocci è stato colpito.

mariatrozzi77@gmail.com

Domanda a Vito Tocci: “Cosa diresti alle vittime di terrorismo per confortarle?”

Approfondimento

Targa al Carabiniere ferito nell’agguato della Uno bianca 18.08.2015

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