Metanodotto Snam: il problema degli usi civici. Atto di coraggio chiesto alla Regione

Abruzzo. Agli sgoccioli per l’autorizzazione del metanodotto Rete adriatica interviene il Circolo valorizzazione terre pubbliche che in una nota chiede alla Regione abruzzo di farsi coraggio e negare l’intesa per il gasdotto e mette in luce un altro singolare problemino sugli usi civici dei terreni invasi dal tracciato dell’opera strategica.

Assemblea pubblica metanodotto e centrale Snam Pacifico Foto Trozzi Report-age.com 22.9.20149
Assemblea pubblica metanodotto e centrale Snam Pacifico Foto Maria Trozzi Report-age.com 22.9.2014

“La Regione non può come nella giunta precedente continuare a dire e non dire eludendo il proprio ruolo e i pronunciamenti ufficiali che vengono richiesti nelle procedure _ scrive in una nota il circolo che insiste _ La Regione deve fare un atto di coraggio, chiaro e definitivo, in relazione ai propri strumenti programmatici vigenti ( al Tit. VII della Legge urbanistica vigente (L.R. 70/95), a tutte le sue competenze – Vas , Via e Valutazione di incidenza – con specifico riferimento agli articoli 81 e 82 del DPR 616/77), e con specifico atto deliberativo deve negare l’Intesa  con lo Stato”. Per il gruppo di ambientalisti l’autorizzazione alla realizzazione e all’esercizio del Metanodotto Rete adriatica sarebbe in contrasto con il Piano paesistico, con il Psr (Programma di sviluppo rurale ndr) e con i Piani parco vigenti. Inoltre, l’intervento sarebbe in palese contrasto con le finalità di tutela del territorio agricolo (Tit. VII della L.R. 18/83 come modificata dalla L.R. 70/959. Chiarisce il circolo Terre pubbliche: “L’intervento doveva essere assoggettato a preventivo e vincolante procedimento di valutazione ambientale strategica (Vas) perché nel suo insieme va considerata quale piano o programma (direttiva n.42/2001/CE) ovvero come opera unitaria  ad un unico procedimento di valutazione di impatto ambientale Via (direttive n.85/337/CEE e n. 97/11/CE)” chiariscono in linea agli interventi e le osservazioni avanzate, da anni, dagli ambientalisti dell’entroterra abruzzese, soprattutto Peligni perché è nella loro valle che sorgerà la centrale di spinta della Snam multinazionale disposta a tutto pur di elevarsi ad hub del gas.

“Gran parte delle particelle catastali indicate risultano di uso civico e quindi sottoposte alla particolare gestione dei comuni o delle amministrazioni separate. I comuni ed le Asbuc abruzzesi, sotto un profilo formale e sostanziale ai sensi della L. 1766/27 e della L.R. 25/88, hanno l’obbligo di tutelare il demanio civico frazionale. La fascia di terreni  soggetta al mutamento o alla concessione è di ben 40 metri di larghezza per chilometri di lunghezza e migliaia di ettari asserviti, con evidenti ripercussioni sulla unitarietà dei demani e sulla loro conduzione. L’accusa che il comitato rivolge alla Snam è che non ha attivato nessuna delle procedure necessarie e propedeutiche all’utilizzo dei terreni gravati da uso civico, la stessa ha addirittura erroneamente anticipato indennizzi a molti dei cittadini che li occuperebbero abusivamente. Il complesso delle aree ricadenti negli usi civici è ricompreso nel Progetto regionale Appennino parco d’Europa ed è perciò interessato dai programmi dei Distretti turistici montani. Insomma per gli ambientalisti di Terre pubbliche, così non facendo, l’ente territoriale ha fatto sì che queste stesse aree perdano ogni potenzialità di sviluppo agro silvo pastorale e  turistico, con notevoli e gravi danni per il già precario equilibrio economico.

Foto http://www.qualenergia.it/

“Per l’intervento sulle particelle indicate al punto precedente non vi è stata alcuna autorizzazione nelle forme previste dalla legge e neppure un provvedimento di sdemanializzazione _ denunciano gli ambientalisti nella nota _ Considerato quindi che il Servizio usi civici e la stessa Direzione territorio e ambiente della Regione sono stati sollecitati a intervenire per sospendere i lavori, la Regione deve assumere un propedeutico atto di autotutela e in conformità ai propri vigenti strumenti, alla propria Legge urbanistica e con specifico riferimento all’art. 6 L.R. 25/88, esprimere la propria contrarietà, come atto di indirizzo politico, in autotutela, all’Intesa di cui all’art. 81 e all’ autorizzazione di concessioni o mutamenti di destinazione, anche provvisoria o temporanea, dei terreni di uso civico ricadenti nel progetto del metanodotto Snam”.

mariatrozzi77@gmail.com

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