Migranti. Rigurgito xenofobo: la denuncia di 7 associazioni abruzzesi

“La disinvoltura con cui in alcuni articoli giornalistici si cerca di sottolineare supposti privilegi di migranti non aiuta affatto a comprendere la portata del problema migratorio, mentre contribuisce a far crescere un rigurgito xenofobo, di odio nei confronti dei migranti, additati sciaguratamente da alcuni come un nemico da respingere, come coloro che rappresenterebbero una minaccia agli italiani a cui ruberebbero soldi, lavoro e diritti”. Non è così per le associazioni Arci Comitato provinciale di Chieti,  Antimafie Rita Atria, Culturale Peppino Impastato, Csoa Zona 22 per il Partito della rifondazione comunista, PeaceLink Abruzzo e Sinistra Anticapitalista Abruzzo

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Scrivono in una nota le 7 associazioni: “Sottolineare, come recentemente è stato fatto, l’accoglienza in un albergo senza tenere conto che accanto a questa condizione esistono normalmente casi di detenzione in CIE, di luoghi angusti, insalubri, pessimi, di condizioni disumane, di schiavismo, di violenze e botte, va esattamente in quella sciagurata direzione. È lunghissima la lista di violazioni, abusi, soprusi, violenze denunciate e documentate. Film come Mare nostrum e Schiavi del regista Rai Stefano Mencherini o Come un uomo sulla terra descrivono situazioni disumane, cruente e terribili. Anche nel nostro Abruzzo, anche nella nostra Provincia (è cronaca di queste ultime settimane e giorni) esiste ancora il caporalato, lo sfruttamento del lavoro nero, lo schiavismo in fabbriche-lager. Una inchiesta giornalistica di qualche mese fa denunciò veri e propri capannoni vicino Ragusa dove sono quotidianità persino le violenze sessuali, anche durante festini per parenti e amici dello sfruttatore, mentre la video inchiesta di Alessio Viscardi di Fanpage.it dimostra la realtà nel quale sono accolti tantissimi migranti. Altro che hotel di lusso!  Compito di chi fa informazione è quello di non fornire notizie parziali e tendenziose. Compito della politica è non utilizzare quelle stesse informazioni in maniera strumentale alimentando odio e xenofobia. Perché i diritti violati dei migranti e le condizioni cui sono spesso costretti, non sono opponibili e contrari a quelli degli italiani. Non è l’immigrato che sceglie il lavoro a nero e sottopagato o di mantenere uno status non regolare: è spesso la sua condizione irregolare, a cui è costretto anche per la lentezza burocratica italiana (con attese anche oltre i 18 mesi per sbrigare pratiche che per le legge devono essere svolte in 45 giorni), a costringerlo ad accettare un lavoro da fame, per provare a campare”.

Prosegue la nota: “Questa situazione di indigenza e irregolarità di molti migranti è conveniente solo ad un padronato che lucra sulla corsa al ribasso di salari e diritti, che può così tenere i lavoratori sotto un ricatto permanente, in quanto si afferma che ci sarà sempre chi sarà disposto a farsi sfruttare per ancor meno diritti, ancor più sfruttamento e salari sempre più bassi. Italiani e migranti dovrebbero quindi considerarsi parte dello stesso fronte sociale per l’affermazione di diritti che se fossero estesi senza distinzione di nazionalità, sarebbero un vantaggio per tutti, italiani e migranti. I migranti in Italia, quindi, non trovano affatto trattamenti di favore o tappeti rossi. Chi lo sostiene descrive qualcosa di ben diverso dalla realtà! Lo status di rifugiato politico non è un lusso o un privilegio, ma un diritto internazionale per chi fugge da condizioni disumane (di cui gli Stati occidentali hanno immense responsabilità!). Chi accetterebbe di rischiare o subire fame, guerre, torture, povertà, per avere il “lusso” o il “privilegio” di essere un rifugiato politico? Nessuno! Nemmeno Salvini o i suoi epigoni locali, nonostante la loro becera ed infame propaganda. Pertanto, davanti al dramma di chi cerca di giungere sull’Europa per fuggire da guerre, miseria, persecuzioni politiche e al fallimento delle attuali politiche sulle migrazioni, l’azione comune deve essere quella per costruire Comunità civili, solidali e accoglienti in Italia e in tutta Europa. Comunità dove non si spendano immensi patrimoni solo per salvare le banche e comprare armi ma sia basata sull’equità economica e sul riconoscimento dei diritti di tutti, come richiesto anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e da altre convenzioni internazionali”. mariatrozzi77@gmail.com

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