Hacker sedicenti jihadisti oscurano pagina on line di un quotidiano sulmonese

Attacco Hacker Report-age.com 2015Valle Peligna. Minaccia o scherzo? E’ stata oscurata una vecchia pagina Web su Internet di un quotidiano locale, potrebbe trattarsi di un sedicente gruppo terroristico cibernetico che imperversa in rete o forse è solo un buontempone che resuscitando una vecchia chat di conversazione, su Facebook, si è voluto divertire. La pagina oscurata era indicata in un link di una conversazione di gruppo. Erano invitate circa 36 persone al confronto. Tempo fa lo scambio di idee tra utenti si chiudeva definitivamente con il link, incollato, che rimandava ad un articolo del 12 luglio scorso pubblicato su un quotidiano on line sulmonese, Il Vaschione, però l’indirizzo di rete incriminato è un punto-it (.it) e rimanda ad una pagina attualmente non disponibile.

Da luglio molti hanno abbandonano la conversazione in quella chat di gruppo, ma questa mattina è accaduto qualcosa di strano. Inaspettatamente la vecchia chat si è riaperta d’improvviso forse perché qualcuno ha deciso di abbandonare la conversazione ormai dimenticata nei meandri del social network. Era rimasto in evidenza solo il vecchio suggerimento di cliccare sul link, incollato e datato il 12 luglio. Sorpresa sorpresissima, aprendo oggi quel vecchio indirizzo si piomba nel nero di una pagina anomala, spunta fuori una sigla MrBz ed una scritta a caratteri cubitali Hacked e subito s’intuisce che la pagina potrebbe essere stata occupata da un hacker, l’ipotesi più remota è che potrebbe trattarsi di sedicenti Jihadisti o peggio un gruppo che si qualifica come United islamic cyber force. Potrebbe essere la stessa organizzazione cibernetica che ultimamente sta provando ad oscurare alcuni particolari siti Internet italiani? Come ci sarebbe finita nel mirino dei terroristi cibernetici una vecchia pagina della rete internet riferita a Sulmona? Mbeh, se è stato colpito il sito nazionale di Federcasalinghe, si potrebbe anche immaginare che la valle Peligna ha un sito e una risposta, basta alzare la testa verso i ponti che portano a Pescara. Si tratta ovviamente di ipotesi assurde che restano tali sino a quando la Polizia postale non avrà esaminato con attenzione questa presunta minaccia Web per fare chiarezza sull’episodio.

Particolari dell’oscuramento. Un appunto però, nella pagina sulmonese occupata manca la parte fondamentale dell’azione di minaccia del cyber force ovvero la frase in arabo e poi in inglese: “Al Khilafah will come to your country!” ossia “Al Khilafah (gruppo terrorista) arriverà nel vostro paese!” la tastiera e la lingua araba non sono da tutti! Per la pagina sulmonese forzata parte all’impazzata tanto di canzone orietaleggiante e alcune voci maschili forse inneggiano a, non si sa, quale guerra santa. Sono poi possibili 5 collegamenti cliccando su delle scritte, lettere occidentali forse sigle, poco comprensibili che si alternano tra i colori bianco e rosso e che, basta un click, rimandano ad altri spazi della Rete, visti i tempi però, non è il caso di visitare il cyberspazio occupato dal cracker che indica persino un profilo Facebook di riferimento MrBz.sh.

La firma del gruppo United islamic cyber force, nel sito di Federcasalinghe oscurato il 4 febbraio, dovrebbe essere qualcosa in più di MrBz. Un dettaglio non sfugge nella pagina sulmonese compromessa proprio perché le 4 lettere (due maiuscole e due minuscole) non sono precedute da un segno che i primi di febbraio era presente nella home page, oscurata, della federazione delle casalinghe.

Il dettaglio Non è l’attuale sito del quotidiano sulmonese ad essere occupato, ma una vecchia pagina indicata, nella barra degli indirizzi, con il nome del quotidiano locale, Il Vaschione, ma con il punto-it (.it) quando invece l’attuale indirizzo Internet della giornale on line è riferita ad un punto-com (.com). L’indirizzo potrebbe essere cambiato da luglio 2012. La pagina ospitava un articolo, datato, relativo ad un comunicato del movimento cittadino di Casapound a sostegno degli ordini forensi di 3 anni fa.

C’è da dire che da poco il movimento Casapound si è ufficialmente schierato con Matteo Salvini, Lega Nord e insieme hanno manifestato, il 28 febbraio a Roma. Il movimento di estrema destra ha organizzato la mattina di sabato un sit-in all’Esquilino davanti la loro sede di via Napoleone III, con lo slogan Prima gli italiani. Poi hanno raggiunto i leghisti a piazza del Popolo e giù a gridare con il leader del Carroccio: “il primo ladro e strozzino che c’è in Italia si chiama Stato” con i soliti cavalli di battaglia: euro, immigrazione, Islam, prostituzione, Marò, esodati, tasse e legittima difesa.

Domanda Potrebbero finire sotto gli occhi dei terroristi cibernetici, vecchi archivi dei quotidiani on line soprattutto spazi collegabili a movimenti di destra che hanno preso posizione in materia di immigrazione e si sono affiancati ad altri partiti e movimenti da tempo schierati contro i terroristi e comunque conosciuti per aver compiuto gesti plateali ritenuti offensivi da parte di estremisti di qualche credo politico-religioso? L’oscuramento ha colpito una pagina con un articolo dimenticato, ma comunque facilmente ripescabile dalla rete con la conversazione di gruppo in una chat di un social network, nel mirino potrebbero esserci anche spazi della rete sottratti ai legittimi ed inconsapevoli titolari, oggetto di errori di programmazione e intercettabili con parole chiave.

L’esperto spiega. In gergo, il quotidiano sul Web avrebbe ricevuto un’azione offensiva di un cracker, forse a causa di qualche software/sito di networking che ha utilizzato di recente il gestore delle pagine del sito. Oppure, chi opera sul sito ha lasciato qualche porta aperta. Ad esempio, per creare dei codici di remote exploit, per la compromissione di un sito, basta semplicemente avere la distro di linux: backtrack (magari gli è bastato un semplice brute force port scanning), in parole povere si tratta di un attacco diretto del craker dovuto alla accidentale presenza di un bug (errore di programmazione) in un determinato programma. L’unica cosa che rimane da fare è quella di segnalare l’accaduto alla Polizia postale e non aprire più il sito crackato. Non si potrebbe fare altrimenti dato che il cracker potrebbe aver ottenuto privilegi di root, sempre che un tecnico o webmaster non sia in grado, tramite shell di comando, di debuggare il sito.

mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

Non può finire nel dimenticatoio la trovata dell’allora ministro delle riforme Roberto Calderoli, che l’8 febbraio 2006 annuncia di voler indossare una maglietta con su stampata la vignetta contro Maometto del fumettista danese Kurt Westergaard, messo all’indice dall’Islam. Il 15 febbraio alla domanda di un giornalista sulla maglietta, il ministro fece cenno di indossarla nostrandone una parte sotto la giacca. L’episodio scatenò la dura reazione del governo libico, il consolato italiano di Bengasi viene attaccato, saccheggiato e bruciato il 17 febbraio e la polizia locale sparò sulla folla uccidendo 11 persone. Calderoli fu costretto a dimettersi da ministro delle Riforme del governo Berlusconi. Muammar Gheddafi disse pubblicamente che Calderoli non era responsabile delle violenze a Bengasi e che il motivo della protesta era l’odio anti-italiano per i danni della guerra del 1911 che l’Italia doveva ancora risarcire. Il colonnello chiese 3 miliardi di euro quanti ne servivano in realtà per la costruzione di un’autostrada litoranea che dalla frontiera con la Tunisia portasse al confine con l’Egitto. Il 20 marzo Gheddafi in un’intervista fece ancora riferimento ai fatti del consolato italiano a Bengasi che non era stato ancora riaperto e chiarì che l’unica rappresentanza italiana in Libia era rimasta l’ambasciata a Tripoli.

Appunto. Il giornale danese Jyllands-posten per primo pubblicò, il 30 settembre 200512 vignette e tra queste anche quella ritratta nella t-shirt esibita del ministro delle riforme leghista Calderoli il 15 febbraio, tutte firmate da Westergaard. Le ali più estremiste contestarono aspramente e duramente uno dei disegni che ritrae il profeta con un bomba sopra il turbante. Ogni raffigurazione del profeta Maometto è proibita ed è considerata blasfema per il mondo islamico. Il Posten ha una lunga storia di amicizia con la rivista satirica francese Charlie Hebdo che dopo gli attacchi al giornale danese, per solidarietà, pubblicò in Francia tutte le caricature incriminate insieme a molte altre prodotte, l’anno successivo, l’8 febbraio. Le caricature furono la buona scusa per provocare un’escalation di violenze con morti, assalti alle ambasciate e boicottaggi nonché il tentato assassinio dello stesso fumettista.

Il 7 gennaio 2015, attorno alle ore 11.30, un commando di 2 uomini armati con fucili  ha attaccato la sede del giornale Charlie Hebdo durante la riunione settimanale di redazione. Sarebbero 12 morti, non a caso erano 12 le vignette satiriche scandinave ripubblicate dalla rivista satirica francese. Tra le vittime dell’attentato il direttore Stéphane Charbonnier, detto Charb, e diversi collaboratori storici del periodico Cabu,Tignous, Georges Wolinski, Honoré), 2 poliziotti e numerosi feriti. Pochi istanti prima dell’attacco, il settimanale satirico aveva pubblicato sul profilo Twitter una vignetta su Abu Bakr al-Baghdadi, leader dello Stato Islamico. Il commando durante l’azione ha gridato frasi inneggianti ad Allah e alla punizione del periodico Charlie Hebdo, poi è fuggito.

Dossier San Cosimo: il diritto di sapere 01.01.2014

Cyber-jihad: il sito di Federcasalinghe attaccato da sedicenti terroristi islamici. Minacce contro l’Italia 04.02.2015

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