Salvi i grifoni, bocciato il Parco eolico a Ortona dei Marsi

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Foto Trozzi Report-age.com

Avezzano (Aq). Preso atto dei movimenti dei rapaci, esaminato l’approfondito studio fornito dal Corpo forestale dello Stato, il Tribunale amministrativo regionale ha deciso di bocciare il parco eolico ad Ortona dei Marsi,  tra i monti Parasano e Tersana. E’ andato a vuoto il ricorso dell’azienda intenzionata ad installare le pale. Ad illuminare i giudici amministrativi è stata soprattutto una dettagliata relazione scientifica dei forestali basata sui monitoraggi del volo dei grifoni che sono stati marcati con trasmittenti Gps e registrato l’altezza del volo, i vari passaggi costantemente tracciati e sotto stretto controllo, dunque pessima idea se a qualcuno venisse in mente di cacciarli.

 L'immagine mostra le localizzazioni di 15 grifoni marcati con trasmittenti, in un lavoro pubblicato un anno fa circa (a cui ho avuto l'onore di partecipare come inanellatore). Ho aggiunto la localizzazione dell'impianto eolico proposto.

Localizzazioni di 15 grifoni

Già la commissione di Valutazione di impatto ambientale, a suo tempo, si era pronunciata con parere negativo all’installazione del Parco eolico, composto da 11 pale in aree di frequentazione costante delle colonie di grifoni viventi sul massiccio Velino Sirente, sottolinea la relazione del Corpo forestale di Roma. La minaccia più grave sarebbe rappresentata da 2 aerogeneratori previsti in località Carrito, la Wind Turbines Engineering era disponibile a stralciare queste installazioni, ma non sarebbe servito a nulla proprio perché il parco eolico si sviluppa in un habitat unico e nel sito che accoglie una colonia di rapaci e specie in via d’estinzione. Proprio là dove i grifoni sono di passaggio non è il caso di falciare l’aria. Indispensabile allora l’intervento per evitare collisioni e incidenti. Lo studio degli agenti del Corpo forestale dello Stato fa chiarezza sui passaggi e i rischi che correrebbero i rapaci se da quelle parti dovessero imbattersi nelle novità dei giganteschi piloni con enormi eliche rotanti, in special modo i Grifoni che sulle lamine spesso ci lasciano le penne. “I grifoni sono animali particolarmente vulnerabili per l’impatto con le pale in movimento a causa della morfologia della testa e della posizione laterale degli occhi – fa sapere l’attivista Augusto De Sanctiis del Forum acqua pubblica che ha partecipato come inanellatore dei rapaci nel progetto studio di un anno fa della Forestale.

Ad Ortona dei Marsi la società dovrà rinunciare a piazzare gli aerogeneratori che con i venti producono energia a scapito però di molte specie protette che, prendono il volo e planano grazie alle stesse correnti catturate dalle pale eoliche. Moltissime le associazioni che in giudizio hanno presentato osservazioni per difendere i grifoni e il Tribunale amministrativo abruzzese ne ha tenuto conto in questa sentenza che risponde al grido di aiuto della Natura e pone attenzione a quanto ha da dire e provare chi con la Natura lavora e s’impegna, senza sfruttarla, ma proteggendola ogni giorno studiando e monitorando i percorsi e i passaggi dei pochi rapaci che hanno ancora voglia di resistere e di vivere tra le montagne delle aree protette d’Abruzzo. 

N. 00560/2015 Reg.Prov.Coll. N. 00443/2014 Reg.Ric.

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Repubblica Italiana

In Nome del Popolo Italiano

Il Tribunale amministrativo regionale per l’ Abruzzo

(Sezione Prima) ha pronunciato la presente Sentenza

sul ricorso numero di registro generale 443 del 2014, integrato da motivi aggiunti, proposto da: Wind Turbines Engineering Srl, rappresentata e difesa dagli avv. Ottavio Grandinetti, Alessia Fiore, Roberto Colagrande, con domicilio eletto presso avv. Roberto Colagrande in L’Aquila, Via Ulisse Nurzia 26 – Pile;

contro Regione Abruzzo, rappresentata e difesa per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata in L’Aquila, Complesso Monumentale S. Domenico; Comitato Coordinamento Regionale Valutazione Impatto Ambientale;  nei confronti di Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Parco naturale regionale Sirente Velino, Altura associazione per la Tutela degli uccelli rapaci e dei loro ambienti, Lipu, associazione Salviamo L’Orso; Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – Corpo Forestale dello Stato, Ministero per i Beni e le attività culturali, ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, rappresentati e difesi per legge dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, domiciliata all’Aquila, complesso monumentale San Domenico per l’annullamento del provvedimento recante giudizio n.2392 del 17/4/2014 conosciuto successivamente, con cui il comitato di coordinamento regionale per la Valutazione di impatto ambientale della regione Abruzzo ha espresso parere non favorevole al progetto presentato dalla ricorrente per la realizzazione di un parco eolico nel comune di Ortona dei Marsi. Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati, visti gli atti di costituzione in giudizio di Regione Abruzzo e di Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali – Corpo forestale dello Stato e di ministero per i beni e le attività culturali e di ministero dell’ambiente e della tutela del territorio, viste le memorie difensive, tutti gli atti della causa, relatore nell’udienza pubblica del giorno 9 giugno 2015 la dott.ssa Maria Abbruzzese e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale, ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

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Foto Maria Trozzi Report-age.com

La ricorrente ha proposto un progetto per la realizzazione di un parco eolico nel Comune di Ortona dei Marsi (loc. Carrito, monte Parasano e monte Testana), assoggettato dalla Regione Abruzzo, tramite l’apposito Comitato di Coordinamento regionale (cr), a valutazione di impatto ambientale; detta valutazione si è espressa in termini non favorevoli per la ricorrente sulla base del parere negativo reso dal Corpo forestale dello Stato – ufficio territoriale per la biodiversità di Castel di Sangro. Il provvedimento (giudizio n.2392 del 17.4.2014) è stato impugnato per i seguenti motivi: 1) Violazione degli artt. 3, 10 e 10 bis della L.241 del 1990 e s.m.i. – eccesso di potere per travisamento dei fatti, difetto di istruttoria e di motivazione: violazione degli artt. 3 e 9 Cost.: la Wind è intervenuta nel procedimento trasmettendo, a seguito di preavviso di rigetto, le proprie controdeduzioni; il giudizio finale non motiva tuttavia in ordine a tutte le controdeduzioni prospettate, limitandosi ad esprimere un avviso negativo sulla sola base della ricomprensione nel progetto dell’area del Carrito (sulla quale era prevista la localizzazione di soli 2 aerogeneratori sui complessivi 11) che pure la ricorrente si era detta disponibile a stralciare; nulla si dice in relazione alla residua parte del progetto; peraltro, il giudizio negativo si fonda su elementi nuovi e diversi rispetto a quelli oggetto del preavviso di rigetto (nuova documentazione scientifica in particolare sulla presenza dei grifoni in loco); 2) In via subordinata e salvo gravame: violazione dell’art. 7 e dell’all. III, lett. c-bis del D.lgs. 3 aprile 2006 n.152, c.d. codice dell’Ambiente; dell’art. 144.9. del Dm 10.9.2010 e della Dgr Abruzzo 29 dicembre 2010, n.1032, recante l’attuazione delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili di cui al Dm 10.9.2010. Incompetenza e/o difetto di composizione del Comitato di coordinamento regionale per la Via per mancata partecipazione del rappresentante del Ministero dei beni e delle attività culturali. Violazione degli artt. 3, 41, 97 e 117, comma 2, lett. s) Cost. Violazione del giusto procedimento. Eccesso di potere per difetto di trasparenza: il Codice dell’Ambiente, allegato II, lettera c-bis prevede che nei procedimenti relativi ai progetti che, ai sensi dell’art.9 del codice dell’ambiente sono sottoposti a Via secondo le disposizioni regionali aventi ad oggetto “impianti eolici per la produzione di energia elettrica sulla terraferma”, è prevista la partecipazione obbligatoria del rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali (all. II, lett. c-bis); anche nelle Linee guida dettate con il richiamato d.m. 10.9.2010, recepito dalla Regione Abruzzo con la Dgr 1032 del 2010 (“impianti eolici per la produzione di energia elettrica sulla terraferma”), è prevista, nel procedimento, la partecipazione obbligatoria del rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali (all. III, lett.c.bis); nel caso di specie, non si dà atto né si rileva alcuna partecipazione del rappresentante del Mibact; è dunque illegittima la composizione dell’organo regionale competente in materia di Via e illegittimo l’intero giudizio e il relativo provvedimento recante il parere negativo di Via; per tuziorismo si impugna l’art. 5 della Dgr 119/2002 e s.m.i. per contrasto con la norma nazionale Allegato III, parte II, lett.c-bis, nella parte in cui tale disposizione venisse interpretata nel senso che nel Comitato di Coordinamento regionale, quale autorità competente in materia di valutazione di impatto ambientale, sia esclusa la partecipazione obbligatoria del rappresentante del Ministero per i beni e le attività culturali e del turismo, invece richiesta dalla citata norma nazionale nei procedimenti quali quelli per cui è causa; le materia ambiente, ecosistema e beni culturali appartiene alla competenza legislativa esclusiva dello Stato, sicché spetta allo Stato l’adozione anche della normativa di dettaglio e persino di quella regolamentare, e non è consentito alla regione di estromettere dall’autorità competente in materia (Via, Vi, ecc.) il rappresentante dello Stato cui è attribuita la tutela degli interessi pubblici sottesi alle materia di competenza statale esclusiva; quantomeno, l’art. 5 dovrebbe essere disapplicato; 3) Violazione artt. 4, 5, 6, comma 5, d.lgs. n.152/2006 (codice dell’Ambiente), dell’allegato 4 al Dm 10 settembre 2010 e della Dgr Abruzzo 29 dicembre 2010, n.1032, recante l’attuazione delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili di cui al D.M. 10.9.2010. Violazione del giusto procedimento e dei principi di trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Violazione dell’art. 3 e segg., 14 e segg. L. n.241/1990. Difetto di istruttoria e travisamento dei presupposti e dei fatti. Difetto di motivazione: il giudizio non è congruamente motivato perché fa esclusivamente riferimento al parere negativo del Cfs riferito, a sua volta, solo all’area del Carrito che è parte del progetto e che la ricorrente si era detta disponibile a stralciare; la valutazione negativa riferita all’area del Carrito non può valere per il resto dell’intero impianto localizzato prevalentemente nelle diverse aree di monte Parasano e monte Testana; il parere peraltro è negativo appunto solo per l’area del Carrito e per la presenza dei grifoni, ma nulla viene detto sugli ulteriori profili; 4) in subordine e salvo gravame. Violazione artt. 4, 5, 6, comma 5, d.lgs. n.152/2006 (codice dell’ambiente), dell’allegato 4 dal Dm 10 settembre 2010 e della Dgr Abruzzo 29 dicembre 2010, n.1032, recante l’attuazione delle linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili di cui al D.M. 10.9.2010. Violazione del giusto procedimento e dei principi di trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa. Eccesso di potere per difetto di istruttoria e di motivazione. Violazione dell’art. 2, c. 14 e segg. L.n.241/1990. Difetto di istruttoria e travisamento dei presupposti e dei fatti. Difetto di motivazione: il parere negativo del CFS è anche intrinsecamente carente, perché basato su dati non significativi per l’esiguità del campione; il CFS ha peraltro frainteso le stesse controdeduzioni; anche la proposta adozione di sistemi radar per bloccare le pale degli aerogeneratori a scopo di mitigazione viene malamente intesa, prospettandone il carattere sperimentale; 5) Violazione e falsa applicazione dell’art. 21, comma 2, lett. b del Codice dell’Ambiente. Violazione della delibera G.R. 22 marzo 2002, n.119 e s.m.i. e segnatamente delle disposizioni volte alla considerazione delle soluzioni alternative. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 L. n.241/1990 e s.m.i. Violazione del giusto procedimento, del principio di trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa nonché del principio di leale collaborazione. Violazione degli artt. 3, 24 e 97 Cost. Eccesso di potere per difetto di motivazione e carenza di istruttoria. Travisamento dei presupposti e dei fatti. Contraddittorietà: non sono state valutate le proposte alternative pure sottoposte all’esame; 6) Violazione e falsa applicazione degli artt. 19 e segg. del Codice dell’ambiente. Violazione della delibera Gr 22 marzo 2002, n.119, s.m.i e segnatamente degli articoli in materia di misure di mitigazione. Violazione dell’Allegato 4 del D.M. 10.9.2010 e della delibera Gr Abruzzo 29 dicembre 2010, n.1032, recante l’attuazione del predetto Dm 10.9.2010. Violazione e falsa applicazione degli artt. 1 e 3 L.241/1990 e s.m.i. Violazione del giusto procedimento, del principio di leale collaborazione e dei principi di trasparenza e correttezza dell’azione amministrativa. Violazione e/o falsa applicazione del principio di precauzione. Violazione degli artt. 3, 24 e 97 Cost. – Eccesso di potere per contraddittorietà, difetto di motivazione e carenza di istruttoria. Travisamento dei presupposti e dei fatti: il giudizio non tiene conto delle misure di mitigazione proposte; manca l’effettiva verifica di impatto sulle specie e sul territorio.

Concludeva per l’accoglimento del ricorso e dell’istanza cautelare. Si costituivano le amministrazioni evocate in giudizio con il patrocinio unitario dell’Avvocatura Distrettuale chiedendo il rigetto del ricorso e dell’istanza cautelare stante la piena legittimità del provvedimento impugnato. Il Tar adito in sede cautelare imponeva il riesame della determinazione con puntuale riferimento al proposto stralcio dell’area del Carrito, alle misure di mitigazione proposte e alle possibilità di soluzioni alternative. L’Amministrazione confermava, all’esito del riesame, il giudizio negativo che veniva impugnato con motivi aggiunti, nei quali la ricorrente riproponeva le censure già svolte e contestava, per motivi procedimentale e sostanziali, ulteriori profili di criticità per la prima volta sollevati, peraltro in difetto di contraddittorio.

L’Amministrazione depositava documentazione e rapporti illustrativi. Con memoria del 19 maggio 2015, la ricorrente formulava riserva di impugnazione del parere MIBACT, con riferimento al quale era pervenuta comunicazione di motivi ostativi, evidenziandone la irritualità (dovendo il detto parere essere espresso nel contesto delle attività del Comitato VIA regionale) e comunque la tardività (non avendo il Mibact partecipato ai lavori del detto Comitato benché tempestivamente convocato). All’esito della pubblica udienza del 9 giugno 2015, il Collegio riservava la decisione in camera di consiglio.

DIRITTO

I. La società ricorrente, richiedente l’installazione di un impianto di produzione di energia eolica, censura il parere negativo emesso dall’apposito organo regionale (CCR-VIA), deducendone l’illegittimità per plurimi profili di violazione di legge ed eccesso di potere.

II. Con un primo ordine di censure riferite sia al primo parere impugnato con il ricorso principale, sia al secondo oggetto di motivi aggiunti, la ricorrente anzitutto attacca il giudizio negativo espresso sotto due distinti, ma collegati, profili: a) il CCR-VIA non comprenderebbe al suo interno la presenza del MIBACT, obbligatoria a termini del Codice dell’ambiente in materia di valutazione di impianti del genere di quello proposto dalla ricorrente; dunque l’organo deputato a detta valutazione sarebbe illegittimamente composto; b) il giudizio reso (rectius, “entrambi” i giudizi resi) sarebbe(ro) illegittimo/i perché non sarebbe stato acquisito il parere del MIBACT, obbligatorio, all’interno del medesimo contesto procedimentale; c) a corollario delle suesposte argomentazioni, l’intendimento negativo, nelle more e solo successivamente espresso dal Mibact con la comunicazione di motivi ostativi dell’aprile 2015 (in produzione di parte resistente del 29 aprile 2015 e fatta oggetto di riserva di impugnazione ), sarebbe nullo perché reso al di fuori della “conferenza di servizi”, unica sede deputata per l’espressione di tutti gli apporti procedimentali necessari nella vicenda de qua.

II.1) Osserva il Collegio che l’obbligatoria partecipazione del Mibact al procedimento autorizzatorio di impianti da fonti rinnovabili è prevista dal D.M. 10.9.2010, che, al Punto 14.9, prescrive che, in attuazione dei principi di integrazione e di azione preventiva in materia ambientale e paesaggistica, il Ministero per i beni e le attività culturali partecipa: a) al procedimento per l’autorizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili localizzati in aree sottoposte a tutela ai sensi del decreto legislativo 22 gennaio 2004, n.42 e s.m.i., recante Codice dei beni culturali e del paesaggio; b) nell’ambito del’istruttoria di valutazione di impatti ambientale, “qualora prescritta per gli impianti eolici con potenza nominale maggiore di 1MW, anche quando l’impianto non ricada in area sottoposta a tutela ai sensi del citato decreto legislativo 22 gennaio 20204, n.42”. Nondimeno, la cennata “obbligatoria partecipazione al procedimento” non implica affatto, come suggerisce parte ricorrente con la doglianza sopra sintetizzata al punto II) che precede e individuata con la lettera a), che il Mibactdebba essere “parte” dell’organo deputato all’espressione di detto parere, la cui composizione è, invece, rimessa all’autonomia regionale.

Il Comitato regionale Via è, invero, un organo regionale, con composizione determinata che, nello specifico, non contempla, per la Regione Abruzzo, la presenza del Mibact.

II.2) Nel caso di specie, è in effetti accaduto che il Ccr, autorità, come detto, competente all’emanazione del giudizio VIA, ha espresso giudizio negativo non comprendendo al suo interno il Mibact (la composizione dell’organo, invero, come detto, non prevede la presenza di alcun componente Mibact), ma neppure ha richiesto in sede di istruttoria il parere Mibact, pervenendo a valutazione negativa in difetto del suddetto parere; solo successivamente al parere Vianegativo, il Mibact ha inviato comunicazione dei motivi ostativi oggetto di riserva di impugnazione da parte della ricorrente sotto il profilo che sarebbe stata resa appunto al di fuori del procedimento all’uopo previsto.

II.3) Va anzitutto, sul punto, ribadito che il Cr-Via non è una conferenza di servizi ma un “organo regionale” con composizione determinata (e rimessa all’autonomia regionale) che non contempla la Soprintendenza ai Beni Ambientali.

Invero, sulla base delle linee guida di cui al Dm 10.9.2010 (recepite dalla regione Abruzzo con la

DGR 1032 del 2010), “l’autorità competente in materia di Via, Va e Vi è la Regione Abruzzo” per il tramite dell’apposito Comitato di Coordinamento Regionale (Ccr-Via), che è composto da 15 componenti, di cui 12 Dirigenti regionali e 3 esperti in materia ambientale, designati dal Consiglio regionale.

Precisa la indicata Dgr che “le sedute sono valide in seconda convocazione con un minimo di 7 membri”, mentre “l’organo tecnico competente in materia di Via è il servizio Tutela e valorizzazione del paesaggio e valutazioni ambientali della regione Abruzzo” che “può” indire ai sensi dell’art. 14 della legge 7 agosto 1990, n.241, una Conferenza dei Servizi alla quale partecipano “i rappresentanti legittimati ad esprimere definitivamente la volontà dell’amministrazione di appartenenza”. Dal che si evince che il Ccr “non” opera affatto come conferenza di servizi che “può”, invece, essere indetta, come modulo procedimentale semplificatorio sostitutivo dell’ordinaria acquisizione degli altri pareri tecnici necessari.

II.4) Tanto premesso, le questioni sollevate nei motivi aggiunti in relazione alla sopravvenuta comunicazione dei motivi ostativi sono inammissibili per difetto di interesse, trattandosi di impugnazione riferita ad atti endoprocedimentali non definitivi.

II.5) Sono invece infondati i rilievi (come sopra sintetizzati al punto II) che precede) riferiti alla pretesa illegittima composizione del Comitato Ccr -Via stante la sua composizione regolata da disposizioni regionali e dovendo l’apporto del Mibact essere compreso nel procedimento ma non già necessariamente nella composizione dell’organo.

II.6) Quanto alla questione dell’omesso parere del Mibactnel contesto della valutazione impatto ambientale, come espressa nel provvedimento/i impugnato/i, il Collegio deve rilevare che le ragioni dell’espresso diniego risiedono nel parere negativo espresso dal Corpo Forestale dello Stato, del tutto indipendenti ed autonome rispetto al parere che il Mibact avrebbe potuto rendere.

In sostanza, il parere Mibact non avrebbe potuto in alcun modo modificare l’esito (negativo) del procedimento VIA per effetto dell’ostativo parere del Cfs, ritenuto insuperabile, sicché la ricorrente non ha alcun interesse a rilevare l’assenza del Mibact in quel contesto.

Il motivo è dunque inammissibile.

III. Passando ai profili sostanziali della vicenda, occorre considerare che il diniego espresso (sulla scorta del ritenuto insuperabile avviso negativo del Cfs) è stato ribadito con il successivo diniego all’esito del disposto riesame risultato dell’ordinanza cautelare di questo Tar.

III.1) Nello specifico, il Tar aveva richiesto all’Amministrazione di riesaminare la questione considerando le proposte alternative e migliorative della ricorrente (stralcio dell’area del Carrito, utilizzazione di dispositivi di rilevazione radar, etc.); l’Amministrazione ha ribadito il diniego sulla scorta di un nuovo parere del CFS, sostanzialmente ritenendo, anche all’esito del proposto stralcio e della messa in atto dei dispositivi di mitigazione, la impossibilità di contemperare le esigenze di tutela della fauna protetta (i grifoni) con quelle dell’impresa, posto che nessuna delle proposte potrebbe escludere il negativo impatto sull’ambiente. Le contestazioni rinnovate della ricorrente sono sostanzialmente fondate sulla ritenuta insufficienza dell’istruttoria riferita sia alla consistenza della colonia di rapaci nella zona di interesse sia alla – per converso – piena idoneità delle misure mitigatrici proposte per scongiurare il negativo impatto, desunta da studi scientifici di settore e da sperimentazioni in atto (con riferimento alla utilizzazione di dispositivi radar in grado di bloccare gli impianti in caso di avvicinamento di uccelli).

III.2) Il Collegio deve anzitutto ribadire il costante indirizzo giurisprudenziale in materia di sindacato sulla discrezionalità tecnica, normalmente perimetrato sulla non manifesta illogicità e insufficienza del giudizio espresso, ovvero sulla manifesta irrazionalità o evidente travisamento dei fatti, ma non estensibile a nuova valutazione intrinseca che, rinnovando l’istruttoria in sede giurisdizionale, vulnererebbe i poteri propri dell’Amministrazione attiva, titolare del potere di valutazione dei fatti sulla base di regole tecniche e scientifiche, e impingerebbe inevitabilmente nel merito.

Nella sua più larga estensione, il sindacato giurisdizionale sugli apprezzamenti tecnici può svolgersi non solo sul mero controllo formale ed estrinseco dell’iter logico seguito dall’autorità amministrativa, ma anche mediante la verifica diretta dell’attendibilità delle operazioni tecniche sotto il profilo della loro correttezza quanto a criterio tecnico e procedimento applicativo. Sicché gli apprezzamenti dell’Amministrazione sono censurabili per la loro inattendibilità desunta dall’insufficienza del criterio o dal vizio del procedimento applicativo.

III.3) Nello specifico delle valutazioni tecniche in materia ambientale e paesaggistico-territoriale, peraltro, il Consiglio di Stato ha chiarito che non è consentito al giudice amministrativo un sindacato di tipo “forte”, in quanto, oltre ad essere valutazioni complesse, caratterizzate per essere gli apprezzamenti tecnici strettamente connessi a quelli di merito, esprimono interessi di rango primario, tutelati da norme costituzionali, che prevalgono rispetto ad altri interessi protetti dalla Costituzione, come desumibile dalle indicazioni ricavabili dall’art. 17, comma 1 L. n.241/90, il quale stabilisce il principio di non surrogabilità delle valutazioni tecniche spettanti alle amministrazioni preposte alla tutela ambientale, paesaggistico-territoriale e della salute dei cittadini. Il che fa retroagire il livello di sindacato azionabile in subiecta materia in un sindacato sostanzialmente debole, che trova giustificazione nell’esigenza di tutelare in via prioritaria l’interesse pubblico alla tutela dell’ambiente e si limita alla verifica esterna e indiretta della legittimità del giudizio tecnico secondo il paradigma dell’eccesso di potere, e dunque solo nel caso in cui emergano deviazioni dal dettato legislativo e la motivazione si appalesi affetta da macroscopica illogicità o manifeste incongruenze.

Tale indirizzo è stato anche recentemente ribadito dal Supremo Consesso Amministrativo proprio in tema di valutazioni tecniche e peraltro avallato, ab externo, dalla Corte di Cassazione (cfr. Cass. civ., sezz.Un., 20 gennaio 2014, n.1103).

III.4) Nel caso di specie, giova da subito evidenziare, non sono affatto ravvisabili, ad avviso del Collegio, le “manifeste” incongruenze del giudizio tecnico espresso, che nella sostanza rappresenta ragioni di irriducibile incompatibilità del progetto con la localizzazione proposta in area montana oggetto di ripopolamento di specie protetta a livello sovranazionale (grifoni). E ciò sulla scorta di 2 insuperate considerazioni espresse dal parere Cfs, su entrambi i punti dettagliatamente motivato (cfr. relazione Cfs in produzione di parte resistente del 10 aprile 2015): “1) gli impianti eolici sono una minaccia reale per la conservazione dei grifoni; 2) i siti interessati dal progetto sono aree di frequentazione costante da parte delle colonie di grifoni viventi sul massiccio Velino – Sirente”.

Rispetto a tali indiscusse condizioni, connesse alla stessa fisiologia dei rapaci che hanno minori capacità di manovrare rapidamente rispetto ad altra avifauna anche per ragioni di campo visivo, adattato alla riserva di cibo al suolo e non alla percezione di presenza di ostacoli verticali in movimento, e dunque tra le specie più suscettibili all’impatto con le pale eoliche, non rileva la ridotta concentrazione dei rapaci nella zona (uno studio richiamato dall’Amministrazione evidenzia che il tasso di mortalità può essere significativo anche al di fuori dei siti di massima concentrazione degli animali; cfr. Relazione Amministrazione pag. 3; altro studio pure richiamato annovera gli impianti eolici tra le maggiori minacce per il grifone; cfr. relazione, pag.6), che è comunque sicuramente confermata “nell’intera area di progetto e nel suo intorno” dall’effettuazione di indagini di rilevazione statistica mediante dispositivi satellitari GPS trasmittenti, che hanno positivamente attestato la frequentazione dei grifoni nella zona.

La localizzazione “a campione” e “statistica”, peraltro, lungi dall’essere, come sostiene parte ricorrente, dimostrazione della scarsa presenza dei rapaci, rappresenta un “numero minimo certo” e ne attesta comunque i passaggi e giustifica la massima attenzione da parte delle Amministrazioni deputate alla relativa tutela, considerando che una rilevazione complessiva non potrebbe che condurre a risultati di più evidente impatto.

Sulla base dei richiamati due elementi, è del tutto ragionevole, e non affetta dai vizi incidenti sul possibile sindacato giurisdizionale, come sopra detto, la inferenza della possibile interazione dei rapaci con gli impianti eolici, che neppure la ricorrente, peraltro, ha potuto del tutto escludere limitandosi a prospettare misure mitigatrici del rischio che il CFS ha giudicato, con valutazione, anch’essa non manifestamente irragionevole, non sicuramente risolutive tenuto conto della natura solo sperimentale delle proposte misure (meccanismi di dissuasione o di arresto delle pale eoliche in caso di avvicinamento di avifauna), peraltro non documentate in ambiente montano europeo a appenninico in particolare (cfr. relazione cit., pag. 9).

La predetta valutazione non eccede dai limiti del corretto esercizio della discrezionalità (tecnica) rimessa all’Amministrazione e non può dunque essere sindacata nel merito, in quanto in sé ragionevole e non riconducibile a superficialità istruttoria o errori di fatto.

La valutazione appare tanto più attendibile ove, per altro verso, si consideri che l’Amministrazione ha compiutamente valutato le alternative progettuali (lo stralcio dell’area del Carrito) e tuttavia escluso che il proposto stralcio riducesse o eliminasse il rischio, pervenendo alla corretta conclusione che nessuna alternativa fosse possibile al di fuori della già rappresentata “opzione zero”.

III.5) A fronte delle suesposte considerazioni, risultano indubbiamente dequotati i rilievi procedimentali svolti dalla ricorrente (quanto al preteso omesso contraddittorio sulle nuove argomentazioni spese a conferma del precedente giudizio negativo e sui nuovi, aggiuntivi, profili critici connessi alla negativa incidenza dell’intervento su altre specie, di fauna e flora, protette, come rappresentate anche da una sopravvenuta nota dell’Ente Parco), che tuttavia, neppure confutati adeguatamente nella presente sede giurisdizionale, non modificano significativamente la sostanziale tenuta del provvedimento saldamente fondato sul parere del CFS, a sua volta del tutto ragionevolmente basato sugli ostativi elementi sopra richiamati.

III. 6) Le considerazioni che precedono consentono di ritenere complessivamente infondati i motivi svolti in ricorso e nei motivi aggiunti e di respingerli, sul rilievo che il nuovo giudizio espresso all’esito del disposto riesame dà conto delle persistenti e insuperabili criticità del progetto.

III.7) Le medesime considerazioni (con particolare riferimento a quanto esposto al punto III.3) che precede) giustificano inoltre l’inaccoglibilità dell’istanza istruttoria svolta da parte ricorrente nella memoria 19 maggio 2015, che intenderebbe, nella sostanza, sul presupposto (per quanto sopra detto insussistente) della insufficiente istruttoria sulla quale il parere CFS sarebbe basato, introdurre ulteriori elementi di fatto e documentali nel procedimento (ad es. il dato della “collocazione verticale degli individui” da confrontare con la “collocazione degli aerogeneratori”, ovvero il “dato temporale” dei contatti georiferiti lungo l’arco dell’anno), per un verso irrilevanti, perché in alcun modo elidenti gli elementi sui quali è fondato il giudizio negativo (pericolosità degli impianti eolici per i rapaci, diffusione dei rapaci nell’area di intervento), e, per altro, inammissibili perché tendenti a rieditare in via giurisdizionale il procedimento amministrativo riservato alla conduzione dell’Amministrazione attiva, pervenendo a giudizio conclusivo.

IV. Le spese seguono la soccombenza e si liquidano nell’importo in dispositivo fissato tenuto conto della rappresentanza in giudizio cumulativamente espressa dall’Avvocatura Distrettuale dello Stato.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo regionale per l’Abruzzo – L’AQUILA, definitivamente pronunciando sul ricorso e sui motivi aggiunti di cui in epigrafe, li respinge.

Condanna la ricorrente al pagamento delle spese di giudizio in favore, solidalmente, delle Amministrazioni resistenti che si liquidano in complessivi euro 3.000, 00 (tremila).

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.

Così deciso in L’Aquila nella camera di consiglio del giorno 9 giugno 2015 con l’intervento dei magistrati:

Bruno Mollica, Presidente

Maria Abbruzzese, Consigliere, Estensore

Lucia Gizzi, Referendario

Depositata in segreteria il 22/07/2015

Il segretario (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

Una risposta a "Salvi i grifoni, bocciato il Parco eolico a Ortona dei Marsi"

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