Sanità dietro le sbarre aquilane: una chimera la stabilizzazione degli operatori

L’Aquila. E’ una chimera per il personale sanitario l’assunzione a tempo indeterminato nel carcere di Sulmona, senza tener conto degli anni di esperienza accumulati, è un’utopia poi chiedere di stabilizzare anche gli infermieri impegnati nel penitenziario di L’Aquila. Nonostante il recepimento del Dpcm 01.04.2008, malgrado la delibera di Giunta Regionale del 544/2008 che invitava la dirigenza Asl a dare applicazione al provvedimento, non è stato fatto nulla da quelle parti a dispetto di medici e operatori del settore che al San Donato di Pescara sono stati stabilizzati già dal 2008. 

Sono figli di un dio minore medici e infermieri impegnati nelle carceri di Sulmona e L’Aquila, nessuno li calcola, nessuno li pensa tanto che sembra cadere dal cielo l’impegno assunto dal presidente del consiglio regionale, Giuseppe di Pangrazio per garantire un’assistenza specialistica ai detenuti Peligni, che non aiuta chi da tempo in quel carcere cura con passione gli ospiti e attende da anni una stabilità professionale, praticamente dimenticato. Qualcuno fa orecchie da mercante o peggio, da dirigente, alla Asl 1 e voci di corridoio nella struttura Peligna riferiscono persino di una decisione che sarebbe stata presa il 30 ottobre, forse dal Commissario ad acta per la sanità Luciano D’Alfonso e che metterebbe fuori parte degli infermieri impegnati nelle case di reclusioni forse proprio dell’aquilano, ma non c’è traccia del provvedimento, almeno per il momento.

Asl1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila Foto TrozziReport-age.com 2014

Al contrario c’è traccia, ma l’invito a rimasto inascoltato nella Asl 1, della delibera di Giunta regionale 544/2008 che recepì il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 1° aprile 2008 riguardante le modalità e i criteri di trasferimento al Servizio sanitario nazionale delle funzioni sanitarie, dei rapporti di lavoro, delle risorse finanziarie e delle attrezzature e dei beni strumentali della sanità penitenziaria. La mancata applicazione del provvedimento, nell’aquilano, ha trasformato in emarginati senza diritto gli operatori sanitari facenti capo alla Asl1 poiché, contrariamente a quanto già fatto, in tempi brevissimi, dal recepimento del Dpcm nell’ambito dell’Asl della provincia di Pescara, gli operatori sanitari impiegati nelle carceri dell’aquilano (Sulmona e L’Aquila per l’esattezza) non ancora vedono stabilizzata la loro posizione contrattuale.

Se è vero  che La battaglia per l’eguaglianza ha a che vedere con il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro non con la loro uniformazione in basso allora perché a Pescara è stato possibile assumere a tempo indeterminato gli operatori sanitari del carcere e a Sulmona e L’Aquila non è accaduta la stessa cosa e da circa 7 anni si attende l’assunzione?

Infermieri Report-age.com 2014Eppure i 5 infermieri, i 3 medici e il fisioterapista impegnati presso la Casa di reclusione di Sulmona, nonché 1 infermiere e 1 fisioterapista operanti nella Casa Circondariale dell’Aquila (i medici di quest’ultimo carcere sono stati tutti assunti a tempo indeterminato) chiedono da tempo di vedersi finalmente riconosciuta la lunghissima esperienza nel settore sanità penitenziaria per scucirsi di dosso la condizione di precari. La domanda è stata più volte avanzata e altrettante volte respinta nonostante il loro sacrosanto diritto di vivere serenamente la professione.

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La deliberazione di giunta, tuttavia, oltre a recepire il Dpcm invitava i dirigenti ad avviare i tavoli sindacali di concertazione per la stabilizzazione, ovvero i contratti di assunzione a tempo indeterminato, concernenti il personale sanitario impiegato nelle carceri con il risultato che le tappe sono state da subito raggiunte a Pescara per gli operatori sanitari che in quel momento operavano nel settore penitenziario così stabilizzati. Al contrario, nell’aquilano, non si sa per quale oscuro motivo, si vive ancora nella precarietà assoluta attesa la mancata risposta all’invito rivolto dalla Giunta Regionale che doveva essere data dai dirigenti Asl.

Carcere Report-age 2014

A tutt’oggi, infatti, l’auspicata concertazione non ancora ha avuto modo di concretizzarsi. Così, dopo quasi 7 anni, l’azienda sanitaria locale della provincia de L’Aquila non ancora prende in carico, così come fatto dalla Asl di Pescara, il personale dipendente, di ruolo, in servizio dal 15 marzo 2008 che esercita funzioni sanitarie all’interno degli istituti di pena e anche gli operatori sanitari per i servizi ai minori nell’ambito del territorio aziendale di riferimento. Non si è provveduto a mettere in atto tutti gli adempimenti necessari per l’inquadramento nelle corrispondenti categorie e profili per il personale delle aziende sanitarie, del servizio sanitario nazionale e nemmeno a prendere in carico i rapporti di lavoro del personale sanitario, ai sensi della legge 740 del 9 ottobre 1970, in essere alla data del 15 marzo 2008, operante all’interno degli istituti penitenziari.

Asl1 Avezzano-Sulmona-L'Aquila Foto2 Trozzi Report-age.com 2014Sarebbe opportuno distribuire democrazia e pari opportunità tra gli operatori del settore mettendo gli infermieri, i medici e i fisioterapisti operanti negli istituti di Sulmona e L’Aquila nelle stesse condizioni garantite ai loro colleghi di Pescara. La delibera di Giunta Regionale è una vera e propria disposizione di servizio e quindi un ordine a tutti gli effetti rimasto ancora inascoltato e inapplicato nell’aquilano.

Nell’ipotesi della predisposizione di un bando di concorso, qualora si vorrà intraprendere questa tipologia di assunzione, si dovrà tener conto della posizione dei contendenti nel momento del varo della delibera giacché, per salvaguardarne l’esperienza pregressa, non si potrà prescindere dei tempi trascorsi all’interno degli istituti di pena. Bisognerà inoltre rivedere gli organici. Con una semplice  proporzione è evidente che al numero di ospiti del carcere San Donato, a Pescara, il numero degli addetti operativi per il servizio sanitario è superiore, di oltre 1/3, rispetto al numero di operatori sanitari impiegati a Sulmona dove però la popolazione carceraria conta 200 detenuti in più rispetto al carcere del capoluogo adriatico. Va rimodulato anche il numero di assistenti sanitari, in base alle esigenze della popolazione carceraria e al numero di detenuti, nell’istituto detentivo de L’Aquila. Delle 2 l’una o sono troppi gli operatori sanitari a Pescara o troppo pochi a Sulmona e L’Aquila. La verità? Come sempre è nel mezzo. 

mariatrozzi77@gmail.com

Documenti

Delibera Dirigente generale 1849 
Atto programmazione adeguamento offerta sanitaria ambito penitenziario Report-age.com 2014

Aggiornamento

Medici delle carceri aquilane a Rotazione: 21 licenziamenti alle porte 25.04.2015 

Sit-in medici e infermieri del carcere. Il Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio: “La Regione sta lavorando per stabilizzarli” 24.11.2014

Approfondimento

Visite specialistiche, il problema del carcere. Di Pangrazio: ”La Regione Abruzzo vedrà come aiutare” 29.10.2014

Archivio

Sovraffollamento nelle carceri? No, per Pannella il termine giusto è tortura 14.10.2014

2 risposte a "Sanità dietro le sbarre aquilane: una chimera la stabilizzazione degli operatori"

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