Monte Ruzza.Copertone selvaggio tra le coltivazioni del Parco Gran Sasso

Discarica pnematici copertone selvaggio monte Ruzza Foto2 Rossano Soldati Report-age.com 2014Filetto (Frazione di L’Aquila). Solo immagini bastano a documentare. Grazie soprattutto alla segnalazione di Rossano Soldati, si riscopre una discarica di copertoni, vecchia di un Ventennio, ma che nessuno si aspetta di trovare nel Parco nazionale Gran Sasso monti della Laga. Come per quella di Collelungo ad Ofena (Aq) anche questa discarica, abbondantemente visibile, resta ignorata.

Bomba da mortaio trovata a monte Ruzza 20.11.14

Discarica pnematici copertone selvaggio monte Ruzza Foto2 Rossano Soldati Report-age.com 2014

Un centinaio di copertoni abbandonati, sono i rifiuti speciali di monte Ruzza della discarica abusiva che minaccia il paesaggio incantevole dell’area protetta del Gran Sasso a poca distanza da L’Aquila. Il cumulo è diventato punto di riferimento e d’incontro per escursionisti e cacciatori pronti all’avventura sui sentieri di montagna. Una discarica che si poteva eliminare da tempo, i copertoni potrebbero essere smaltiti facilmente perché un sistema nazionale di raccolta pneumatici fuori uso garantisce la possibilità di affidarli gratuitamente ad aziende come la Ecopneus, ma l’ignoranza supera le vette di queste montagne inutile suggerire che è entrato in vigore, ormai da qualche annetto, il Decreto ministeriale 11.04.2011 n. 82 (Regolamento Pfu). Sul crinale della montagna, osservando il panorama a valle ricamato di carrarecce, difficilmente si può distogliere lo sguardo dalla macchia nera, è impossibile evitarla anche lungo il sentiero. Diverso dai sui compagni montuosi del Gran Sasso, monte Ruzza con la sua rotondità non riesce a nascondere lo scempio e quel cumulo di rifiuti speciali è davvero un cazzotto a un occhio.

Discarica pnematici copertone selvaggio monte Ruzza Foto2 Rossano Soldati Report-age.com 2014

L’area è quella che sovrasta la frazione di Filetto (Comune di L’Aquila) nel parco e su quei terreni spicca la montagnola nera tra i campi coltivati fa compagnia a segale, farro, lenticchie e altri frutti della terra trasformati, come per incanto, in prodotti di pregio che si espongono sulle generose tavole imbandite per gli stand(s) delle fiere del Nord con il marchio del Parco. Discarica pnematici copertone selvaggio monte Ruzza Foto2 Rossano Soldati Report-age.com 2014A giudicare dall’usura del materiale abbandonato e a sentire le testimonianze di alcuni cacciatori le gomme giacciono lì probabilmente da oltre 20 anni. Possibile che in tutto questo tempo nessuna divisa abbia visto lo scempio? Domenica scorsa erano almeno 20 le auto dei cacciatori parcheggiate nei pressi della discarica abusiva e in volo è passata anche un’aquila che sfruttando le correnti è volata di fretta, nemmeno il tempo di immortalarla con la foto camera, nemmeno per uno scatto, quasi a dire che non era giusto ricordarla in mezzo a quello scempio.

Discarica pnematici copertone selvaggio monte Ruzza Foto2 Rossano Soldati Report-age.com 2014

Ci mancherebbe, anche i contadini potevano segnalare la discarica abusiva di pneumatici, per caso temono che si possa mettere in discussione il marchio Dop? Tra miopi e astigmatici siamo convinti che, di questo passo, l’acronimo della denominazione sarà mantenuto, basta solo un ritocchino: Denominazione di origine pneumatica. E’ proprio vero, dove c’è gusto non c’è perdenza.

Dop (Denominazione di origine protetta) è un marchio di tutela giuridica della denominazione che viene attribuito dall'Unione europea agli alimenti le cui peculiari caratteristiche qualitative dipendono essenzialmente o esclusivamente dal territorio in cui sono stati prodotti.

Copertone selvaggio. Cava di Collelungo Ofena (Aq)

2014 Libro aperto è l’appellativo che il popolo della valle del Tirino ha affibiato alla cava di Collelungo, a dir poco azzeccato per quell’angolo di paradiso della provincia aquilana che ci regala però una fetta d’inferno, nel cuore d’Abruzzo, per una cava e un immondezzaio di copertoni (rifiuti speciali) oggetto di una nuova inchiesta al principio dell’estate 2013 che porta al sequestro, preventivo, per un valore di 4,2 milioni di euro nei confronti della Rocco e Domenico Di Marzio srl di Chieti Scalo. Sequestro disposto per equivalente del valore corrispettivo allo scavo abusivo di circa 200 mila metri cubi di materiale inerte ed al risparmio dei costi di smaltimento relativi a 53 mila metri metri cubi di rifiuti prodotti dall’impianto di lavaggio di inerti ed interrati nella cava di Ofena, un tempo, appaltata alla società a responsabilità limitata. L’impresa è destinataria del provvedimento emesso dal giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, su richiesta dei sostituti procuratori Antonietta Picardi e Simonetta Ciccarelli. Le indagini, svolte anche dall’Arta, Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, sono partite nel 2009 e proseguite 3 anni dopo col sequestro preventivo della cava poi restituita al Comune. 

La storia si iscrive in un’area naturalistica di pregio ai confini del Parco nazionale del Gran Sasso e monti della Laga. Scavando nelle viscere, l’essere umano sfida un dio antico e vendicatore che flagella con moderne piaghe quest’epoca votata allo scempio. Sul tratto di strada (statale 602) che da Capodacqua (frazione di Capestrano) conduce al territorio del Comune di Ofena, è arduo parare il pugno all’occhio e il colpo allo stomaco quando il panorama piega sul grembo di terra sventrato, 35 ettari (ha) cavati, in gergo coltivati, per 20 anni che costringe lo sguardo a battere sulle pareti screziate dello scavo ulteriore (4 milioni e 500 mila metri cubi in appalto nel 2009) al centro di numerose vicende giudiziarie per 3 lunghi anni, oggi quasi tutte archiviate. Ben visibile, la cava della discordia, è ancora un campo di battaglia. In prima linea il Cospa Abruzzo, associazione di allevatori che chiede chiarezza sulle procedure di autorizzazione all’attività estrattiva e di coltivazione della cava di inerti. Una pioggia di ricorsi, notifiche e denunce, alla Procura della Repubblica di L’Aquila, non sono bastati a rasserenare gli animi e con un terzo esposto, il Cospa Abruzzo, insiste a tornare sull’argomento. E’ così scatta l’ennesima indagine sulla cava di inerti condotta, questa volta, dal Corpo forestale dello Stato. Il resto però è da archiviare perché sarebbe tutto regolare nonostante i sospetti di un’estrazione eccessiva di materiale, nonostante la supposta presenza di rifiuti speciali, ma non pericolosi, a ridosso del sito. La cava, sequestrata nel 2012 dai carabinieri del Noe (Nucleo operativo ecologico comandati dal capitano Florindo Basilico) per presunte violazioni delle leggi ambientali e traffico illecito di rifiuti all’interno, da circa 6 mesi è dissequestrata e resta chiusa. Sotto le ceneri della vecchia battaglia restano una ventina di licenziamenti e l’indotto spazzato via come polvere. Del putiferio scatenato nel 2009 non rimangono che le tracce degli autocarri che sembra abbiano scaricato l’ira di dio. Sul retro della cava abbandonata, verso Ofena, le piogge d’autunno sciolgono la terra come burro e così spuntano decine di copertoni, in pessime condizioni, che a vederli da lontano sembrano vasi improvvisati per rovi e sterpaglie. Pneumatici di autotreni, grandi come un cristiano, gomme seminate a due passi dai campi coltivati, ad una manciata di metri dai terreni per il pascolo del bestiame. Mucchi di copertoni, di modeste dimensioni, sbucano a metà della montagnola o riemergono ai piedi dell’altura, l’arsa vegetazione attorno non riesce più a nasconderli. Un silenzio spettrale non illude. Troppo azzardato provare a chiedere una bonifica dell’area, di questi tempi poi. Si è fatto tardi, il sole stringe sui terreni agricoli appena arati e su quelli consacrati ai pascoli e purtroppo l’ombra della collina seviziata, mangiucchiata e imbottita di copertoni minaccia anche le proprietà dell’assessore all’ambiente del Comune di Ofena.

100 mila tonnellate di pneumatici fuori uso (Pfu) vengono disperse ogni anno in Italia. Sono i dati del dossier Copertone selvaggio a rivelare, nel 2010, le cifre impressionanti relative alla quantità di pneumatici irrecuperabili che spariscono e si perdono in canali poco chiari. Il dossier è stato realizzato da Legambiente, associazione che da circa vent’anni elabora e pubblica il Rapporto Ecomafie, e da Ecopneus, società consortile costituita dai principali produttori degli pneumatici (6), operanti in Italia. Dall’entrata in vigore del Decreto ministeriale 11.4.11 n. 82 (Regolamento Pfu), un sistema nazionale di raccolta degli pneumatici fuori uso garantisce la possibilità di affidarli gratuitamente ad aziende come la Ecopneus. Che peccato che non serva a molto, sono migliaia le discariche illegali in tutta il Bel Paese, tutte insieme superano i 6 milioni di m² e si va da quelle abusive di modeste dimensioni, arrangiate dai piccoli operatori (gommisti, officine, trasportatori, intermediari), a quelle enormi dov’è evidente un’attività organizzata al traffico illecito di rifuti in Italia e all’estero. Rifiuto non pericoloso, ma speciale, lo pneumatico fuori uso (Pfu) è classificato con il Codice Cer 160103 nell’Elenco europeo in cui è specificato che Pfu sono rifiuti NON pericolosi, come risulta dall’allegato d, nella Parte IVᵃ del Dlgs 152/2006 (Codice ambientale), ma è rifiuto speciale, non è reimpiegabile né ricostruibile e lo si avvia a recupero attraverso un Sistema nazionale di raccolta cui partecipano società come l’Ecopneus. E’ un rifiuto da lavorazione artigianale che va considerato rifiuto speciale (sempre in base all’articolo 184, com.3, lettera d del Dlgs 152/2006). mariatrozzi77@gmail.com

Aggiornamenti

Immondizia nella Riserva regionale Il Salviano ridotta ad una discarica 10.01.2016

Seconda bomba da mortaio a Monte Ruzza in un mese. Interviene la Polizia 14.12.2014

6 risposte a "Monte Ruzza.Copertone selvaggio tra le coltivazioni del Parco Gran Sasso"

Ask yourself if it is really necessary..

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.