Base militare da dismettere. Anche la Pelino interroga il ministro della difesa

Roma. L’interrogazione della senatrice Paola Pelino (Fi) in parte calca la proposta presentata, tempo addietro, da pacifisti e ambientalisti che per il deposito militare di colle San Cosimo proposero la riconversione in Polo logistico regionale della Protezione civile istituendo, nell’estate 2013, un Comitato ristretto per dare concretezza alla volontà popolare. A considerare interessante l’idea del comitato, il 26 luglio 2013, fu Altero Matteoli. Il già presidente della commissione lavori pubblici al senato, come decine di altri, fece visita a Sulmona, si espresse positivamente sull’iniziativa territoriale e poi scomparve. La conversione del sito militare in Polo della protezione civile resta una chimera davvero interessante.

Paola Pelino Report-age.com 22.9.2014
Paola Pelino (foto Maria Trozzi)

La parlamentare Pelino non è l’unica ad interessarsi della polveriera dell’esercito, nell’arco di un secolo molti onorevoli si sono succeduti, senza successo, nel vano tentativo di ottenere risposte dal ministro di turno in aula. Le repliche, le spiegazioni e il temporeggiamento per non decidere sulla smilitarizzazione e riconversione del sito, sino ad oggi, non sono mai stati rassicuranti, dando così credito alle inquietudini da sempre nutrite sul deposito di Pratola Peligna (Aq). Sito per stoccare armi, si dice, anche nucleari, si sospetta, di proprietà della S.A. Dinamite Nobel sino a metà del secolo scorso, attivo come dinamitificio a servizio della Montecatini e collegato al Polo chimico di Bussi (Pe), archeologia dell’industria chimica, quest’ultimo piantato a pochi chilometri da Pratola Peligna. Gli impianti del colle furono riconsegnati al ministero della difesa nel 1954. Chiedendone la smilitarizzazione prima, in molti hanno provato ad esorcizzare le paure che prendono forma nell’immaginare cos’è stoccato nei locali tombati del deposito, proponendo già dagli anni ’60 la riconversione del sito militare in polo chimico e poi in industria di pace. Va sottolineato anche il sigolare caso di un sedicente professore del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr), originario di Sulmona, che dichiarò di aver convinto la Regione Abruzzo, il 5 maggio 2010, a mettergli a disposizione la polveriera di Pratola Peligna per un centro di ricerca atto a sperimentare, in materia di Piezonucleare, un sistema che trasmuterebbe le scorie in energia pulita. Progetto messo in crisi da 4 fisici dell’Università di Uppsala, in Svezia, che criticarono ampiamente la valutazione del ricercatore peligno per via dei gravi errori nei dati riportati e nelle misure fornite dal professore italiano. Di qui la logica domanda: La Regione aveva accolto la richiesta di sperimentare il Piezonucleare dentro colle san Cosimo, a che titolo, ma soprattutto il governo Chiodi considerava il sito idoneo a custodire molto altro rispetto alle armi dell’esercito, ma su quali basi e quali conoscenze? Ancora 2 anni fa, gli ambientalisti dei nostri giorni, vecchi pacifisti di un tempo, demandarono la conversione del sito in polo regionale della Protezione civile. Tutto tace su queste proposte avanzate da decenni.

Venne informata dell’ipotesi di un centro per fini di protezione civile anche l’allora sottosegretaria alla difesa Roberta Pinotti, in visita a Sulmona nel 2013. In concomitanza con le ultime novità in materia di deposito nazionale di scorie nucleari e Parco tecnologico, la senatrice di Forza Italia si fa avanti per chiedere al ministro dell’interno, Angelino Alfano, e alla ministra della difesa, Roberta Pinotti, la dismissione della polveriera, la bonifica del sito e la riorganizzazione dell’area per fini di protezione civile. Il dubbio che l’area possa diventare la discarica per le scorie nucleari, seminate in tutta Italia, potrebbe aver attraversato anche la senatrice abruzzese. Nel deposito nazionale verranno stoccati materiali a bassa, media e alta (radio)attività, residui della ricerca, della medicina, dell’industria e della dismissione delle 4 centrali nucleari italiane. Preoccupa soprattutto il fatto che le valutazioni per individuare il luogo in cui accogliere l’impianto non prenderebbero in considerazione, di fatto, le caratteristiche sismiche dei territori. L’Ispra, istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, escluderebbe i sismologi dalle riunioni per individuare il sito adatto al deposito nazionale in base a quanto documentato da Il Fatto Quotidiano on line. Tanto sicuri dell’impianto da non ritenere necessario un presupposto, tra i requisiti richiesti come indispensabili, per la sicurezza del progetto da realizzare in un’area qualunque? Il deposito militare di San Cosimo è a 2 passi dalla faglia del Morrone e da altre di cui è intrisa la valle Peligna, è a pochi metri dall’autostrada e dalla linea ferrovia, nel mirino già dagli anni ’80. Eppure la valutazione sismica è richiesta, in ogni caso, per procede all’istallazione della discarica nucleare. “Ho chiesto al governo di sapere quali orientamenti e conseguentemente quali iniziative voglia intraprendere per favorire la riconversione dell’area per la realizzazione, ex novo, di un eliporto, un grande centro operativo territoriale di protezione civile – riferisce la senatrice Pelino – Questa operazione comporterebbe una serie di importanti benefici per un territorio a massimo rischio sismico, in termini di sicurezza e prevenzione fino alle potenziali ricadute occupazionali nell’attività diretta e nell’indotto del settore della protezione civile”. Se così fosse, il deposito smilitarizzato verrà ripulito molto meno di quanto sarebbe stato possibile fare nel 2013, quando la Pinotti era a Sulmona, demerito del decreto competitività. In primis, la disciplina del decreto 91 del 2014 cambia i parametri per i siti dell’esercito Italiano, per questi i livelli d’inquinamento per una eventuale bonifica vanno confrontati non più con quelli tollerati nelle aree residenziali e destinate a verde (colonna A del Codice dell’ambiente: decreto legislativo n°152 del 2006), ma dal 25 giugno 2014 il grado di avvelenamento delle aree militari, per la eventuale messa in sicurezza, va comparato ai livelli di inquinamento accettati per i poli industriali (colonna B del D. lgs. n°152 del 2006) dove sono tollerati livelli di schifezze superiori 100 volte i limiti considerati per le aree residenziali.

Per capirci, nelle aree a verde o in quelle residenziali la soglia massima di tolleranza, per il Cobalto ad esempio, è 20 mg/kg mentre per le aree industriali è 250 mg/kg, più di 10 volte. Per la sommatoria dei composti policiclici aromatici (tra cui diversi tossici e/o cancerogeni) addirittura il limite per le aree industriali è più alto di 100 volte (1 mg/kg contro 100 mg/kg). Il benzene, cancerogeno di prima classe per lo Iarc, ha un limite più alto di 20 volte (0,1 mg/kg contro 2 mg/kg). Per il tetracloroetilene, un altro sospetto cancerogeno e tossico per il fegato, il limite è 40 volte più alto.

In sostanza, se anche l’interrogazione della senatrice sulmonese avesse buon esito, il deposito di monte San Cosimo sarebbe bonificato molto meno rispetto a quanto si sarebbe potuto fare appena 2 anni fa, condizioni accettabili per accogliere un Centro logistico della Protezione civile? Non è detto poi che la messa in sicurezza definitiva dell’area sia a carico del ministero della difesa, la bonifica è responsabilità del proprietario e se prima si dismette poi si risana, sono problemi solo per il nuovo ente proprietario. Chi vorrà mai indietro un’area come quella del colle dove c’è da dubitare su tutto ciò che si vede e, molto meno, per quel che nasconde? Potrebbe non risultare un buon affare la riconversione a queste condizioni. mariatrozzi77@gmail.com

Testo interrogazione Pelino

Ai Ministri della difesa e dell’interno – Premesso che nelle vicinanze della città di Sulmona  (L’Aquila), sul colle di San Cosimo, ubicato tra la città e Pratola Peligna (Aq), è istallata la base di deposito militare dell’Italia centrale intitolata alla medaglia d’oro al valore militare Enrico Giammarco, che vanta un’importante custodia di armi;il deposito militare venne realizzato nel 1939, prima della seconda guerra mondiale, ed era adibito ad accogliere la fabbrica di esplosivi della Montecatini Nobel in cui lavoravano per la produzione bellica oltre 2 mila persone; nel 1954 il deposito fu riconsegnato,  da parte della ditta, al Ministero della difesa, Direzione generale dell’artiglieria; ad oggi,  il deposito copre un’estensione di 1 milione 334 mila metri quadrati, al cui interno si sviluppano 10 chilometri di strade, circa 15 chilometri di tubazioni per la distribuzione di acqua industriale, bocche antincendio, circa 30 chilometri di tubazioni per acqua potabile, circa 15 chilometri di fognature, oltre 40 fabbricati costruiti con strutture di cemento armato, un raccordo ferroviario di 3 chilometri allacciato alla rete delle Ferrovie dello Stato nella stazione vicina di Pratola Peligna, 20 chilometri di elettrodotti ad alta e bassa tensione e linee telefoniche interne, strade interne tutte alberate con pini, tigli, cipressi e magnolie, un perimetro di recinzione di circa 7 chilometri costituito da un muro con blocchi di cemento e illuminato con modernissimo impianto elettrico. Nel corso degli ultimi 60 anni il territorio circostante alla base ha subìto profonde modificazioni, passando da area pressoché disabitata, con la presenza di una sola strada rurale per un traffico esclusivamente di tipo agricolo, ad area con maggiore insediamento e volume di traffico. Tali cambiamenti sono legati all’ampliamento delle infrastrutture e al crescente livello di urbanizzazione con insediamenti abitativi, di tipo artigianale e commerciale per una fascia di 3 chilometri dal confine del deposito. Tutti i comuni nelle vicinanze dell’area, Sulmona, Pratola Peligna e Prezza hanno ampliato il proprio abitato e gli insediamenti industriali verso San Cosimo;la conseguente antropizzazione del territorio ha  modificato quindi la condizione di “area isolata” tipica della fase iniziale del progetto di monte San Cosimo, aumentando di conseguenza i rischi derivanti dalla presenza di un deposito di armi e munizioni a ridosso di aree abitate nonché altamente sismiche;lo scoppio  di un deposito militare, avvenuto in Albania il 15 marzo 2008, con 15 morti, oltre 300 feriti e 400 sfollati, distruzione del villaggio di Gerdec situato vicino alla polveriera, distruzione di tutti i vetri dell’aeroporto di Tirana distante 12 chilometri dal deposito, danni agli edifici a più di 200 chilometri di distanza, ha suscitato impressione e preoccupazione anche in valle Peligna

Approfondimenti

Deposito nazionale scorie per individuare il sito l’Ispra esclude i sismologi 10.07.2015

Siti militari come aree industriali con il decreto 91/2014 27.06.2014 

Siti inquinati. Alza i limiti il decreto inquinatore protetto 09.07.2014

Dossier San Cosimo: il diritto di sapere 01.01.2014

Particolari
Questione di chimica. Trip a Bussi Officine nella discarica dei veleni più grande d’Europa 27.03.2015

3 risposte a "Base militare da dismettere. Anche la Pelino interroga il ministro della difesa"

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