L’acquedotto sfrattato dal Gran Sasso, si attingerà dal lago Enel Piaganini

Teramo. La direzione dei laboratori del Gran Sasso starebbe per dare lo sfratto all’ente acquedottistico Ruzzo che presto dovrà  fare affidamento sull’Enel di Piaganini. Ad annunciarlo è Piero Angelini, il coordinatore del Gruppo acqua ed energia mountain Wilderness Abruzzo spiega che attingere dal lago artificiale dell’ente per l‘energia elettrica vorrebbe dire attingere acqua là dove arrivano i rilasci  degli impianti idroelettrici di molti comuni e le portate superficiali del fiume Vomano con i suoi affluenti, inclusi gli scarichi fognari di molte località. Si rincorrono le perdite, scrive l’ambientalista, è la costa abruzzese resta priva di nuovi serbatoi da trentanni.

Aggiornamento

La nota del coordinatore comincia così: “Una volta i teramani avevano a disposizione la grande riserva d’acqua derivante dal più importante massiccio carbonatico più importante dell’Appennini:, il complesso montuoso del Gran Sasso, il più importante dell’Appennino. La montagna conteneva nelle viscere una specie di autoclave, che riforniva una miriade di sorgenti che sgorgavano da ben oltre i mille metri fino alla base dove si abbarbicano i tanti paesi montani dei versanti Est ed Ovest. “Tutto ciò fino a quando non fu abbattuto l’ultimo diaframma di roccia che la costruzione del doppio traforo autostradale, prevedeva – continua Angelini – Quel giorno il getto violentissimo del colpo d’acqua manifestò l’irruente pressione di oltre 60 atmosfere, pari ad una colonna d’acqua di oltre 600 metri.

Da allora la depressione, portata fino a qualche decina di atmosfere, è rimasta e mantenuta tale depauperando una pletora di sorgenti attorno a quota 1000 e 1500 mt sul livello del mare per un arco ampio del versante teramano e non solo. L’acquifero contenuto dentro le cavità carsiche del massiccio, l’autoclave, non può essere più riempito, pena il cedimento di alcuni tratti delle volte estradossi dei trafori autostradali della A 24. Fino ad oggi una piccola parte della perdita del potenziale dell’acquedotto è stata recuperata all’interno dei saloni dell’Infn, Istituto nazionale di fisica nucleare, ma fra non molto non sarà più attingibile perché la Direzione dei laboratori ha dato lo sfratto all’Ente acquedottistico Ruzzo, anziché proteggere questo attingimento, come era da tempo previsto,  per gli eventuali rischi di inquinamento da sversamenti accidentali di liquidi che dovessero verificarsi durante gli esperimenti che il laboratorio conduce, come è già accaduto con lo pseudo cumene. Pertanto Ruzzo dovrà fare affidamento sugli attingimenti del lago artificiale Enel di Piaganini, in cui oltre ai rilasci derivanti dal funzionamento degli impianti idroelettrici di San Giacomo, con apporti provenienti dai bacini artificiali sovrastanti di Provvidenza e Campotosto, si aggiungono le portate superficiali del fiume Vomano e affluenti, portatori anche degli scarichi fognari dei comuni di Fano Adriano, Pietracamela, Crognaleto, con le loro frazioni, infine, di Ortolano del Comune di Campotosto (Aq), caratterizzata da grossi allevamenti di bestiame. Comuni montani in gran parte spopolati, contrassegnati da numerose frazioni come Crognaleto, senza depuratori o nelle rare dotazioni in servizio con sistemi inadeguati ma, soprattutto, non gestiti secondo la norma. Comuni contraddistinti da un pendolarismo verticale con i ritorni di fine settimana e orizzontali per i ritorni stagionali degli originari, ormai residenti in altri comuni e province. Ciò comporta, specie per quest’ultima tipologia, un sovraccarico negli scarichi durante l’estate, sulle acque superficiali di fossi e torrenti adducenti sull’asse del fiume Vomano, con depositi che si accumulano a ridosso dello sbarramento sul lago di Piaganini. Gli smelmamenti periodici, operati in passato dall’Enel, comportano specifici trattamenti, soprattutto per l’abbattimento della carica microbica dei fanghi. Nel passato sono state ripescate anche carcasse di grandi animali. Ora si attendono i miracoli della depurazione che il Ruzzo si appresta a potenziare nelle Piane di Collevecchio di Montorio, allo scopo di somministrarci, a caro prezzo, un pessimo surrogato di quella che è stata l’acqua dell’Acquedotto del Ruzzo, glorioso vanto della provincia teramana e non solo. Non basta, si tenta di affermare una forsennata logica, quella di fare ricorso ad altri attingimenti, nella penuria, senza premurarsi di formulare uno straccio di bilancio idrico per la valutazione delle perdite e la qualità della gestione, rincorrendo invece la compensazione delle perdite con sempre nuovi attingimenti. Senza dotare la costa adriatica, da sempre afflitta dalla penuria di acqua nel periodo in cui è più richiesta, di adeguati serbatoi, volano di accumulo notturno e distribuzione diurna, soddisfacendo così  una esigenza ultra trentennale. Infine, non ultimo, Ruzzo deve affrontare e programmare  i progetti realizzativi, partendo dai nuovi insediamenti lungo la costa, della Rete duale in cui somministrare, ad esempio, l’acqua di Piaganini, per i servizi igienici, l’acqua sorgiva del Ruzzo, per gli usi potabili, con grande soddisfacimento di esigenze da tempo attese e per l’antica aspettativa di tornare a bere la buona acqua”.

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