Nuovi incentivi all’eolico: il Governo con una mano dà e con l’altra leva

Foto Maria Trozzi
Foto Maria Trozzi

Roma. Perché destinare nuovi incentivi alle fonti rinnovabili elettriche, in particolare all’eolico industriale, se sono stati raggiunti gli obiettivi europei con 7 anni di anticipo? Perché continuare a farlo se il governo riconosce che l’eccesso di incentivi solo a queste fonti è un errore? Perché con un decreto s e ne spalmano altri per alleggerire le bollette e con un altro atto governativo se ne elargiscono di nuovi che pesano sui costi fissi delle bollette in tempi di crisi? Non sono domande qualunque quelle poste dalle associazioni ambientaliste che scrivono al governo proprio contro il nuovo decreto. 

Con una lettera al Presidente del consiglio Matteo Renzi e ai ministri Federica Guidi, Carlo Padoan, Dario Franceschini, Maurizio Martina e Gian Luca Galletti, chiedono di bloccare il decreto che elargisce nuovi incentivi alle energie rinnovabili non fotovoltaiche Italia nostra, Lipu, Amici della Terra, Mountain wilderness, Altura, Comitato per la bellezza, Comitato nazionale del paesaggio, Movimento azzurro, Verdi ambiente e Società (Vas), asso tuscania, Pro natura, Enpa (Ente protezione animali), gli ambientalisti fanno riferimento soprattutto agli impianti eolici di grandi dimensioni. “La stessa ministra Guidi ha recentemente rilevato che già nel 2013 l’Italia aveva sostanzialmente raggiunto, con sette anni di anticipo, gli obiettivi europei di promozione delle fonti rinnovabili, perché esse coprivano il 16,7% del consumo finale lordo di energia, a fronte di un obiettivo al 2020 del 17% ed in particolare, lo scorso anno le rinnovabili elettriche avrebbero raggiunto il 38,2% del fabbisogno nazionale, superiore persino all’obiettivo massimo previsto dalla Strategia energetica nazionale (Sen) per il 2020 – scrivono le associazioni mettendo in evidenza che, con il nuovo decreto, il costo in  bolletta sarebbe pari all’ammontare dei risparmi (350 milioni di eruo l’anno) realizzati con il decreto spalma incentivi che lo stesso Governo, pochi mesi fa, proprio per alleggerire le bollette medesime da eccessi d’incentivazione alle rinnovabili elettriche. Aggiunge il gruppo: “L’apporto elettrico (intermittente) dell’eolico nel 2013 è stato del 4,5%, pari a circa l’1,3% del fabbisogno energetico complessivo italiano. Una percentuale irrisoria a fronte dell’immane aggressione territoriale perpetrata in meno di quindici anni, con molte migliaia di gigantesche torri che mortificano i paesaggi e la loro storia e danneggiano gravemente uccelli e biodiversità. E ancora, il presidente dell’Autorità per l’energia e il Gas, Guido Bortoni, ha dichiarato di recente al senato che la situazione degli oneri generali è una delle nostre principali preoccupazioni non solo in relazione ai livelli elevati di tali oneri, che gravano sulla competitività del sistema produttivo del nostro Paese e sul bilancio delle famiglie italiane, ma anche in relazione alla notevole complessità che si è venuta a creare per la sovrapposizione di diversi meccanismi originata da altrettanti fonti normative”.

Le associazioni chiedono quindi che non sia adottato alcun decreto e che, nel rispetto del buon uso delle risorse pubbliche, le eventuali residue disponibilità finanziarie siano più saggiamente destinate ad azioni di lotta contro i gas serra nel comparto del trasporto pubblico e della mobilità sostenibile, dell’efficienza e risparmio energetico, delle rinnovabili termiche, nella manutenzione degli impianti idroelettrici a bacino già esistenti, oppure attraverso impianti solari termici e fotovoltaici, da realizzare esclusivamente su superfici già urbanizzate. In altri termini, privilegiando azioni non invasive sul piano paesaggistico e ambientale, a maggiore efficienza e con i migliori risvolti sociali ed economici per la collettività e il Paese. mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

La Norvegia dice addio al carbone, fonte fossile più inquinante e causa dei gas serra 29.05.2015

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