Selvatici vettori della Tbc? Non è così per gli ambientalisti preoccupati della riapertura al pascolo dell’area infetta

Foto Stefano Tribuzi
Foto Stefano Tribuzi

L’Aquila. Qualcuno è ancora pronto a giurare che le infezioni di Tubercolosi bovina nel Pnalm siano state determinate dalla fauna selvatica e non dal bestiame domestico. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire replicano le associazioni ambientaliste che non ci stanno alle accuse lanciate dal mondo agro pastorale, lo stesso che punta il dito sulla fauna selvatica dell’area protetta soprattutto quando si chiudono i rubinetti dei contributi pubblici. Ciò che preoccupa gli ambientalisti e soprattutto la possibilità che la prossima estate sia aperta al pascolo proprio l’area infetta.

“Come si concilia il rifiuto di vietare il pascolo nell’area con l’affermazione che tra il 20% ed il 30% della fauna selvatica sarebbe  infetto da tbc?” chiedono le associazioni a chi accusa che la Tbc derivi dagli animali del Parco, all’indomani del comunicato in cui l’associazione Salviamo l’orso denunciava il crescente rischio di un’estinzione improvvisa dell’orso marsicano nel Pnalm minacciato da un’infezione di tubercolosi bovina ormai presente nell’area  da oltre 2 anni e che ha già causato la morte di un’orsa a marzo  2014. Il direttore del servizio sanità animale della Asl Luigi Imperiale dichiara che la fonte dell’infezione sarebbero gli ungulati selvatici (cervi e cinghiali) vero e proprio serbatoio di potenziali infezioni, che mancano i dati di monitoraggio sulla fauna selvatica; che gli allevamenti sono tutti controllati e indenni; che l’ obiettivo più o meno recondito è quello di vietare il pascolo nel Parco con conseguenze drammatiche per 15 famiglie di allevatori.

“Premesso che se le dichiarazioni del dott. Imperiale fossero tutte attendibili le tesi da lui sostenute si annullerebbero tra di loro in quanto se mancano o sono insufficienti, i dati sui selvatici (detto per inciso: la competenza è comunque della Asl), come si può sostenere che proprio i selvatici siano i vettori della infezione? Inoltre se anche così fosse, i pascoli del Parco sarebbero infetti e quindi il bestiame domestico che li frequenta ne sarebbe immediatamente contagiato e pertanto non può essere considerato indenne da Tbc e altre zoonosi. Sfortunatamente per chi diffonde tali tesi  ad oggi il batterio della Tbc bovina (il nome è  una garanzia ) è stato isolato (dalla stessa Asl) a Gioia dei Marsi dal 2011 ad oggi solo in un numero imprecisato, di vacche vitelli e tori . Se la fauna selvatica viene infettata cosi come è avvenuto nel caso dell’orsa rinvenuta moribonda a Sperone nel comune di Gioia dei Marsi (Aq) e poi deceduta nel 2014, la fonte dell’infezione è pur sempre  il bestiame domestico, come dimostrato da numerose pubblicazioni note a tutti gli addetti ai lavori. I laboratori di Brescia dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna hanno certificato che il batterio isolato, nel bestiame nel 2012, è lo stesso responsabile della morte dell’orsa nel 2014. Il ministero della salute da giugno con note successive, (risposta ministeriale al rifiuto di sospensione del pascolo) ha chiesto la chiusura del pascolo nell’area infetta, ma questo non è mai avvenuto, addirittura a quanto pare, ci si appresta da parte del Comune di Gioia dei Marsi, del Servizio sanità animale della Regione e dell’Asl 1 ad autorizzarlo per la prossima estate. Come può essere giustificato un tale atteggiamento persino alla luce delle dichiarazioni di chi continua a dire che fonte dell’infezione sarebbe la fauna selvatica? Se cosi fosse sarebbe addirittura ancora più urgente una immediata moratoria sul pascolo in tutta l’area per bonificarla e bisognerebbe attuare una campagna di cattura degli ungulati selvatici per monitorarne lo stato sanitario. O gli allevatori vogliono forse che il loro bestiame continui ad infettarsi?” concludono Luciano Di Tizio  del Wwf Abruzzo, Stefano Allavena di Lipu Abruzzo, Mario Viola Marano di Mountain Wilderness Abruzzo, Pierlisa Di Felice di Pro Natura Abruzzo, Stefano Orlandini di Salviamo l’Orso e Wwf Italia onlus Abruzzo.

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Orso e Tbc. “Informazioni non veritiere della Asl” chiarisce il Pnalm  23.02.2015

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