Niente Via per Progetto Gpl al porto di Ortona. Ambientalisti sul piede di guerra

Ortona (Ch). Documenti in formato Pdf di dimensioni tali da essere illeggibili ai non addetti ai lavori, sconti di valutazione e progetti che renderanno irrespirabile l’aria del porto di Ortona, ma gli ambientalisti non ci stanno e contestano aspramente la decisione presa sul deposito di Gpl da 25 mila metri cubi sulla diga foranea Nord, dalla Commissione Ccr-via, Comitato coordinamento regionale per la Valutazione d’impatto ambientale. Le associazioni abruzzesi a tutela dell’ambiente intraprendono una nuova battaglia. Undici giorni fa il progetto si affranca dalla Via perché per il Coordinamento regionale non ci sono impatti negativi o significativi sull’ambiente.

Aggiornamento

La relazione tecnica del progetto di deposito costiero di Gpl come la realizzazione dello stesso deposito, è a cura della Seastok srl, controllata da Tosto srl (Walter Tosto) che prevede di rilanciare l’economia del porto di Ortona con l’impianto di stoccaggio di Gpl, dotato di 5 serbatoi tumulati da 2 mila 700 metri cubi ciascuno. Il carico del gas sarà garantito con delle navi di capacità da 10 mila o 5 mila tonnellate che di volta in volta andrebbero a scaricare attraverso delle  condotte di collegamento, le cosiddétte pipeline. Per 220 giorni lavorativi all’anno ci sarebbe un traffico di 50/60 grandi autocisterne per 6/8 veicoli l’ora, maggiormente concentrato nei periodi invernali.

L’associazione Wwf Zona Frentana e Costa Teatina si è subito allertata, nonostante le difficoltà per rendere leggibili i documenti sul sito del Ccr-via per i tecnicismi insiti nel programma DikeX e Il nuovo presidente del Ccr-via Cristina Gerardis ha ritenuto il formato che ingloba i documenti conforme alle leggi. Per l’associazione ambientalista è eloquente la mancata volontà di facilitare i cittadini nella conoscenza e consapevolezza dei progetti per esercitare un sacro diritto. Il Wwf ha presentato anche una sintetica nota critica al progetto, prima della seduta della commissione regionale, iniziativa che perà si è rivelata inutile perché  in ritardo con i tempi.

 “Il giudizio positivo al progetto n° 2470 del 12/2/15 esonera il piano alla valutazione più severa della Valutazione di impatto ambientale, leggiamo che i proponenti asseriscono che non c’è nessun effetto cumulo, poiché l’impianto Eni, Ente nazionale idrocarburi, esistente è poco più di un rubinetto e l’impianto di pet-coke non esiste _ scrivono in una nota gli ambientalisti teatini _  Eppure l’Associazione Wwf Zona Frentana e Costa teatina onlus hanno prodotto una circostanziata memoria di criticità per il deposito al porto di Ortona di pet-coke della Bonefra, andando anche in audizione all’Aquila, ma inutilmente, poiché detto impianto venne approvato in maniera incomprensibile, secondo il Wwf. Quindi è possibile, anche se incredibile, che nel porto di Ortona si possano accumulare tutta una serie di attività “esplosive” a livello progettuale con tanto di permessi alla realizzazione, spesso attraverso uno screening preliminare ovvero la Valutazione di assoggettabilità, attività che non esistono sino a quando non sono realizzate o sino a quando non funzionano così come progettate, o fino a che l’effetto cumulo si palesa in un non auspicabile incidente. Eppure il Codice ambientale è molto chiaro nel valutare se un progetto debba essere sottoposto ad una valutazione più accurata tipo la Via, Valutazione di impatto ambientale, approfondendo gli aspetti legati alla localizzazione, al potenziale effetto cumulo, al rischio incidente e alla  dimensione del progetto.

Il Gpl. Gas propano liquido, o anche liquido di petrolio, è un gas liquido compresso, un litro di Gpl liquido, è pari a 270 litri in fase gassosa, è più pesante dell’aria, quindi tendea rimanere stratificato in basso qualora ci fosse una fuoriuscita. Per quanto riguarda l’area maggiormente devastante -Flash fire (fulmine di fuoco)- in caso di incidente in cui si concretizza la peggiore delle ipotesi, la Seastok asserisce che interesserà un raggio non superiore a 110 metri. Ora la parte più “spinosa” del progetto la sta valutando il Comitato Tecnico Regionale, composto anche dai Vigili del Fuoco, sia per quanto riguarda la Direttiva Seveso, sia come impianto a rischio di incidente rilevante così come richiesto dalle leggi. Quello che più ci sconcerta non è la Seastok che ha tutto il diritto di proporre detti progetti, ma la politica, in specie la massima autorità sanitaria del comune, il Sindaco, che ad Ortona è anche uno stimabile medico. Non è avvenuta nessuna discussione pubblica che fornisse alla città pareri tecnici super partes in segno di rispetto e di “cura”, come ormai accade da decenni. Sono pochi quelli che hanno il potere di decidere i destini di una città, spaccando una comunità tra le inquietudini di chi vorrebbe un’attenzione maggiore verso un territorio sempre più coinvolto da progetti controversi, nonostante ricada dal 2001dentro un Parco Nazionale (istituito nel 2001), e le speranze di chi in questi tempi di crisi, baratterebbe tutto per un posto di lavoro. Non è civile secondo noi, men che meno rispettoso di un territorio e delle persone che ci vivono”.

mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento

Si punterebbe a fare del porto di Ortona, in provincia di Chieti, uno dei porti di Roma sull’Adriatico. Ostacolo a questa ambizione è la necessità del dragaggio. Con il dragaggio di vasca e banchinamento lo scalo ortonese potrebbe triplicare la movimentazione di merci e diventare lo scalo di riferimento per il medio Adriatico sulla direttrice Est-Ovest. La richiesta all’Unione europea, presentata dal governatore d’Abruzzo Luciano D’Alfonso,  va infatti su questa direzione poiché la regione chiede di inserire i porti di Ortona e Vasto (Ch) nei corridoi Ten-T. La Regione però può contare solo su 9 milioni di euro, ma per l’intervento complessivo sul porto occorrerebbe molto di più. Sarebbero necessarie le vasche di colmata ed è indispensabile coprire i costi di trasporto in discarica delle sabbie di categoria B (80 euro a metro cubo), inutilizzabili per il ripascimento delle spiagge e anche quest’ultima operazione, per la spiaggia di Lido Saraceni, a 8 euro a metro cubo il ripascimento costerebbe 800 mila euro. Il che significa affidarsi ai privati per gli ulteriori e indispensabili interventi forse attraverso una procedura di evidenza pubblica per la selezione delle ditte in cambio di una maggiore durata della concessione delle banchine probabilmente. Il 3 marzo le ditte interessate all’intervento incontreranno i vertici regionali.

mariatrozzi77@gmail.com

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