Barriera di trivelle sull’Adriatico: Ombrina, Elsa, Rospo mare. A rischio la navigazione da diporto

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Ortona (Ch). Scafi, barche, pescherecci, mosconi, gommoni e bagnarole fermi tutti! Sarà davvero un problema la navigazione, soprattutto quella da diporto sulla costa dei trabocchi se progetti come Ombrina e Elsa 2 andranno in porto, non è solo un gioco di parole. Si centuplicheranno le difficoltà in mare, si restringeranno terribilmente corridoi, spazi di manovra e i movimenti già corti con le piattaforme esistenti saranno ridotti al lumicino con i nuovi impianti di estrazione sull’Adriatico selvaggio. Manovre e passaggi saranno veri e propri miracoli da lupo di mare, difficile districarsi tra tubi, cavi seminati qua e là nello specchio d’acqua tra divieti e  debite distanze da mantenere rispetto al vortice navale che girerà attorno ai nuovi mostri marini in piena attività, tra ordinanze e permessi di ricerca i trasgressori e i curiosi faranno il resto, addio divertimento e pesca. 

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Evitare incidenti e danni alle imbarcazioni, per carrette che siano, sarà possibile solo rispettando le disposizioni della Capitaneria di porto. La porzione di Adriatico navigabile si restringerà come un golfino di cachemire in lavatrice. Il corridoio marittimo a disposizione per il gradevole giro in barca avrà troppi intoppi, spigoli e angoli off limits, a lanciare l’allarme sono gli operatori turistici della costa abruzzese a dirlo sono gli esperti di nautica, gli amanti delle barche a motore e della navigazione in relax e seguendo i loro ragionamenti, ma anche solo facendo riferimento alle ordinanze della Capitaneria di porto, il futuro del turismo sul mare è inguaiato, e così gli operatori, purtroppo faranno la fine delle sardine in scatola con i bagarozzi delle compagnie petrolifere per panorama se i progetti petroliferi vanno avanti. Molte le difficoltà che incontreranno le imbarcazioni che dal porto turistico di Pescara saranno in viaggio lungo la costa dei Trabocchi. Già ora la navigazione non è delle migliori con piattaforme come Rospo mare e le minori (per la maggior parte hanno nomi di donne) fino a Casalbordino e oltre sono un problema non di poco conto. Con Ombrina & Company si creerà una barriera di trivelle che metterà fine ad una navigazione sicura.

La piattaforma Rospo mare ingrassa con altri 3 nuovi impianti piazzati quasi sulla riva e sono quelli del progetto Edison, la multinazionale che scampa, per il momento, persino alla bonifica della discarica dei veleni di Bussi (Pe). Le tri(s)vellazioni garantiscono ‘olio’ non proprio raffinato e il trio petrolifero si aggiunge ai produttivi 31 rospi di mare, ossia 31 pozzi della piattaforma che trivellano a 18 chilometri dalla riva.

Elsa 2 per la ricerca di idrocarburi aggiunge, ai suoi, un altro pozzo esplorativo a soli 7 km dalla battigia, a due passi insomma dalla Riserva naturale regionale dei Ripari di Giobbe, il permesso di ricerca di idrocarburi in mare è denominato B.R268.RG, per complessivi 126.68 km2, di cui sono titolari Petroceltic Italia srl e Cygam energy Italia spa, già Vega oil srl. Il pozzo è a poche decine di metri da Elsa 1, perforato nel 1992 dall’Agip. Navi al seguito e un gran traffico navale.

Per Ombrina mare 2 nemmeno le royalties possono confortare, con una ricaduta locale che equivale al prezzo al bar di mezza tazzina di caffè l’anno per ogni abruzzese. Si estrarrà, confermano gli ambientalisti e la ricercatrice Californiana Maria Rita D’Orsogna, petrolio di pessima qualità e di quantità trascurabili sufficiente a coprire a fatica lo 0,2% del consumo annuale nazionale di idrocarburi (anche per il gas, in quantità insignificante, sufficiente a coprire appena lo 0,001% del consumo annuale nazionale). La piattaforma, progetto che presentò la defunta Medoilgas Italia oggi resuscitato dalla Rockhopper, sorgerà a sole 3 miglia dalla costa (circa 5 Km se 1 miglio è pari a circa 1,6 km). L’impianto di estrazione sarà operativo almeno 24 anni e a poca distanza dal confine del costituendo Parco della costa teatina, da decenni ancora al palo. Tappeto rosso, sul progetto di trivellazione di circa 6 pozzi di petrolio, per la nave desolforante di tipo Fpso a 9 chilometri dai Trabocchi.

Una vera e propria trivellopoli la costa dei trabocchi che erediterà dalle sorelle della terra ferma inquinamento e problemi di circolazione tra immancabili gimcane per le imbarcazioni con divieti di passaggio, limiti di accesso, di sosta e parcheggio con navi, installazioni, tubi, cavi e galleggianti ovunque. Una bolgia dantesca brutta copia dell’inferno nel ravennate. Il groviglio descritto non è affatto una esagerazione. Sono evidenti le ricadute negative sul turismo e sulla pesca. Perché questo andirivieni di cavi e condutture, inclusa la piattaforma Ombrina mare e la nave Fpso, comporterà divieti di ancoraggio, pesca a strascico nonché di qualsiasi attività che possa interessare il fondo marino come già accade nell’area di mare racchiusa dal poligono contraddistinto dal progetto Medoil/Ombrina sea line 463 m a dritta e a sinistra lungo tutte le condutture, divieto di pesca e ancoraggio per motivi di sicurezza. Non solo, è da rispettare il divieto (1 miglio dalla testa di pozzo Ombrina Mare 2 Dir.) di transito, ormeggio, pesca con qualsiasi mezzo, a nuoto, in immersione e pesca subacquea. Idem per le navi di perforazione posizionate provvisoriamente, è vietato sostarvi e transitare entro il raggio di 500 m, lo stesso per le piattaforme mobili.

Per rendere l’idea. Per i 70 giorni di attività della piattaforma Gallowai La Capitaneria di porto di Ortona (Ch) ordinava il divieto di transito, pesca, ancoraggio e sosta a qualsiasi unità non impegnata nei lavori e l’impianto battente bandiera Marshall island era inavvicinabile, non per gli attivisti abruzzesi del bliz stile greepeace del 2008. Il divieto di navigazione di 1,6 km dalla piattaforma esploratrice interessava qualsiasi tipo di attività in mare non espressamente autorizzata dal capitano di fregata, dal capo del circondario marittimo e dal comandante del porto di Ortona. Tutte le unità navali in transito, per la Capitaneria, dovevano mantenersi alla distanza di sicurezza di almeno 1 miglio dai mezzi operanti e le imbarcazioni che si fossero trovare in navigazione nelle adiacenze dell’area dell’impianto, con un bel segno della croce, dovevano prestare la massima attenzione alle segnalazioni della piattaforma esploratrice Ombrina amre 2. mariatrozzi77@gmail.com

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2 risposte a "Barriera di trivelle sull’Adriatico: Ombrina, Elsa, Rospo mare. A rischio la navigazione da diporto"

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