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Polviera di monte San Cosimo: storia e segreti del deposito militare della valle Peligna

Foto Maria Trozzi

Cartolina del Comitato cittadini valle Futura

Il dossier è frutto di un’attenta, paziente e scrupolosa ricerca documentabile on line dal 1 gennaio 2014 e sino a questa data mai raccolta in una pagina Web o in una pubblicazione. L’inchiesta giornalistica su colle San Cosimo è in continua evoluzione (aggiornata al 30.11.2016). È doveroso indicare Report-age.com, con link di collegamento, quale fonte e citare la giornalista e scrittrice abruzzese Maria Trozzi per chi ricava e attinge informazioni da questo dossier, esclusivo ed unico nel suo genere. È altrettanto doveroso non travisare i contenuti di questa pagina.

Aggiornamenti 2016

Maria Trozzi

Le strutture portanti del deposito militare di monte San Cosimo, 674 metri sul livello del mare intitolato al tenente colonnello Enrico Giammarco (Sulmona, gennaio 1896 – Fronte della Marmarica 1940; Medaglia d’oro al valor militare, Arma: artiglieria), vennero realizzate durante il regime fascista (tra il 1939 e il 1940), per accogliere la fabbrica di esplosivo della Montecatini Nobel in cui lavoravano oltre 2 mila persone, impiegate per la realizzazione di armamenti bellici. Il sito militare di Pratola Peligna (Aq) si estende su un’area di 334,4 ettari di terreno e viene definito anche come dinamitificio.

Tra il 1943 e il 1944 lo stabilimento fu ripetutamente bombardato dalle forze aeree alleate con gravi perdite di vite umane. Secondo alcuni lo stabilimento venne distrutto dall’aviazione alleata il 28 agosto 1943 con un bombardamento che causò 9 morti, per altri invece fu nella fase di ritirata delle truppe tedesche che lo stabilimento di armi venne devastato facendo brillare delle mine all’interno dei locali: “Furono fatte saltare tutte le riservette a Sud della fabbrica piene di esplosivo T4 in deposito” così il senatore Michele Celidonio, nella relazione allegata alla interrogazioni (n° 1562 del 15.04.1969 [non risulta nell’archivio on line del Senato] e la n° 3104 del 4.2.1970 [non risulta nell’archivio on line del Senato] rivolte al presidente del consiglio dei ministri ed ai ministri “per sapere le ragioni che impediscono la smilitarizzazione del complesso dell’ex polverificio Montecatini Nobel, ora adibito a deposito militare, da utilizzare come alternativa quale complesso industriale sfruttando le strutture esistenti”. Queste iniziative seguono e si aggiungono all’improvvisata del parlamentare sulmonese che visita il sito militare di monte San Cosimo in qualità di componente della Commissione difesa, almeno così l’onorevole comunica al corrispondente locale che trascrive il tutto in un articolo sul periodico Ab Regione edizione gennaio-febbraio del 1985).

Ad agosto 1945 risalirebbero le prime mobilitazioni per chiedere la riconversione del ex-dinamitificio Nobel di Pratola Peligna in industria chimica.

Il 1 luglio 1948 la Camera del Lavoro circondariale di Sulmona proclamò uno sciopero generale per i comuni della provincia dell’Aquila Sulmona, Pratola Peligna, Prezza, Corfinio, Bugnara e Roccacasale per protestare contro la disoccupazione e chiedere la riconversione in industria di pace dell’ex dinamitificio. All’agitazione aderirono tutte le categorie esclusi gli addetti ai servizi di pubblica utilità. Qualche giorno dopo, una commissione di deputati della valle Peligna, rappresentanti sindacali e sindaci si recò a Roma per esporre al ministero della difesa il problema. Prima il ministero e poi la Nobel dichiararono il loro disinteresse alla riattivazione e alla riconversione dello stabilimento.

6 settembre 1948 nella lettera inviata dalla Nobel al dicastero dell’Industria è scritto che non è possibile prevedere la riconversione per industria di pace, anche per l’ingente onere finanziario che si richiederebbe.

Nel 1953 il Ministero della difesa spese 400 milioni di lire per costruire una nuova condotta per l’acqua potabile che dal territorio di Bugnara (Aq) porta acqua, per naturale caduta, a circa 7 atmosfere, dotando così il sito di un impianto idrico ad erogazione continua. Il ministero approntò tutto il materiale per il ripristino del binario di raccordo: pietrisco, traverse, scambi, ma il lavoro non fu più eseguito.

Nel 1954 gli impianti furono riconsegnati dalla Montecatini Nobel al ministero della difesa, direzione generale di artiglieria.

Michele Celidonio, senatore Psi fine anni '60

Michele Celidonio, senatore Psi fine anni ’60

Un muro di blocchi di cemento, alto 3,5 metri, circoscrive l’area del deposito recintato a Nord, Est e Sud, ad Ovest è recintato da una rete metallica che si sviluppa per 3 metri di altezza. Tutto il perimetro di recinzione, circa 7 chilometri, è dotato di impianto di illuminazione elettrico su palificazione. Dalle notizie fornite anche dall’onorevole Celidonio risultava che all’interno vi fossero circa 10 chilometri di strade e 15 km di tubazioni per la distribuzione d’acqua industriale e altri 15 km di fognature trattate con materiali speciali e piastrellatura antiacida. La struttura è fornita di bocchettoni antincendio. Circa 30 km di tubazioni per l’acqua potabile con fontanine distribuite nei vari settori della ex fabbrica; 3 km di raccordo ferroviario allacciato alla rete delle ferrovie dello stato della stazione di Pratola (Peligna) Superiore, oggi in disuso. Vi erano inoltre circa 40 fabbricati costruiti tutti con strutture di cemento armato portante, oggi in pessime condizioni. Vi sono poi 20 km di elettrodotti per alta e bassa tensione, costituiti da pali in cemento armato Scac e linee telefoniche interne. Deserte e spente le torrette di vigilanza.

Nel 1982 i pacifisti della valle Peligna si organizzano per la seconda marcia della pace e parlano di disarmo nucleare, a rappresentarli è un simbolo eloquente: un missile nero, spaccato a metà, che fa fumo. A fare da contraltare è il corrispondente de Il Tempo, Vincenzo Colaiacovo, che pubblica la sua riflessione su Il quotidiano romano: “.. se, cioè, allo stato attuale del confronto nel mondo sia ragionevole propugnare un disarmo nucleare unilaterale (quale sarebbe quella da realizzare con lo smantellamento delle basi in Italia e quindi anche a San Cosimo se c’è) o se questo piuttosto non si traduca, nel giro di qualche giorno, nell’aggressione delle Nazioni che alle armi non vogliono rinunciare ai danni di quelle che le hanno buttate a mare per il raggiungimento di un equilibrio che non è di pace, ma solo di oppressione”.“Le strade interne sono tutte alberate con pini, tigli, cipressi dell’Arizona e magnolie diventate piante adulte e patrimonio naturale” indicava il parlamentare Celidonio almeno negli anni ‘70. In un frammento dell’intervista concessa al periodico AbRegione, il senatore indica il periodo in cui visitò la polveriera di Monte San Cosimo: ”Nel periodo successivo la mia elezione al Senato … avvalendomi della mia qualità di componente della commissione difesa, di cui divenni vice presidente, mi presentai senza preavviso per introdurmi nel santuario che dà distruzione e morte, e presi atto con i miei occhi di una realtà che viola certi principi”. L’elezione a Senatore di Michele Celidonio è avvenuta il 5 luglio 1968 e l’ufficio di Presidenza della Commissione Difesa, di cui l’onorevole sulmonese risulta componente nel ’68 e segretario nel ’70, venne costituito il 18 luglio 1968 e aggiornato nel ’69. Si riporta uno stralcio dell’intervista dell’onorevole Celidonio, rilasciata nel 1985, che descrive gli oggetti stoccati nel sito militare del Monte: “In quanto al materiale, ebbi modo di vedere grossi ordigni, come grandi tubi, adagiati su un piano di almeno una ventina di metri. Per quello che mi fu detto erano elementi concernenti la produzione di materiale da guerra nucleare. Non mi fu possibile sapere di più dal maresciallo che mi accompagnava , perché forse neanche lui a completa conoscenza della reale portata di quanto custodiva, per ovvie esigenze di servizio. Era comunque una realtà di grande “interesse” ai fini di impegni di natura bellica”. Il deposito ha uno sviluppo sotterraneo? Alla domanda il senatore Celidonio risponde: “Sì, ci sono cunicoli che permettono l’utilizzazione anche sotterranea dell’area, certamente per depositare il materiale più sofisticato.”

Nel 1985 si torna a discutere del deposito militare di colle San Cosimo soprattutto quando la popolazione della valle Peligna viene a conoscenza del Decreto 184 (27.12.85) inviato al Comune di Pratola Peligna (attualmente -2013- Pratola esibisce, sulle tabelle all’ingresso del paese, la dicitura di Comune denuclearizzato, si oppone cioè attivamente alla scelta nucleare) dal Comando Regione Militare Centrale Stato Maggiore, Ufficio Infrastrutture. Il provvedimento concerne le Disposizione di servitù militari, e accertata la necessità, decreta che “le limitazioni a tutela del Deposito Munizioni nel Comune di Pratola Peligna sono: – rinnovate nelle vecchie imposizioni; –       ampliate di ulteriori 100 (cento) metri limitatamente al tratto Nord del deposito ..”

6 febbraio 1986 con delibera di giunta n° 82 il sindaco di Pratola Peligna Giovanni Margiotta chiede al Ministro della Difesa, Giovanni Spadolini, l’annullamento del decreto 184/85. L’imposizione di confermare la servitù militare esistente sulla polveriera del colle e la loro ulteriore estensione ad altri 100 metri di terreno, sembra inaccettabile per il primo cittadino del Comune Peligno. La servitù militare impedisce ai coltivatori, ai titolari dei terreni, di sistemare piantagioni di qualunque tipo che possano superare gli 80 centimetri di altezza. I contadini dell’area non possono lasciare essiccare sul posto i residui di coltivazione, agli agricoltori non è permesso aprire strade, innalzare muri, edifici ed altre strutture elevate, né scavare fossi oltre i 50 cm, né impiantare condotte elettriche sopraelevate o di gas e liquidi infiammabili e nemmeno realizzare depositi. Per quanto si riferisce poi al lato Nord del deposito è anche vietato qualsiasi tipo di costruzione, aprire o creare arterie da adibire a transito. Per l’amministratore: “La conferma della prima fascia di terreno di 100 metri impedisce il razionale sfruttamento agricolo, anche attraverso inserimenti abitativi rurali, di una vasta zona, a ragione, ritenuta per il felice posizionamento e per le caratteristiche organolettiche e pedologiche, fra le più fertili di tutta la valle Peligna”. Acuta poi l’osservazione che risulta in un volantino prodotto dai Comitati che si mobilitano a difesa del territorio e contro la decisione dell’Esercito italiano di raddoppiare la servitù militare: “Per quale ragione a Comiso(Rg), dove sono installati i missili nucleari <Cruise>, la fascia di servitù militare è di 30 metri, mentre intorno a S. Cosimo è quasi sette volte maggiore? Come mai il piano Provinciale della Protezione Civile non prevede alcuna misura in relazione a S. Cosimo?”. I residenti nei comuni della valle Peligna chiedono, in una petizione, che il deposito militare di colle San Cosimo venga smantellato e che la valle Peligna sia dichiarata territorio indisponibile all’installazione di missili e centrali nucleari.

A gennaio 1986 il Consiglio comunale di Pratola Peligna cede avallando, per la prima volta, i limiti militari imposti dal Comando militare, seppure entro i limiti esistenti, dunque senza l’ampliamento ulteriore imposto dall’Esercito. Legittima, in sostanza, l’esistenza della stessa base militare. Il mistero di colle San Cosimo raggiunge la Camera dei deputati per opera del gruppo parlamentare dei radicali che rivolge al Ministro della Difesa e per il Coordinamento della Protezione civile una interrogazione con risposta scritta tesa a chiarire alcuni aspetti della vicenda dell’ampliamento dell’area di servitù militare.

L’interrogazione di cui si ha notizia su Radio Radicale il 25 gennaio 198 di Francesco Rutelli

Base militare San Cosimo 4/13277 – Camera – interrogazione a risposta scritta presentata da Rutelli (Pr) il 25.01.86 (seduta n. 427) * Iter concluso il  9.12.86 *

Destinatari: difesa, protezione civile

Sintesi: Sulle funzioni della base militare installata sul colle di San Cosimo, tra Sulmona e Pratola Peligna (Aq) e sulle misure da adottare per la sicurezza della popolazione locale. Cofirmatari: Aglietta(Pr), Calderisi(Pr), Crivellini(Pr), Melega (Pr), Pannella(Pr), Spadaccia(Pr) Stanzani-Ghedini(Pr), Teodori(Pr)

Rispostadel 26.11.2986, governo: Spadolini ministro della difesa Invio sisposta governo –  lettera del 26.11.86, testo risposta – Resoconto stenografico del 09.12.86 iter concluso

Quotidiano Libico Il Jamahiriya che in un articolo del 28 marzo include, tra gli obiettivi da colpire, la base sotto i monti di Pescara

Quotidiano Libico Il Jamahiriya che in questo arti. del 28 marzo ’86 fa riferimento alla base sotto i monti di Pescara

Anche in Regione Abruzzo i consiglieri Paolo Pizzola e Bruno Di Bartolo presentano interrogazioni analoghe. Per l’occasione la stampa nazionale riferisce che i servizi segreti italiani intensificano le misure di vigilanza e prevenzione presso alcuni obiettivi sensibili e tra questi sono inclusi i depositi di monte San Cosimo (contenenti armamenti sofisticati) di Pratola Peligna.

28 marzo 1986, mentre procede l’iter attivato dall’interrogazione di Francesco Rutelli che sposta l’attenzione sulla polveriera della provincia dell’Aquila scatta il dispositivo di sicurezza Bravo condition nel timore di eventuali attacchi terroristici per gli obiettivi sensibili italiani e le basi Nato che l’Italia accoglie nel territorio nazionale. Ad allarmare la provincia dell’Aquila, in special modo, sono le minacce che raggiungono la valle Peligna coinvolta per la prima volta pubblicamente nelle tensioni internazionali scatenate dalla minaccia Libica di Gheddafi che includerebbe san Cosimo nell’elenco degli obiettivi da colpire così nel giornale di regime Il JamaHiriya, scritto in lingua araba, a cura dei Comitati rivoluzionari, un trafiletto riporta: “Siamo una forza rivoluzionaria che sa bene dove indirizzare il colpo all’America in Italia e sappiamo – ad esempio dove si trovano le sale delle loro operazioni militari a Napoli ed il numero delle uscite delle loro basi a Sigonella ed a Comiso e sotto i monti della strada di Pescara ed i loro centri di spionaggio in via Veneto a Roma ed in via Argentina a Milano ed i loro agenti a Perugia ed altrove” l’accenno dei terroristi sotto i monti della strada di Pescarapotrebbe riferirsi proprio alla polveriera di colle San Cosimo, l’autostrada Roma-Pescara passa proprio sotto monte San Cosimo.

L’8 e 9 novembre 1987 gli italiani sono chiamati alle urne per esprimersi su 5 quesiti referendari: 2 sulla giustizia e 3 sul nucleare. Per quest’ultime occorreva decidere:

– per l’ abolizione della procedura per la localizzazione delle centrali elettronucleari, favorevoli 20 milioni 984 mila 110 italiani (80,6%), contrari 5 milioni 059 mila 819 (19,4%).

– per l’abolizione dei contributi a Regioni e Comuni sedi di impianti elettronucleari, favorevoli 20 milioni 618 mila 624 italiani (79,7), contrari 5 milioni 247 mila 887 italiani(20,3%)

– per l’ abolizione della partecipazione dell’ Enel alla realizzazione di impianti elettronucleari all’estero, favorevoli 18 milioni 795 mila 852 italiani (71,9%), contrari 7 milioni 361 mila 666 italiani (28,1%).

É stato di fatto sancito l’abbandono, da parte dell’Italia, del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico.

Dunque nel 1990 l’Enea confeziona una lista davvero inquietante “..avrebbe predisposto un elenco riservato dove si individuano 4 aree militari nel Paese, ritenute idonee per realizzarvi grandi depositi di materiale radioattivo. In questo elenco è compresa un’area di Pratola Peligna, l’unica area militare è quella del vecchio deposito sotterraneo di San Cosimo”. La notizia viene confermata solo nel novembre 2007 quando il sottosegretario alla difesa Marco Veraschi in un intervento conferma l’impegno dell’ente pubblico assunto 17 anni prima. Ruggisce ancora il leone addormentato così i pacifisti del comprensorio Peligno definiscono la santabarbara di colle San Cosimo che fa parlare di sé e preoccupa, non poco, per il futuro impiego che se ne vuole fare e, di tanto intanto, qualcuno la fa oggetto di attenzioni davvero particolari.

gennaio 2003 il deputato dell’Udeur Massimo Ostillio presenta un’interrogazione urgente al Ministero della Difesa chiedendo spiegazioni sul fatto che sono i vigilantes e non più i militari dell’Esercito italiano a fare da guardiani alle polveriere italiane. Il 23 marzo il quotidiano l’Unità riprende l’argomento e riflette sulla garanzia di sicurezza offerta, nei 28 depositi di armi italiani, da poche guardie giurate che, al posto dei drappelli di una volta, fanno turni massacranti di 12 ore, 10 ore in più rispetto ai militari, impugnando una semplice pistola. Abbassamento dello standard di sicurezza, il motivo? La mancanza di soldati e un modello professionale militare che parte male. Nella polveriera peligna i tratti di camminamento, tra le 2 recinzioni, sono vuoti e gli abitanti dell’area cercano di rassicurarsi immaginando che il deposito sia sorvegliato attraverso un impianto di videosorveglianza.

7 luglio 2003 Interrogazione base militare S. Cosimo. Zappacosta (An), va riconvertita per protezione civile Sulmona (Aq) – (L’agenzia Ankronos indica in modo erroneo il cognome del senatore) – Il problema del deposito militare di San Cosimo nel comune di Pratola Peligna (Aq) approda in parlamento. Il senatore Lucio Zappacosta (An) ha rivolto un’iterrogazione al ministro per la difesa per chiedere chiarimenti sulla natura del materiale presente nella base militare di Colle San Cosimo e su come sia garantita la vigilanza. Zappagosta ha sollecitato inoltre la riconversione della struttura in area attrezzata per la protezione civile, cosi’ come richiesto dal consiglio comunale di Pratola Peligna. Nella stessa iniziativa il parlamentare abruzzese ha rappresentato ad Antonio Martino ”le preoccupazione di tutta la popolazione del vasto territorio per mancanza di informazioni relative agli armamenti custoditi nella base militare. La sua riconversione a base per la protezione civile -prosegue Zappagosta- sarebbe giustificata perché questa zona è considerata ad altissimo rischio sismico, vicino all’autostrada dai parchi ed alla ferrovia Roma-Pescara. Proprio questa soluzione prospettata potrebbe assumere un alto valore strategico per ogni tipo di emergenza” (fonte).

Nel 2006 nasce il Comitato valle Futura per la riconversione del deposito militare del colle in polo logistico per la protezione civile.

Viadotti dal belvedere di Raiano Foto Trozzi ©

Colle San Cosimo sullo sfondo Foto Trozzi ©

Il 28 novembre 2007 a rassicurare, si fa per dire, che il deposito della base militare di monte San Cosimo di Pratola Peligna non custodisce armi di alcun genere, ma unicamente munizionamento da guerra e di addestramento di tipo convenzionale è proprio il sottosegretario alla difesa, Verzaschi rispondendo, ma senza prove né indizi, al senatore di Rifondazione comunista Giuseppe Di Lello Finuoli, in commissione difesa del Senato. Verzaschi aggiunge che il deposito “non detiene alcun manufatto o artifizio contenente elementi radioattivi – e la vigilanza del deposito – é affidata ad un’agenzia privata che ha predisposto tutti gli elementi di sorveglianza, con sistemi di controllo attivi e passivi, ai fini di garantire un’adeguata sicurezza alla struttura”. Nel ricordare come la materia sia regolata da una “specifica e severa normativa sulla custodia delle munizioni e dei materiali d’armamento” che prevede anche ispezioni e controlli tesi a garantirne l’applicazione, Verzaschi conferma che l’Enea-Disp (Ente per le Nuove tecnologie, l’Energia e l’Ambiente – Divisione sicurezza e protezione) tra il 1989 e il 1990 effettuò uno studio per verificare se il deposito – con altri siti del demanio militare – avesse i requisiti per poter essere convertito in sito di stoccaggio per rifiuti radioattivi e che lo studio collocò colle San Cosimo in ultima posizione. Fermi tutti, nella tranquillizzante dichiarazione del vice ministro non si fa cenno al fatto che nella lista delle possibili discariche radioattive, italiane, sono indicati solo 4 siti e, checché ne dica il sottosegretario, sapere che San Cosimo è comunque inserita nella black list al IV posto prova che il deposito è adatto a contenere scorie, ma su quali basi? L’Enea si è espressa facendo riferimento ad elementi di fatto o sulla pura analisi teorica di quanto contenuto nel sito militare di Pratola. In ogni caso, la situazione è tragica perché fondare una valutazione sulla semplice teoria sarebbe un suicidio. Sull’opportunità di utilizzare la base militare, per fini civili, Verzaschi ha chiarito che l’impianto, nel suo complesso è necessario per l’assolvimento di attività istituzionali della Difesa.

Nel 2008 La Provincia dell’Aquila è favorevole alla riconversione della polveriera militare di Pratola Peligna in Polo della protezione civile, così come i comuni del Comprensorio Peligno.

11.06.2010 I giornali locali danno notizia che qualcuno lavora in Regione per collocare nel deposito militare di monte San Cosimo un centro di ricerca sul piezonucleare impropriamente definito nucleare pulito. “Monte San Cosimo, Protezione civile o scorie radioattive? – è l’interrogativo che sovrasta una nota del Comitato Cittadini della valle Futura È proprio così oppure dietro una bella facciata si nasconde ben altro? Secondo gli autori dell’invenzione (la cui validità è però messa in dubbio da altri scienziati) la sua prima applicazione consisterebbe nel trattamento, al fine della loro eliminazione, delle scorie radioattive prodotte dalle centrali nucleari dismesse. Al riguardo occorre tener presente che, in base alle direttive dello Stato Italiano, la società che si occupa della messa in sicurezza delle scorie radioattive, la Sogin, è incaricata di individuare un unico polo tecnologico che contenga sia un centro di ricerca che il deposito nazionale delle scorie. La Regione Abruzzo, ai primi del maggio scorso, ha votato una risoluzione con cui si chiede che la Sogin istituisca in Abruzzo il centro di ricerca sul piezonucleare. Dunque monte San Cosimo potrebbe diventare il sito nazionale per la ricerca, il trattamento e lo stoccaggio delle scorie radioattive? Ci sono troppi elementi che coincidono e porterebbero a quella che è molto di più di una semplice ipotesi. Se è cosi, altro che nucleare pulito. Per monte San Cosimo, dunque, la storia si ripete. Già nel 1990 la base militare venne individuata come uno dei 4 siti italiani idonei per ospitare rifiuti radioattivi. Chiediamo che sulla questione venga fatta chiarezza e che si apra un dibattito pubblico. I cittadini hanno il diritto di sapere. Ai nostri rappresentanti istituzionali e politici chiediamo di intervenire immediatamente, perché è in gioco il futuri del nostro territorio. Ad essi chiediamo che, con decisione, venga portato avanti il progetto della riconversione di monte San Cosimo in Polo logistico della Protezione civile, cosi come deliberato da 17 Comuni della Comunità montana peligna e della Provincia dell’Aquila. La smilitarizzazione dell’area è l’unica strada per evitare che, dall’altro e in gran segreto, poche persone prendano decisioni che incidono sulla sicurezza e sulla salute dell’intera popolazione peligna”.

Il progetto perorato in Regione, a quanto pare da un parlamentare di centro destra, ha bisogno di corposi stanziamenti e mentre alcuni puntano solo ad ottenerli, altri scienziati titolati hanno tutto il tempo di confermare che il piezonucleare per smaltire le scorie è una bufala e così i fondi non arrivano ai diretti interessati (fonte immagine pagina Facebook)

Nel 2011 con una risoluzione urgente al Consiglio regionale abruzzese si chiede che l’area del deposito militare di San Cosimo possa essere riconvertita ed utilizzata come Polo logistico della Protezione civile. Approvata. E ancora, il 28.6.2011 la Regione approva un’altra risoluzione favorevole alla riconversione di monte San Cosimo in Polo Logistico della Protezione Civile, nulla di fatto sino al 2016.

Nel 2012 viene resuscitato il progetto del 2010 sul piezonucleare. Il deposito di San Cosimo, mai dismesso, mai riconvertito e mai smilitarizzato torna al centro dell’attenzione in un convegno dove un sedicente professore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), originario di Sulmona, comunica di aver convinto la Regione Abruzzo, in data 5 maggio 2010, a mettergli a disposizione la polveriera di colle San Cosimo per un centro di ricerca atto a sperimentare il Piezonucleare ovvero un sistema per la trasmutazione delle scorie in energia pulita. Milioni di dubbi sul progetto e a mettere la parole fine a queste fantasie sono 4 fisici dell’università di Uppsala, in Svezia, che parlano dei gravi errori nei dati e nelle misure fornite dal ricercatore. In Canada poi, altri 3 scienziati replicano allo scienziato sulmonese, confermando risultati in conflitto con quelli di F. Cardone et al posto dei neutroni. Di qui l’appello, pubblicato on line anche da Il Fatto Quotidiano, di circa 600 scienziati contro il Piezonucleare, l’atomo pulito targato Pdl (Partito delle libertà nda). Un trio di scienziati italiani esprime poi altri giudizi sulle fatiche del professor Cardone che insieme ad altri vorrebbe costruire il reattore peligno, sotto l’egida della Startec Srl di Brugherio (Mi) e con la direzione del colonnello Antonio Aracu, fratello dell’onorevole Sabatino Aracu (già parlamentare del Pdl) che porta alla Camera dei deputati il prezioso testo del prof. Cardone e tenta, probabilmente, a di reperire fondi. Occorrono 800 milioni di euro per i prototipi di reattore. Manca fortunatamente il sostegno finanziario per un progetto senza speranza (da un estratto da Il Sole24Ore del 13.5.2012). La struttura che si vuole cucire addosso al deposito militare di monte San Cosimo dovrebbe far capo alla Sogin, la società pubblica che si occupa dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari italiane, dello stoccaggio e del trattamento delle scorie radioattive. Da anni, tra le righe, l’Italia tentata di realizzare un deposito permanente per le scorie. Con la tecnologia a disposizione però risulta impossibile. Le probabilità di riuscita del progetto per il deposito militare di colle San Cosimo sono pari a zero, in cambio del scorie di tutta Italia l’aria il contentino per la valle Peligna è un Parco tecnologico. Un regalo che verrà promesso anche quando si parlerà del deposito nazionale. L’ordine categorico dell’Europa è che ogni nazione dovrà fornirsi di una propria discarica di scorie per i rifiuti nucleari passati, presenti e futuri, provenienti da ogni parte della Penisola. L’installazione sperimentale del prof. Cardone sarebbe stata la premessa per dare il via all’accumulo di scorie nella ex polveriera da rifornita di materiale radioattivo con l’impossibilità tecnologica di smaltirlo, avrebbe portato la valle Peligna ad un passo dal baratro. Le scorie radioattive durano per sempre, per diventare innocue impiegano molto più dell’età delle piramidi d’Egitto e non si è in grado di costruire nemmeno opere del genere.

12 giugno 2013 Interpellanza al Ministro della difesa dell’onorevole Gianni Generoso Melilla. 

Per sapere, premesso che, sul Colle di San Cosimo, tra Sulmona (Aq) e Pratola Peligna (Aq), è installata una vasta base militare di 134 ettari, completamente infrastrutturata che ospita un importante deposito di armi dell’Italia Centrale, intitolato alla madaglia d’oro al valor militare Enrico Giammarco;

  • tale deposito militare fu realizzato prima della seconda guerra mondiale nel 1939 per accogliere la fabbrica di esplosivi della Montecatini Nobel in cui lavoravano per la produzione bellica oltre 2 mila lavoratori;
  • nel 1954 gli impianti furono riconsegnati dalla Montecatini al Ministero della Difesa, direzione generale di artiglieria;
  • nel 1990 l’ENEA avrebbe predisposto un elenco riservato dove si individuano 4 aree militari del Paese, ritenute idonee per realizzarvi grandi depositi di materiale radioattivo;
  • negli ultimi anni si è sviluppato una iniziativa culturale delle forze pacifiste e nonviolente, in accordo con gli Enti Locali della Valle Peligna per la riconversione del deposito militare a struttura logistica di riferimento per l’Abruzzo della Protezione Civile, in considerazione della sua collocazione centrale regionale e della sua notevole infrastrutturazione ( collegamento ottimale con autostrada e ferrovia, edifici e gallerie, oltre che servizi di ogni genere);

Quali sono a tutt’oggi le funzioni precise e le caratteristiche militari del deposito di San Cosimo Enrico Giammarco;

  • se corrisponde al vero che nella polveriera di San Cosimo siano custodite armi convenzionali per il rifornimento delle forze armate del centro sud Italia e se vengano custoditi armamenti di altro tipo;
  • se il materiale esplosivo custodito possa presentare problemi per la salute dei cittadini del territorio limitrofo;
  • se non ritenga necessario una adeguata informazione agli Enti Locali della Valle Peligna, e in particolare ai comuni di Sulmona e Pratola Peligna;
  • se non ritenga possibile prevedere una diversa utilizzazione pubblica del deposito di San Cosimo riconvertendolo da base militare a Centro Regionale della Protezione Civile per la Regione Abruzzo.

2 luglio 2013 Nessuna smilitarizzazione per monte San Cosimo. L’Esercito italiano non prevede alcuna soppressione o riconversione della polveriera che resterà un deposito militare per lo stoccaggio di munizioni convenzionali per rifornire i reparti militari del Centro Italia. Chiariscono da palazzo Montecitorio: “Il materiale stoccato nella base del colle non rappresenta un pericolo per la salute”. Così dichiara il Sottosegretario di Stato per la difesa, Gioacchino Alfano che in mattinata, in aula, ha risposto all’Interpellanza presentata da Gianni Melilla. Il deputato di Sel (Sinista ecologia e libertà) ha chiesto di sapere cosa nasconda la polveriera di San Cosimo e di riconvertire in Polo regionale della Protezione civile il sito militare. É questa la volontà più volte espressa dalle popolazioni del comprensorio peligno e, nel corso degli anni, deliberata dai tanti Comuni della valle, confermata dalla Provincia dell’Aquila. D’Accordo, ma a singhiozzo, è anche la Regione. Il Consiglio regionale, il 28 giugno 2011, approvò una risoluzione favorevole alla riconversione di monte San Cosimo in Polo logistico della Protezione civile, erano trascorsi appena 2 anni dal tragico terremoto di L’Aquila. Incredibile a dirsi, al sottosegretario alla difesa non risulta essere mai pervenuta una specifica richiesta in tal senso. Così risponde Alfano: “ Signor presidente, io darò una risposta alla parte dell’interpellanza, non tralasciando per volontà tutte le questioni poste in premessa, che comunque rimangono all’attenzione del Governo. L’infrastruttura militare di San Cosimo, di complessivi 130 ettari, dislocata in località Pratola Peligna (L’Aquila) ed utilizzata dalle Forze armate quale deposito per lo stoccaggio di munizioni convenzionali necessarie per il rifornimento dei reparti militari del centro Italia che svolgono attività addestrative a fuoco presso i poligoni italiani, tra i quali il poligono Foce Reno e di Carpegna, secondo le modalità ed i vincoli contenuti nei rispettivi disciplinari d’uso, continua ad essere attiva. Nell’ambito delle attività connesse con la razionalizzazione dei depositi militari di Forza armata, avviate dal dipendente comando logistico dell’Esercito, si rende noto che il citato deposito di Pratola Peligna non è stato interessato da ipotesi di soppressione/riconfigurazione e, pertanto, anche nel prossimo futuro, continuerà a svolgere la funzione di deposito militare. Al riguardo, si precisa che il materiale stoccato all’interno del deposito è munizionamento esclusivamente di tipo convenzionale, la cui conservazione non costituisce, di fatto, alcun pericolo per la salute dei cittadini del territorio limitrofo. Per completezza d’informazione, quindi per rispondere all’ultima parte, si comunica che al momento non sussiste alcuna ipotesi di riconversione del deposito militare in centro regionale della Protezione civile per la regione Abruzzo e, in tal senso, non risulta in ogni caso essere mai pervenuta specifica richiesta da parte dell’ente territoriale interessato”. Inquieto per quanto ascoltato, l’onorevole Melilla interviene sulla risposta alla sua interpellanza: “Signor Presidente, mi ritengo totalmente insoddisfatto della risposta del Governo. Peraltro, l’ultima osservazione da lei fatta, che non esista una proposta in questo senso, è smentita dal fatto che il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità, da parte di tutte le forze presenti in Consiglio regionale negli anni scorsi, una risoluzione che andava proprio in questo senso. Prendo atto delle comunicazioni fatte, relative alla scelta della Ministero della difesa di non prevedere alcuna riconversione di questo deposito militare e, quindi, di continuare con le sue attività tradizionali. Ovviamente questo non va nel senso di quanto richiesto dagli enti locali, dalla regione e soprattutto dal movimento pacifista delle popolazioni della Valle Peligna, a partire dagli agricoltori. E soprattutto, ritengo che sia necessario, da parte del Governo e del Ministero della difesa garantire agli enti locali una puntuale informazione sulle attività che vi sono rispetto alle possibili incidenze sulla salute dei cittadini, anche se prendo atto che, da parte del sottosegretario, ci è stato detto che non vi sono pericoli in questo senso. Ovviamente, la risposta è deludente rispetto a quello che le popolazioni della Valle Peligna si aspettano”. Applausi in aula, la seduta viene sospesa per riprendere nel primo pomeriggio (articolo Maria Trozzi). 

26 luglio 2013 anche Altero Matteoli, presidente Commissione lavori pubblici al Senato, si esprime sulla proposta di riconversione del sito militare in Polo della protezione civile, ritenendo che “L’idea è davvero interessante” così dichiara il 25 luglio 2013 a Sulmona nel corso di un incontro riservato, a palazzo San Francesco, organizzato dal sindaco di Sulmona, Giuseppe Ranalli, e da altri primi cittadini dei comuni limitrofi, in prima linea il sindaco di Pratola Peligna, Antonio De Crescentiis.

Il comitato ristretto dei sindaci per San Cosimo. Si tratta delle amministrazioni che aderiscono al Comitato ristretto istituito una settimana prima dell’incontro con Matteoli per portare avanti, dicono, il progetto orientato a dare concretezza alla volontà dei cittadini del territorio. A distanza di un anno dall’incontro con l’autorevole componente del senato, del comitato ristretto e delle sue annunciate iniziative non se ne sa più nulla. L’ufficio di segreteria del ministero della difesa attende il progetto di riconversione del sito in Polo regionale della protezione civile, sollecitato da una giornalista a ricevere il progetto nel corso di una visita al Campo numero 78 di Fonte d’Amore, il 19 settembre 2013, il Sottosegretario alla difesa, Roberta Pinotti si era resa disponibile a considerare la proposta, oggi quel sottosegretario è la prima donna, in Italia, a ricoprire l’incarico di ministro della difesa. Solo il 29 novembre 2016 al ministro Pinotti viene prospettato, in linea di massima, il progetto di riconversione del deposito militare del colle. A Pescara, Pinotti ha potuto ascoltare la proposta di Roberto Santilli, porta voce del comitato Cittadini valle futura che da decenni chiede la smilitarizzazione del sito da convertire in Polo logistico della Protezione civile.

Inverno 2013 Un militare di stanza all’Aquila, originario di Sulmona, in servizio di guardia nella polveriera di colle san Cosimo parla della struttura militare in cui sono depositate le munizioni per armi convenzionali, conferma inoltre l’esistenza di cunicoli sotterranei sotto il deposito e racconta di aver intravisto degli ambienti tombati, naturalmente non ispezionabili nemmeno dai pochi militari di guardia.

26 giugno 2014 Aree militari considerate alla stregua di aree industriali quando si misurano i livelli d’inquinamento. Lo ha stabilito il governo Renzi con il decreto legislativo n° 91 del 2014, pubblicato il 25 giugno 2014 sulla Gazzetta ufficiale.

Il 12 luglio 2015 anche la senatrice Paola Pelino, interroga il ministro per il deposito militare da dismettere. E’ trascorso quasi un anno e nessuna risposta. 

Il 21  ottobre 2015 per la polveriera San Cosimo il progetto di riconversione arriva a Mario Mazzocca, sottosegretario regionale della presidenza della giunta.

Novembre 2016 Una boutade appare quella del presidente della regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso. Ricalcando un progetto assai più complesso e impegnativo del Comitato Valle Futura, ad un mese dal voto referendario per modificare la bellezza di 47 articoli su 139 della Costituzione, il governatore d’Abruzzo annuncia un centro di monitoraggio dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia proprio in una struttura del sito di San Cosimo utilizzata in passato per custodire le munizioni, oggi abbandonata. Sono 50 anni che si chiede la smilitarizzazione del colle e sorvolando su questo invalicabile limite, ad un mese dal referendum sulla Riforma Renzi-Boschi-Napolitano, spunta l’iniziativa.

Aggiornamenti Deposito nazionale scorie. Vicari: presto il governo indicherà dove 2015 Deposito militare da dismettere. Pelino interroga il ministro della difesa 2015 Siti militari come aree industriali con il decreto 91/2014 2014 Deposito nazionale scorie per individuare il sito l’Ispra esclude i sismologi 2015 

Il dossier è frutto di un attento e scrupoloso studio. È doveroso indicare Report-age.com quale fonte per chi attinge da questa impegnativa ricerca ed è altrettanto doveroso non travisare i contenuti di questa pagina. 

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