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Ad un passo da centrale e gasdotto Snam. Retroscena del Rete adriatica

Il dossier è frutto di una paziente ricerca giornalistica sul progetto Rete Adriatica. Il lavoro è in continua evoluzione perché  del metanodotto e della centrale di spinta una fase di autorizzazione non sembra essere ancora conclusa e diventa sempre più difficile avere informazioni sugli esiti delle procedure, in barba al principio di trasparenza. Il materiale e a disposizione di chiunque, è il minimo però indicare l’autrice, Maria Trozzi e collegare le informazioni estrapolate da questa pagina al blog Report-age.com senza alterazioni.

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Abruzzo. Attraverserà 3 Parchi nazionali e 21 aree protette, il metanodotto Rete adriatica sembra vulnerabile nel suo insieme, ma molte delle criticità dell’opera non saranno mai considerate se si accetta, con leggerezza, la posizione della Snam che ha suddiviso, un unico progetto, prima in 2 pezzi, gasdotto e centrale e poi in tanti singoli segmenti. Un esempio? I 169,2 km di condotta che da Sulmona puntano a Foligno costituiscono una procedura di autorizzazione così gli altri 4 segmenti e ancora la centrale di compressione del metano. Si chiama salami slicing la pratica con cui un progetto complesso viene artificialmente ed arbitrariamente spezzettato per renderne più agevole l’autorizzazione. A condannare questo sistema è la Corte di giustizia dell’Unione europea, direttiva Via (85/337/CEE).

Il tratto Sulmona-Foligno intuba 4 Siti di interesse comunitario ed una Zona di protezione speciale (Zps) nel Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga. Il segmento è solo una porzione dell’anaconda d’acciaio di 687 km che da Massafra (Ta – Puglia) a Minerbio (Bo – Emilia Romagna) attraverserà una decina di Regioni e che la Snam ha vivisezionato, con diverse procedure di autorizzazione, sistema contestato anche dalla Regione Abruzzo. Per un’unica opera sono 5 i lotti d’autorizzare. Il primo tratto è il Massafra–Biccari (194,7 km) che sarebbe già stato costruito, poi il Biccari–Campochiaro (70,6 km), nel tratto da Campochiaro a Sulmona la Snam ha intenzione di utilizzare il gasdotto preesistente che corre lungo la fascia appenninica, il Transmed. Il secondo segmento da Biccari attraversa la Puglia, la Campania, il Molise ed è in via di realizzazione. Poi c’è il Sulmona–Foligno (169,2 km) e ancora il Foligno–Sestino (113,8 km) e, non ultimo per estensione, il Sestino–Minerbio (142,6 km). A parte poi la procedura per la centrale si spinta, che Snam ha considerato un’appendice del metanodotto. In realtà l’installazione progettata è il cuore pulsante del metanodotto Rete adriatica. L’impianto di compressione interessa un’altra procedura di autorizzazione, la sesta. Per la centrale  gli atti sono arrivati alla Presidenza del consiglio dei ministri che sta per decidere sull’impianto da realizzare a Case Pente nella periferia Sud-Est di Sulmona (Aq), all’ingresso del Parco nazionale della Maiella, davvero a due passi dal Cimitero comunale. Il Decreto di compatibilità ambientale, osiamo dire, è stato prodotto senza che la Regione Abruzzo, allora Giunta Chiodi, s’interessasse in qualche modo alla questione. Eccone la prova.

Niente parere Abruzzo Lazio su centrale spinta e metSulmoFoligno Report-age.com 2015É del 7 marzo 2011 il Decreto di compatibilità ambientale del progetto Metanodotto Sulmona-Foligno Dn diametro 1 m e 20 cm ossia 48″ (P=75 Bar) e centrale di compressione di Sulmona da piazzare a 500 m di distanza dal metanodotto già esistente e a 2,3 km da un Sito di importanza comunitaria (Sic). Nel documento del ministero dell’ambiente, elaborato di concerto con il ministero dei beni e delle attività culturali, è messo nero su bianco l’interesse che all’epoca la Regione Abruzzo mostrava per il progetto e i territori coinvolti: pari a zero nella procedura conclusa nel 2011. Così come la Regione Lazio, anche l’Abruzzo non ha presentato alcun parere, a differenza di quanto hanno fatto altri enti territoriali. La Regione era indifferente alla procedura che al ministero decideva le sorti del territorio. Solo le molte osservazioni sull’opera, presentate da semplici cittadini e da soggetti pubblici, vennero considerate in sede di istruttoria e di definizione del procedimento, unitamente alle controdeduzione della Snam.

Scarica il decreto 07.03.2011 in pdf

La centrale di compressione del gas naturale (Metano) di Sulmona è costituita da 3 turbine da 11 MW di potenza termica ognuna. In pieno esercizio funzioneranno contemporaneamente solo 2 delle tre turbine, l’altra è di scorta. La centrale di compressione del gas naturale occuperà una superficie di 12 ha (ettari – se 1 ettaro corrisponde a 10 mila  e le misure di un campo di calcio regolare corrispondono a 7.300 m² allora la centrale occuperà lo spazio impegnato per circa 16 campi e mezzo di calcio) di questi 12 ha, 1/3 sarà impegnato per impianti fuori terra, gli altri saranno occupati da impianti sotterranei e un volta conclusi i lavori il suolo sarà ripristinato a verde. Sono 4 le linee di collegamento e la fascia di rispetto prevista è di 70 m, inoltre i tubi dell’anaconda richiedono servitù per una estensione di 40 metri, 20 m per lato. Tutto a poche centinaia di metri dal centro abitato e, non è uno scherzo, l’impianto sarà installato proprio a due passi dal Cimitero di Sulmona. In esercizio e secondo il progetto originario l’impianto brucerà gas emettendo ossidi di azoto, monossido di carbonio e nanoparticelle (concentrazione totale di circa 64 microgrammi /m3 h). Facendo i calcoli, lo sfiatatoio del metano rilasciato dai bypass arriverebbe a 50 metri di altezza. In caso di rottura o scoppio si potrebbero raggiungere anche i 100 m d’altezza (Fonte operai Oma che hanno costruito la centrale di spinta gemella a Tarvisio – Udine). 

La centrale alimentata a gas inquina? Inquina di certo, ma non come pensano ai ministeri o almeno come vogliono far creder. Ai gestori di questi impianti di combustione del gas naturale la legge impone di tenere a bada le emissioni di ossido di azoto e monossido di carbonio, tenendo conto nelle analisi solo del particolato totale sospeso (Pst) mentre è esclusa qualsiasi rilevazione di particolato fine e ultrafine (PM10, PM2,5 e PM0,1) prodotto dalla combustione di metano. Con una relazione presentata nel 2012 al ministero dello sviluppo economico i medici per l’ambiente, con delle Osservazioni al progetto, evidenziano che la combustione di gas naturale per spingere il metano a Nord, sino in Europa, come accade anche per le turbogas, produce particolato. Studi epidemiologici hanno dimostrato che la componente più tossica del particolato, frutto della combustione del metano, si trova proprio nella frazione inferiore a 1 micron (PM1 – polvere ultrafine). Nelle centrali italiane, ai fini della valutazione dell’inquinamento atmosferico, è richiesto unicamente di misurare il Pst (Particolato totale sospeso – di diametro aerodinamico superiore ai 10 micron e sino ai 50 micron) “che peraltro ha scarsa rilevanza sanitaria – sottolineano un centinaio di medici nelle osservazioni al Mise – Quando si parla di emissioni di particolato da combustione di gas naturale occorre fare unicamente riferimento a PM10 (particolato grossonalo ndb), PM2,5 (Particolato fine ndb) e PM 0,1 (particolato ultrafine ndb). Generale electrics (è una multinazionale statunitense nei settori dei servizi e della tecnologia ndb) ha concluso che la gran parte del particolato primario prodotto dalla combustione del gas naturale in turbina rientra nella categoria PM2,5. Ciò viene confermato da fonte europea che per il gas naturale (comunemente chiamato metano) parla di polveri con diametro dell’ordine di 1 micron o inferiori (PM1)-  concludono i medici – Risulta allora del tutto destituita di fondamento l’affermazione , scritta su decine di progetti italiani, ripresa su vari documenti di Via (Valutazione d’impatto ambientale ndb) e di Vas (Valutazione ambientale strategica ndb).. che la combustione del gas “non produce polveri”. La combustione del gas non produce sostanzialmente Pst (Particolato totale sospeso che arriva sino a 50 micron di diametro aerodinamico ndb), ma non è affatto esente dalla produzione di PM10, PM2,5 e PM0,1 che purtroppo hanno una ben maggiore rilevanza per la salute”. Questo dato sulla qualità dell’aria di un territorio in cui insiste un impianto alimentato a metano aggiunto al fenomeno dell’inversione termica, tipico della valli Alpine e Appenniniche, la dice lunga sui livelli di inquinamento atmosferico e l’impatto ambientale che produrrebbe una central edi spinda del metano che brucia gas naturale per la sua attività di compressione del gas. A confortare quanto detto dai medici è una relazione ricavata da un tavolo che nel 2012 il MIse organizza per discutere delle problematiche del metanodotto Sulmona – Foligno e  della centrale di spinta: “L’impianto di Sulmona è analogo a quello di Poggio Ranatico (Ferrara in Emilia Romagna) entrato in esercizio nel settembre 2008. Su di esso la sezione di Ferrara dell’Arpa (Agenzia regionale per l’ambiente che sono in Abruzzo assume la denominazione Arta per non confonderla con l’Azienda di trasporti -Arpa ndb) ha condotto un’approfondito studio sulla qualità dell’aria ant e post operam.

Pag. 16 centrale si spinta alternativa elettrica Report-age.com 2015Inquinamento acustico. Il rumore della centrale sarebbe calcolato sino a 60 decibel -Db, ma dalle relazioni risulta che oscilli tra i 60 e i 70 Db.  E già abbiamo un problema, basti pensare che la reazione psicofisica a questa misura del rumore è una sensazione di fastidio. Sorgenti di rumore a 70 decibel sono lo squillo del telefono fisso di casa, le telescriventi, la Tv e la radio ad alto volume). Nel Tavolo tecnico-istituzionale di confronto sulle problematiche inerenti il progetto dell’impianto di compressione del metanodotto Sulmona-Foligno, nel comune di Sulmona, il Dipartimento della direzione generale per la sicurezza dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche del Mise compila una relazione riassuntiva, sottoscritta dalla Dirigente responsabile del procedimento Concetta Cecere che non fornisce alcun dato matematico nella relazione del tavolo in cui le parti in causa trattano di questi problemi  e per il rumore che produrrà la centrale in esercizio. La cecere si limita a scrivere: “Per quanto riguarda le emissioni acustiche, l’impatto è stato progettato nel rispetto della normativa vigente del settore, a tal fine la progettazione è stata finalizzata prevedendo: l’installazione di apparecchiature a ridotta emissione acustica – l’interramento delle tubazioni gas, l’installazione di cabinati insonorizzati per i turbocompressori” a parte le innumerevoli ripetizioni, la genericità delle indicazioni non tranquillizza nemmeno per il rumore che nel 2015, si scopre dalla proposta di una centrale di spinta alimentata a energia elettrica, è piuttosto fastidioso. La bozza del 2015 fornita a dicembre dalla società è davvero troppo approssimata per indurre a preferire la centrale funzionante con l’elettricità rispetto all’originario progetto della vecchia centrale alimentata a metano. Quest’ultima munita delle apparecchiature a ridotta emissione acustica, quelle documentate nel tavolo tecnico istituzionale del 2012 dalla Cecere, produrrà in esercizio, un rumore pari a 70 Db diurni e 60 Db notturni, come dire: Buona notte e sogni d’oro! Non può mancare la chicca per convincere sulla bontà dell’alternativa elettrica: ” a livello di Package si riscontra un lieve miglioramento delle missioni sonore”. Basta una riflessione ai Comitati ambientalisti locali: chi ci assicura che una multinazionale che ha come fonte di ricchezza il metano, con giacimenti, stoccaggi e linee di trasporto in tutto il mondo, spenda 26 milioni di euro in più per costruire una centrale alimentata a elettricità che resterà tale e non verrà mai riconvertita a metano. Di fatto, la nuova tecnologia proposta dalla società di San Donato Milanese non è testata in Italia e l’unica centrale presente in Europa che funziona ad elettricità è un impianto francese che solo per il 40% si alimenta ad energia elettrica, per il restante fabbisogno di energia attinge copiosamente dal metano per funzionare. Premesso, una così elevata quantità di energia elettrica per alimentare la spinta fornita da 3 turbine di potenza termica di 11 MW ciascuna dove la si va a recuperare, in cielo? Inutile dire che un’alternativa elettrica di queste dimensioni importerebbe la installazione di piloni,  tralicci e monostelo, per piazzare anche un bell’elettrodotto  sulla valle Peligna e sino a Case Pente, località individuata per gli interesse della multinazionale che punta a diventare hub del trasporto del gas.

Il gasdotto doveva essere collegato al terminale per il Gas naturale liquefatto (Gnl) di Brindisi, un rigassificatore che la British gas ha rinunciato a costruire nel 2012 per ragioni connesse a corruzione e infiltrazione mafiosa. L’approdo dei 3 nuovi gasdotti provenienti dal mar Caspio (Poseidon, Tap e Interconnector Lng) è previsto sulla costa pugliese. Il metanodotto Rete Adriatica trasporterà metano dal Sud al Nord con una capacità di 28 milioni di m3/giorno ovvero 8 miliardi di m3/anno, la resa è di 26,5 milioni di euro all’anno.

Nel 2009 la Banca europea investimenti (Bei) ha accordato al Gruppo Snam un finanziamento di 300 milioni di euro per la copertura del 50% dei costi per la realizzazione del primo tratto del gasdotto. Ad ottobre 2013 sono stati accordati 365 milioni di euro dalla Bei al Gruppo per lo sviluppo del Piano di distribuzione e trasporto di gas naturale attraverso la rete nazionale. 

La valutazione per ognuno dei 5 segmenti del metanodotto Rete adriatica trascura aspetti fondamentali che solo una procedura di valutazione unica può prendere in seria considerazione. La Snam ha scomposto l’opera,  ha suddiviso il grande metanodotto Rete adriatica in più segmenti, sottoponendo gli stessi a valutazioni di impatto ambientale separate e quindi parziali. In realtà si tratta di un’opera unitaria, incardinata su un unico tracciato, da Sud a Nord dell’Italia, le cui parti sono funzionalmente connesse e sono parte di un unico progetto. Pertanto l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio dell’opera deve essere assoggettata a preventivo e vincolante procedimento di Valutazione ambientale strategica (Vas) ovvero, come opera unitaria, ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale (Via). Così chiarisce in una delibera la Regione Abruzzo, ma il 20 febbraio scorso la giunta abruzzese fa di più nel ribadire il diniego all’intesa per l’opera Snam e chiarisce: “Gli scavi necessari per la posa in opera dei giganteschi tubi richiedono servitù per una estensione di 40 metri20 m per lato e rappresenterebbero un elevato consumo di territorio ed un serio ostacolo ad una corretta pianificazione urbanistica con limiti e danni ..alle attività agricole. I terreni sezionati e frammentanti in cui passerà la condotta, con le relative servitù.. non potrebbero più essere utilizzati per le colture migliori e più redditizie (uliveti, vigneti, frutteti) con conseguente deprezzamento del valore immobiliare dei terreni stessi e la perdita netta del reddito dei coltivatori. Oltre a penalizzare l’attività agricola, a risentire della costruzione del gasdotto Snam sarebbe l’intero comparto turistico che opera con tante piccole imprese diffuse sul territorio e costituisce una delle poche speranze per il rilancio economico e sociale dell’area appenninica”.

Sono 26 i comuni interessati dal passaggio dei tubi in Abruzzo, Umbria, Marche, Lazio e dei 18 comuni abruzzesi metanodottizzati, 17 sono nella provincia dell’Aquila attraversata per oltre 103 km dal tracciato: L’Aquila, Sulmona, Pratola Peligna, Roccacasale, Corfinio, Collepietro, Navelli, Caporciano, San Pio delle Camere, Prata d’Ansidonia, San Demetrio Vestini, Poggio Picenze, Barisciano, Pizzoli, Barete, Cagnano Amiterno e Montereale. Il metanodotto Snam interessa anche il territorio di Popoli, in provincia di Pescara. In quest’ultimo comune la condotta (diametro di 1200 mm e pressione di esercizio di 75 bar) generalmente interrata a 5 metri di profondità, farà eccezione. Purtroppo sprofonderà a circa 50-60 metri per arrivare al cuore del bacino imbrifero più grande d’Europa con un tunnel lungo 1,6 km, in località Ospedalera, per il transito del metano sul territorio di Collepietro (Aq) e ancora sfiorando le sorgenti del fiume Pescara che portano acqua alle popolazioni della val Pescara. I problemi che comporterebbe un impianto del genere sono davvero tanti e non fa male trattare, fino in fondo, la questione. C’è da aggiungere che la società di San Donato Milanese ha promesso, a novembre e per la prima volta agli amministratori di Popoli, un nuovo studio del tracciato per evitare questi passaggi. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il bacino imbrifero più grande del vecchio Continente, una bene comune inestimabile e una risorsa per l’intera comunità italiana.  

Metanodotto Snam Sorgenti del Pescara bacino imbrifero più grande d'Europa Report-age.com 2015Tracciato Snam a Popoli in dettaglio. Lunghi e intricati i passaggi del metanodotto che comprometterebbero la vera ricchezza del Paese e di Popoli (Pe), città delle acque e delle sorgenti, a rischio sarebbero le risorse idriche e l’ambiente. Così, analizzando il tracciato nel progetto definitivo, scopriamo che i tubi attraverseranno non solo il bacino imbrifero più grande d’Europa, ma anche una delle aree che sono interessate dal giacimento idrominerale valle Reale, dovrebbe essere proprio quello della concessione minerale un tempo rilasciata alla San Benedetto e poi trasferita alla Gran Guizza, quest’ultima paga lo sfruttamento delle risorse idriche dell’area per produrre bevande naturali e gassate e a Popoli garantisce lavoro ad una moltitudine di persone. In una area economicamente depressa è manna dal cielo, per non parlare del fervore produttivo e occupazionale garantito dall’indotto che gravita attorno allo stabilimento. Non è solo questa la questione se l’opera strategica attraversa indisturbata uno dei principali acquiferi del Centro Sud Italia che alimenta le sorgenti del fiume Pescara tutelate da una Riserva naturale e ancora le sorgenti del fiume San Callisto fonte indispensabile dell’acquedotto comunale di Popoli. Se non bastasse, il tracciato così come definito, investe 2 centrali idroelettriche sul fiume San Callisto, le concessioni idrominerali valle Reale e Sant’Angelo che alimentano, appunto, gli stabilimenti di acque minerali Gran Guizza e San Benedetto.

Come segnalato dalla giunta regionale, anche per i comuni dell’Aquilano, i tubi attraversano coltivazioni e terreni produttivi. Ad essere invasi sono vigneti e aree ad intensa attività ittica a Popoli, nel pescarese. Qui il gasdotto intersecherà  persino  una faglia e non risparmierà nemmeno le fonti sulfuree che alimentano le terme e i pozzi San Rocco verso Bussi (Pe) che alimentano l’acquedotto Giardino a sono a servizio delle popolazioni della val Pescara. Questi lunghi e intricati attraversamenti potrebbero mettere a rischio le risorse idriche e i delicati equilibri che governano il sistema idrologico ed ambientale dell’intera area. Osservazioni, suggerimenti e alternative sembrano non interessare la multinazionale per giunta convinta che aree a massimo rischio sismico siano il migliore piazzamento per i mega tubi, del diametro di circa 1 metro e 20, che trasporteranno il metano a Nord per rivenderlo in Europa a fini squisitamente commerciali. Gli obiettivi sono così appetitosi da mettere in dubbio la qualificazione strategica attribuita all’opera prevista sulla dorsale appenninica che peserà non solo sull’ambiente. Il suo scopo è, in realtà, funzionale alla realizzazione dell’hub del gas del Sud Europa, aspirazione cui tende da tempo la Snam che ha l’ambizione di divenire, con le sue condotte, un grande nodo di smistamento per gestire una rete internazionale di trasporto del gas, da indiscussa protagonista, accentrando a sé gran parte del sistema di trasporto del metano per esportare i nuovi quantitativi di gas naturale, attraverso la Rete adriatica, esclusivamente ad altri Paesi europei. La Rete adriatica è infatti agganciata al Tap, Trans adriatic pipeline, un gasdotto di 870 km che connetterà la Grecia all’Italia, attraverso l’Albania (Soci di Tap sono la svizzera  Axpo con il 42,5% di azioni, stesso pacchetto azionario per la norvegese Statoil e la tedesca E.On che partecipa nella società al 15%) e farà giungere sul suolo italiano 10 miliardi di metri cubi l’anno di gas azero, provenienti dai giacimenti dell’Azerbajian. Opera davvero discutibile se è in calo il consumo di gas sia a livello nazionale (47,19 mld di mc nei primi 9 mesi 2014) che europeo (18% in meno di consumo nel primo semestre 2014 rispetto allo stesso periodo del 2013). Nemmeno la Regione Abruzzo comprende poi perchè un’operazione prettamente commerciale, destinata a portare enormi profitti nelle casse della Snam, debba essere pagata in bolletta dai cittadini italiani e scaricata sui territori attraversati in termini di devastazione ambientale, di aumento dei rischi per sicurezza e salute pubblica, nonché di impoverimento economico delle aree interessate. L’attraversamento del gasdotto di aree a massimo rischio sismico è la peggiore soluzione che si potesse trovare per le popolazioni che vivono nelle valli e sull’Appennino cui si impone una singolare strategia energetica nazionale. Le fasi di autorizzazione del progetto sono sentite ormai come una sistematica violazione del diritto fondamentale della comunità ad essere soggetto prioritario nei processi decisionali che riguardano il suo territorio e le condizioni di vita presenti e future. In breve, le popolazioni da intubare si oppongono alla realizzazione della grande opera, da un decennio ormai, ma non hanno voce in capitolo.

Espropri terreni per metanodotto Report-age.com 2014

Espropri terreni per metanodotto Report-age.com 2014

Espropri sotto l’egida degli usi civici. Il  28 novembre 2014 viene pubblicato l’avviso dell’avvio del procedimento per l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio, con accertamento della conformità urbanistica, del metanodotto Sulmona – Foligno, non manca l’elenco delle particelle catastali interessate dalla fascia di vincolo preordinato all’esproprio (Vpe) e delle aree da occupare temporaneamente per realizzare l’opera. Nella black list sono riportate le particelle catastali interessate dall’esproprio cioè i terreni soggetti a servitù ed occupazione temporanea. Si scopre però che gran parte delle particelle indicate risultano di Uso civico ovvero sono sottoposte alla particolare gestione dei Comuni o delle Amministrazioni separate abruzzesi che, secondo la disciplina normativa (Legge n. 1766/27 e L.R. n. 25/88) hanno l’obbligo di tutelare il demanio civico frazionale. Visto che la fascia di terreni soggetta a mutamento e concessione è di ben 40 metri di larghezza per chilometri di lunghezza, sono evidenti le ripercussioni sulla unitarietà del demanio e sulla sua conduzione. Le Regione non ha attivato nessuna procedura propedeutica all’utilizzo dei terreni gravati da uso civico e soggetti ad esproprio. Anzi, sarebbero stati erroneamente anticipati gli indennizzi a molti cittadini che occupano questi fazzoletti di terra, in alcuni casi, anche abusivamente. Nell’aquilano, il territorio sottoposto all’esproprio ricade negli usi civici perché ha una straordinaria valenza ambientale, agricola e strategica, è compreso nel Progetto regionale Appennino parco d’Europa (Ape) interessato dunque dai programmi dei Distretti turistici montani. Se il tracciato non sarà modificato, queste aree perderebbero ogni potenzialità di sviluppo agrosilvopastorale e turistico, con gravi e notevoli danni economici. “Migliaia di ettari di demanio civico sarebbero così compromessi” spiega l’esecutivo regionale. Non risulta alcuna autorizzazione di sdemanializzazione per espropriare ed accogliere i tubi, il Servizio usi civici e la stessa Direzione territorio e ambiente della Regione, per questo motivo, sono stati sollecitati a intervenire affinché siano sospesi i lavori e la Regione reputa necessario anche un atto di autotutela.

A dire No all’intera opera strategia e all’autorizzazione di concessione e mutamenti di destinazione, anche provvisoria, dei terreni di uso civico sono i sindaci dei comuni abruzzesi (ai sensi dell’art. 6 della ai sensi della Legge n. 1766/27 e della Legge Regionale n. 25/88). Nessuna amministrazione cambierà idea se non saranno sciolti i nodi relativi anche alla centrale di compressione del gas di Sulmona, le carte per l’autorizzazione sono state da poco inviate alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Rete adriatica sulla dorsale Appenninica

Il caso del tracciato  e del massimo rischio sismico

La denominazione Rete Adriatica, per il metanodotto da realizzare, viene coniata dalla Snam proprio per indicare con un nome ad effetto l’area in cui sarebbe stata realizzata l’opera, inizialmente concepita come raddoppio della infrastruttura di trasporto del metano già esistente lungo il versante adriatico. Di punto in bianco però il tracciato, giunto all’altezza di Biccari (Fg), viene dirottato lungo la dorsale appenninica. La Snam giustifica il cambio di rotta con insuperabili criticità di natura ambientale, geologica ed urbanistica che avrebbero impedito di proseguire lungo il versante adriatico, ma la scelta della multinazionale presenta forti elementi di arbitrarietà sia perché le criticità non sono dimostrate da adeguati studi e sia per la superficialità con cui vengono liquidate le alternative di tracciato al solo scopo di giustificare la soluzione adottata. In realtà, la deviazione del metanodotto sulla dorsale appenninica fa sì che l’opera incontri ben più rilevanti criticità rispetto a quelle esistenti lungo la fascia costiera, sottolinea l’esecutivo regionale abruzzese.

Le considerazioni Snam per escludere la proposta di tracciato sulle linee di costa. Da Biccari (Fg) e solo successivamente, la scelta del corridoio è stata condizionata dall’impossibilità di trovare una via percorribile che spingesse i tubi in prossimità della fascia costiera, risalendo verso Nord, direzione Pescara. Ciò a causa delle criticità geologiche che sarebbero presenti soprattutto nel tratto Biccari – San Salvo e per l’elevato grado di urbanizzazione della linea di costa. Strano, in corrispondenza di Biccari la Snam abbandona l’ipotesi di un tracciato prossimo alla costa e punta verso l’interno, direzione Campochiaro, (Campobasso – in Molise). Le criticità geologiche messe innanzi dalla multinazionale non sembrano trovare rispondenza con la realtà perché la società, proprio nel tratto che definisce critico, ha realizzato il metanodotto San Salvo-Biccari (lungo 83,9 km, diametro pari a 500 mm) in esercizio dal 1968. All’epoca non furono sollevate criticità geologiche per la condotta di quasi 84 km, nonostante la tecnologia del periodo. Oggi la situazione è inalterata se è vero che i cambiamenti geologici si misurano in ere. Inoltre sarebbe bastato consultare una semplice mappa per verificare l’assenza di agglomerati urbani in vaste aree che probabilmente stuzzicano l’appetito della Rete nazionale gasdotti per la realizzazione di un’altra infrastruttura e per conto di un’altra multinazionale, è proprio il percorso che la Snam non ha voluto considerare.

Valutazioni sulle possibili alternative al progetto. La società afferma che “La ricerca di un corridoio idoneo ad ospitare l’opera in progetto è stata in prima battuta indirizzata in prossimità della linea di costa adriatica. Una volta constatata la preclusione di questa fascia territoriale, per cause ambientali, geologiche e urbanistiche, la ricerca del tracciato si è progressivamente spostata nell’entroterra, fino ad individuare, in prossimità dello spartiacque appenninico, la direttrice migliore in termini di continuità, sicurezza e compatibilità ambientale”.

C’era una volta. Nel 2005 la multinazionale fece istanza, al ministero dello sviluppo economico, di autorizzazione integrata ambientale (Aia) ai sensi dell’art.5 d.lgs. n. 59/2005, per realizzare la centrale di spinta di Sulmona, o meglio, per l’esercizio dell’attività industriale di combustione con potenza termica superiore a 50 Mw. Sarebbe di 99 Mw la potenza termica di combustione prevista per la centrale di compressione del gas della valle Peligna (località Case Pente di Sulmona-Aq). Tre turbine  per la quale la Snam attivò un procedimento che è stato già sospeso, in precedenza, in attesa della conclusione della Valutazione di impatto ambientale. La procedura è stata riattivata con il decreto ministeriale di Via per la compatibilità ambientale necessaria al progetto metanodotto Sulmona – Foligno e centrale di compressione del metano a Sulmona. Sul progetto della centrale di spinta del gas naturale però il Collegio regionale per le garanzie statutarie ha espresso parere di contrasto con la legge regionale n. 28 del 2012 del procedimento volto al rilascio dell’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) perché la legge regionale impedisce la localizzazione e la realizzazione dell’opera in area sismica di categoria 1, massimo rischio sismico, e non è ancora stata concessa l’Autorizzazione unica che costituisce presupposto necessario per l’eventuale autorizzazione all’esercizio dell’impianto all’ingresso del Parco nazionale della Maiella.

Negli anni 2007-2008 le Regioni Emilia Romagna e Toscana hanno approvato il progetto del Rete Adriatica mentre Umbria, Marche e Abruzzo si sono opposte. La nostra Regione ha anche deliberato contro il progetto con 2 Leggi (Legge regionale 28 del 19/06/2012 e legge regionale 14 del 07/06/2013) purtroppo annullate (dichiarate incostituzionali) dalla Corte Costituzionale.

abruzzo laquila palazzo dell'emicicloIl 13.2.2013 i consiglieri regionali Giuseppe Di Pangrazio, Franco Caramanico, Giovanni D’Amico, Cesare D’Alessandro, Maurizio Acerbo, Claudio Ruffini, Giuseppe Di Luca, Antonio Saia e Gino Milano hanno fatto espressa richiesta che in sede di Conferenza di servizi, convocata per le questioni relative al metanodotto Snam e alla centrale di compressione, la Regione si esprima negando l’autorizzazione perché “il parere del Collegio costituisce disposizione ufficiale e di rilevanza amministrativa di un organo della Regione”.

Il Tavolo per l’alternativa. Già il 18.10.2011 il Consiglio regionale abruzzese ha approvato una prima Risoluzione sul metanodotto Sulmona-Foligno con cui impegna il Presidente della Regione a mettere in atto le necessarie iniziative istituzionali nei confronti del Governo nazionale affinché venga istituito un tavolo tra tutti i soggetti interessati per l’individuazione di un tracciato del metanodotto alternativo a quello della dorsale appenninica. Risoluzione caduta nel vuoto.

Un’altra Risoluzione mai applicata. Il 26.10.2011 è invece la Commissione ambiente della Camera dei deputati ad approvare una Risoluzione d’impegno del Governo nazionale ad assumere tutte le iniziative di competenza, anche dopo un necessario approfondimento con un tavolo ed in accordo con le amministrazioni interessate, per disporre la modifica del tracciato ed escludere la fascia appenninica al fine di evitare, sia gli alti costi ambientali che ne deriverebbero, sia l’elevato pericolo per la sicurezza dei cittadini dovuto al rischio sismico che metterebbe a dura prova la vulnerabilità del metanodotto. La VIII Commissione ambiente della Camera dei deputati aveva dunque approvato all’unanimità una specifica Risoluzione che impegnava l’esecutivo a disporre la modifica del tracciato del gasdotto e ad istituire un  tavolo tecnico per l’individuazione di soluzioni alternative atte ad escludere dal tracciato del metanodotto Rete adriatica la fascia appenninica onde evitare danni all’ambiente e ulteriori rischi legati alla sismicità dei territori che metterebbe a dura prova la vulnerabilità della condotta. A dicembre 2015, ad un passo dall’autorizzazione della centrale di spinta da costruire a Case pente (Sulmona), anche questa Risoluzione resta  lettera morta.

Risoluzione regionale del 14.02.2012. Il Consiglio regionale abruzzese ha approvato, all’unanimità, una seconda Risoluzione sul metanodotto Sulmona-Foligno con cui impegna il Presidente della Regione a:

  1. trasmettere al ministero dello sviluppo economico il parere contrario della Regione Abruzzo sull’opera per come attualmente progettata nell’ambito della procedura dell’intesa Stato-Regione;
  2. richiedere ministero di riunificare i procedimenti relativi alla centrale e al metanodotto, di fermarne comunque l’iter e di disporre la modifica del tracciato, così come stabilito dalla risoluzione della Commissione ambiente della Camera dei deputati;
  3. sospendere ogni procedimento in atto, relativo all’opera, da parte di organi o strutture della Regione in merito al rilascio di pareri o autorizzazioni;
  4. richiedere subito ai competenti organi del governo nazionale, in sintonia con quanto deciso a livello parlamentare, l’istituzione di un apposito tavolo tra tutti i soggetti interessati, al fine di individuare una soluzione alternativa alla dorsale appenninica sia per il metanodotto che per la centrale di compressione.

Sul procedimento relativo alla centrale di compressione della Snam, nella Conferenza dei servizi di novembre dello scorso anno, oltre al parere contrario degli enti locali, Comune di Sulmona, Provincia dell’Aquila e Comunità montana peligna, la Regione ha formalmente rilevato la persistenza di alcune criticità, elencandole:

Procedimento in assenza della Vas e della Via Unica. Dato il carattere di decisa unitarietà, il metanodotto Rete adriatica va sottoposto ad una procedura di Via unica e non a 5 procedure di Via separate, così come sta procedendo la Snam. A dare manforte alla tesi della Regione Abruzzo è la giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che  esclude il cosiddetto salami slicing pratica con cui un progetto complesso viene artificialmente ed arbitrariamente spezzettato “con l’effetto di sottrarne, illegittimamente, alcune parti, all’applicazione della direttiva Via (85/337/CEE) – chiarisce la Regione – La prassi amministrativa seguita risulta, pertanto, discostarsi decisamente dalla giurisprudenza comunitaria e amministrativa nazionale. Pur se in presenza di un programma di interventi connotato da una attuabilità gradualizzata e dal carattere pluriennale, lo stesso non risulta essere stato debitamente sottoposto sia a procedura di Vas che a quella di Via unica senza che il competente Mise avesse nulla ad eccepire”. Se fosse riscontrata la mancanza di queste valutazioni, tra gli atti propedeutici alla definitiva autorizzazione della centrale di compressione di Sulmona la Regione si pronuncerà per la non chiusura della Conferenza dei servizi, per difetto di documentazione e per il contestuale rinvio degli atti al ministero dell’ambiente, così per completare la documentazione necessaria.

Altra disciplina regionale. Alla luce dell’approvazione dell’emendamento sulle procedure che disciplinano gli atti successivi al diniego dell’intesa, riempiendo il vuoto giuridico che il decreto Passera ha prodotto con l’abolizione del comma 6, articolo 52 quinquies, della legge n. 327 dell’8 giugno 2011, l’ente regionale presenterà una più che opportuna richiesta di sospensione della decisione di cui alla Conferenza dei servizi, richiamando gli effetti dell’approvazione dell’emendamento che esplica la propria efficacia ed operatività quanto meno fino alla eventuale pronuncia della Corte costituzionale, in caso di impugnativa da parte del Governo entro 60 giorni.

La Conferenza di servizi del 15.2.2013 si è conclusa con esito negativo al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientali, il provvedimento Aia n. 235/86 del 22.2.2013 ha determinato la conclusione del procedimento, con il diniego dell’Autorizzazione integrata ambientale alla Snam per la centrale di compressione del gas a Case Pente.

La terza Risoluzione del 3.12.2013 il consiglio regionale ha approvato all’unanimità una terza risoluzione sul metanodotto Rete adriatica e centrale di compressione Snam con cui impegna il Presidente della Regione a dare attuazione, senza ulteriori indugi, alle 2 risoluzioni del 18 ottobre 2011 e del 14 febbraio 2012, trasmettendo al Ministero dello sviluppo economico il parere contrario della Regione Abruzzo sull’opera e sollecitando il Governo nazionale affinché dia attuazione alla risoluzione della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati del 26 ottobre 2011.

MetanodottoIniziative della giunta abruzzese. Inequivocabile la posizione dell’esecutivo regionale che sul metanodotto ha deliberato 3 specifici atti:

  1. Dgr n. 500 del 29 luglio 2014, con la quale l’organo esecutivo regionale:

1.1. ha fatto proprio il provvedimento di diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, ai sensi del titolo III, parte II, del d.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii. alla società Snam Rete gas per l’esercizio dell’impianto denominato “Centrale di compressione gas Sulmona”, per le motivazioni contenute nel detto provvedimento di diniego;

1.2. ha quindi negato l’intesa all’adozione dell’atto conclusivo del procedimento di cui all’art. 52 quinquies, comma 5, del d.p.r. n. 327 dell’8.6.2001

1.3. ha dato mandato al Presidente della Giunta Regionale, al Vice Presidente ed all’Assessore all’Ambiente di richiedere al Ministero dello Sviluppo economico e alla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati l’istituzione di un Tavolo tra i soggetti interessati finalizzato alla individuazione di un tracciato alternativo al di fuori della dorsale appenninica, per il metanodotto e per la centrale di compressione;

  1. Dgr n. 597 del 23.09.2014, con la quale l’organo esecutivo regionale decideva di richiedere:

2.1. al Ministero dello Sviluppo Economico – Direzione Generale dell’approvvigionamento e le infrastrutture energetiche – Divisione VI, con urgenza e per le motivazioni di cui in premessa, la sconvocazione della Conferenza di Servizi fissata per il 30 settembre 2014 e relativa a “Centrale di compressione gas di Sulmona e delle quattro linee di collegamento alla rete Snam esistente”;

2.2. al Ministero dello Sviluppo Economico ed alla Commissione Ambiente della Camera dei deputati la prosecuzione dell’attività concertativa per mezzo di un Tavolo Istituzionale tra i soggetti interessati finalizzato alla individuazione di un tracciato alternativo al di fuori della dorsale appenninica, per il metanodotto e per la centrale di compressione conferendo, al contempo, il relativo e consequenziale mandato al Presidente, al Vice Presidente della Giunta Regionale ed all’Assessore competente in materia;

  1. Dgr n. 623 del 07.10.2014, con la quale l’organo esecutivo regionale confermava:

3.1. il diniego all’intesa volta all’adozione dell’atto conclusivo del procedimento di cui all’art. 52 quinquies del dpr 8.6.2001 n. 327, per le ragioni aggiuntive espresse nella parte motiva della presente deliberazione, qui da intendersi per riprodotte e trascritte;

3.2. Il mandato al presidente ed al vice presidente della giunta regionale, oltre che all’assessore all’ambiente di richiedere in via preliminare, in seno alla Conferenza dei Servizi dell’8.10.2014, la sospensione facoltativa della stessa per un periodo di tempo di 6 mesi al fine di provvedere, a mezzo di un Collegio tecnico da costituirsi di intesa tra la Regione e il ministero, ad una nuova valutazione dell’opera e della eventuale proposta alternativa che verrà formulata dalla Regione.

Tavolo interistituzionale 1.10.2014. Convocato dal ministero dello sviluppo economico senza la partecipazione delle associazioni ambientaliste, l’incontro per discutere dell’intero progetto del gasdotto non ha portato all’individuazione di un tracciato alternativo, al di fuori della dorsale appenninica, per il metanodotto e per la centrale di compressione.

La conferenza di servizi del 24.02.2015 si è rivelata un incontro istruttorio svolto in un clima di tensione, all’incontro erano presenti 15 soggetti, rispetto alle circa 40 istituzioni invitate per decidere sull’opera strategica, la responsabile della procedura al Mise, Concetta Cecere, ha deciso di rinviare la discussione di 30 giorni per ascoltare tutte le parti in causa. La Conferenza si trascina per mesi, sino all’Autunno.

Si arriva così  a  dicembre 2015, la Conferenza di servizi è chiusa da un pezzo e la decisione sulla centrale Snam è stata rimessa alla Presidenza del Consiglio dei ministri che dopo aver ascoltato, in ultima istanza, il Presidente della Regione Abruzzo, deciderà. 

Necrostoria degli incidenti dei gasdotti

Per la Snam i suoi metanodotto sono sicuri vediamo, ma su quali basi?

Il 15 gennaio 2004 per una frana esplode un gasdotto Snam nella bassa molisana a Montecilfone (provincia di Capobasso).

L’11 febbraio 2010 a  Tarsia, in Calabria, a causa di uno smottamento di terreno altra esplosione della condotta targata dalla multinazionale.

Il 18 gennaio 2012 a Tresana (Massa Carrara) esplosione durante i lavori di manutenzione.

Il 20 luglio 2013 per un movimento franoso esplode un metanodotto a Sciara (Palermo), in Sicilia.

Il 10 dicembre 2014 un incendio si sviluppa nella centrale Snam di gas metano in via Sant’Alberto, vicino Ravenna, per un problema all’impianto di riscaldamento del metano, già era accaduto.

Il 6 marzo 2015 a Mutignano (Frazione di Pineto in provincia di Teramo) esplode la condotta, tra le cause dell’incidente si ipotizza smottamento e condizioni del tempo non favorevoli. Mai rese pubbliche le vere cause dell’incidente al tubo che esplose in quei giorni di maltempo in cui l’Italia venne colpita da unasciabolata artica.

Sabato 9 maggio 2015, ore 4 del mattino, a Roncade in provincia di Treviso, si è verificata l’esplosione del metanodotto della Snam (diametro 650 mm e 56 bar di pressione) la metà di quello da realizzare su area a massimo rischio sismico progetto Snam Rete adriatica. Il gasdotto esploso trasporta il gas da Trieste a Mestre, la conduttura ha ceduto sotto i canali irrigui che servono dei terreni e la fuoriuscita di metano ha ridotto in cenere centinaia di filari di vite dell’area dove sono attive numerose aziende agricole e vitivinicole. L’incidente, nemmeno a dirlo, ha causato un evidente danno economico.

20 novembre 2015

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Gasdotto Sulmona-Foligno: la sveltina della Conferenza convocata il 6 agosto 31.07.2015

De Vincenti: “Il gasdotto attraverserà aree non a rischio sismico” e la Blundo lo bacchetta 04.04.2015

Metanodotto Snam: gli Usi Civici salveranno dal gasdotto Sulmona – Foligno 24.03.2015

Galli: “Impossibile consentire a chicchessia di impoverire il territorio”. Consiglio comunale a Popoli su gasdotto Snam 18.03.2015

Il tubo esploso a Mutignano è metà di quello del gasdotto Sulmona-Foligno:“Fermate l’opera” 09.03.2015

“Stop a nuovi gasdotti” così Mazzocca a Mutignano. La Regione non si ferma anche per la centrale Snam di Sulmona 08.03.2015

Esplosione gasdotto. Snam: colpa degli abruzzesi. Ecco le multinazionali offensive che puntano il dito 07.03.2015

Approfondimenti

Tap. Indagine della Procura sull’iter del ministero dell’ambiente favorevole al Via 15.02.2015

Tunnel del gasdotto Rete adriatica nelle sorgenti del Pescara 15.02.2015

Sospesi sondaggi Tap a Meledugno, in provincia di Lecce 08.10.2014

Gasdotto e centrale Snam vinta la battaglia, ma non la guerra: Tap approda a san Foca 25.09.2014

Tap: il parere della Puglia non conta. Il mercato langue i gasdotti No 24.08.2014

Lega Italiana per la Lotta ai Tumori contro il gasdotto TAP. Interessa anche la valle Pelgina 15.07.2014

Attualmente sarebbero in fase avanzata di progettazione 4 nuovi grandi gasdotti della Rete nazionale Gasdotti

Si tratta di 4 grandi metanodotti che non servono la rete di distribuzione locale, tranne una parte del Recanati – Foligno che prevede un intervento corposo. In primis,  lo smantellamento del gasdotto esistente e poi l’aumento del diametro della condotta da 60 cm a 105 cm.

Sul progetto di gasdotto Sulmona – Foligno l’opposizione feroce da parte dei comitati ambientalisti dura da un decennio  ..continua a leggere

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