Area Celestiniana: non è solo questione di ‘uso civico’. Mastrogiuseppe scrive a Pagone e La Civita

Più che di uso civico dovremmo parlare di senso civico. E volere più bene a Sulmona è l’esordio della lettera aperta indirizzata a Gaetano Pagone e Luigi La Civita da Giulio Mastrogiuseppe, presidente dell’associazione Celestiniana.

Aggiornamento

Statua di Celestino V
Statua di Celestino V Foto Trozzi

“Mi permetto di scrivere non da membro dell’Associazione Celestiniana, le cui benemerenze sono sotto gli occhi di tutti e nulla hanno a che fare con le procedure o gli errori amministrativi, ma da semplice cittadino-elettore. Se dovessi ricordare l’Odissea per collocare il monumento di Celestino e l’infinito travaglio per ottenere la riapertura dell’area, potrei solo dire che alla fine ci si è riusciti malgrado gli amministratori sulmonesi – introduce al discorso Mastrogiusepe – Infatti tutto si concretizzò, di fatto, in occasione del commissariamento post-federiciano, affidato al vice-prefetto Guetta, grazie alla sua solerzia, all’impegno di Antonella Di Nino e alla impeccabile professionalità dell’ing. Gianni Mascetta, all’epoca responsabile pro-tempore dei LL.PP: al comune di Sulmona. Nessuno di loro faceva parte della struttura, nessuno di loro era in amministrazione, nessuno di loro era sulmonese (l’ing. Mascetta risiede in città, ma ha altre origini). Perfino il gioiello di famiglia, la tanto decantata abbazia Celestiniana, dove da qualche anno i presidenti della regione e molti altri amano celebrare convegni e riti vari, oggi è una realtà grazie ad un deputato, socialista, eletto qui ma di origine umbra, ex direttore del Tg2. Si trattava di Alberto La Volpe, in città osteggiato da molti, ma che da sottosegretario ai Beni culturali non solo contribuì ad evitare la svendita al Sol Levante dello splendido monastero, ma fece arrivare pure i fondi per il restauro. Evidentemente portatore di ben altro bagaglio culturale rispetto ai nostri – tiene a sottolineare Mastrogiuseppe – Non mi risulta infatti che onorevoli senatori sulmonesi, eletti nel collegio o sedicenti tali, abbiano fatto altrettanto. O anche molto meno del tipo che, invece di destinare i fondi della famigerata Legge Mancia a iniziative inutili o a improbabili campagne di promozione turistica li avessero impiegati per lasciare qualcosa di tangibile alla città. E potrei continuare a lungo su questo filone, ma voglio andare al punto che ci interessa.

Foto Maria Trozzi
Badia Morronese Foto Trozzi

Credo, infatti, che la questione uso civico sia del tutto marginale rispetto alla faccenda dell’area celestiniana e anche facilmente risolvibile da parte dell’amministrazione, se al Comune di Sulmona (ma non solo) ogni tanto si usasse il buon senso o quella famosa “diligenza del buon padre di famiglia” che alle superiori il mio insegnante di diritto amava ribadire ad ogni occasione.

Da quelle lontane reminiscenze scolastiche in merito al cosiddetto “uso civico” gravante su terreni demaniali, mi resta memoria dell’uso (o consuetudine, annoverate tra le fonti del diritto positivo) da cui esso scaturiva. Ovvero garantire la permanenza del diritto all’uso del suolo, inteso come risorsa sociale, bene collettivo contro l’invadenza del privato o dell’autorità pubblica, ma per semplificare: in epoche più remote limitare il potente o il signorotto di turno per garantire, molto più terra terra, almeno legna e pascoli alle popolazioni. Se dovessimo attenerci allo spirito originario della norma, con ogni probabilità la necessità del “cambio di destinazione d’uso” rivendicato nella vs. conferenza stampa non avrebbe nemmeno ragione di esistere. Infatti la legge regionale ha finalità riguardo alle quali la vostra lettura è maliziosamente pedissequa e letterale. Non posso però eccepire: dura lex sed lex.

Eremo Cv Foto Maria Trozzi Report-age.com 2015
Eremo Cv Foto Trozzi

Quell’area non è mai stata sottratta alla sua destinazione originaria né lo sarebbe in futuro, e l’unico neo riguarda semmai la situazione giuridicamente indefinita (cosa poi vera a metà) del fabbricato dello “Chalet”, un capanno residuo degli scavi degli anni ’60 e riconvertito, con l’arte di arrangiarsi dell’epoca, a chiosco abusivo poi diventato quasi una istituzione per la popolazione del posto. Si tratta, e su questo concordo, molto più di programmazione riguardo agli obiettivi di sviluppo della città, per i quali la Celestiniana ha già proposto da anni una chiave di lettura approvata con atti esecutivi del Comune, del tutto compatibile con L’Uso Civico. D’altronde non è che per destinare un’area o una fetta di territorio a fini turistici si fa il cambio di destinazione d’uso di tutto. Altrimenti dovremmo mettere in discussione il 99% delle attrazioni turistiche e ambientali pubbliche italiane. Non è che per fare il Parco hanno tolto l’uso civico a tutto il massiccio della Majella e del Morrone, anzi, il Parco ha rafforzato alcune tutele tese alla conservazione del patrimonio collettivo – scrive il presidente dell’associazione – Esattamente quello che proponeva e propone la Celestiniana quando parla di Parco o Distretto di Celestino da individuare e realizzare in quell’area. Quindi, come diceva già Orazio nelle sue Epistole, si tratta di una questione di lana caprina, se tutta la faccenda, nella sostanza, riguarda effettivamente solo l’insistenza su terreno demaniale di un fabbricato che è iscritto nel patrimonio immobiliare del Comune di Sulmona, inserito più volte tra i cespiti in vendita da varie amministrazioni, comprese quelle di cui lo stimato arch. Pagone era componente di maggioranza. Per cui, per cortesia, un poco di senso civico vero e un poco di sguardo al futuro non guasterebbero. Sarebbe molto più utile preoccuparsi, ad esempio, del vincolo posto dal PAI della Regione sulla zona.

Area celestina Report-age.com 2015E anche un poco meno di ammuina, se non vi dispiace: non serve l’acume politico di Andreotti per intuire le finalità di questa sortita. Nel medio Evo dicevano “Excusatio non petita, accusatio manifesta”. Esattamente quella che è scappata a Luigi La Civita quando afferma che non si tratta “di uno sgambetto al sindaco”. Invece ha sbucciato silenziosamente e meticolosamente la buccia della banana burocratica da mettere sotto ai piedi del suo ex compagno di classe Peppino Ranalli. Inconsce rivalità adolescenziali? Carissimi Pagone e La Civita, credetemi: la competizione delle opposizioni con l’attuale maggioranza sta perdendo di vista il generale per il “particulare”, assumendo la veste di rivalsa fine a se stessa, non di sfida per il bene della città e per valorizzare le sue espressioni migliori. Io posso soltanto dire e ribadire che se oggi quell’area ha un futuro possibile in termini di conservazione e valorizzazione turistico-culturale è grazie all’alto Senso Civico e all’impegno costante ed ostinato della Celestiniana e dei suoi molti amici, senza distinzione di colore politico. Altrimenti voi non avreste avuto nemmeno di che parlare, se nel livello medio del dibattito politico cittadino il massimo della progettualità tratta di posacenere in centro storico. Sul senso degli Usi Civici poi consiglio una lettura interessante: “Tutela e rilevanza costituzionale dell’Uso Civico” di Giuseppe Di Genio. Vi sono citati, fra i tanti, pareri illuminanti anche di nostri illustri concittadini come il prof. Fabrizio Politi, oppure di un altro autorevole studioso che, guarda a volte il caso, fa di cognome Morrone”.

Approfondimenti 

Il Lato Oscuro della “faccenda Celestiniana” a Sulmona (prima parte) 21.05.2015

Affidamento area celestiniana. Carugno Psi:”Per il Giubileo le forze politiche si rimbocchino le maniche” 21.05.2015

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