Rospo Mare. La giunta regionale ricorre al Tar contro l’ok ai nuovi 4 pozzi

Pescara. Il ricorso lo aveva già presentato il comune di Vasto un anno fa, a luglio quando a dire sì alle trivelle furono i beni culturali, ora finalmente si aggiunge la giunta regionale, su proposta del presidente d’Abruzzo, Luciano D’Alfonso, che ha conferito incarico difensivo all’avvocatura regionale per la proposizione del ricorso al Tribunale amministrativo regionale Lazio per l’annullamento, previa sospensiva, del decreto di compatibilità ambientale n. 67 del 15.04.2015 rilasciato dal ministero.

Rospo mare le piattaformeSi tratta del Decreto con cui il ministero del’ambiente, Gian Luca Galletti, ha stabilito la compatibilità ambientale, con prescrizioni, del progetto Variazione del programma dei lavori nell’ambito della Concessione di coltivazione B.C8.LF, attività di perforazione di nuovi pozzi di coltivazione e adeguamento degli impianti esistenti per l’ottimizzazione del recupero di idrocarburi dal giacimento offshore Rospo mare, presentato dalla società Edison spa e localizzato nel mare Adriatico, al largo della costa abruzzese-molisana. Gli impianti esistenti, ben 3 piattaforme a Rospo mare, sono di proprietà mista al 62% dell’Edison e al 38% dell’Eni con quest’ultima concessione si arriverebbe a 40 pozzi, per l’intero giacimento messo a regime nel 1982, una vera e propria barriera di trivelle al largo sul mare Adriatico a una manciata di chilometri dalla riva ad essere minacciata è anche la riserva naturale Punta Aderici oltre alle aree ricadenti nel Sito di interesse comunitario (Sic) senza contare la tanto discussa perimetrazione del Parco nazionale della costa Teatina. La concessione riguarderebbe Rospo di mare B che dagli attuali 12 pozzi vorrebbe passare a 16, ad una distanza di nemmeno 12 chilometri dalla spiaggia.

Ad aprile, al via libera dei Beni culturali si è aggiunto ora il rilascio del decreto di compatibilità ambientale del ministero dell’ambiente, per cui la Edison deve ora il nulla osta del ministero dello sviluppo economico, inattese sorpreso potrebbero sopraggiungere, nel frattempo, dal Tar Lazio.

Il 22 Gennaio 2013 l’incidente al largo delle coste fra Vasto e Termoli dove la Edison avvisa di una macchia scura che muoverà molti mezzi di emergenza per limitare i danni, con un successivo comunicato la multinazionale informerà che si trattava di un falso allarme, fango e terra di origine fluviale, in realtà. Per l’enorme spiegamento di forze e delle spese per limitare la macchia e ripulire l’adriatico a chi tocca pagare? Indovinate un po’..   mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

Il Comune di Vasto decide di ricorrere al Tar contro (il) Rospo di mare 30.07.2014

Tutto su Rospo mare

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