Parco Sirente. Mistero sulla morte del Camoscio da tempo sofferente

Rocca di Mezzo (Aq). Colpa del custode retribuito dal Comune di Rocca di Mezzo se la volpe è entrata, da un buco nella rete del recinto faunistico e si è mangiata il camoscio, probabilmente già morto? Colpa della volpe se il camoscio è morto? In fondo, l’età dell’esemplare femmina deceduto “due giorni fa” a detta del Parco regionale Sirente Velino “alla tenera età di 15 anni” può giustificare un’agonia così lunga e indescrivibile per un animale così fragile e protetto?

Aggiornamento

Camoscio5 Parco Sirente Velino Report-age.com 2014
Camoscio Parco regionale 

Lunga agonia per il Camoscio d’Abruzzo di Rovere, di questo parlano alcuni residenti dell’area che si sono accorti in queste lunghissime settimane di come soffrisse l’animale e avrebbero informato della situazione il personale del Parco regionale Sirente Velino, segnalando lo stato di malessere del camoscio femmina e documentando, anche con delle immagini, la presenza del maschio al capezzale della compagna, in questi ultimi 5 giorni. E. P., Guardia forestale oggi in pensioneil 6 dicembre aveva comunicato della rottura della corna della femmina di camoscio e, dato che le corna sui camosci crescono per tutta la vita e non vengono perse, l’uomo si sarebbe preoccupato di segnalare il fatto agli operatori del Parco regionale del Sirente. A provarlo sono le immagini postate sul social network Facebook in cui l’uomo scrive, per la precisione anche il 18 dicembre: “Ora sembra evidente che la femminuccia non è stata portata via, ma si trova dentro quella grotta dove sosta costantemente Ago_ è il nome dell’esemplare maschio all’esterno della grotta e il forestale a riposo continua a chiarire sull’esemplare di camoscio sofferente _ Come mai? è malata? è ferita? è morta? è così difficile che qualcuno vada a verificare? O mandiamo qualcun altro?“. Qualcuno del posto è pronto a giurare che quella femmina era stata introdotta nel recinto faunistico di Rovere, frazione di Rocca di Mezzo, appena un anno e mezzo fa con un maschio della stessa specie per l’accoppiamento, erano solo in 2 nel recinto, facilmente identificabili. Se è vero, a che pro tentare una riproduzione con una femmina che, già oltre i 12 anni d’età, è difficilmente riproduttiva? Interrogativi e incognite che fanno di questo decesso, nel recinto faunistico del Parco Sirente Velino, una morte sospetta e misteriosa se si pensa che il Parco regionale si è precipitato, solo oggi, a diramare un comunicato stampa sulla vicenda perché Si rimpallano sulla rete notizie sulla morte di Orema con le immagini della volpe che porta in bocca un brandello della carcassa di camoscio, su Internet (vedi foto). Non a caso quel nome, Orema, il camoscio lo aveva mutuato dal direttore del Parco l’architetto Oremo Di Nino.

Inoltre l’area protetta di Rovere è destinata alla riproduzione del camoscio, a quanto sembra dal 1995, ma non avrebbe dato buoni frutti nel ventennio. Ai tempi ospitava ben 5 esemplari di camosci per la riproduzione che sembrano tutti scomparsi. Quando si dileguò anche Asso, il camoscio solitario così ribattezzato dagli abitanti del posto, nell’area dedicata alla riproduzione dei camosci il Parco regionale decise di compensare la perdita immettendo nel recinto faunistico 2 nuovi esemplari di camoscio, un maschio e una femmina, solo loro. Le segnalazioni sulle pessime condizioni di salute del camoscio femmina sarebbero state indirizzate al Parco regionale da parecchi giorni e nessuno avrebbe fatto qualcosa per evitare la lunga agonia dell’animale. Se è pur vero che il custode retribuito dal Comune di Rocca di Mezzo doveva garantire una buona manutenzione del recinto è anche logico pensare che l’Ente parco dovrebbe organizzarsi per garantire una dignitosa permanenza della fauna selvatica accolta nella sua area protetta.

Comunicato stampa del Parco naturale regionale Sirente Velino

Si rimpallano sulla rete notizie sulla morte di Orema, il camoscio appenninico dell’Area Faunistica di Rovere, gestita dal Comune di Rocca di Mezzo.

Sul posto è intervenuto prepotentemente il personale del Parco dopo che voci sulla possibile morte dell’esemplare sono giunte per vie traverse. La gestione dell’Area Faunistica era stata affidata al Comune di Rocca di Mezzo da ormai due anni, il quale avrebbe dovuto provvedere alla manutenzione della recinzione installata dal Parco e dotata di paragatti. La biologa del Parco, il veterinario ed il personale di monitoraggio naturalistico, hanno rinvenuto la carcassa dell’esemplare, la quale sarà consegnata all’Istituto Zooprofilattico per l’accertamento delle cause di morte. Da un primo esame, il camoscio, che si trovava all’interno dell’area faunistica dal 2008, non presenterebbe segni di aggressione, molto probabilmente si pensa sia deceduto per cause naturali dovute all’avanzata età di Orema, quasi 15 anni. Durante il sopralluogo effettuato dai dipendenti del Parco Sirente Velino si è trovato un buco nella recinzione, che ha fatto sì che una volpe potesse entrare nell’area e si potesse cibare della carcassa dell’animale, deceduto, molto probabilmente, da un paio di giorni. Nessuna segnalazione da parte dell’addetto del comune di Rocca di Mezzo, il quale avrebbe dovuto prontamente avvisare il Comune stesso e provvedere alla riparazione. Mai si era verificato, durante il periodo in cui il Parco gestiva l’area, che una volpe entrasse nel recinto. “L’Ente Parco provvederà in tempi velocissimi all’istallazione di gabbie di cattura per far sì che la volpe avvistata sia catturata e trasportata fuori dall’area” assicura il direttore Oremo Di Nino.

mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

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6 risposte a "Parco Sirente. Mistero sulla morte del Camoscio da tempo sofferente"

  1. Ma perché prima di sparare sensazioni a caso, sebbene legittime, non ci si informa prima?
    Riepiloghiamo la faccenda per chi non sa ed anche per chi sa ma, abituato a gettare fango addosso agli altri sperando così di giustificare la propria insignificante esistenza in questo mondo,fa finta di non sapere.
    L’area faunistica del camoscio è stata realizzata con i fondi del parco su un’area di proprietà comunale messa a disposizione per un certo numero di anni all’ente gestore dell’area protetta. Ci sono voluti oltre 10 anni dalla sua realizzazione per introdurre all’interno dell’area alcuni camosci che dovevano servire per la riproduzione di esemplari da immettere in natura. Dopo lunghe e faticose attese si è riusciti ad introdurre 3 camosci nel 2004 che provenivano da uno zoo tedesco. Trasportati da Monaco di Baviera in un furgone fino a Rocca di Mezzo, uno è deceduto il giorno dopo e un altro appena dopo qualche settimana. Era rimasto in vita solo un camoscio a cui è stato dato il nome di ASSO ( per la sua capacità di restare in vita dopo l’estenuante fatica dovuta al trasferimento). Dopo diversi anni di solitudine è stato immesso, nell’anno 2008, all’interno dell’area faunistica un camoscio femmina proveniente dal Parco D’Abruzzo Lazio e Molise a cui l’allora Direttore del PNALM volle dare il nome di Orema in omaggio al sottoscritto per le ripetute insistenze di richieste dell’animale. Allora Orema aveva 10 anni ed era ancora in età riproduttiva, però per un paio di anni non era riuscita a riprodursi evidentemente perché c’era conflittualità con Asso che, nel frattempo era stato quasi “addomesticato” dal custode dell’area faunistica ed invece diventato aggressivo con il personale del parco e con chi si avvicinava a ridosso della recinzione dell’area . Si è ritenuto necessario, dal punto di vista scientifico,di allontanare Asso in una altra area faunistica e di immettere a Rovere un camoscio maschio più giovane proveniente da una altra area del Parco nazionale della Majella. La speranza era solo quella di riportare Asso nello stato di non addomesticabilità e di creare una forma di coesistenza tra i nuovi due camosci presenti nell’area di Rovere.
    Purtroppo nessuno è in grado di far tornare indietro il tempo e quindi di arrestare la vecchiaia di Orema che purtroppo è deceduta dopo oltre 15 anni di vita.
    Come già preannunciato nel comunicato stampa, presente anche sulle pagine facebook del parco, l’area faunistica è stata riconsegnata ( per scadenza di comodato) due anni fa al comune di Rocca di Mezzo che ha provveduto, da solo, al controllo dello stato della recinzione e del benessere degli animali. Per quanto riguarda le segnalazioni di qualche settimana fa circa lo stato di salute del camoscio, non ci voleva nulla ad avvisare il personale del parco che sicuramente, visto che l’ente è stato istituito per questo scopo, avrebbe da solo e senza necessità di autorizzazioni superiori, verificare lo stato di salute dell’animale anche se l’area era di competenza del comune. Quindi senza dare la colpa ad extracomunitari vari ma nel solo rispetto della verità sono a completa disposizione ad un confronto pubblico , anzi sono io stesso ad invitarvi a farlo nella giornata del 3 gennaio quando il parco, nell’interesse del territorio ( anzi mi correggo) nell’interesse dell’altopiano delle rocche , come fa ormai da oltre dieci anni, a parlare dell’argomento in pubblico così si potranno chiarire molte cose.
    Oremo Di Nino Direttore del parco regionale Sirente Velino

    1. Direttore qui a “sparare” non siamo noi, il solito luogo comune del “non ci si informa prima” lo riservi ad altri.
      Cordiali saluti
      Maria Trozzi

    2. Direttore, qualche verità, molte bugie e per nulla convincente.
      Far passare il Parco una istituzione priva di qualsiasi compito sulla gestione e la cura dei camosci all’interno dell’area faunistica è davvero una barzelletta.
      Sembra quasi che il ruolo del Parco sia solo quello di andare a raccattare le carcasse dei camosci morti !!
      Un po poco direi, a fronte di tanto impegno e tanta competenza messa a disposizione ” nell’ interesse del territorio ( anzi mi correggo) nell’ interesse dell’altopiano delle rocche , come fa ormai da oltre dieci anni di dedizioni alla natura” (repetita iuvant) .

      Quello che è grave è lo scarico di responsabilità quando si afferma che il “comune di Rocca di Mezzo che ha provveduto, da solo, al controllo dello stato della recinzione e del benessere degli animali”.
      Se cosi fosse perchè si insiste nel dire ; “Per quanto riguarda le segnalazioni di qualche settimana fa circa lo stato di salute del camoscio, non ci voleva nulla ad avvisare il personale del parco…” ?
      E perchè nella tarda mattina di ieri è intervenuto all’interno dell’area faunistica il personale del Parco per recuperare i resti del corpo del camoscio?
      E per quale motivo nel comunicato stampa emesso dal Parco si asserisce : “L’Ente Parco- dice il Direttore Arch. Oremo Di Nino- provvederà in tempi velocissimi all’istallazione di gabbie di cattura per far sì che la volpe avvistata sia catturata e trasportata fuori dall’area”?

      Se il Parco NON ha alcuna competenza sulla gestione dell’area e sulla cura degli animali ospitati, come più volte asserito, tutta questo attivismo e tanta attività profusa appare alquanto incomprensibile.
      La verità è una sola:
      La cura degli animali chiusi nell’area è di esclusiva competenze del Parco e non per l’asserito “amore per la natura” ma per precisi doveri di Istituto.
      Tutto il resto è un infantile tentativo di scaricarsi dalle proprie responsablità e da eventuali colpe. ,

      Fatto importante è il riconoscere che “qualcuno” era a conoscenza delle segnalazione sullo stato di salute del camoscio morto.
      L’ affermazione ; “Per quanto riguarda le segnalazioni di qualche settimana fa circa lo stato di salute del camoscio…” la racconta tutta, proprio tutta !!

      Povera OremA…..!!!!!!

Ask yourself if it is really necessary..

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