Incendi pneumatici di luglio. La Regione revoca l’autorizzazione all’Adria Abruzzo

Sulmona (Aq). Per molti era dato per scontato che l’Adria Abruzzo interrompesse l’attività appena dopo gli incendi, non ancora ufficialmente dolosi – di luglio scorso – 5 giorni l’uno dall’altro, che trasformarono in un girone dell’inferno l’immenso piazzale dell’azienda che riciclava, ora usiamo il tempo imperfetto, gomme e pneumatici.

Maria Trozzi report-age.com
Foto Maria Trozzi

Non è così purtroppo, l’Adria ha continuato, in parte, l’attività nello stabilimento e solo il 12 febbraio la Regione ha revocato l’autorizzazione all’esercizio delle attività all’Adria Abruzzo srl per mancato adeguamento alle prescrizioni imposte dall’ente territoriale e per reiterate violazioni. I roghi di luglio hanno avvelenato la valle Peligna, hanno appestato di fumi le popolazioni di diversi comuni, inquinando pesantemente l’area del nucleo industriale, costringendo i coltivatori di questa fetta del territorio a rispettare le rigide disposizioni dell’ordinanza dei sindaci di Sulmona, Giuseppe Ranalli, e di Pratola Peligna, Antonio de Crescentiis, con cui si vietava l’uso dei prodotti coltivati sino a 500 metri dal punto bianco, il luogo dei roghi, oltre questa distanza era necessario comunque lavare accuratamente e pulire con attenzione il raccolto. Immaginate le piantagioni di grano o di fieno dell’area fluviale adiacente a quella industriale, il danno ai coltivatori e alle famiglie che, in questo periodo nero tirano avanti con gli orti, non è trascurabile, ma nessuno si è fatto carico di questo.

Nel giro di una settimana i 2 incendi dolosi dell’Adria ridussero in polvere di penumatici la valle Peligna trasformandola in una novella Terra dei fuochi. Il primo focolaio si accese quasi alla base di una montagnola di residui di copertoni, alta quasi 5 metri, così nel tardo pomeriggio del 17 luglio si scatenò l’inferno. Il tempo minacciava pioggia e già qualche goccia era caduta, ma le nuvole si trattennero quel giorno e così incontrollato, senza la benedizione della pioggia, il fuoco avviluppò il mucchio nero per poi svilupparsi ancora e avvolgere tutto il fronte Sud del piazzale dove era stoccato gran parte del residuo dei rifiuti speciali, in un terreno solo in parte asfaltato.

Piazzale Adria gomme, sabato pomeriggio 19 luglio 2014 Foto Maria Trozzi
Piazzale Adria gomme, sabato pomeriggio 19 luglio 2014 Foto Maria Trozzi

Nel corso degli anni i mucchi di residuato si erano decuplicati, controlli e ispezioni della Polizia Provinciale non sono bastati per far mettere in regola lo stabilimento. Era soprattutto lo stoccaggio del materiale inservibile il vero problema da sistemare. Dopo 5 giorni, di nuovo s’incendia gran parte del triturato non riciclabile. Così qualcuno mise in dubbio persino l’operato dei vigili del fuoco per il secondo incendio, nessuna conferma ufficiale ha chiarito, tuttora, se sia stato doloso. Ancora un fungo tossico da respirare, aria rovente a pelle nera, un insistente odore di bruciato, acre e nauseabondo, ha appestato i Peligni sino alle porte di settembre. I sacchi bianchi, con il prodotto da vendere, in questo secondo rogo restano al sicuro, stoccati in un’altra ala del piazzale, così come provano le immagini scattate sabato 19 luglio (Foto Maria Trozzi), giorni prima.

L’ufficio rifiuti del Dipartimento opere pubbliche, governo del territorio e politiche ambientali della Regione, ha finalmente revocato l’autorizzazione, all’Adria Abruzzo srl, per la gestione dell’impianto di trattamento meccanico di pneumatici fuori uso. La ditta si era costituita nel 2013 qualche mese dal fallimento dell’Adria gomme, la vecchia società aveva lasciato in eredità alla nuova azienda qualche montagnetta di materiale inutilizzabile.

Foto Maria Trozzi
Foto Maria Trozzi

Le ragioni alla base del provvedimento di revoca sono le stesse che indicammo allora ..mancato adeguamento alle prescrizioni indicate nel provvedimento autorizzativo e le reiterate violazioni che determinano una situazione di pericolo per la salute pubblica e per l’ambiente e sono tali da non rendere possibile l’adeguamento alle prescrizioni dell’autorizzazione che allo stato risulta decaduta e /o inefficace.

  • Mancato rispetto delle prescrizioni di cui alla Determina dirigenziale DA21/114/18.09.2013
  • Situazione critica e rischiosa per la sicurezza e la salute della collettività del sito oggetto dell’autorizzazione
  • Mancata costituzione e/o produzione delle garanzie finanziaria di cui alla Dgr n. 790 del 3.8.2007
  • Carenza dei requisiti soggettivi di cui al Dpr n.1227 del 29.11.2007
  • Mancanza della titolarità ad esercitare l’attività di gestione rifiuti del sito industriale autorizzato

L’autorizzazione era stata rilasciata solo a condizioni che l’Adria rispettasse prescrizioni a carattere temporale alle quali la ditta avrebbe dovuto scrupolosamente attenersi, in assenza delle quali nessuna attivitità di gestione di rifiuti poteva essere intrapresa.

L’inchiesta. Sugli incendi indaga la Polizia di Sulmona, ma all’inchiesta sembra agganciarsi, da qualche tempo, un altro filone. A districare la matassa dei conti è la Guardia di finanza di Sulmona che indagherebbe sugli aspetti finanziari che interessano l’impresa. I contributi che la vecchia e la nuova azienda avrebbero ottenuto e tentato di recuperare dall’Unione europea e dallo Stato, specie nell’anno di transizione (2012),  non passerebbero inosservati alle Fiamme gialle.

foto Maria Trozzi
Foto Trozzi 25.7.2014

La messa in sicurezza. Sino ad ora le attività di spegnimento degli incendi e di messa in sicurezza del sito, ricadente nel comune di Pratola Peligna, sono costate 100 mila euro e a quanto pare il finanziamento non è bastato per completare l’operazione della società Pavind srl di Sulmona perché i mucchi di  fibre e di pneumatici restano all’aperto, privi di copertura, se c’è vento le polveri si spargono ovunque. Le montagnole sembrano essere state semplicemente circoscritte, sono prive di teloni, così ogni volta che piove il materiale di scarto s’impregna d’acqua e il liquido cola e scorre per continuare a riempire la buca non impermeabilizzata che i tecnici dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente trovarono piena di liquido nero a luglio. Lì era finita l’acqua necessaria a spegnere gli incendi, ma quella fossa arrangiata un tempo serviva per convogliare l’acqua, ad alta pressione, necessaria nelle fasi di triturazione delle gomme. Dalle analisi di luglio non risultarono compromessi i pozzi e le falde dell’area, ma ora?

L’attività della ditta. Dopo gli incendi, gli operai hanno continuato a lavorare nel capannone Adria Abruzzo, al confine tra Pratola Peligna e Sulmona. Nonostante la revoca dell’autorizzazione disposta dalla regione il 12 febbraio, c’è un gran movimento nel fabbricato dell’Adria e le auto degli operatori vengono parcheggiate quotidianamente dinanzi lo stabilimento. L’Adria non avrebbe che 3 dipendenti, a quanto sembra aveva già licenziato, da tempo, gran parte del personale dell’azienda con sede a Pratola.

Pellicola che copre il terreno nell'area circostante il deposito di pneumatici (19.07.2014)
Pellicola che ricopre il terreno nell’area del deposito

Analisi sui funghi tossici. Dalle imponenti colonne di fumo non si sprigionò diossina, ma benzene che, secondo le analisi e i sopralluoghi dei tecnici Arta,  risultò più che decuplicato a causa dei roghi. Relazione

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Incendio alla ex Lastra. Vigili del fuoco di Sulmona, da un’ora, sul posto 09.03.2015

Approfondimenti

Ancora incendio all’Adria gomme. La colonna di fumo nero minaccia la valle Peligna 22.07.7014

Secondo incendio Adria Gomme. Nel 2012 ci fu anche un’esplosione nel deposito 22.07.2014

Incendi Adria. Niente diossina, ma Benzene sull’area 24.07.2014

Incendi Adria. Ordinanze per vietare uso di prodotti coltivati sino a 500 metri dall’area dei roghi 25.07.2014

Discarica gemella dell’Adria: quintali di pneumatici a san Rufino 10.09.2014

10 risposte a "Incendi pneumatici di luglio. La Regione revoca l’autorizzazione all’Adria Abruzzo"

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