Resort a San Vito. Il Comune tira giù la maschera sullo scempio nel futuro Parco Teatino

Foto Wwf

San Vito Chietino (Ch). Ecco spiegato il perché della ferma opposizione dell’amministrazione di San Vito alla perimetrazione del Parco della costa teatina. Altro che paura del carrozzone politico, del presunto non coinvolgimento nel lavoro del commissario, Pino de Dominicis, altro che paladina dell’ambientalismo. Oggi finalmente scopriamo la ragione di quei netti e schietti no al Parco nazionale dando un’occhiatina all’Ordine del giorno che, all’avvio dell’assise civica, in aula consiliare mette a nudo un mastodontico villaggio turistico nell’area che si dovrebbe delimitare e proteggere. Sarà sbancata un’intera collina per cementificare 140 mila m² di terreno, realizzando strutture con piscine, sale e appartamenti per ricavare in tutto oltre 600 camere. A svelare l’arcano dunque sono Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Lipu e Pro natura Abruzzo.

“Come non ricordare il viaggio a Roma, fatto insieme al sindaco Di Rito alla ricerca di presunte certezze date loro da Libè, collaboratore dell’ufficio di gabinetto del ministro all’ambiente, volte a bollare il parco quale strumento inutile e inefficace nella lotta contro la petrolizzazione e senza risorse – scrivono in un comunicato le associazioni abruzzesi impegnate a tutela dell’ambiente – Poi il colpo di genio, arrivare a sostenere, nell’ultimo incontro con il presidente della Regione, l’alternativa di un parco marino, quello si utile alla lotta contro Ombrina e gli altri scellerati analoghi progetti. Eppure, in tutto questo attivismo frenetico qualcosa stonava al punto da apparire poco chiaro per non dire contraddittorio, specie in riferimento all’ultima proposta. Infatti, in un’ottica di coerenza se il parco nazionale sarebbe un inutile carrozzone senza risorse perché non dovrebbe esserlo un’area marina protetta e perché questa dovrebbe avere delle risorse? Dov’è la differenza? Forse perché non disturba potenziali speculazioni a terra? La risposta ci viene proprio dai contenuti del consiglio comunale convocato per oggi che riporta  in auge il progetto del resort nei punti numero 1 e 2 all’ordine del giorno: finalmente si è tirata giù la maschera! – esclamano le associazioni ambientaliste abruzzesi – Finalmente capiamo la vera motivazione dell’ostilità al Parco della costa teatina, dovuta al fatto che la sua istituzione non si concilia con un intervento d’insediamento di notevole impatto urbanistico e paesaggistico, estraneo alle iniziative e al tessuto economico locale e che introduce elementi di disturbo antropico in un ambito dalle delicate valenze floristiche e faunistiche”.

Il progetto prevede davvero un resort mastodontico: “Una superficie di mq. 140 mila m², 612 camere in attrezzature alberghiere e residence, ristoranti e piscine – fanno sapere gli ambientalisti abruzzesi – Un’opera che sbanca una collina per calare nuovo cemento non molto distante, come idea di sviluppo, da una piattaforma in mare, perché anch’esso appartiene a quel modello economico novecentesco da rottamare. È questo modo di ragionare che sta condannando il nostro territorio, l’economia reale e il futuro delle nostre giovani generazioni. Senza contare le diffide e la richiesta di un risarcimento danni di circa 7 milioni di euro a fronte della mancata realizzazione del progetto. Bastava essere chiari dall’inizio, ammettere che ci si era tirati dentro un tunnel nero petrolio come la raffineria che San Vito rischia a pochi chilometri dal mare. Che triste scenario: resort a terra, raffineria in mare e un parco da sacrificare. È questa la visione del futuro dell’Abruzzo sostenuta dalla nostra classe politica? Ci auguriamo di no- concludo le associazioni – Chiediamo al consiglio comunale di fermare questo potenziale scempio. Chiediamo ai consiglieri di San Vito si saper cogliere lo spirito dell’ultima manifestazione di Lanciano, dove in 60 mila abbiamo chiesto un futuro green per il nostro Abruzzo e che si rottamino cemento e petrolio”. mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimenti

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