Clima e scosse: la scienza nega che il caldo torrido porti il terremoto

Lievi scosse in alta quota, numerose in queste settimane, tra Pescocostanzo e Rivisondoli. Nulla di grave, rilasci poco percettibili se non fosse per gli animali domestici, alcuni più sensibili si agitano più del solito. Quella del bosco di Sant’Antonio è un’area a massimo rischio sismico, non da ora, la stazione ferroviaria di Pesco è la più alta d’Italia, dopo quella del Brennero. Si cuoce anche lì, a 1268 metri sul livello del mare, allora qualcuno ha chiesto col gran caldo che brucia le montagne arriverà un gran terremoto. No, rassicurano dalla pagina Facebook Precursori sismici e terremoti, la scienza nega la possibilità che le alte temperature sulla Terra siano legate agli eventi sismici sotto Terra. Temperature anomale, molto al di sopra delle medie stagionali non hanno nulla da spartire con i terremoti. I geologi e i tecnici che studiano e registrano gli eventi sismici nei laboratori di ricerca ne sono più convinti e, mentre tiriamo un gran sospiro di sollievo, proviamo a conoscerne la ragione.

Caldo cartina Italia Report-age.com 2015Le scosse prodotte dai movimenti delle rocce nelle falgie avvengono ad una certa profondità, sotto terra, dunque ambienti dove il sole non batte, non ha alcuna influenza e la temperatura aumenta di un gradiente geotermico di circa 25 °C/km. All’interno della Terra, a 10 km di profondità, la temperatura è di circa 250 °C, in che modo allora potrebbe incidere un aumento di 10 °C a quella distanza di fondo?

I cambiamenti climatici, quelli che creano tanti problemi all’agricoltura, riportano in vita certe altre detti popolari che, considerando lo sciame sismico attivo in alta quota, in queste settimana tra Pescocostanzo e Villa sant’Antonio, solleva non poche preoccupazioni. Troppo spesso la saggezza è la prudenza più stagnante , mutuando dalla buonanima del noto cantautore italiano Lucio Battisti, se non fosse per dei dettagli che non sono sfuggiti a personaggi di spessore che hanno scritto la storia. Proprio così si scopre che certi assembramenti di nubi e alcuni particolari fenomeni atmosferici potrebbero segnalare un evento sismico. Su queste ipotesi la scienza ancora non si pronuncia, non esclude la possibilità e continua a studiare per saperne di più attraverso la ricerca. Particolari nubi, determinati temporali o certe foschie precederebbero i terremoti, Aristotele scriveva che “I sismi talvolta son preceduti da sottili nuvole che si dissolvono nello spazio” ne ha persino osservato caratteristiche e colore Immanuel Kant, il filosofo descrisse le condizioni meteo precedenti il terremoto del 1755 in Portogallo, riferendosi così ad una nebbia rossa. “Le relazioni tra nebbie o nubi filamentose e i terremoti potrebbero avere una semplice spiegazione – scrivono gli esperti di Precursori sismici e terremoti . La spiegazione la fornirebbe uno studio dell’università di Cambridge del 1895 che in breve chiarisce:Poco prima di un sisma, infatti, le rocce a contatto della faglia che si muove raggiungono la massima compressione che può creare scariche elettriche. Queste ultime potrebbero avere un’energia in grado di rompere le molecole d’acqua nei terreni, dando origine a ioni di ossigeno e idrogeno che separandosi dalle rocce si condensano nell’atmosfera in nebbie. Venti e temporali che seguono potrebbero essere prodotti dagli ioni che creano campi elettrici” comunque sui generis. (estratti da Terremoti e precursorisismici.altervista.org)

I cambiamenti climatici modificano i tempi in Agricoltura

Campagna terreno coltivato Report-age.com 2015La Confederazione italiana agricoltura rileva che le temperature anomale, ben al di sopra delle medie stagionali di questo periodo, non solo stanno creando problemi sui campi e perdite agli agricoltori, ma riportano in evidenza una questione di ben più ampia portata: negli ultimi vent’anni il progressivo aumento delle temperature ha cambiato il calendario delle nostre campagne, soprattutto al Sud dove le operazioni di raccolta sono anticipate anche di 20 giorni. Non soltanto pomodori, pesche e nettarine, ma anche mais e uva: i cambiamenti climatici, con il progressivo aumento delle temperature e dei periodi di siccità, hanno effetti diretti sulle colture e sempre più spesso stravolgono i calendari “classici” dell’agricoltura italiana. Il problema riguarda ovviamente l’immediato, ma non solo. Frutta e ortaggi – fa rilevare la Cia – subiscono danni più o meno gravi a causa delle temperature elevate: dal colpo di calore, che dissecca porzioni della pianta provocando uno squilibrio idrico con effetti sullo sviluppo, alle scottature che colpiscono colletti e fusti delle giovani colture, alla spaccatura dei frutti. Senza contare che il caldo, accompagnato da un alto tasso di umidità, aumenta il rischio di attacchi parassitari, oltre ad accrescere il costo della “bolletta energetica” con un uso maggiore di carburante agricolo necessario per mantenere i prodotti freschi nei magazzini di conservazione ed effettuare irrigazioni di soccorso. La Cia d’Abruzzo, con i suoi uffici territoriali sta monitorando la situazione sia qualitativa che quantitativa delle produzioni ed ha riscontrato le prime difficoltà, in particolare per i vigneti, in zone non servite da strutture irrigue dove le alte temperature di questi giorni rischiano di anticipare l’invaiatura, ovvero la maturazione dei vigneti stessi.
Tale operazione di monitoraggio è attuata anche al fine di invocare eventuali provvidenze a favore degli agricoltori danneggiati. Inoltre, mentre restano a rischio le coltivazioni necessarie all’alimentazione animale – continua la Cia – e nonostante gli impianti di ventilazione nelle stalle, la produzione di latte è calata di 5 o 6 litri al giorno.I danni dovuti a questa tropicalizzazione del clima rientrano tra gli effetti dovuti ai mutamenti delle condizioni ambientali: non si tratta solo di cali di resa, ma di cicli di produzione che si sono ridotti e anticipati. In vent’anni si sono riscontrati cambiamenti significativi nell’anticipazione della raccolta. In particolare nella stagione estiva, rispetto al trentennio 1960-1990, i cicli vegetativi sono anticipati mediamente di 5-10 giorni al Nord e di 7-12 giorni al Centro-Sud, con punte in Sicilia di 15-20 giorni. E a risentirne di più sono proprio le coltivazioni di questo periodo. A preoccupare sono anche la scarsità dell’apporto idrico e le inefficienze nelle reti di accumulo e distribuzione. I lunghi periodi di assenza di precipitazioni, intervallati a temporali brevi e violenti, innescano fenomeni di dissesto idrogeologico: la siccità “impoverisce” il suolo rendendolo meno produttivo e sui terreni così stressati le piogge intense e improvvise non fanno che aggravare la situazione, provocando allagamenti e frane.Senza contare che i cambiamenti del clima – conclude la Cia – impongono di lavorare seriamente a una rete idrica realmente efficiente, con opere infrastrutturali per la manutenzione, il risparmio ed il riciclo delle acque.

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