D’Orsogna: Tutti i perché del No ad Ombrina. Per ora la Regione dice No ‘solo’ al Programma Croato

Area di Elsa 2 Report-age.com 2015Lanciano (Ch). Il Programma croato di ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico è un’idea antitetica allo sviluppo ecocompatibile del mare, così la giunta d’Abruzzo giustifica il suo NO all’impresa, lo stesso dovrebbe valere per pozzi e piattaforme che esistono, ingrassano e si moltiplicano sulle coste abruzzesi. Del resto si parla nell’assise regionale, ma nell’ambito della procedura di Valutazione ambientale strategia (Vas) il parere negativo espresso, oggi dall’esecutivo abruzzese al Ministero dell’Ambiente, interessa esclusivamente il Piano della Croazia perché la strategia di ricerca degli idrocarburi nell’Adriatico risulta antitetica rispetto alla strategia europea volta allo sviluppo delle energie rinnovabili e ad una crescita sostenibile intelligente e solidale, che favorisca un’economia basata su un nuovo sistema energetico rinnovabile, in grado di contrastare i fenomeni del cambiamento climatico.

Un passo indietro, se il discorso della strategia europea per lo sviluppo delle rinnovabili può valere per il Programma croato che comporterebbe rilevanti impatti negativi sull’ambiente marino dell’Adriatico, con ripercussioni anche per l’Abruzzo non si vede perché le stesse considerazioni non siano avanzate con chiarezza e decisione per Ombrina mare 2, Elsa 2 e Rospo mare, ancora peggio se su questi progetti si accettano i trogloditi sistemi di estrazione e produzione dell’energia fossile. Contraddizioni di fondo che fanno apparire questi 3 mega impianti petroliferi della costa abruzzese come benedetti dal dio delle multinazionali, signore delle estrazioni petrolifere di scarsa qualità che separa il mare Adriatico per far passare i petrolieri e maledice gli abruzzesi. Fatti due conti, 24 anni di estrazioni di Ombrina 2 equivalgono ad una miseria di settimane di bisogno energetico italiano soddisfatto, provocando però inquinamento, un impatto visivo degradante e mettendo a rischio popolazione e turismo. Quest’ultimo da rilanciare, o forse lanciare da qualche parte, con il Parco nazionale della costa teatina che si restringe di 10 mila ettari il noto fantasma intercettato su una mappa anche oggi e la cui eventuale visione è dovuta solo all’effetto allucinogeno di ciò che nei pressi della costa dei trabocchi già da tempo si respira. L’Abruzzo è pronto a manifestare il 23 Maggio a Lanciano contro la deriva petrolifera, gli ambientalisti scendono ancora in piazza per ribadire a politici e petrolieri il No ad Ombrina Mare e alla petrolizzazione dell’Adriatico.

Maria Rita D'OrsognaAlla manifestazione parteciperà la ricercatrice californiana Maria Rita D’Orsogna che interviene oggi, in preparazione dell’evento, per illustrare i principali motivi del No ad Ombrina, un progetto che prevede la trivellazione di 4 – 6 pozzi di petrolio a 6 chilometri dalla riva con annessa nave desolforante di tipo Fpso a 9 chilometri dalla costa dei trabocchi.  Fisica, docente universitaria e attivista ambientale D’Orsogna mette in luce le ragioni che impongono un netto rifiuto alle estrazioni petrolifere e contro lo sfruttamento della costa abruzzese per uno sviluppo che sappia rispettare la Terra. Ecco perchè del No ad Ombrina:

  1. Il petrolio d’Abruzzo, in terra e in mare, è poco e non cambierà lo scenario energetico nazionale. Le stime fornite dai petrolieri sono di 20/40 milioni di barili di petrolio da Ombrina.  Ne consumiamo in Italia 1.5 milioni al giorno. Nella migliori delle ipotesi e assumendo che verrà tutto commercializzato in Italia, il petrolio estratto da Ombrina nell’arco di 24 anni basterà dunque a soddisfare in totale fra le 2 e le 4 settimane di fabbisogno nazionale. Non all’anno, in totale.
  2. Il petrolio di Ombrina è di qualità  scadente, ricco di impurità sulfuree e di indice API 17. Questo indice varia dagli 8 delle Tar Sands  del Canada (il peggior petrolio del mondo) ai 40 del West Texas e dei mari del Nord (fra i migliori). Ovviamente peggiore la qualità  del petrolio, maggiori sono gli impatti sull’ambiente. Sono proprio le impurità sulfuree a dare maggiori problemi perché causano corrosione e difficoltà di trasporto del greggio, rendendo necessaria la desolforazione in loco.
  3. Nave FPSO - progettata per la costa teatina.
    Nave Fpso progettata per la Costa Teatina

    Ecco allora la necessità  di usare una FPOS, una Floating production storage and offloading unit cioè unità galleggiante di stoccaggio, trattamento e scarico con una delicata operazione di eliminazione di scarti sulfurei e non, che include una fase di incenerimento di rifiuti a fiamma costante, 24 ore su 24. L’insieme di tutti i prodotti di scarto bruciati sarà di almeno 80 mila chilogrammi al giorno, inclusi materiali speciali e pericolosi. Ogni santo giorno.

  4. La reazione chimica di base è il processo Claus, una reazione all’equilibrio, che non è mai completa al 100% e che porta a scarti collaterali fra cui il pericoloso idrogeno solforato (H2S), che sarà  bruciato. In Italia i limiti di H2S sono di migliaia di volte superiori a quelli applicati in altre parti del mondo: per gli impianti Claus si possono emettere anche 20 ppm di H2S , mentre, ad esempio, in Massachusetts il limite tollerato in  atmosfera è di 0.00065 ppm.
  5. I petrolieri dicono che lo zolfo sarà  utile per la produzione di fertilizzanti e altri derivati, ma dimenticano di ricordare che nel mondo esiste una sovrapproduzione di zolfo puro proprio a causa della crescente raffinazione di petrolio ad alto tenore sulfureo. L’industria dei fertilizzanti non può che assorbire una piccola parte di questo zolfo. Ombrina ne produrrà 500 chili al giorno. Chi, e come li smaltirà? In giro per il mondo lo si stocca a cielo aperto o lo si sotterra perché non si sa cosa farne.
  6. Oltre agli scarti atmosferici, ci sono quelli in mare. Una delle  prassi più comuni nel’industria petrolifera è il rilascio a mare, accidentale o volontario, di materiale di perforazione e di acque di produzione, che non vuol dire acqua di ruscello, ma acqua inquinata mista a residui petroliferi. Cifre ufficiali del governo di Norvegia parlano di 3 mila tonnellate l’anno di materiale di scarto rilasciate in mare. Qualche anno fa vi fu uno studio del governo americano nel golfo del Messico, detto Goomex, dove si giunse alla conclusione che i tassi di mercurio nei pesci catturati nei pressi delle piattaforme erano 25 volte superiori a quelli catturati più lontano. Simili studi norvegesi e inglesi riportano situazioni simili. Nello specifico di Ombrina è bene ricordare già che durante la fase di esplorazione temporanea nel 2008 comparvero delle macchie di idrocarburi in spiaggia, coincidenza al quanto singolare. Per di più quel’anno l’Arta (Agenzia regionale per la tutela ambientale) accertò l’inquinamento “medio” attorno ad Ombrina mentre in acque distanti dal pozzo l’inquinamento era rimasto “basso”, questo dopo solo 3 mesi di operazione. All’interno della concessione sussiste una riserva di pesca, finanziata dall’Ue: chiudiamo le acque ai pescatori, e le apriamo ai petrolieri? Non è un controsenso?
  7. Durante le prove del 2008, i petrolieri usarono fanghi a base di oli diesel, fra i più aggressivi che esistano e che sono vietati nei mari del Nord dal 2000. Cioè vengono a fare in Abruzzo ciò che sarebbe vietato nella sede della loro casa madre, nel Regno unito. Agli investitori viene spiegato che il pozzo necessita di stimolazione artificiale fra cui acidificazione e fratturazione, tutte tecniche invasive, inquinanti e pericolose. Agli Abruzzesi non viene detto niente.
  8. Gli scoppi sono eventi rari,  ma ne basta uno solo per mettere in ginocchio tutto quanto di buono già esiste sul territorio. Quando si parla di incidenti si pensa solo al golfo del Messico, nel 2010. Ma in verità ve sono altri che si susseguono in vari angoli del mondo: in Adriatico sarebbero particolarmente deleteri, considerato che il nostro è un mare chiuso, dai fondali bassi. Restando solo in ambito di Fpso, al largo delle coste britanniche ce ne sono circa 15, tutte a distanza molto maggiore di quanto proposto in Abruzzo. Qui, le statistiche relative al periodo 1996-2002 parlano di circa 40 incidenti l’anno per nave Fpso, inclusi ferimenti, morte, incendi, sversamenti in mare, scontri con altre navi, problemi agli ancoramenti, e agli oleodotti.
  9. Considerati questo tipo di rischi, gli Stati uniti d’America che si affacciano lungo il Pacifico e l’Atlantico hanno vietato tutte le attività  petrolifere nei lor omari da 30 anniLa fascia di rispetto è di 160 chilometri da riva, in Florida addirittura 200 km. Solo il golfo del Messico è stato sacrificato al petrolio: il Texas e la Louisiana hanno scelto di puntare sugli idrocarburi con tutte le conseguenze che questo ha portato. Non è un caso che si sogna il mare di Malibu e non quello di Galveston. E’ sempre interessante ricordare a questo proposito la dicotomia Gela – Taormina. La prima, 70 anni fa, disse sì al’industria petrolifera, la seconda no. Credo che sia lampante oggi vedere chi abbia fatto la scelta migliore. La riviera romagnola è soggetta a gravissimi fenomeni di erosione delle coste e della subsidenza dei mari di Ravenna, causati anche dalle estrazioni di metano in zona. Studi condotti per conto dell’Eni mostrano la connessione fra subsidenza e produzione metanifera; in Emilia Romagna alcuni tratti di fondali si sono abbassati anche di 2 metri in 20 anni a causa delle estrazioni di idrocarburi.
  10. Tutto questo in cambio di cosa? In Italia, le royalties in mare sono del 4%. Leggendo i comunicati agli investitori di tutte le ditte petrolifere che vogliono venire in Italia, si legge sempre la dicitura excellent fiscal regime (Petroceltic) oppure Italy’s tax regime for oil and gas producers remains among the most favorable worldwide (Orca Exploration). Di contrasto, la Norvegia utilizza quest’altra dicitura: A causa degli straordinari profitti associati con l’industria del petrolio, una addizionale tassa speciale del 50% è applicata. La Norvegia investe la maggior parte dei fondi petroliferi in speciali fondi pensioni programmati per durare anche dopo l’esaurimento dei giacimenti. Proprio come in Italia, vero?

Così la ricercatrice italoamericana porta avanti la puntuale disamina: “In provincia di Foggia è stato già vietato un pozzo di gas perchè a circa 6 km dai confini con la città ed è ritenuto pericoloso per la sicurezza. Sei chilometri sono la stessa distanza fra Ombrina e la costa teatina con il neo perimetrato parco. Perché i residenti di Foggia hanno diritto a più sicurezza di quelli abruzzesi? Il nocciolo della questione è che in una vera democrazia, la volontà popolare dovrebbe essere sacrosanta e la classe politica dovrebbe esserne garante ed interprete. Sono 8 anni che il popolo tutto chiede a gran voce che l’Abruzzo resti libero dalle trivelle ed è scandaloso che la politica non abbia saputo degnamente rappresentare questo sentimento ed agire di conseguenza. Luciano D’Alfonso, presidente della Regione Abruzzo,  continua a sfuggire, ad essere evasivo, nonostante tutti i proclami. Purtroppo non vedo leadership, non vedo urgenza, non vedo volontà vera. E’ una delusione ed un peccato, non tanto meglio del vacillare del già presidente Gianni Chiodi. Di cosa hanno paura?” conclude Maria R D’Orsogna.

Idrocarburi: la giunta regionale dice NO al ministero sul Piano croato 

Pescara. Per l’esecutivo il Piano Croato di sfruttamento delle risorse energetiche, ma fossili, del mare è un’idea antitetica allo sviluppo ecocompatibile del mare, non si è ancora compreso però se l’esecutivo abruzzese consideri ecocompatibili progetti come Ombrina mare 2, Rospo mare e Elsa 2.
Comunque la Giunta regionale dà parere negativo al Ministero dell’Ambiente in ordine al Piano ricerca e produzione degli idrocarburi nell’Adriatico, proposto dalla Croazia. Ne ha dato notizia il presidente della Giunta regionale, Luciano D’Alfonso, al termine della riunione odierna dell’Esecutivo a Pescara. La consultazione della Regione Abruzzo si è svolta nell’ambito della procedura di Vas. “Il parere negativo è stato espresso ritenendo che l’attuazione del Piano in esame, che pianifica in tutta la porzione di Mare Adriatico croato esecuzioni di rilievi sismici e perforazioni esplorative, finalizzate alla ricerca di idrocarburi, determinerà rilevanti impatti negativi sull’ambiente marino dell’intero spazio Adriatico, con ripercussioni anche per la Regione Abruzzo” si legge nella delibera. Tra le altre motivazioni che vengono addotte, dall’Esecutivo regionale, a sostegno delle ragioni del no, è anche la coerenza di tali attività di ricerca con le direttive europee sullo sviluppo ecocompatibile dell’ambiente marino. Si legge ancora nella delibera: “La strategia di ricerca degli idrocarburi nell’Adriatico risulta antitetica rispetto alla strategia europea volta allo sviluppo delle energie rinnovabili e ad una crescita sostenibile intelligente e solidale, che favorisca un’economia basata su un nuovo sistema energetico rinnovabile, in grado di contrastare i fenomeni del cambiamento climatico”. In conclusione, l’attuazione del Programma croato comporterebbe “rilevanti impatti negativi sull’ambiente marino del Mare Adriatico, con ripercussioni anche per l’Abruzzo” (fonte).

Alcune cause ambientalisti in Abruzzo

Aggiornamenti

Progetto Ombrina. Via libera del ministero al progetto di coltivazione di idrocarburi 07.08.2015

Disastro ambientale a Santa Barbara. D’Orsogna: “La lezione della California all’Abruzzo” 21.05.2015

Incontro ad Ortona per conoscere da vicino il progetto Ombrina 2 19.05.2015

Perimetrazione del Parco futuro green per la Costa teatina 15.05.2015

Approfondimenti

Per fermare lo sfruttamento selvaggio dell’ambiente la Chiesa il 23 maggio a Lanciano 10.05.2015

Maria Rita D’Orsogna alla Manifestazione NO Ombrina NO Elsa del 23 maggio a Lanciano 04.05.2015

8 risposte a "D’Orsogna: Tutti i perché del No ad Ombrina. Per ora la Regione dice No ‘solo’ al Programma Croato"

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