Ricorso al Tar per le trivellazioni ‘illimitate’ autorizzate a delta del Po

Roma. Gli ambientalisti ricorrono al Tribunale amministrativo regionale per l’estensione del perimetro delle attività di ricerca idrocarburi concessa alla società australiana Po valley, a delta del fiume Po, con una forzatura che polverizza il limite delle 12 miglia dalla costa per perforazioni e ricerche di energia fossile, divieto disposto nel 2010 con il decreto Prestigiacomo. 

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Purtroppo il ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la società petrolifera Po Valley Operations ad ampliare un titolo di ricerca, già esistente, riperimetrando la superficie precedentemente concessa così estendendo le attività di ricerca di gas e petrolio in mare, entro le 12 miglia dalla costa, nonostante i divieti disposti con il decreto Prestigiacomo  (2010) e poi estesi a tutte le aree della costa, nel 2012, con il decreto Passera (decreti sviluppo). L’area in cui la società australiana potrà trivellare passa da 197 km² a 526 km². Nei giorni scorsi Fai (Fondo ambiente italiano), Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring club italiano e Wwf hanno risposto a questa forzatura presentando ricorso presso il Tar del Lazio contro i ministeri dello sviluppo economico, dell’ambiente, delle infrastrutture e dell’agricoltura e nei confronti della società Po valley operations pty ltd, della regione Emilia Romagna, del comune di Ravenna e dell’Ispra, in merito alla concessione di un titolo per la ricerca in mare di petrolio e gas davanti alle coste della provincia di Ravenna.

“Fatta la legge, trovato l’inganno – denunciano le associazioni ambientaliste – Con il via libera del ministero dello sviluppo economico, l’area a disposizione per le trivelle, al largo del Delta del Po nel ravennate, viene più che raddoppiata. La nuova concessione ricade interamente entro il limite delle 12 miglia di distanza dalla costa ove, per legge, sono vietati ricerca e sfruttamento di idrocarburi. Siamo di fronte a quella che noi giudichiamo una palese violazione della legge che ignora quanto già chiarito in merito dal Consiglio di Stato che stabilisce come non si possano modificare in maniera così radicale gli esistenti titoli abilitativi.  Questa manovra equivale di fatto a un via libera per poter trivellare i nostri mari ovunque, a due passi dalle coste e dalle spiagge, dalle aree protette, sempre più a ridosso di luoghi ad alto valore turistico, da Nord a Sud. Un vero scempio” dichiarano gli ambientalisti. La riperimetrazione dell’area già concessa alla Po valley operations svela un’interpretazione abnorme dell’articolo 35 del decreto sviluppo del 2012, promosso dall’allora ministro allo sviluppo economico del Governo Monti, Corrado Passera. Quella norma prevedeva una deroga al limite delle 12 miglia e così faceva salvi i procedimenti autorizzatori e concessori in corso alla data del 29 giugno 2010. Come ha già chiarito però il Consiglio di Stato, questa espressione conseguenti e connessi fa riferimento solo a titoli che costituiscono attuazione di provvedimenti già adottati, mentre devono ritenersi esorbitanti […] quelle iniziative che si risolvono nell’esistenza di un nuovo titolo abilitativo o, comunque, in una modifica del titolo già esistente. Insomma: ampliare un’area già concessa non rientra in questa fattispecie e non ha a che vedere con la pur discutile ratio del decreto Passera; costituisce, invece, una violazione chiara della legge.Si tratta di un precedente che, se utilizzato per ogni permesso già rilasciato, finirebbe per vanificare il divieto delle 12 miglia introdotto nel 2010. Se passa indenne questa interpretazione del Ministero si potrà trivellare praticamente ovunque nei nostri mari. “Siamo di fronte all’ennesima forzatura del governo Renzi: non bastasse lo Sblocca Italia, una legge che sulle trivelle a mare, per gli ambientalisti, ha numerosi profili di contrasto con la normativa europea, ora si gioca a fare gli apprendisti stregoni con norme già oggetto di sentenza da parte del Consiglio di Stato, peraltro chiarissime – concludono le 6 associazioni – Non consentiremo questa deriva che viene portata avanti in spregio alla bellezza e alla biodiversità del nostro mare, in danno ad altri settori strategici come il turismo e la pesca e a detrimento delle comunità costiere e di tutto il Paese”. mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamento

Bloccare le Trivelle nelle 12 miglia con un Referendum: Abruzzo occorre far presto 06.07.2015

Approfondimento

Il governo fa a pezzi il divieto delle 12 miglia, i petrolieri ringraziano 30.04.2015

Tutto sul limite delle 12 miglia

2 risposte a "Ricorso al Tar per le trivellazioni ‘illimitate’ autorizzate a delta del Po"

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