Geografia del rischio climatico delle città: Pescara 25° posto

Pescara allagata, foto Maria Trozzi novembre 2013
Pescara allagata, foto Maria Trozzi dicembrte 2013

Pescara. Sono 138 le vittime dei fenomeni metereologici negli ultimi 4 anni in Italia e nella geografia del rischio ne sono stati registrati, di gravi, oltre 112 che, sino ad oggi, hanno provocato pesanti danni al territorio italiano e tantissimi problemi. Questo è il pesante bilancio legato ai cambiamenti climatici: 30 eventi relativi ad allagamenti da piogge intense, 32 i casi di danni alle infrastrutture con 29 giorni di chiusura delle metropolitane e dei treni urbani, 8 casi di danni al patrimonio storico, 20 episodi che interessano trombe d’aria, 25 eventi causati da esondazioni fluviali. La mappa del rischio climatico, realizzata da Legambiente per le città italiane,rivela il disastro. Non ne è immune l’Abruzzo colpito dalle esondazioni fluviali di un anno fa. Era il 2 dicembre 2013 e Pescara subì i danni più gravi. Il capoluogo adriatico nella mappa di Legambiente è al 25esimo posto per la portata dei danni subiti. 

Report rischio cambiamento climatico nelle città

Orso polare

La mappa del rischio raccoglie e elabora informazioni sugli impatti degli eventi climatici nei confronti di aree urbane, infrastrutture, beni storici. Sono stati presi in considerazione, in questa prima elaborazione, episodi avvenuti dal 2010 ad oggi, per cominciare a creare una prima carta della geografia del rischio del nostro Paese. Obiettivo della mappa è di capire dove e come i fenomeni si ripetono con maggiore frequenza e analizzare gli impatti provocati, in modo da evidenziare laddove possibile il rapporto tra accelerazione dei processi climatici e problematiche legate a fattori insediativi o infrastrutturali nel territorio italiano. La mappa sarà dinamica e periodicamente aggiornata per consentire di leggere informazioni, immagini e dati sugli episodi e provare così a comprendere le possibili cause antropiche che ne hanno aggravato gli impatti, e arrivare a individuare le aree a maggiore rischio clima.

La geografia del rischio

La mappa è presentata in concomitanza con la Cop 20, la Conferenza delle nazioni unite sul clima di Lima con lo scopo di avere nuovi modelli di intervento, in particolare per i centri urbani, per affrontare fenomeni di questa portata. Se è ormai condivisa l’urgenza della messa in sicurezza del territorio, è del tutto evidente che larga parte dei progetti che vengono portati avanti sono inadeguati rispetto alle nuove sfide che i cambiamenti climatici ci pongono con sempre maggiore urgenza. Non è infatti continuando a intubare o deviare i fiumi, ad alzare argini o asfaltare altre aree urbane che riusciremo a dare risposta a nuovi equilibri climatici e ecologici complessi, che hanno bisogno di approcci diversi e di strategie di adattamento capaci di ripensare le politiche urbanistiche e infrastrutturali. E’ proprio in questa direzione che vanno le politiche comunitarie e i piani clima delle città europee, è ora che anche l’Italia e le sue città si muovano in questa direzione.

Cambiamenti climatici“Le aree urbane insieme alla cura delle aree rurali devono diventare oggi la priorità di politiche che tengano assieme prevenzione del dissesto idrogeologico e adattamento ai cambiamenti climatici – ha dichiarato il presidente di Legambiente Abruzzo, Giuseppe Di Marco – politiche che attualmente viaggiano completamente separate, seppure il tema del dissesto sia trasversale. Il cambiamento nella dimensione dei fenomeni climatici è tale da richiedere delle politiche specifiche per affrontare il rischio climatico anche a livello regionale. In attesa dell’approvazione del piano nazionale – aggiunge Di Marco – che dovrebbe finalmente permettere di passare dagli obiettivi generali agli interventi concreti utilizzando anche la spesa dei fondi europei, ci auguriamo che la Regione Abruzzo nella programmazione 2014-2020 inserisca le opportune misure capaci di affrontare questa tipologia di interventi e di realizzare una attenta regia d’azione, come sottolineato anche dal capo della protezione civile, Franco Gabrielli“.

In Abruzzo. Per gli 11 siti a elevata emergenza Gabrielli evidenzia l’importanza del ruolo delle Regioni. Infatti è stata fatta una scelta politica molto forte con commissari che, prima erano nominati dal ministero dell’ambiente, ora sono sempre i presidenti delle Regioni per legare le scelte di messa in sicurezza del territorio con le politiche che il territorio fa ordinariamente.

La mappa del rischio climatico di Legambiente è consultabile qui.

Tra le informazioni registrate nella Mappa, troviamo tutti i fenomeni recenti descritti con i relativi danni e le vittime. Gli 80 comuni dove si sono registrati in questi anni gli impatti maggiori, suddivisi secondo categorie principali: allagamenti, frane, esondazioni, danni alle infrastrutture, al patrimonio storico, provocati da trombe d’aria o da temperature estreme.

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Fonte immagine

Stop a metropolitane e treni urbani. Sono 10 giorni a Roma, 9 a Milano, 8 giorni a Genova, 6 a Napoli, 5 a Torino, con pesanti conseguenze sul traffico urbano e la vita delle persone. In diverse regioni il maltempo ha portato a frane con la chiusura di linee ferroviarie ed è evidente la necessità di un cambio radicale nella progettazione delle infrastrutture, nella gestione e messa in sicurezza per evitare che continuino allagamenti delle linee e delle stazioni.

Giorni di black out. Sono registrati anche questi nella mappa. Interruzioni di erogazione di energia elettrica per 38 casi sono stati causati dal maltempo, avvenuti dal Nord al Sud del Paese. Altre informazioni riguardano la quantità e intensità dei fenomeni di pioggia.

“Ci si augura quanto prima di approvare dei veri e propri Piani Clima per affrontare le emergenze e fissare le strategie – ha concluso Di Marco – con la possibilità anche di realizzare a livello regionale un osservatorio sui cambiamenti climatici capace di offrire risposte nuove, urgenti e integrate”

mariatrozzi77@gmail.com

Approfondimento su maltempo e blocco metro

A Roma.  ad ottobre 2010 un violento nubifragio ha obbligato alla chiusura di tutte e due le linee di metropolitana.

Il 5 luglio 2011, un temporale ha provocato la chiusura delle stazioni della Linea a Colli Albani e Porta Furba.

Il 19 Settembre è stata interrotta la circolazione sulla linea A della metro e sulla linea ferroviaria metropolitana tra fra Ponte Galeria e Fiumicino, per un guasto ad un apparato elettrico causato dalle forti scariche atmosferiche.

Il 20 Ottobre 2011 un nubifragio ha causato la chiusura della metro A (nella tratta Arco di Travertino-Anagnina mentre nella rimanente tratta sono state chiuse le stazioni Termini e Colli Albani), della linea B nella tratta Castro PretorioGarbatella, della ferrovia Roma-Lido (chiusa la tratta Acilia-Colombo).

Il 31 gennaio 2012 un violento nubifragio ha costretto a fermare la metro A e B, mentre si sono registrati blocchi e poi rallentamenti sulle ferrovie Roma Ostia e Roma Viterbo.

Il 22 maggio i disagi hanno nuovamente riguardato la linea della metropolitana A che è stata chiusa a causa dell’allagamento a piazzale Flaminio.

L’11 novembre la stazione della Metro A Manzoni viene chiusa per un black out causato da piogge intense e temporali.

Nel 2013, il primo stop è avvenuto l’11 febbraio nelle stazioni della metro B Piramide e Magliana, alla Roma Lido alla stazione San Paolo dopo l’interruzione della corrente elettrica causata dal maltempo.

Il 7 luglio l’allagamento alla stazione Termini ha costretto a chiudere la metropolitana, mentre sempre per la forte pioggia sono state chiuse le stazioni metro di Lepanto, Bologna e Annibaliano.

Il 21 luglio la metro B è rimasta bloccata tra Castro Pretorio e Laurentina per rami caduti sulla rete elettrica a seguito di un temporale.

Ad agosto ed ottobre 2013 si è assistito alla chiusura dell’Aeroporto di Fiumicino e della linea A della metropolitana a causa di allagamenti e di trombe d’aria.

Nel 2014, stop alla Metro A il 16 giugno, quando un vero e proprio lago di acqua ha invaso il capolinea ad Anagnina a seguito di un temporale.

Di nuovo il 22 luglio una forte pioggia ha causato allagamenti e la chiusura della stazione della Metro A di Porta Furba.

A Milano. Il 18 Settembre 2010 un forte temporale e l’esondazione del fiume Seveso hanno portato a fermare le metropolitana di Milano, un treno della linea M3 è stato fortemente danneggiato ed i danni stimati nella città sono stati pari a 300 milioni di euro. Il Seveso rappresenta un pericolo continuo per la mobilità a Milano.

Il 25 giugno 2014, nuova esondazione del Seveso che ha portato a chiudere la linea 4 della metropolitana.

Il primo luglio è stata la fermata della metropolitana M5 Istria, in mattinata, ad essere momentaneamente chiusa per allagamento.

L’8 luglio, una nuova esondazione del Seveso causa disagi e l’allagamento della città. Autobus e tram hanno avuto percorsi deviati, con traffico paralizzato e la chiusura della stazione Istria M5 per allagamenti in superficie.

Con l’ultima esondazione di Seveso e Lambro, il 16 Novembre scorso ed anche la mattina del 17, è stata chiusa la fermata Zara (M3 ed M5), mentre le stazioni Istria e Marche della M5 sono state chiuse per allagamento dei marciapiedi esterni. E’ stata chiusa anche la circolazione della M2 tra Famagosta e Assago Forum a scopo precauzionale. Sospesa anche la circolazione tra Centrale e Maciachini sulla linea gialla. Problemi anche per quanto riguarda il
passante ferroviario: la linea S5 ha terminato le sue corse a Porta Garibaldi (in superficie) senza passare nella tratta del passante ferroviario, mentre i treni S6 sono cancellati nella tratta TreviglioPioltello. Il Seveso è esondato più volte anche nel 2011, 2012, 2013 in aree dove solo quest’anno è stata aperta la Metro 5, per cui bisognerà monitorare con attenzione la situazione nelle stazioni più a rischio.

A Torino. L’8 febbraio 2012, il maltempo, ed in particolare le violente gelate, hanno fatto scoppiare i tubi che hanno provocato l’allagamenti della metro tra Lingotto e Porta Nuova e stop alla
circolazione dei treni.

Il 4 luglio dello stesso anno un nubifragio ha costretto a chiudere due stazioni della metropolitana: Bernini e Racconigi.

Nel 2013, sempre a luglio, dopo un violento nubifragio si è allagata nuovamente la stazione metro di piazza Bernini.

A Napoli. Il 22 Ottobre 2009, la fermata della metropolitana di Piazza Garibaldi e’ stata chiusa perchè completamente allagata dopo un violento temporale.

Il 17 aprile 2012 la chiusura ha riguardato la Stazione Dante della Linea 1, con la circolazione limitata alla tratta Piscinola-Museo.
In quell’occasione i disagi si sono registrati nelle prime ore della mattinata anche sugli impianti funicolari e su Linea 6.

Sempre nel 2012, ad ottobre, i binari della stazione metropolitana di Piazza Dante sono stati nuovamente allagati con la conseguente sospensione del servizio, e i binari della stazione metropolitana di piazza Garibaldi sono stati invasi da acque e fango ed anche il servizio sulla linea 2 è stato sospeso.

Nel 2014 la linea 1 della metro è stata chiusa il 17 gennaio dopo un
violento nubifragio. Il 27 febbraio sulla linea 1, le corse da Piscinola hanno terminato il servizio alla stazione Università. Una forte infiltrazione d’acqua nella stazione Garibaldi la causa, in seguito
ad un violento temporale.

In diverse Regioni il maltempo ha portato a frane con la chiusura di linee ferroviarie. In particolare in Liguria sono stati diversi i fenomeni che hanno interessato in particolare i territori di Genova e La Spezia, a partire dall’alluvione del 2010.

Solo nel 2013 sono stati 3 gli allagamenti nei mesi di agosto e settembre che hanno provocato inondazioni e danni a infrastrutture, stop alla circolazione dei treni.

Il 4 Novembre 2011 la circolazione ferroviaria è stata interrotta nel nodo di Genova per piogge intense, mentre sulla Linea ferroviaria tra Andora e Cervo la frana del 9 novembre 2013 ha portato a fermare la circolazione dei treni, oltre che strade chiuse e sottopassaggi inagibili.

gennaio 2014 una frana ha provocato il deragliamento di un treno Intercity tra Andora e Cervo e che solo per un caso fortunato non ha causato vittime, ma ha letteralmente diviso in due i collegamenti ferroviari della regione per oltre un mese.
Non va dimenticata la chiusura forzata della linea ferroviaria Grosseto-Siena dal 21 ottobre 2013 al 18 ottobre 2014, causata dall’alluvione che ha colpito le Province. I danni provocati dal
maltempo hanno riguardato il tratto tra Monteroni e Buonconvento, per il quale è stato necessario ricostruire interamente 500 metri di sede ferroviaria e consolidare le fondazioni dei ponti ferroviari sui torrenti Sonna e Arbia e poi il lungo tratto tra Buonconvento e Grosseto, anch’esso seriamente danneggiato.

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