Esplosione gasdotto Snam. Wwf: “Piano energetico che rispetti l’Abruzzo”. Legambiente: “La regione si faccia garante”

Teramo. “Non esistono impianti sicuri al 100% – il Wwf chiede si rivolge così alle istituzioni regionali per approntare, assieme alle realtà territoriali, un Piano energetico che tenga conto delle vocazioni d’Abruzzo e invita alla riflessione – Tutti gli interventi vanno accuratamente pianificati e condivisi”.

Aggiornamento

Area esplosione metanodotto Mutignano-Pineto(Te) Report-age-com-2015Alla Regione l’impegno a porre in essere un tavolo per un progetto energetico alternativo alla strategia energetica nazionale imposta all’alto e in armonia, Legambiente, dal canto suo chiede che i vertici si facciano garanti della sicurezza e della salute dei cittadini nella speranza che si apra una nuova stagione di progetti per le infrastrutture, ispirata soprattutto al rispetto della volontà delle popolazioni. L’associazione ambientalista sottolinea la fragilità del sistema quando riferisce del grave incidente di Mutignano, frazione di Pineto (te) dove sono rimaste ferite 11 persone e molte abitazioni sono state danneggiate. Non si è fatta ancora chiarezza sull’accaduto così intervengono, per il Wwf Abruzzo, Dante Caserta, consigliere nazionale Wwf Italia, Luciano Di Tizio, delegato Abruzzo, Fabrizia Arduini, referente energia: “Ad oggi non vi sono ancora dati certi sulle cause di quanto è accaduto e come sempre si è già avviato il rimpallo delle responsabilità. Come Wwf auspichiamo che la magistratura riesca a fare rapidamente il proprio compito, accerti eventuali colpe e non lasci tutto nella indeterminatezza come troppe volte è accaduto nel passato”. L’inchiesta avviata dal sostituto procuratore Silvia Scamurra, della Procura della Repubblica  di Teramo, cerca di far luce sull’esplosione del metanodotto nella frazione di Mutignano. A detta del comandante dei Vigili del Fuoco di Teramo, colonnello Romeo Panzone,  non è coinvolto, a differenza di quanto appreso in un primo momento, nessun traliccio dell’alta tensione avrebbe provocato l’incidente, ma non è ancora possibile identificare precisamente le cause del tracollo della condotta, anche se per i Vigili sono evidenti alcuni cedimenti strutturali del metallo della condotta. Potrebbe essere uno smottamento la causa? A detta di alcuni residente dell’area proprio nel punto dell’incidente, 3 anni fa, erano stati effettuati dei lavori di consolidamento della tubazione, sul luogo dell’esplosione era stato sradicato un vigneto e poi il tubo della condotta sarebbe stato fasciato di nuovo e coperto.

Tre le considerazioni che i tre attivisti del Wwf mettono sul tavolo:

1)    la tanto decantata assoluta sicurezza di certi impianti non esiste! L’infrastrutturazione energetica di un territorio presenta problemi e rischi di cui si deve sempre tenere conto in fase di pianificazione;

2)    nel momento in cui si ipotizzano interventi di questo tipo già in fase preliminare si deve esaminare con grande accuratezza il territorio nel quale si progetta di intervenire con le sue caratteristiche geomorfologiche e prendendo consapevolezza di quanto vi è già stato realizzato;

3)    le scelte energetiche non possono essere sempre imposte dall’alto senza alcun rispetto per le volontà di chi abita certi territori. La pianificazione energetica deve essere condivisa fin dalla fase dell’individuazione dei bisogni energetici anche attraverso una maggiore responsabilizzazione dei cittadini.

Difficile che da un giorno all’altro si possa fare a meno di determinate fonti energetiche è però necessario mettere a punto dei piani che, nel tempo, portino gradualmente a superare la dipendenza dalle fonti fossili, anche il Wwf ha più volte ribadito che la strategia energetica nazionale spinge verso lo sfruttamento degli idrocarburi, liquidi e gassosi: “È invece necessario invertire la rotta, partendo dal ripensare completamente le città, il riscaldamento degli edifici, la produzione industriale, il sistema dei trasporti, l’approvvigionamento e la distribuzione energetica. Cambiare i nostri stessi stili di vita, non per un ritorno al passato, ma per un reale sviluppo sostenibile. Lo stop che la Regione Abruzzo sembra sia intenzionata a chiedere per le procedure autorizzative per il metanodotto “Rete Adriatica” e per la centrale di compressione di Sulmona è un passo importante, dettato soprattutto dalla situazione di reale pericolo che si determinerebbe visto che si interviene in aree ad elevato rischio sismico. Ma non può essere un passo isolato. Deve essere un elemento di una strategia molto più ampia e coerente, con obiettivi chiari a medio e a lungo termine: altrimenti è destinato ad essere semplicemente bypassato dal Governo centrale come è già accaduto in tante altre parti d’Italia – il Wwf conclude con un invito rivolto alla Regione -di aprire un tavolo per la costruzione di un progetto energetico per l’Abruzzo che tenga conto delle reali esigenze, delle vocazioni e delle prospettive del territorio e ad aprire un confronto con il governo centrale per una profonda revisione di una Strategia Energetica Nazionale che in nessun caso può essere imposta. Gli interessi “superiori” sono sempre e soltanto quelli dei cittadini”.

mariatrozzi77@gmail.com

Comunicato Legambiente

Aprire una nuova stagione rispetto ai progetti di infrastrutture, la Regione si faccia garante della sicurezza dei cittadini e di una corretta informazione sui progetti.

Gasdotti, elettrodotti e perfino impianti eolici, in questi giorni le infrastrutture energetiche sono al centro dell’attenzione in Abruzzo, con polemiche e una crescente preoccupazione da parte dei cittadini resa ancora più acuta dalla drammatica esplosione della condotta Snam in provincia di Teramo. Eppure proprio la delicatezza di queste vicende non deve confondere le questioni vere che abbiamo di fronte e portare a prendere alcune decisioni importanti che riguardano il futuro. La prima grande questione riguarda il rapporto che infrastrutture di questa portata hanno con i territori. Parliamo di sicurezza, solo un miracolo ha scongiurato che non avvenisse una tragedia con l’esplosione della condotta del gas a Mutignano di Pineto. Ma stiamo parlando anche di informazione e partecipazione dei cittadini rispetto a decisioni che incidono sul futuro del territorio e del paesaggio in cui vivono, che anche quando motivate con interessi internazionali non possono continuare a essere approvate con procedure quantomeno opache. E’ questa la presa di posizione di Legambiente Abruzzo sulle infrastrutture energetiche. “Qui sta la sfida che l’Abruzzo ha di fronte – dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo – cogliere l’occasione per cambiare le regole per l’approvazione dei progetti, di qualsiasi dimensione essi siano e dunque anche per impianti eolici e/o a biomassa. Tutti abbiamo bisogno di regole certe e trasparenti: cittadini e associazioni ma anche le imprese serie, al fine di realizzare una corretta pianificazione degli impianti. Così come di una politica che in questo modo può raccontare la visione che vuole portare avanti, attraverso interventi che si dichiarano nell’interesse generale e in grado di rendere il sistema energetico più efficiente, moderno, interconnesso e vantaggioso per i cittadini”. Per Legambiente è arrivato il momento di aprire una nuova stagione rispetto ai progetti di infrastrutture, che permetta di garantire la massima sicurezza nel valutare se queste opere sono compatibili con un territorio delicato e a rischio sismico e idrogeologico come quello abruzzese, per fornire informazioni corrette e la massima garanzia al territorio. Perché non deve più accadere che si scopra, solo anni dopo e a cantieri aperti, di problemi non risolti o che nella procedura non sono stati coinvolte le amministrazioni locali. Vi è poi una seconda questione che oggi risulta particolarmente importante affrontare rispetto a queste opere che è quella del nuovo scenario energetico che si è venuto a creare, in un momento di profondo cambiamento del sistema energetico italiano dopo l’autentico boom della produzione da rinnovabili e il calo dei consumi. Perché le opere vanno realizzate solo se sono realmente nell’interesse generale e coerenti con l’idea che si ha del futuro dell’energia. Ed è ora il momento di chiarire qual é la visione che l’Abruzzo vuole avere rispetto a questi temi. E da questo punto di vista le infrastrutture non sono tutte uguali, in particolare se le si valuta rispetto a come possono aiutare imprese e cittadini a ridurre la spesa energetica e a autoprodursi l’energia di cui hanno bisogno. La grande novità è che oggi gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di anidride carbonica – per combattere i cambiamenti climatici – e quelli locali di sviluppo di impianti da fonti rinnovabili utili e integrati nei territori, vanno d’accordo. Si è infatti aperto uno scenario in cui questi interventi sono competitivi e vantaggiosi, in particolare se si tengono assieme gli obiettivi di riduzione dei consumi negli edifici e nelle imprese, con quelli di autoproduzione e di gestione attraverso reti intelligenti. E’ questa direzione che la Regione Abruzzo deve spingere anche attraverso le risorse previste dai fondi strutturali europei. Proprio perché le infrastrutture non sono tutte uguali, Legambiente chiede al Governo Renzi di fermare l’elettrodotto Italia-Montenegro e di fare finalmente chiarezza. Stiamo infatti parlando di una infrastruttura che dalle ultime stime costerà oltre un miliardo di Euro che pagheremo tutti quanti, imprese e cittadini, attraverso le bollette senza avere alcuna certezza sull’utilità. E sempre in bolletta verranno prese le risorse per pagare l’elettricità che verrà importata dal Montenegro, con il paradosso che dopo aver cancellato gli incentivi per il solare in Italia li diamo a chi produce da idroelettrico in Montenegro. L’altro rischio è che si importerà energia elettrica prodotta da inquinanti centrali a carbone, al di fuori dei controlli Ue perché il Montenegro non ne fa parte, mettendo ancora più in crisi le centrali italiane più efficienti. Insomma, quella dell’energia è una questione troppo importante e non possiamo perdere oggi l’occasione per cambiare. Ritornando, alla drammatica esplosione del gasdotto Snam avvenuta a Mutignano, questa conferma come la questione della sicurezza nella gestione delle infrastrutture sia un problema rilevante e che va cambiato il modo in cui vengono gestiti progetti di questa dimensione. Per l’associazione ambientalista le risposte date da Snam rispetto all’incidente sono inadeguate, inaccettabili e non rispettose nei confronti dei cittadini colpiti. “Alla Regione Abruzzo – conclude Di Marco – chiediamo di cambiare le procedure per la valutazione e approvazione dei progetti di infrastrutture. Questa vicenda, come le polemiche sugli elettrodotti Villanova-Gissi e l’interconnessione con il Montenegro, come per il nuovo gasdotto Brindisi-Manerbio, che attraversa l’Abruzzo e prevede una centrale di compressione a Sulmona, dimostrano come oggi vi sia bisogno di trasparenza nelle procedure, di attente analisi ambientali e geologiche, di informazione e partecipazione dei cittadini.”

Aggiornamenti

Ancora una esplosione di gasdotti della Snam: la terza in 5 mesi 12.05.2015

Il tubo esploso a Mutignano metà del gasdotto Sulmona-Foligno 09.03.2015

Approfondimenti

Esplosione gasdotto. Snam: colpa degli abruzzesi. Multinazionali offensive puntano il dito 07.03.2015 

2 pensieri riguardo “Esplosione gasdotto Snam. Wwf: “Piano energetico che rispetti l’Abruzzo”. Legambiente: “La regione si faccia garante”

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