Scosse di lieve entità ne parliamo con Andreozzi del Centro ricerche Sarelf

Entroterra abruzzese. Lievi scosse di terremoto, in un area a rischio come l’entroterra abruzzese, rimettono in moto inquietudini e preoccupazioni per la calamità che disarma e dinanzi alla quale sembriamo indifesi e impotenti. Cominciamo a parlarne e proviamo ad affrontare l’argomento un po’ anche per esorcizzare certe paure, ma soprattutto per non farci mai trovare impreparati. Michele Andreozzi, di Sarelf – Centro ricerche sui terremoti, nei comprensori Peligno e Alto Sangrino monitora questi eventi e ci viene in aiuto per sapere qualcosa in più dei rilasci sismici di cui spesso diamo notizia. Si tratta di piccoli eventi che le strumentazioni registrano di tanto in tanto. Ieri, solo per fare un esempio, due leggeri rilasci sismici hanno dato il loro singolare buon giorno alle popolazioni di quello che, in termini tecnici, l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia individua come il Bacino di Sulmona. Proprio perché prevenire è meglio che curare e si vive, in Italia soprattutto, in continuo stato di emergenza, Andreozzi, coordinatore del Centro Sarelf, propone una petizione per spingere gli amministratori dell’entroterra abruzzese a gettare le basi per una cultura della prevenzione.

Campo Di Giove Report-age.com 2015“L’evento sismico del 6 febbraio, con magnitudo 2.3 tra Campo di Giove e Cansano, nell’aquilano, è collocato in una piccola sequenza sismica, con diversi piccoli eventi in successione  come nel  novembre 2014 (evidenziata qui) _ chiarisce l’esperto _ E’ difficile dire quanto durerà, potrebbe andare avanti anche per giorni, settimane o mesi. Sappiamo che i tempi geologici non sono un battito di ciglia e non possiamo ancora prevedere con certezza. Si tratta  comunque di piccoli eventi  del tutto normali  in un’area ad altissimo rischio sismico”.

Organizzazione del Centro ricerche Sarelf, Studio geoAmbientale di Ricerca e cuLtura scientiFica tecnologica. La nostra struttura di ricerca in ambito di disastri  naturali, come i terremoti, in questo percorso si avvale di collaborazioni italiane ed estere nel difficile campo di precursore di eventi sismici con l’utilizzo della tecnologia. In sintesi, la nostra ricerca scientifica si snoda tra una rete di rilevazione di campo elettrico, sfrutta il monitoraggio del fondo elettrico delle stazioni in Centro Italia e valle Peligna,  con  un monitoraggio di tutti gli eventi sismici ripresi da Iside-Cnt (Italian seismological instrumental and Parametric data-base) e riportati in un software 3D per la ricostruzione del sottosuolo, per esaminare la possibilità di localizzare il prossimo serio evento sismico. Con collaborazioni  internazionali  sfruttiamo, infine, la tecnologia satellitare per monitorare il flusso di  gas ed evaporazioni dal sottosuolo, misurando la concentrazione ed eventuali anomalie che inducono al rilascio di energia sismica”.

Pescasseroli cartine Report-age.com 2015Le caratteristiche dell‘area compresa tra la Maiella e il mare Adriatico. “E’ un’area situata a cavallo di 2 zone sismo tettoniche: la fascia montana esterna appenninica e la zona pedemontana adriatica. La prima include la struttura della Maiella, che è stata interessata da due terremoti distruttivi negli ultimi 300 anni; la seconda è caratterizzata da modesta attività sismica. La sismologia storica dell’area è stata ricostruita principalmente dal gruppo di lavoro Cpti (Catalogo parametrico dei terremoti italiani, 1999), le informazioni disponibili coprono un intervallo di tempo di quasi 2000 anni. I dati di sismologia strumentale disponibili coprono gli ultimi venti/trent’anni e non indicano una particolare attività sismica di rilievo o concentrazioni di terremoti ben localizzate. Si sono registrati, nel tempo, alcuni eventi sismici di piccola magnitudo (M4.0), localizzati fra la Maiella, Lanciano e la costa, alcuni in un periodo di particolare attività sismica, nel corso del anno 2009 il territorio aquilano, compreso tra Sulmona, Pettorano sul Gizio, Cansano e villaggio San Antonio, è stato caratterizzato da un importante sequenza sismica, ricordiamo il 17 ed il 29 Marzo con magnitudo 3.6 e 3.7. Altri sparsi fino all’ultimo rilevato fra la notte del 15 e 16 settembre con magnitudo pari 3.4 e con epicentro tra i paesi di Colledimacine, Palena e Lettopalena. E’ bene sottolineare che questo settore dell’Italia centrale non è mai stato ben coperto dal monitoraggio sismico,  a scala nazionale (Rete sismica nazionale dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia). È quindi possibile che parte dell’attività sismica locale minore non compaia nei cataloghi dei terremoti strumentali, ad ogni modo, è verosimile ritenere che se parte delle informazioni sono mancanti, queste sono relative a terremoti di piccola magnitudo e microsismicità (M<3.0 magnitudo inferiore a 3) poiché terremoti o sequenze sismiche di energia superiore non sarebbero passati inosservati”.

Fra i terremoti storici dell’area. “Quelli di maggiore rilievo sono sicuramente gli eventi sismici della Maiella del 3 novembre 1706, con intensità epicentrale (I0) pari al IX-X grado della scala Mercalli-Cancani-Sieberg (MCS) e magnitudo macrosismica (Ma nel catalogo Cpti) pari a 6.6, quelli del 10 settembre 1881 e 12 Febbraio 1882 (Io VIII grado MCS= 5.4 e VII grado MCS, Ma = 4.9) e quello del 26 settembre 1933 (I0 = VIII-IX grado MCS, Ma = 5.6). La zona epicentrale dell’evento del 1706 è localizzabile nella porzione centrale della montagna della Maiella”.

Bacino di sulmona elento Ingv Report-age.com 2015L’evento del 1881. “E’ noto come terremoto di Orsogna mentre, trascorsi 5 mesi, si verificò un secondo terremoto di intensità leggermente minore nei pressi di Lanciano. L’area epicentrale dell’evento del 1933 è stata localizzata nei pressi di Lama dei Peligni. Tutti questi terremoti hanno provocato gravi danni sui territorio attorno alla Maiella, inclusi molti centri abitati dell’area di studio a ridosso del versante montano come Lama dei Peligni, Palena e Lettopalena mentre il terremoto di Orsogna, localizzato più ad Est, provocò il massimo danneggiamento ad Orsogna (VIII grado) e Lanciano (VII-VIII grado) interessò l’area compresa tra le pendici orientali della Maiella (Guardiagrele) e la costa adriatica (Ortona – Ch) con risentimenti pari al VII grado”.

Il terremoto del 1882. “Determinò anch’esso un risentimento, del VII grazo, in una vasta area compresa fra Castel Frentano, Orsogna, Lanciano, Chieti e la costa adriatica. Sebbene si tratti di terremoti relativamente piccoli (M<5.5) le informazioni macrosismiche a disposizione sono numerose soprattutto per l’evento del 1881 e di conseguenza l’area epicentrale è piuttosto ben vincolata”.

Dalla distribuzione degli epicentri dei terremoti storici. “Si osserva un terremoto d’intensità elevata (I0 = IX-X grado MCS, Ma = 6.3) il cui epicentro si colloca nelle vicinanze dell’abitato di San Valentino in Abruzzo Citeriore. Si fa risalire questo evento in età romana, databile al 101 d.C., la cui localizzazione è basata su una sola osservazione macrosismica, un’epigrafe, attualmente conservata nell’abbazia di San Clemente a Casauria che ricorda la ricostruzione di una pesa pubblica, nei pressi di San Valentino in Abruzzo Citeriore, distrutta da un terremoto. La posizione dell’epicentro non è ben vincolata e secondo alcuni studiosi, l’area epicentrale potrebbe essere più a Sud Ovest di quella riportata nel catalogo, nell’area di Sulmona”.

Terremoto 2009 foto Maria Trozzi Report-age.com 2015
Terremoto 2009 foto Maria Trozzi Report-age.com 2015

Ulteriori dettagli. “Lo stato delle conoscenze sismotettoniche sui terremoti distruttivi della Maiella è ancora scarso e ad oggi non esiste una interpretazione sulla geometria, profondità e cinematica delle strutture responsabili di questi eventi. Ciò che si può dire dall’osservazione delle carte di sismicità a scala regionale è che la loro posizione è esterna rispetto a quella dei terremoti appenninici. La genesi di que-sti ultimi è riconducibile ad una tettonica estensionale, che ha la sua espressione in superficie nei sistemi di faglie normali che post datano le strutture compressi-ve, bordano bacini sintettonici quaternari e spesso dislocano morfologie e depo-siti di età tardo quaternaria (Barchi et alii, 2000). E’ quindi plausibile che i terremoti della Maiella, esterni all’area appenninica in distensione, siano riconducibili ad un contesto tettonico diverso. Come per gli eventi della Maiella, anche per i terremoti del 1881 e 1882 non si dispone di informazioni sulle caratteristiche delle strutture tettoniche che li hanno originati. I rilevamenti geologici nell’ambito del progetto CARG non offrono informazioni conclusive al riguardo. Infatti, non sono presenti strutture tettoniche di superficie di importanza rilevante ad attività recente ma solo faglie minori. Certamente, la presenza di questi terremoti è indicativa di una tettonica attiva e le strutture sismogenetiche potrebbero essere localizzate in profondità, al di sotto delle unità plio-quaternarie della formazione di Mutignano”.

Cosa bisogna fare. “In caso di attivazione di una vera e propria sequenza o sciame, deve preoccuparsi chi vive in una casa inadatta a resistere ai terremoti. Un vecchio edificio, ad esempio, o uno stabile o un palazzo costruito senza requisiti antisismici. La corretta opera di divulgazione ed educazione alla conoscenza del fenomeno terremoto e dei suoi effetti, guidata dalla Comunità Scientifica, può fornire gli strumenti adeguati per fronteggiare eventuali emergenze facendo sviluppare, nelle popolazioni residenti in aree esposte a rischio quella cultura della prevenzione che solo in parte è presente.

L’iniziativa. “Una petizione per sensibilizzare all’argomento e per convincere gli amministratori locali ad intraprendere il cammino di una cultura della prevenzione, coinvolgendo  i cittadini alla preparazione delle emergenze e al loro superamento, in primis, far conoscere il Piano di emergenza comunale. Solo il 14 aprile scorso è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale (n.79) la direttiva del Presidente del consiglio dei ministri  relativa al Programma nazionale di soccorso per il rischio sismico. La direttiva fornisce, per quanto riguarda il rischio sismico, le indicazioni per la redazione della pianificazione dell’emergenza, in particolare a livello nazionale, in continuità con le indicazioni riportate nella direttiva del Presidente del consiglio dei ministri del 3 dicembre 2008, presupposto indispensabile per assicurare la capacità di allertamento, attivazione e intervento del Servizio nazionale della protezione civile in caso di emergenza. Dopo i terremoti del 2009, in Abruzzo, e del 2012 in Emilia Romagna e nel Pollino, è emersa la necessità di superare il classico approccio alla definizione di scenario di riferimento contenuto nei Piani di emergenza nazionali che non devono essere tarati per fronteggiare un singolo evento di riferimento, anche se storicamente significativo, ma devono consentire l’intervento rispetto a qualsiasi terremoto nell’area oggetto di pianificazione.” Conclude il responsabile di Sarelf.

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Ieri sequenza rapida di 3 scosse, in valle Peligna una di 3.6 MI. Sarelf spiega i calcoli diversi di Ingv 30.04.2015

Sismografi o indovini? Sul Fucino terremoto di 4,1 Richter scossa sottostimata a 3,9 Mi 28.02.2015

Terremoto. Dieci scosse di lieve entità tra Abruzzo e Molise 17.02.2015

Archivio News

Terremoto. Due scosse stamane a Pescasseroli e Campo di Giove di lieve entità 06.02.2015

3 risposte a "Scosse di lieve entità ne parliamo con Andreozzi del Centro ricerche Sarelf"

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