Bike to coast: pista ciclabile per oltre 32 milioni di euro e di chiacchiere

Via verde ciclo pedonale Legambiente Report-age.com 2015Bike to coast, un triennio e solo un cantiere aperto a Giulianova, comune cui spetterebbe il premio (500 mila euro di bonus) per aver finito di costruire, per primo, il tratto di competenza di un percorso che andava però completamente realizzato, negli altri comuni non c’è traccia della pista. Se si volesse appena misurare il tracciato realizzato in base ai tempi promessi, già quest’estate la pista avrebbe dovuto cingere anche la costa dei trabocchi. In tutto 131 km ancora virtuali che, solo sulla cartina geografica, ne fanno la ciclopedonale più lunga d’Italia. Sulla costa quel progetto è solo un’ombra tra i 101 sollecitati l’anno scorso al governo Renzi. La Ciclovia Adriatica è una chimera.

Il 2 giugno 2014 il Presidente del consiglio dei ministri, Matteo Renzi, chiedeva ai sindaci quali fossero le piccole e medie opere, sparse sul territorio, ancora in stallo, sembrava giunta l’ora di attivare i cantieri nell’ambito dello Sblocca Italia. Legambiente, con il dossier #sbloccafuturo, decise di dare un contributo individuando le opere che rispondessero ai criteri di utilità, miglioramento della sicurezza, trasformazione della mobilità, sostegno all’innovazione e rigenerazione urbana. Al centro della proposta la ricostruzione post sisma, ma l’associazione pose l’accento anche sulla realizzazione della pista ciclopedonale Bike to coast da Martinsicuro (Te) a San Salvo (Ch) che attraversa 19 comuni della costa abruzzese ed è un progetto finanziato dal programma dell’Unione europea Por fesr 2010-2013 per 32,8 milioni di euro. Già allora gli ambientalisti denunciarono i ritardi dell’avvio dei lavori, a partire dalla tratta in provincia di Chieti, 40 km di tracciato nel tanto atteso Parco nazionale della Costa Teatina. Alla notizia che in 3 anni sia stato aperto un solo cantiere Legambiente di nuovo interviene: ”Era stato detto che avremmo avuto la nuova pista ciclabile prima dell’estate 2015. La regione aveva anche parlato di premialità ai comuni che avrebbero concluso per primi i lavori. Anche su questo, pare si sia distinto solo il Comune di Giulianova. Eppure c’è un’Italia chi pedala. In 20 città ci sono performance di ciclabilità di livello europeo. Lo dicono i dati dell’ultima ricerca realizzata in collaborazione con la Rete mobilità Nuova. In 4 comuni capoluogo, infatti, almeno 1/4 della popolazione si sposta a pedali; in altre 5 il 20% degli spostamenti è soddisfatto dalle bici e in 11 la percentuale di ciclisti è comunque superiore alla soglia del 10%. Accanto a grandi aree urbane, da Bari a Torino, dove la mobilità non motorizzata fatica ad affermarsi ci sono insomma tante realtà dove, grazie all’azione dell’amministrazione locale o spontaneamente, il numero dei frequent bikers è in costante crescita – aggiunge l’associazione per l’Abruzzo – Nella nostra regione, invece, si colgono solo gli effetti nefasti dello Sblocca Italia che impegna a livello nazionale circa il 53% delle sue risorse in strade e trivelle, legate ad una visione novecentesca dell’economia ed incapace di cogliere le sfide del XXI secolo. Deriva petrolifera e nuova cementificazione sono il risultato più immediato, mentre resta un orizzonte lontano la pista ciclabile che sarebbe stata per gli abruzzesi un modello di sviluppo diverso ed un’opportunità per uscire dalla tanta sofferta crisi e trarre giovamento dall’intero movimento che si sarebbe innescato- continuano gli ambientalisti – Gli stessi amministratori locali sono in sofferenza e non dimostrano brillantezza nel raccogliere  queste nuove sfide e le significative prospettive di sviluppo. Basti vedere la discussione tra i sindaci che ha accompagnato la perimetrazione del Parco nazionale della Costa Teatina, la rincorsa a nuovi porti turistici, le difficoltà di comprensione sui temi della mitigazione e adattamenti ai cambiamenti climatici e delle smart city” . Ne è convinto Giuseppe Di Marco presidente Legambiente Abruzzo: “E’ necessario ripensare la visione di dove si vuole portare l’Abruzzo se vogliamo un regione sicura, dinamica e moderna. Le opere da sbloccare devono essere coerenti con questa visione e bisogna accelerare sui lacci che imbrigliano il sistema. Bisogna assumersi la responsabilità di selezionare e scegliere quali siano i vincoli necessari e le semplificazioni utili al rilancio, a fermarne il declino e a costruire l’Abruzzo capace di futuro. Tutte le realtà politiche, dirigenziali e sociali sono chiamate insieme a costruire un nuovo modello partecipato di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine alle aggressioni continue e creare le condizioni necessarie e funzionali a raccogliere, con coraggio e determinazione, le nuove sfide della green economy. Smart city, Bike to Coast, Parco della Costa Teatina, bonifica di Bussi, depurazione e agricoltura di qualità sono alcuni dei pezzi buoni dell’Abruzzo che vogliamo – conclude Di Marco – Un’idea di futuro che implica, a differenza di quanto accaduto fino ad ora, una maggiore sinergia e coraggio degli enti locali nel pianificare il territorio al di là dei propri confini ed una maggiore attenzione al protagonismo di quegli attori sociali pronti a contribuire positivamente alla tutela e produzione dei beni comuni”. mariatrozzi77@gmail.com

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