Rifiuti in valle Peligna. Confini al collasso: sempre più rari i contenitori dell’indifferenziato

Sulmona (Aq). Non è motivo di orgoglio la raccolta differenziata se, fine a sé stessa, viene lanciata solo per far bella figura e con il porta a porta per risparmiare qualcosina sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani lasciando però scoperta la gran parte dell’immondizia che viene inevitabilmente scaricata nei contenitori del circondario, quelli dei vicini di casa e cioè dei comuni che l’indifferenziato non l’hanno dimenticato.

Aprile 2015
Stazione Introdacqua Aprile 2015

Possibile che nessun capoccione delle piccole amministrazioni abbia intuito che i troppi materiali che compongono il rifiuto generano spesso incertezza sul contenitore in cui scaricarlo perché il porta a porta funziona solo in parte o un unico raccoglitore non basta, il contenitore non esiste oppure non c’è più un cassonetto verdone? Sarebbe stupido credere che le amministrazioni riciclone a questo non abbiano pensato, semplicemente non hanno voluto pensarci scaricando tutto il resto che non è differenziabile nei cassonetti dei comuni che mantengono il vecchio bidone. A Nord, quando 20 anni fa è partita la differenziata, i vecchi contenitori dei rifiuti non sono stati eliminati, ma semplicemente affiancati ai nuovi e sgargianti cassonetti. In valle Peligna invece il vecchio cassonetto dei rifiuti sta diventando una perla rara.

I radical chic nostrani, affezionati ai cambiamenti appariscenti e velleitari, non perdono il vezzo di intraprendere iniziative ecologiste senza il necessario per portale avanti, mettendo a credere di non raggiungere nemmeno il minimo di Quoziente intellettivo (58 Qi) per evitare le conseguenze negative più logiche. I Peligni fanno a gara a chi pensa meno, tralasciando gli effetti collaterali di ogni iniziativa perché fa comodo e conviene scaricare lo schifo imprevisto al malcapitato di turno, quello, intanto che non si ribella, muore di cancro o impazzisce e così il tempo passa e il territorio va in malora. I sindaci del comprensorio vanno persino avvisati del problema, prima che Sulmona venga sommersa dai rifiuti, un plauso agli amministratori che non se ne sono ancora accorti dell’immondezzaio della vergogna. Nella maggior parte si tratta di siti periferici della città, trasformati in vere e proprie piattaforme di stoccaggio delle immondizie provenienti dal centro storico sulmonese, ma soprattutto da Introdacqua, da Pettorano sul Gizio e dalla frazione Vallelarga, non manca l’immondizia coming from Bugnara, made in Pratola Peligna e confezionata a Prezza. Località che puntano alla differenziata, al porta a porta, contando di scaricare il resto nelle vicinanze: Sulmona dove stanno facendo scempio da Nord a Sud. Nei piccoli centri i cassonetti dell’indifferenziata sono diventati una rarità e allora perché continuare a chiamarli comuni ricicloni se ai margini delle liste pubblicate sui giornali, con titoli a carattere cubitali, in questi anni sono cresciute delle vere e proprie discariche. Davvero non sanno quello che fanno? Sul serio non hanno idea delle conseguenze della raccolta differenziata? E’ sempre più evidente che certe scelte siano frutto di menti geniali e sciagurate. mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamento

Cepagatti, Avezzano e Pratola Peligna sono i migliori ricicloni ma con i confini nella Monnezza 09.07.2015

2 risposte a "Rifiuti in valle Peligna. Confini al collasso: sempre più rari i contenitori dell’indifferenziato"

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