Ombrina nell’Onda ambientalista abruzzese: i ministri Galletti e Franceschini non firmino

L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano e 2 interrogazioni, una alla Camera dei deputati e una al Parlamento europeo, sollevano dubbi su alcuni componenti della Commissione chiamata a valutare i progetti di opere ad impatto ambientale da realizzare in Italia. Piani che espongono molte di quelle megastrutture, discutibili per gli ambientalisti, come zizzania da spargere in tutta la penisola cooptata nella Strategia energetica nazionale .

No Ombrina iniziativa 29 marzo Report-age.com 2015Alcune di queste ambiziose imprese si concentrano soprattutto in Abruzzo, regione da ridurre a distretto minerario. Vince, almeno per il momento, l’insistenza per le realizzazioni di piattaforme come Ombrina mare 2 della Rockhopper Italia spa, la sorella già galleggia, al ritmo dei ricorsi e delle contraddizioni della defunta Medoil gas Italia spa. Ce n’è per tutti i gusti nel mare abruzzese il progetto della bionda Elsa e altre ombrose iniziative dell’industrioso ministero delle lobbies fedele all’energia fossile che ha riscoperto il nuovo mondo del vecchio Continente e si scatena sulla regione verdognola d’Europa con qualche attenzione in più, al di là del buon fusto di greggio del Rospo di mare e dell’elettrodotto Villanova-Gissi (incluso il cavidotto Montenegrino), per il temutissimo metanodotto Snam Rete adriatica. Il segmento Sulmona-Foglino del gasdotto avrà una condotta pari al doppio di quella scoppiata, forse per uno smottamento, a Mutignano frazione di Pineto, in provincia di Teramo dove il 6 marzo si è scatenato il putiferio: 11 feriti, abitazioni evacuate, alcune sventrate, altre inagibili e residenti allontanati.

No Ombrina Report-age.com 2015C’è molta apprensione tra gli ambientalisti abruzzesi per il progetto Ombrina 2, la piattaforma petrolifera sulla costa dei trabocchi che con i suoi pozzi occuperà il mare Adriatico, sul limitare del Parco Nazionale della Costa Teatina (nella Costa dei trabocchi dove si raccolgono 7 riserve regionali, 6 siti di importanza comunitaria e dal 2001 il Parco nazionale che è stato perimetrato a gennaio 2015), la raffineria galleggiante di recente ha ricevuto un parere istruttorio positivo della Commissione nazionale di Valutazione di impatto ambientale, in ordine alla procedura di Autorizzazione integrata ambientale nazionale (Aia). I passaggi amministrativamente cogenti, ossia il decreto di compatibilità ambientale del ministero dell’ ambiente e il decreto di concessione del ministero dello sviluppo economico, fortunatamente non sono stati ancora emanati, ma le cose si mettono male. Soprattutto a sapere dei trascorsi di alcuni componenti della commissione nazionale che decide sulle opere che incideranno sicuramente sul futuro dell’Italia e degli italiani, in quale direzione è lecito sapere. Il progetto petrolifero Ombrina mare 2 prevede una nave (Fpso – unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico per la produzione petrolifera offshore, al largo in mare aperto) lunga 350 metri e larga 30 metri dotata di una raffineria e da ormeggiare nella Costa dei trabocchi, l’imbarcazione resterà a mollo per la bruttezza di 24 anni. Si oppongono a questo progetto, da anni, gli Abruzzesi che ad aprile 2013 a Pescara manifestarono contro la deriva petrolifera che sta tagliando la faccia alla loro regione e quei 40 mila dicono di essere ancora disposti a scendere in piazza, a dare battaglia, più convinti di prima. Più decisi che mai intervengono oggi il Forum abruzzese dei movimenti dell’acqua, Zona22, il Coordinamento no triv Abruzzo e Nuovo senso civico per chiedere ai Ministri Gian Luca Galletti e Dario Franceschini di non firmare il decreto di compatibilità ambientale dopo le informazioni emerse su alcuni componenti della Commissione tecnica di valutazione di impatto ambientale che ha dato parere favorevole al progetto lo scorso 6 marzo.

Scrivono in un comunicato congiunto le associazioni ambientaliste abruzzesi: “Abbiamo infatti appreso ieri dalle pagine de Il Fatto Quotidiano della presentazione di un’interrogazione parlamentare del M5S (On. Federica Daga) che ha sollevato pesantissimi dubbi su alcuni membri della commissione Via. Un’altra interrogazione è stata presentata sullo stesso tema anche all’europarlamento del gruppo del Gue (Europarlamentare Eleonora Forenza). Da quanto abbiamo potuto leggere, anche in una nota di agenzia che riporta ulteriori informazioni sull’interrogazione del M5S, un membro sarebbe stato definito dalla Prefettura di Reggio Calabria, nella relazione in cui chiedeva lo scioglimento del Comune di Gioia Tauro nel 2008 per infiltrazioni mafiose, poi ottenuto dal Consiglio dei Ministri, addirittura “fortemente sospettato di essere asservito agli interessi della cosca Piromalli”. Nella commissione c’è un ingegnere ottantacinquenne (che sarebbe stato iscritto alla P2 secondo l’interrogazione) e figurano diversi membri che avrebbero, sempre secondo i parlamentari del M5S, conflitti di interesse sulle decisioni della Commissione e accuse di corruzione (con Dell’Utri!), anche su progetti collegati agli idrocarburi. Ricordiamo che due membri della Commissione VIA nel 2014 furono sostituiti in quanto arrestati, uno nel primo stralcio dell’inchiesta sulla Tav di Firenze e uno per una bonifica a Milano (questa persona era stato il capo di gabinetto del Ministro Prestigiacomo). Aspettiamo di conoscere il contenuto integrale delle interrogazioni, su cui ovviamente bisognerà attendere tutte le risposte dagli organi competenti nelle sedi opportune, ma è del tutto evidente che il futuro dell’Abruzzo e dell’Adriatico per i prossimi decenni non possono passare per valutazioni di questa commissione non solo per le vicende sopra riportate ma anche per gli effetti negativi di questo intervento sull’economia e sull’ambiente. Tra l’altro ricordiamo che la stessa Corte Costituzionale ha chiarito che l’organo politico nell’ambito delle procedure di V.I.A. non deve per forza seguire pedissequamente una valutazione di tipo tecnico proprio perché si tratta di scelte che riguardano la destinazione di interi territori con conseguenze importanti per i cittadini. Pertanto vi è spazio per scelte di carattere politico per bilanciare gli interessi in gioco1 . Pertanto sia Franceschini che Galletti non possono neanche sostenere di dover seguire per forza le valutazioni tecniche della Commissione. Ci chiediamo, anzi, come sia possibile non attuare la volontà del popolo abruzzese che quasi all’unanimità (tranne Confindustria) si è espressa contro il progetto nella più grande manifestazione mai realizzata nella nostra storia, con diocesi, decine di enti locali e la stessa regione. Per questi motivi, non appena saranno note integralmente le due interrogazioni, il Forum dell’Acqua, Nuovo Senso Civico, il Coordinamento No – Triv e Zona22 scriveranno una nota ai Ministri dell’Ambiente e dei Beni Culturali, a cui è demandata la firma del Decreto di Compatibilità Ambientale, per chiedere di non emanare alcun decreto e anzi di esprimersi in senso negativo. Riteniamo che Regione ed enti locali, assieme alle organizzazioni che condividono questa lotta, debbano intervenire presso i due ministri evidenziando tutte le criticità sopra riportate, sia per quanto riguarda i dubbi sollevati su alcuni membri della Commissione sia per quanto attiene agli aspetti di contenuto. Alla Regione Abruzzo ribadiamo con forza la richiesta di costituire immediatamente un gruppo di lavoro permanente assieme con i comitati per affrontare per tempo tutte le vicende connesse alla deriva petrolifera che il Governo Renzi vuole imporre al nostro territorio. Ricordiamo, infine, che a San Vito chietino si terrà domenica prossima 29 marzo alle ore 17:30 presso Zona22 un’assemblea pubblica per decidere le prossime mobilitazioni. 1dalla sentenza della Corte Costituzionale 81/2013 in cui un tribunale amministrativo aveva chiesto alla Corte di decidere sulla legittimità di una legge regionale sulla Via della regione Sardegna Con la disposizione censurata (si riferisce al ricorso contro la legge regionale della Regione Sardegna che attribuisce alla Giunta la decisione finale sui procedimenti di VIA regionali, ndr.), il legislatore regionale ha attribuito alla Giunta il potere di decidere sulla valutazione di impatto ambientale di interesse provinciale o regionale; tuttavia, tale potere decisionale deve tener conto, per espressa previsione legislativa, dell’attività istruttoria svolta dai dirigenti regionali. La scelta realizzata dal legislatore regionale determina una divisione di competenze tra la Giunta e i dirigenti regionali che non appare irragionevole, anche in considerazione della particolare complessità della VIA. In quest’ultimo atto, infatti, a verifiche di natura tecnica circa la compatibilità ambientale del progetto, che rientrano nell’attività di gestione in senso stretto e che vengono realizzate nell’ambito della fase istruttoria, possono affiancarsi e intrecciarsi complesse valutazioni che – nel bilanciare fra loro una pluralità di interessi pubblici quali la tutela dell’ambiente, il governo del territorio e lo sviluppo economico – assumono indubbiamente un particolare rilievo politico. In ragione di ciò, il riparto di competenze previsto dalla disposizione censurata, in un ambito caratterizzato da un intreccio di attività a carattere gestionale e di valutazioni di tipo politico, non viola l’art. 97 della Costituzione”.  mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Ombrina e Comitato Via. L’appello dei Parlamentari M5S: “Ministri bloccate l’iter e non firmate”  24.03.2015

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