Ripartito l’ampliamento al carcere di Sulmona: 200 posti in più e forse 30 nuovi agenti

Sulmona (Aq). Si lavora davvero a singhiozzo nel carcere di Sulmona per l’ampliamento. La costruzione di un padiglione nuovo di zecca, in questi giorni, ha messo di nuovo a lavoro 25 muratori e tra autocarri, ruspe e pale sono in azione, alle falde del Morrone, ben 20 mezzi della ditta Cifolelli di Isernia (Molise). Non è più prevista, almeno per il momento, la supervisione di un archeologo nella struttura detentiva.

Sito archeologico di Molina Aterno (Aq) 2014Il problema si ripropone e si acutizza, anche per le semplificazioni azzardate, ma soprattutto perché non c’è alcuna volontà di affrontarlo seriamente così arriveremo al punto che la carenza di organico per gli agenti della polizia penitenziaria si tradurrà in esaurimento cronico. L’ampliamento della struttura carceraria sulmonese porterà la casa di reclusione ad ospitare 200 detenuti in più, rispetto alla capienza massima del carcere, oggi sono ufficialmente 306 posti letto dietro le sbarre. Il penitenziario però ospita una media di 500 detenuti l’anno. Da indiscrezione sembra che l’ampliamento sarà seguito dal trasferimento di soli 30 agenti nella casa di reclusione peligna, ma nemmeno questo è certo. Cominciamo a preoccuparci allora se i detenuti saranno 700 e gli operatori non arriveranno alle 300 unità. La proporzione da rispettare tra agenti e detenuti in un carcere ad Alta sicurezza come quello di Sulmona è dettata dalla legge e da un coefficiente (0,63 agenti per ogni detenuto nel caso specifico), dunque i poliziotti della Penitenziaria da impegnare nel carcere ovidiano non potrebbero essere meno di 440 e invece si prevedono solo 280 unità, un totale che non ha nemmeno margini di sicurezza.

Già il 4 agosto si erano riaccesi i motori dei mezzi del cantiere, spenti appena dopo, per la costruzione del nuovo blocco carcerario che dovrebbe ospitare un paio di centinaio di detenuti ad alta sicurezza. Le operazioni di scavo erano state interrotte, la prima volta e a 2 mesi dall’avvio, il 5 giugno proprio nel giorno in cui l’Unione europea aveva deciso di sospendere, per l’Italia, la procedura d’infrazione per il sovraffollamento nelle carceri che si tentava di risolvere, lungo tutto lo Stivale, con i lavori in corso per l’ampliamento nei penitenziari programmati dal Piano carceri approntato per procurare 12 mila nuovi posti di detenzione. Sovraffollamento che il radicale Marco Pannella definisce tortura, senza mezzi termini. I lavori in valle Peligna erano già partiti in ritardo, a metà aprile, rispetto alla previsione di marzo. Erano previsti 400 giorni lavorativi per l’opera, ma occorrerà almeno 1 anno e mezzo per concluderli e sempre che non ci siano altre interruzioni. Per il momento non è nemmeno prevista la supervisione di un archeologo considerato che sono stati già tutti eseguiti i saggi dove si eseguiranno i primi lavori. Non si è saputo più nulla però del muro di cinta che sarebbe stato scoperto e che si ritiene abbia una certa età, l’istituto di detenzione resta logicamente impenetrabile.

All’apertura del cantiere per il nuovo padiglione s’intendeva far lavorare anche i detenuti di via Lamaccio, proposta considerata almeno fino a febbraio scorso. La Fillea Cgil è contrattualmente coinvolta con il Protocollo di Legalità, già sottoscritto in Prefettura a L’Aquila, e la Contrattazione di anticipo con l’impresa aggiudicataria che regola le condizioni di lavoro per l’appalto.  mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimenti

Ripartiti i lavori di ampliamento al carcere di via Lamaccio 04.08.2014

Sulmona. Mistero sulla sospensione dei lavori al carcere 05.06.2014

Radio radicale intervista Maria Trozzi sulla situazione delle carceri abruzzesi e di Sulmona tra sovraffollamento e cure

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